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Assassinio sull'Orient Express

Regia di Kenneth Branagh vedi scheda film

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La recensione su Assassinio sull'Orient Express

di Zarco
5 stelle

"Assassinio sull'Orient Express" sembra un prodotto tra i cui fini ci sia la propaganda (che peraltro incancrenisce ormai quasi tutti i film), dell'anti/auto-razzismo come di altre perversioni. Già dalle prime battute infatti se ne è investiti, rendendo tale elemento subliminale, coessenziale, se non prevalente, rispetto al film in sé. Dose massiccia di negritudine, con guardie, medici, e immediata coppia mista, più un pizzico anche di islamitudine (negri, islamici e asiatici sono le "razze" con cui stanno mischiandoci forzatamente per la "dis-soluzione finale" contro i popoli europei) con l'arabo dal solito nome unico di "Mohamed"." Unificazione religiosa (altro perverso obiettivo imperiale dopo quello della soppressione dei popoli) simboleggiata dai tre capi confessionali che condividono la sorte di imputati di furto (messaggio subliminale: mal comune, religione comune). E se il buon giorno si vede dal mattino.... Si prosegue con una ridicola spacconata di un tizio vestito da cameriere dal portamento alla James Bond, che ingaggia un combattimento alla supereroe con dei poveri innocui fotografi. Ed ecco il culmine della "pubblicità", quando non siamo neanche alla mezzora, che arriva in tutto il suo splendore, ben maturato, con il pistolotto completo ed esplicito della propaganda multirazziale a base di luogocomunismi apparentemente sensati ma in realtà del tutto illogici, con "cattivo" razzista che vuol separare le razze e la buonista boldriniana che mischia i vini per dimostrare il suo dissenso. Questioni dell'attualità impiantate a forza, come in tanti altri film, in situazioni del tutto estranee ad esse. Come il personaggio di colore che nel romanzo originale non c'è affatto. Ma la propaganda per la promozione del genocidio degli europei deve essere martellante. Credo che neanche il fascismo arrivò mai a tale protervo livello di contaminazione della cultura con contenuti finalizzati al lavaggio e controllo delle menti. Davvero disgustoso. E non è ancora successo nulla di sostanziale; solo propaganda. Si attende che il film finalmente cominci. Ma prima un'altra chicca: per colpevolizzarci, come bianchi ed europei, quando parliamo di "terzo mondo", ecco uno dei protagonisti definire in questo modo gli italiani. Tutto sapientemente studiato. Perché nel precedente film sul romanzo di Agata Christie tutto questo ciarpame non c'era? Risposta non difficile: l'attuale interNazismo globalista non si era ancora formato e consolidato. Il film finalmente comincia, non senza ulteriori saltuari inserti pubblicitari, come quando il tizio afferma che una certa persona potrebbe essere accusata solo "per il colore della pelle", e un'altro, sempre riguardo a questa stessa persona, afferma "non amo molto i britannici", inviando il messaggio subliminare che un uomo di colore possa essere un britannico (in realtà il personaggio del romanzo originale è un medico greco), cosa evidentemente assurda, perché i britannici non sono di colore, e men che meno all'epoca in cui è ambientato il film, cosa che rappresenta una violenza ed una storpiatura del romanzo. E ancora, subito dopo, un altro richiamo, "suppongo che dipenda dalla razza" dice uno. Poi l'austriaco che paragona i vari popoli ad animali ("gli italiani sono delle vacche..."). Un continuo insomma. Il disegno subliminale è di un'evidenza assoluta, rivoltante. Il film vero e proprio è concentrato tutto nella seconda parte, e volendo un qualche valore potrebbe averlo. E intendo solo un valore di mera sufficienza. Inserita in tutto ciò c'è una sublime Michelle Pfeiffer. Tirando dunque le somme, un film insufficiente, artefatto, mal costruito. Ci bastava quello del '74.

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