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The Words

Regia di Brian Klugman, Lee Sternthal vedi scheda film

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La recensione su The Words

di bufera
4 stelle

Le parole, dice il titolo, e parole sono, al vento e magari solo a quello, perché per qualche ora ci ingolfano la testa e ci fanno dubitare sulle nostre capacità di comprensione. Il film ha due registi esordienti Klugman e Sternthal, anche sceneggiatori, con la fortuna di un cast di alto livello e in tal caso anche volonteroso, che sorregge con sentite, per quanto possibile, interpretazioni di un intreccio di tre storie, che poi sarebbero una, che poi sarebbe nessuna ma solo un romanzo. Parigi del secondo dopoguerra e anche dopo e  New York  fanno da sfondo alle vicende, ma l’ambientazione non affascina tanto cervellotico è il meccanismo della narrazione. Due storie di romanzi scritti con vari tormenti da due diversi autori, che poi sono una perché la prima pubblicata con grande successo è l’involontario plagio di un giovane scrittore Rory Jansen (un emozionato e convinto Bradley Cooper), ostinato nel voler fare l’ artista ispirato, ma che colleziona rifiuti dagli editori. In una borsa d’epoca comprata dalla moglie presso un rigattiere, durante il loro viaggio di nozze a Parigi, egli trova il manoscritto del romanzo che avrebbe sognato di scrivere e, dopo qualche indugio, lo copia letteralmente. La sua vita sembra cambiare, ma presto compare il vero autore del romanzo perduto un uomo piegato dall’età e dalla vita (straordinario e graffiante  Jeremy Irons, massacrato da un trucco offensivo) che semplicemente gli fa conoscere come è nato quel romanzo raccontandogli la sua triste storia d’amore e dolore, come è stata perso il manoscritto e la sua vita successiva perdente e rassegnata, senza  pretendere o reclamare nulla. Crisi di coscienza del buon Rory che, tra confessione alla moglie e tentativo di restituire l’attribuzione del romanzo al vero autore, riceve solo rifiuti e incomprensioni e vivrà con questo peso, mentre le altre sue pubblicazioni andranno avanti sulla scia del  successo…..     quale... di chi? L’unico scrittore  realmente  esistente,  Clay Hammond  ( Dannis Quaid, non al meglio come performance  recitativa) di successo al punto da tenere una conferenza sul suo romanzo, e siamo a tre, che include gli altri due, storie di sua invenzione, ordinate cronologicamente, che ormai pian piano capiamo ci sono state somministrate, con una certa furberia almeno iniziale, come storie vere a se stanti, che ci hanno appassionato, mentre sono le due parti di cui è costituito il romanzo The Words del suddetto vero( ?) scrittore, apparentemente in crisi  e solo agli occhi di una giovane dottoranda. A questo punto mi fermo, perché è  inutile fare filosofia sul tormento della creazione, l’aspirazione a scrivere bene senza averne le doti o l’input giusto e il dramma di rifuggire da un plagio facile e non nocivo a nessuno, concetti che forse il film voleva trasmetterci ma sono rimasti  appena accennati soffocati nellla confusione narrativa. Con tanti pregi sparsi poteva essere un buon film se la sceneggiatura ovvero lo script non avesse ceduto per eccesso di ricercatezza e povertà di ispirazione.
  

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