Il titolo Bones and All compare solo nove minuti dopo l’inizio del settimo lungo di Luca Guadagnino. Prima, un prologo che imposta le coordinate spaziali (la provincia americana) e temporali (gli anni 80 di Reagan) di questo road movie fra due cuori affamati (di carne umana sì, ma soprattutto d’amore), e introduce il personaggio principale, crea l’atmosfera.

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Bones and All

Che pare quella di un teen movie - la high school in stile John Hughes, il pigiama party tra ragazze - pronto a tingersi di horror, quasi fossimo dentro un romanzo di Stephen King (anche il coming of age di Carrie, romanzo e film, comincia con il sangue che all’improvviso rompe un apparente equilibrio) o in uno slasher (da Halloween a Scream: Carpenter e Craven, con Romero, sono tra le influenze di Guadagnino).

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Bones and All

Il film, infatti, comincia all’interno di una scuola: la solitaria Maren (Taylor Russell) è seduta al pianoforte, in una stanza vuota, quando una compagna la raggiunge, la invita da lei con altre amiche, le suggerisce di aggirare i divieti paterni sgattaiolando via di nascosto. La sera, a casa - una trailer house -, Maren è in camera sua, chiusa dentro dal padre, che blocca la porta con un chiavistello quando la figlia va a dormire (primo strano segnale per indicare che c’è qualcosa di strano in quella famiglia, in quel rapporto padre-figlia amorevole eppure carico di disagio).

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Bones and All

La teenager scappa dalla finestra e raggiunge le coetanee per la festicciola casalinga, dove il sangue inizia a macchiare questa storia, in un crescendo di gore che parte da una dito e arriva fino alle ossa. Durante la serata, Maren è stesa per terra accanto all’amica, sono riprese dall’alto, schermate dal vetro di un tavolino: rintanate in quell’angolo, sono vicine una all’altra, una tensione sembra innescarsi; Maren si appropinqua alla ragazza, la annusa, la assapora, e quando lei le mostra la mano con l’unghia smaltata, la giovane cannibale le mangia un dito, con naturalezza. Un piccolo shock finalmente esplode e spezza la quiete solo apparente respirata fino a qui: un incipit forte, se vogliamo, che appunto delinea caratteri, spazio e tempo, settando il tono del racconto.

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Ma facciamo un passo indietro, alla primissima immagine del film: è il disegno a tempera di un paesaggio, lo stile è semplice, naïf, e raffigura colline verdi, alberi e un ampio cielo azzurro attraversato da morbide nuvole bianche. Scorrono poi altri dipinti (una successiva inquadratura allargata mostra che sono quadretti in una bacheca nel corridoio della scuola, opere di studenti del liceo), sono tutti paesaggi e nella maggior parte dei casi compaiono nelle illustrazioni alcuni tralicci.

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Bones and All

Quelle costruzioni si stagliano come ombre lunghe sullo sfondo bucolico, quasi un presagio di un buio che si avvicina. Li vediamo poi davvero, quei tralicci, oscuri testimoni della fuga di Maren, che scappa dalla casa dell’amica dopo aver assaggiato il suo finger food (ops...) e corre nell’oscurità. I pali della linea elettrica spuntano ancora, più avanti, quando la Nostra, in lotta con se stessa, con la propria natura, decide di lasciare l’anima gemella Lee (Timothée Chalamet): lui è da solo nel pick-up ed ecco di nuovo quell’insieme di ferro e cavi, giganti che minacciano la felicità dei due amanti, sottolineando un punto di crisi, una frattura.

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Quando però Lee e Maren iniziano a conoscersi e a sentirsi simili, a piacersi e infine ad amarsi, ecco che il paesaggio si apre: le praterie sono sconfinate, l’orizzonte tende all’infinito, nulla oscura la loro visuale. E in questo contesto idilliaco, lontani dai pericoli - dai traumi famigliari ed eredità di sangue che pesano nelle vene come fardelli -, sono solo loro due, liberi, innamorati, forse addirittura felici.

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Bones and All

Su questo landscape si chiude il film e allora torniamo al principio, a quel primo quadro, perché a guardare bene i due panorami si assomigliano, come se fin dall’inquadratura iniziale fosse enunciato implicitamente il desiderio dei protagonisti (anche nell’incipit di Chiamami col tuo nome c’è una carrellata di immagini, in quel caso raffiguranti statue antiche, simbolo dell’amour fou tra Elio e Oliver). E il loro desiderio è di accettarsi, di non essere soli, di sentirsi amati - è ciò che vuole anche il villain Sully, ciò che lo spinge a inseguire Maren, ad attaccare.

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Bones and All

Bones and All comincia e finisce con lo stesso paesaggio, che rappresenta uno stesso sogno (prima una visione di un possibile futuro, alla fine un malinconico, straziante ricordo), quello di trovare qualcuno con cui, finalmente, sentirsi a casa: «In a world that isn’t ours/In a place we shouldn’t be/For a minute/Just a minute/We made it feel like home», come nel brano di Trent Reznor e Atticus Ross.

Autore

Giulia Bona

Giulia Bona è nata a Voghera e ha studiato a Milano, dove si è laureata in Lettere moderne e Studi cinematografici con una tesi su Agnès Varda e il riciclaggio creativo. Riempiva quaderni di storie e pensieri, dava inchiostro alla sua penna sul giornalino della scuola, ora scrive per Film Tv. Ama leggere, i sentieri di montagna, la focaccia e sorride quando vede un cane.

Il film

locandina Bones and All

Bones and All

Drammatico - Italia, USA 2021 - durata 130’

Titolo originale: Bones and All

Regia: Luca Guadagnino

Con Timothée Chalamet, Taylor Russell, Chloë Sevigny, Michael Stuhlbarg, David Gordon Green, Mark Rylance

Al cinema: Uscita in Italia il 23/11/2022

in streaming: su Amazon Video Sky Go Now TV