Gloria e vita alla nuova carne, Nicolas Winding Refn è un brand. Bastano pochi secondi, quel NWR che è un acronimo inciso in calce come un’epigrafe sotto a titoli di testa sfavillanti di granito al neon, una pietra tombale ricoperta di brillantini dorati, per capire come The Neon Demon parli di una mutazione in atto, come sia una dichiarazione di morte e resurrezione.

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The Neon Demon

È la nuova carne del Refn-regista, che qui prosegue un discorso, quello sul neon, iniziato sin dai tempi del suo esordio, Pusher, ma fattosi sempre più immateriale fino a diventare un manifesto poetico.

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Witness di Katy Perry

È, però, anche la nuova carne del Refn-icona, creatore di forme e immaginari trans-cinematografici (si veda la copertina di Witness di Katy Perry o il videoclip Golden Light dei Blonde Redhead) e soprattutto il curatore che da lì a breve avrebbe fatto nascere la sua piattaforma streaming byNWR, archivio volto al restauro e alla distribuzione di opere a lui care, per poi arrivare al parossismo di una serie tv, Too Old to Die Young, strutturata su una narrazione scarnificata, minimale, e una messinscena composta di estenuanti piani statici in cui il regista si diverte a fare il Damien Hirst, immergendo i suoi personaggi nella formaldeide.

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The Neon Demon

Qui, nell’incipit di The Neon Demon, Refn è invece più simile a un moderno Norman Bates che osserva, uccide e imbalsama le icone, esattamente come Anthony Perkins faceva col corpo di Janet Leigh in Psycho. C’è una madonna, Jesse, o meglio, una madonna, Elle Fanning, che più avanti vedremo dipinta su pale d’altare triangolari rosse e blu, di neon sangue e acqua, una vergine immacolata di cui la macchina da presa vuole vampirizzare la bellezza pura, ancora non intaccata dai segni del tempo (d’altronde, durante le riprese del film la Fanning aveva circa diciotto anni), una bellezza immacolata in un mondo di corpi macchinici e chirurgia estetica che tutti vorranno possedere, nascondere, consumare come un’ostia.

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The Neon Demon

Quindi, ecco il tableau vivant del suo corpo apparentemente esanime, mentre il brano Neon Demon di Cliff Martinez le scorre addosso coi suoi beat ossessivi. Jesse è sdraiata su un divano di profilo, con le gambe divaricate, ammantata in un vestito blu e ricoperta di sangue dal collo alle braccia. Una bionda algida lacerata all’altezza della giugulare che sembra un cadavere hitchcockiano, un corpo diafano e biondo prima eternato in campo medio e poi (vivi)sezionato in un primo piano che ne esalta il pallore e la macilenza, a cui fa da contrasto il glitter arcobaleno all’altezza degli occhi.

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The Neon Demon

Quello di Jesse è un cadavere oggetto di uno sguardo perverso, necrofilo, quello di un ragazzo che la guarda dal controcampo fino a quando Refn non svela l’artificio con una carrellata all’indietro: non stiamo assistendo alla scena di un delitto, stiamo guardando il cinema al lavoro sul corpo femminile, il neon non è impalpabile ma proviene dalle lampade bianche di un set fotografico, e il ragazzo, il voyeur, il regista, non ha in mano né un coltello né una pistola, ma una macchina fotografica che il corpo della Fanning lo immortala e quindi lo uccide (to shoot) con ripetuti flash bianchi che si accaniscono sul presunto cadavere.

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The Neon Demon

Imbalsamazione. Tassidermia. Manichini e corpi vuoti. È carne da macellare e da conservare, e tutto gira attorno a quella carne, alla sua estetizzazione e al suo omicidio, perché la bellezza è un’ossessione tanto di Refn quanto di quel sistema hollywoodiano, dello showbusiness e del glamour, da cui lui stesso è irrimediabilmente attratto ma che qui, incurante delle ripetute accuse di misoginia e oscenità (trovatelo, invece, se riuscite, un regista così delicato, erotico e accorto nella rappresentazione dei corpi) espone nel suo fallocentrismo, mettendone a nudo forme e dinamiche dello sguardo, anche proprie, domandandosi che ne sarà di quel corpo che, alla fine di questo prologo, viene assimilato dalla macchina da presa, sparendo nel nulla e lasciando il divano vuoto.

 

Autore

Pietro Lafiandra

La prima epifania cinematografica la ebbe a quattro anni con Pomi d’ottone e manici di scopa. La seconda in adolescenza con Cosmopolis. Ora, in età adulta, prova a trovare un’improbabile sintesi tra questi due lati di sé muovendosi faticosamente tra un dottorato in visual studies, deepfake, cinema horror, film d’animazione per bambini e musica elettronica. I componenti della sua band, Limonov, dicono che è colpa dell’ascolto compulsivo dei Radiohead. Gli amici che è colpa del suo segno zodiacale, i gemelli. I dottori della schizofrenia. Lui pensa sia più cool dire che è un intellettuale post-moderno. Ai posteri l’ardua sentenza.

Il film

locandina The Neon Demon

The Neon Demon

Horror - Francia, USA, Danimarca 2016 - durata 117’

Titolo originale: The Neon Demon

Regia: Nicolas Winding Refn

Con Elle Fanning, Karl Glusman, Jena Malone, Bella Heathcote, Abbey Lee, Desmond Harrington

Al cinema: Uscita in Italia il 08/06/2016

in streaming: su Netflix Tim Vision Chili