Una breve scena per dare l’avvio a un film, per dare un tono al mondo rappresentato, per definire un’epoca: l’inizio di Turista per caso di Lawrence Kasdan è una dichiarazione d’intenti. E oggi, a più di trent’anni dall’uscita (era il 1988), appare in tutta la sua normalità classica.

William Hurt
William Hurt

A un certo punto, la voce narrante del protagonista (l’autore di guide di viaggio per uomini d’affari Macon Leary) dice: «In travel, as in most of life, less is invariably more» (in viaggio, come d’altronde nella vita, il meno è quasi sempre meglio), e sembra quasi che si rivolga al film, perché anche nel cinema il meno è quasi sempre meglio. Soprattutto in questo cinema americano a cui oggi guardiamo con rimpianto e nostalgia, come a una forma matura di intrattenimento popolare, come a un romanzo per immagini.

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Turista per caso

Ma andiamo con ordine. Prima di arrivare alla frase citata, il film mostra un fondo grigio su cui si muove l’ombra di una tenda: un copriletto, sul quale poco dopo viene appoggiata e aperta una valigia, poi riempita di vestiti e accessori da viaggio. Poca roba, precisa e calcolata, come suggerisce la voce fuoricampo di un uomo che elenca i passaggi per prepararsi a un viaggio confortevole. È per l’appunto la voce di Macon Leary, che scrive guide per uomini d’affari costretti a spostarsi di continuo ma desiderosi, in realtà, di non spostarsi mai.

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Turista per caso

The Accidental Tourist, il turista per caso, come si legge sulla copertina della guida che l’uomo mette in valigia: è lui stesso a dover partire, Macon, ed è lui stesso a dare consigli che per primo disattende: «And most importantly, never take along anything on your journey so valuable or dear that its loss would devastate you», e cosa più importante di tutte, non vi portate in viaggio niente di così prezioso, o a voi così caro, che la sua perdita possa gettarvi nella disperazione.

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Turista per caso

Su queste parole il film mostra il dettaglio di un portafoto d’argento che aprendosi come la valigia rivela l’immagine di un bambino – il bene prezioso perduto che ha portato colui che lo possedeva alla disperazione – e subito dopo (controcampo) il volto di Macon per la prima volta visibile: è quello di William Hurt, la cui voce fino a quel momento ha accompagnato lo spettatore/lettore dentro il film e con il suo tono profondo e rassegnato ha già detto tutto del personaggio (nel doppiaggio italiano, che per molti di noi è stato il tramite dell’innamoramento per questo grande attore scomparso pochi giorni fa, la splendida voce di Luca Biagini ha un tocco più morbido, più sottilmente accogliente).

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Turista per caso

Viene in mente un altro film di viaggi d’affari e valigie dell’epoca, Un biglietto in due di John Hughes, che è dell’anno prima, 1987: la frenesia dello spostamento del commesso viaggiatore; l’ansia del ritorno a casa; il capitalismo come condotta di vita che si prende tutto (il tempo, l’attesa, la noia, la famiglia); gli anni ’80 trasformati in un delirio tragicomico. Alla deriva nel grottesco intravista da Hughes, Turista per caso oppone l’ansia del controllo. La guida di Macon ha come logo una poltrona con le ali: «that traveling armchair isn’t just your logo: it’s you», gli dirà la moglie due scene dopo, lasciandolo perché incapace di rifarsi una vita con lui dopo la morte del figlio: quella poltrona con le ali non è solo il tuo marchio: sei tu.

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Turista per caso

E lui è proprio William Hurt, la sua espressione, il suo fisico, la sua bellezza che, come ha scritto Glenn Close nel suo bel ricordo del collega scomparso, ha sempre rischiato di distogliere l’attenzione del pubblico dalla sua bravura, che qui è al massimo, trattenuta, raggelata, un tremolio del labbro, uno sguardo nel vuoto, un piccolo cedimento a dire l’infinità del dolore di un uomo che a suo dire non vive senza scosse, ma resiste e tenta di controllare le sue emozioni («I’m not muffled. I endure. I’m holding steady»).

Anche William Hurt, in fondo, in quel suo modo così profondo e così umano, rappresentava gli anni ’80 americani: la parte migliore, quella consapevole della fine, ma disposta a ricominciare. A viaggiare, ça va sans dire.

Autore

Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P. T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni culturali.

Il film

locandina Turista per caso

Turista per caso

Drammatico - USA 1988 - durata 122’

Titolo originale: The Accidental Tourist

Regia: Lawrence Kasdan

Con William Hurt, Kathleen Turner, Geena Davis, Amy Wright

in streaming: su Tim Vision Prime Video