Voce del verbo: dimostrarsi autrice. Forse l’aveva detto Jean Renoir, forse l’ho letta su Facebook assegnata a un buongiornissimo kaffè cinefilo; nulla toglie che, per chi crede nel concetto di autore, la seguente sia una citazione di pregio da sfoggiare in alti consessi post-cineforum: «Un regista, nella sua vita, dirige solo un film. Poi lo fa a pezzetti, lo dirige di nuovo e quello è il suo film successivo». Insomma. Gli autori, quelli veri, sono sempre più o meno riconoscibili perché, al cuore della faccenda, dirigono/scrivono/creano sempre la stessa cosa, che evolve e cambia e migliora o peggiora insieme a loro.

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Black Awkard Girl - cast

Issa Rae è diventata (giustamente) famosa in patria per aver realizzato una delle migliori webserie nella storia del genere, The Mis-Adventures of Awkward Black Girl (2011), realizzata e distribuita quando ancora l’etichetta aveva un senso – produzioni autarchiche lanciate nel mare del web come il proverbiale messaggio nella bottiglia del naufrago e con la stessa speranza statistica di farsi notare –, prima che gli enormi servizi di streaming se ne appropriassero per differenziare i propri prodotti originali da quelli della tv classica.

Issa Rae
Issa Rae

Rae, losangelina di origini senegalesi laureata a Stanford in Studi Africani e Afroamericani, aveva incassato il successo di Awkward Black Girl reinvestendolo nella maniera più organica e coerente possibile: con i soldi di HBO in mano aveva creato Insecure, eccellente comedy-drama dal formato agile che in 5 stagioni (e 44 episodi) ha ampliato i discorsi (molto autobiografici) introdotti in Awkward Black Girl per approfondire la visione dell’autrice sulle bizzarrie della vita quotidiana di una donna afroamericana negli Stati Uniti. Insecure sfruttava, a livello drammaturgico, lo stratagemma di due giovani protagoniste (le tardo ventenni Issa e Molly) quasi agli antipodi, molto diverse tra loro per ambizioni e indole, ma accomunate dal fatto di essere entrambe – per parafrasare e mal tradurre il titolo della webserie originale – ragazze nere un po’ a disagio.

Con la sua nuova serie Rap Sh!t, Rae sposta l’azione da Los Angeles a Miami estraniandosi dall’equazione – per la prima volta non appare come attrice in una sua creazione – ma mantenendo riconoscibili i termini della stessa. Shawna è una giovane donna ancora irrisolta, molto ambiziosa, un po’ idealista e probabilmente un fiato immatura. Era una di quelle privilegiate con la speranza di salire qualche piolo nella scala sociale grazie al college, ma ha abbandonato per inseguire il sogno del rap. Non di un rap commerciale, però. Un rap che non vorrebbe svendere i propri contenuti, che insegue una forma d’arte a livello più puro e significativo, che si impegna per lanciare un messaggio politico.

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Rap Sh!t

Shawna è finita a lavorare come receptionist in un albergo per riuscire a pagarsi l’affitto dal momento che da un paio d’anni la sua carriera langue; senza dimenticare il produttore che aveva tentato di lanciarla, il quale oggi sbanca grazie a una bianca che fa la nera cantando delle solite cose: culi, soldi, scopare e io sono meglio di te e tu non sei un cazzo. Per puro caso, Shawna riallaccia i contatti con l’ex migliore amica del liceo, Mia, rimasta incinta molto giovane di un pirlotto sfaccendato e oggi madre single ex spogliarellista con tre lavori (fra cui un account Only Fans).

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Rap Sh!t

Durante una serata alcolica, le due decidono che è il caso di mettere su un gruppo rap: l’anima impegnata e woke di Shawna che vorrebbe continuare a rappare di cose serie e di problemi veri incontra il pragmatismo artistico di Mia che vorrebbe promuovere la spensieratezza e fare il pazzo cash cantando di feste, macchine, contanti e bling bling. Socialismo e Mercedes Benz insomma.

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Rap Sh!t


Lo sguardo di Issa Rae rimane puntuto e acuto nel prendere una sottocultura e raccontarla tramite l’umanità che la popola. Rispetto a Insecure, poi, si è evoluta anche la qualità della messa in scena. In Rap Sh!t il racconto vive e si alimenta grazie all’uso e all’abuso dei social, e di conseguenza la messa in scena si muove, in larga parte, sui binari dei profili Instagram, del video registrati dai personaggi e delle onnipresenti videochiamate.

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Rap Sh!t

L’episodio pilota funziona alla grande, e conferma oltretutto l’abilità con cui Rae maneggia la narrazione seriale. La prima puntata accenna, ma lascia appetito e spazio per mettere in luce angoli sempre più nascosti delle motivazioni e delle personalità delle protagoniste. Insecure era arrivata in Italia grazie a Sky – che dalla seconda stagione in poi l’aveva un po’ nascosta all’interno del contenitore on demand Box Sets. Attendiamo con molta fiducia anche l’arrivo di Rap Sh!t.

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Rap Sh!t

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.