Bellas Mariposas si apre con il rumore assordante di un motorino con in sella due tizi senza casco. Il motorino taglia lo schermo in piano medio, corre parallelo al guard-rail, da sinistra a destra, mentre il tizio che non guida guarda verso lo spettatore e lo addita gridando: «Brutto bastardo!». Subito un ragazzino grassottello entra in scena avanzando di spalle, si prende l’insulto e il primo piano, poi si rende conto che il motorino gli sta venendo incontro, non sa bene dove sia, ma il fragore del motore lo confonde; allora torna sui suoi passi, abbassa la testa, cerca di localizzare i suoi aguzzini, poi rivolge il suo sguardo occhialuto e sconsolato in camera, ma lo spettatore è abbagliato dalla luce, non può fare nulla per salvarlo. Il ragazzino si infila in un sottopasso dove lo raggiungono i suoi aguzzini che gli requisiscono gli occhiali, rendendolo inerme.

Quando vado al cinema a vedere un film di Salvatore Mereu ho sempre in tasca gli occhiali da sole. La luce naturale che investe la sala è così potente che necessito di qualche istante perché gli occhi le si abituino. Non li indosso, gli occhiali, li uso come un talismano in grado di catturare quell’eccesso di luce a cui poi, nel buio di uno scantinato, di un dormitorio o di un rifugio di pietra, potrò attingere come si fa con una riserva di mentine, per poter conversare con la storia, tracciare i contorni dello spazio che i personaggi abitano, vederli chiari nel buio mentre attendono, masticano e non dormono.

Sara Podda, Maya Mulas
Sara Podda, Maya Mulas

Nei dieci anni che separano Bellas Mariposas (Biennale Cinema, 2012) da Bentu (Biennale Cinema, 2022) questa luce violenta e abbacinante non ha mai avuto un ripensamento: persiste e affascina per l’estate assoluta che ci viene mostrata, nel giallo e nel nero, degli esterni e degli interni.
Sono convinta che da tempo, con la luce degli agosto dei film di Mereu, migliaia di spettatori fabbrichino talismani capaci di rischiarare l’interno più buio della propria esistenza. Non è una cosa semplice. La luce che ci viene mostrata non ama gli spazi angusti. Catturarla è un’operazione delicata anche perché i personaggi di Mereu sono come la polizia: ti guardano mentre tu fai qualcosa che forse non va bene. Ti chiedono: «Sto facendo troppi riccioli?» «Vi tengo svegli che tanto per voi è come essere addormentati e non vi accorgete della differenza?». Ebbene: preferiremmo non essere sorvegliati mai, o perlomeno all’inizio, mentre facciamo scorta di luce di nascosto, e anche non essere costretti a tapparci le orecchie per il fragore di una motoretta che passa, ma non c’è scampo, la motoretta fa inversione e torna a tartassarci, ce l’ha proprio con noi, ci manca solo che accenda la sirena. Noi barcolliamo, andiamo prima a destra, poi ci fermiamo e torniamo sui nostri passi; colti in flagrante nell’atto del furto, con lo sguardo colpevole e arreso acconsentiamo che loro, i cattivi, ci scortino dove nessuno potrà salvarci. Lontani dalla luce, nel sottopasso scuro, i cattivi ci chiedono: «Cosa ci fai tu qua?», ma siamo al cinema in fondo, «Lo sai che questa non è casa tua?» incalzano quelli, ma il cinema in fondo è casa nostra, pensiamo, mentre spalle al muro ci lasciamo malmenare, pronti al peggio pur di non restituire nemmeno un grammo di luce sottratta; siamo al cinema, ci giustifichiamo; loro ci spaccano gli occhiali, il nostro talismano è perduto, ora sono loro i padroni, i cattivi hanno sempre l’ultima parola, ci chiedono: «Che cazzo c’hai da guardare?».

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Bellas Mariposas

Bellas Mariposas, lo sappiamo ma è bene ricordarlo, prima di diventare un film è stato un racconto postumo di Sergio Atzeni, uno scrittore sardo – forse il più grande degli ultimi cinquant’anni – che amava definirsi scrittore etnico. Atzeni ha vissuto a Cagliari e a Torino, e ha raccontato le sue persone e la sua terra smarrita con quella lingua che da sola era già una casa. Scomparso presto, poco più che quarantenne, scaraventato da un’onda sugli scogli dell’isola di San Pietro, si è trasformato in un mistero tragico, come i tanti che popolano i suoi scritti.

Micaela Ramazzotti
Micaela Ramazzotti

Atzeni sapeva essere lieve, Mereu no. E la levità non è per forza un valore aggiunto. Le parole sono manipolabili, la luce molto meno. E se Bellas Mariposas è la storia di due ragazzine della periferia di Casteddu (Cagliari) che si regalano una giornata di mare, la scelta di spezzare l’illusione della rappresentazione, con i suoi personaggi-poliziotto che si rivolgono direttamente allo spettatore, spazza via coscientemente tutta quella levità che spesso gli si vuole appiccicare, incapaci di prendere le distanze dallo scrittore. Di Atzeni, Mereu tiene la lingua, ma mescola la voce off alle risate che le attrici (non professioniste, ingaggiate dopo un progetto imbastito nelle scuole dell’obbligo con cui Mereu ama lavorare) non riescono a trattenere: l’amicizia speciale tra Luna e Caterina, che si scoprono figlie dello stesso padre, si stacca cristallina su uno sfondo crudo in cui stupro, prostituzione, pedofilia e dipendenza non hanno nulla di erotico e sono tutti sullo stesso piano di miserabile normalità. In Bellas Mariposas, proprio come in Bentu, l’impresa impossibile di filmare l’invisibile riesce. E se in Bentu l’invisibile è il vento, ritratto nelle sue conseguenze oggettive, l’invisibile qui si rivela essere il male che prolifera alla luce del sole, da cui le due protagoniste sembrano immuni, forse grazie a quella stessa violenza che caratterizza l’età che attraversano, colma di certezze assolute, felicità improvvise e sogni da difendere.

Autore

Carolina Crespi

Carolina Crespi (1985) è nata a Busto Arsizio e ha studiato Filosofia a Milano. Ha pubblicato due raccolte di racconti dal titolo Quello che mi rimane (Giraldi, 2008) e Il futuro è pieno di fiori (NoReply, 2012). Un suo racconto è stato incluso in Quello che hai amato (Utet, 2015), antologia curata da Violetta Bellocchio. Attualmente insegna italiano e collabora con diverse riviste. http://opzioniavariate.wordpress.com/

Il film

locandina Bellas Mariposas

Bellas Mariposas

Drammatico - Italia 2012 - durata 100’

Regia: Salvatore Mereu

Con Sara Podda, Maya Mulas, Davide Todde, Simone Paris (II), Luciano Curreli, Micaela Ramazzotti

Al cinema: Uscita in Italia il 25/10/2012

in streaming: su