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David Lynch
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DeathCross

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David Lynch

Oggi ricorre il 70° Compleanno del Versatile David Lynch.

 

Autore Visionario e alquanto Discusso, per molti/e (me incluso) è un Artista Geniale, indagatore spietato della Mente Umana e della Follia, con un Talento innato nella Messa in Scena di Immagini e Suoni al di fuori dell'ordinario, pur partendo da elementi assolutamente 'normali'.

Sul Piano strettamente Cinematografico, Lynch è uno che studia la messa in scena e le inquadrature fino al minimo particolare, sfruttando il Cinema nella sua Essenza di Arte Audio-Visiva, motivo per il quale spesso tende a narrare 'storie' Surreali e di ardua decifrabilità, caratteristica che fa storcere il naso ad alcuni sedicenti cinefili per me troppo attaccati alla trama.

 

Ho pensato di festeggiare questa lieta ricorrenza (in un periodo dove pare che i Grandi Volti dell'Arte, Cinematografica e Musicale in primis, siano destinate a perire una dietro l'altra) pubblicando la mia personalissima (e probabilmente mutevolissima) Classifica dei Lungometraggi Lynchani (i Corti sono troppi e, almeno quelli provenienti dal suo sito, di non così facile reperibilità), accompagnando ogni Titolo con una "recensione" non troppo elaborata.

 

Auguri ancora Maestro, e buona Lettura!

Playlist film

Eraserhead

  • Grottesco
  • USA
  • durata 90'

Titolo originale Eraserhead

Regia di David Lynch

Con Jack Nance, Charlotte Stewart, Jeanne Bates, Judith Anna Roberts

Eraserhead
altre VISIONI

In streaming su Vvvvid

Eraserhead

Esordio al Lungometraggio (dopo 4 Corti o, meglio, 2 Corti, 1 installazione figurativa e 1 duplice test per pellicola) di Lynch, girato per ben 4 anni in bianco/nero.
È una sorta di Manifesto Programmatico del Suo Stile, con un'impronta Surreale ed Onirica assai più Estrema e Marcata rispetto ad altre sue Opere successive.
Lo Spettatore/La Spettatrice assiste ad un Delirio Psicologico reso ancora più Inquietante e Disturbante per via della Pacatezza e Nonchalance che, con Gusto tipicamente Lynchano, accompagna le Sequenze più Visionarie dell'Opera: l'Assurdità di Visioni come la Danza dei Polli Meccanici o le azioni del Bimbo-Mostro, ma anche l'Eccentricità dei Genitori di Mary, vengono infatti messe in scena come se si trattasse di Eventi e Atteggiamenti perfettamente normali e quotidiani, e come tali vengono accolte da alcuni Personaggi, mentre il Protagonista, Henry Spencer (interpretato da Jack Nance), risponde all'Assurdità di ciò che gli accade intorno con un atteggiamento di attrazione e curiosità.
In Lynch l'Anomalia è vista come Normalità, mentre la Normalità è rovesciata in Anomalia, così come il Sogno diventa Realtà e la Realtà Sogno.
Indecifrabile, come praticamente tutte le Opere (non solo Cinematografiche) di Lynch (tanto che quelle più 'normali' risultano misteriose proprio per la loro linearità), può sicuramente infastidire e stancare il pubblico di massa, superficiale, abituato ad avere la pappa pronta della trama lineare e dei significati espliciti, ma Coloro che sono abituati e abituate ad una Ricerca 'Agnostica' del Senso e/o, più semplicemente, amano l'Arte senza doversi sentire in dovere di comprenderla, ebbene Queste Persone non potranno non lasciarsi sedurre da questa Opera post-Surrealista e Psicologica, un Vero e Proprio Incubo Sublime che sconvolge e conquista.

Rilevanza: 2. Per te? No

Velluto blu

  • Noir
  • USA
  • durata 120'

Titolo originale Blue Velvet

Regia di David Lynch

Con Kyle MacLachlan, Isabella Rossellini, Dennis Hopper, Laura Dern, Hope Lange

Velluto blu
altre VISIONI

In streaming su Infinity

Blue Velvet

Capolavoro Noir-Erotico-Sentimentale, forse l'Opera Cinematografica (escludendo dunque "Twin Peaks") più Rappresentativa di Lynch. Una discesa all'Inferno delle Perversioni, un Percorso dove il Protagonista (MacLachlan, attore feticcio di Lynch) si trova ad indagare all'interno degli angoli più oscuri e malati del Quotidiano, scoprendo e invischiandosi nel Marcio e nella Violenza, sottilmente anticipate dal falso idillio del Prologo, ove l'apparente Dolcezza dei siparietti si accompagnava a lugubri presagi di Morte e Pericolo (vigili del fuoco, pistola in tv...).
Mia prima Esperienza 'Indipendente' (cioé non visto 'passivamente' in famiglia ma per scelta personale e consapevole dopo aver gustato e approfondito in un corso scolastico la Sequenza Iniziale) con la Poetica Lynchana, è stato Amore a Prima Vista. Assieme a "Twin Peaks" e a "Eraserhead", rappresenta la Summa dello Stile di Lynch.

Rilevanza: 2. Per te? No

Strade perdute

  • Noir
  • USA
  • durata 134'

Titolo originale Lost Highway

Regia di David Lynch

Con Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia

Strade perdute
altre VISIONI

In streaming su Vvvvid

Lost Highway

Appartenente al periodo post-Twin Peaks, potrebbe sembrare una copia di sé stesso o una presa per il culo (tipica accusa che certi sedicenti cinefili muovono contro il Cinema più Surreale), e, forse, rientra tra le Opere più contestate di Lynch.
Secondo me (e non solo), invece, rientra tra le Opere più Caratteristiche e meglio riuscite del Maestro, dove ritroviamo le Sue Riflessioni sul Doppio (tra i Temi più Cari al Regista), non solo nel Ritorno della Classica Figura di Donna dalla Doppia Personalità (sottolineata dal cambio di capigliatura) ma, anche (e soprattutto), per la Divisione Interna del Film.
Infatti, se inizialmente ci troviamo ad osservare la storia di Fred (Bill Pullman), coinvolto non si sa bene come (è colpevole? è stato incastrato? è schizofrenico?) nell'omicidio della moglie Renee (Patricia Arquette) e condannato a morte, ad un certo punto, grazie all'intervento 'magico' di un fulmine assistiamo ad un brusco e repentino cambiamento di Protagonista (da Fred a Peter, interpretato da Balthazar Getty), con conseguente spostamento narrativo verso una storia diversa ma nel contempo complementare alla prima, per via della presenza di un personaggio, Eddy/Dick Laurent (Robert Loggia), citato nella prima parte e, soprattutto, per la presenza di una 'sosia' di Renee, Alice, portando quindi non ad una risoluzione ma ad un'amplificazione del Mistero.
Quando, dopo l'Eros tra Peter e Alice/Renee, ritorna bruscamente Fred nei panni del Protagonista, la reale Identità dei vari Personaggi e, soprattutto, del Film risulterà impossibile da definire.
L'Epilogo, invece di risolvere i molteplici quesiti, serve solo a dichiarare il fallimento dell'indagine: infatti, l'Epilogo ripropone il Prologo ("Dick Laurent is dead") rubandone il ruolo, l'Identità, condannando la storia e il Protagonista ad un Loop (anch'esso Tema Fondamentale in Lynch, a partire da "Six Figures Getting Sick") da cui è impossibile fuggire, e forse questo è un destino assai peggiore rispetto alla condanna a morte, che forse viene cercata nel folle inseguimento conclusivo: ma le ultime immagini sembrano suggerire un'ulteriore trasformazione, mutazione del Protagonista, e l'Urlo disperato finale potrebbe suggerire una Frustrazione insanabile, risposta all'agghiacciante scoperta del proprio destino 'a disco incantato'.
Con quest'Opera, con questo Capolavoro Lynch conferma la Sua Particolarità Stilistica assai difficile da digerire (o lo ami o lo odi), dimostrando ancora una volta la Sua Genialità Visionaria nella Messa in Scena di Immagini estranei all'Ordinarietà, grazie anche ad un Uso Onirico delle Luci e ad una Scelta Sonora sposata come sempre perfettamente con la Traccia Visiva.
Volti e Personaggi impossibili da dimenticare. Imperdibile come Tutte le Opere di Lynch.

Rilevanza: 3. Per te? No

INLAND EMPIRE

  • Sperimentale
  • USA, Polonia, Francia
  • durata 172'

Titolo originale INLAND EMPIRE

Regia di David Lynch

Con Laura Dern, Jeremy Irons, Harry Dean Stanton, Justin Theroux, Scott Coffey, Julia Ormond

INLAND EMPIRE

INLAND EMPIRE

Ultimo (per ora) Lungometraggio di David Lynch, il Primo realizzato interamente in digitale.
Dopo lo Spaesamento iniziale accompagnato dall'impressione e dal timore di trovarsi di fronte ad una fiction contemporanea quasi amatoriale (come la tecnica digitale sembra suggerire nei primi minuti), man mano l'Occhio dello/a spettatore/trice si abitua alla patina inedita per il Regista notando le varie sottigliezze Visive e Sonore che il Maestro anche in questo caso regala.
La Dimensione Surreale viene radicalizzata da Lynch partendo dallo spunto squisitamente MetaCinematografico (già accennato in "Mulholland Drive") calcando maggiormente sulla Struttura del Film nel Film espandendola e complicandola fino ad ottenere un Labirinto pressocché infinito di Possibilità MetaCinematografiche (e non solo), come in uno specchio che riflette sé stesso e il mondo che lo circonda.
La Doppia Personalità (Topos Lynchano) di Nikki (attrice)/Sue (personaggio) si intreccia con la Personalità Misteriosa della Donna-Prigioniera vista diverse volte nel corso del Film mentre guarda commossa in TV ciò che guardiamo/guarderemo nel Film, ma nel contempo si intreccia anche con la Donna Polacca protagonista del film di cui il film nel film è remake, rafforzandosi col Bilinguismo english/polski dei Dialoghi e la Multi-Etnicità del Cast, fino ad uscire dai (non)confini di "INLAND EMPIRE" toccando la stessa Laura Dern, interprete 'reale' del Film di Lynch che nel Finale diventa Personaggio entrando in contatto con Laura Harring (co-protagonista assieme a Naomi Watts di "Mulholland Drive" e "Rabbits").
E così non ci accorgiamo, non riusciamo a scindere la Vita Reale dal Film, e solo la Rivelazione della Mdp e/o la voce fuori campo del regista interpretato da Irons ci 'rivelano' la finzione di una determinata scena.
Lynch evolve il suo Discorso, richiamando esplicitamente Opere Sue precedenti: i Tendaggi Rossi di "Twin Peaks", la maliziosa Diane Ladd da "Wild at Heart", addirittura si scorge il taglialegna dello spettacolo teatrale "Industrial Symphony No. 1", fino ad arrivare alla riproposizione 'copincollata' di episodi della web-serie "Rabbits", la quale, assieme alla (credo) mai realizzata serie radiofonica Axxon N, interagisce con "INLAND EMPIRE" cambiando punti di vista (angolazioni della mdp) e perfino uscendo dalla Stanza.
Attrici e attori già usate/i ritornano ricoprendo ruoli già visti eppure mai visti (e viceversa), persone spariscono, persone si vedono...
Non esiste Tregua, ci troviamo di fronte ad un'Unica Gigantesca Macro-Sequenza di circa Tre Ore che si evolve in continuazione senza staccare mai: un Film/Non-Film inspezzettabile (mi son sentito in colpa a fermare la visione per nemmeno un minuto causa bagno) e Unico senza abusare del piano-sequenza mentre, per esempio, Inarritu (almeno in "Birdman") cerca inutilmente di ottenere lo stesso risultato con interminabili piani-sequenza.
La Messa in Scena, le Luci, le Riprese (anche quelle traballanti qui hanno Valore Artistico ed Eleganza, come accadeva con "Night of the Living Dead" di Romero), Musiche ("Ghost of Love", composta e interpretata da Lynch, resta sedimentata nella Mente), Suoni, plesi Playback (e si torna al Club Silencio di "Mulholland Drive"), Scenografie, Cast Straordinario (Denn è la Musa Lynchana per Eccellenza e non vedo l'ora di vederla in "Twin Peaks", Irons è l'ennesima Figura Anti-alter ego del Regista, e così via).
Un Capolavoro (Anti-)Epico e Avanguardista nell'accezione più Estrema e Sovversiva (anche in senso Distruttivo, nella sua destrutturazione dei Linguaggi Cinematografici), che non può non dividere radicalmente e ferocemente il Pubblico e i/le Fan, tra chi si sente preso pesantemente per il culo (e forse è davvero così) e chi, invece, adora incondizionatamente ancora una volta il Genio di David Lynch (e io non posso non sentirmi parte di questa seconda categoria): le mediazioni non esistono e, secondo me, gioca solo a fare l'intellettualoide moderato (o è un odiatore che non vuole ammettere il proprio Odio e cerca in tutti i modi di distruggere Lynch presentandolo come un regista medio).
Attendo con Trepidazione il Gran Ritorno di "Twin Peaks", che verrà girato, a quanto pare, come un Unico Film dal Maestro Creatore di "Blue Velvet"!

Rilevanza: 2. Per te? No

Mulholland Drive

  • Noir
  • USA
  • durata 145'

Titolo originale Mulholland Drive

Regia di David Lynch

Con Naomi Watts, Justin Theroux, Ann Miller, Melissa George, Laura Harring, Dan Hedaya

Mulholland Drive
altre VISIONI

In streaming su Microsoft Store

Mulholland Drive

Ennesimo Capolavoro di Lynch, un Viaggio Estraniante nella Memoria e nell'Identità.
Come in "Lost Highway", un evento 'magico' porta le Protagoniste in un'altra Vita, indagata ma mai scoperta: le due doppie Donne sono forse una Sola Persona, e ciò che pare rassicurante si rivela Oscuro e Inquietante..
Come sempre, le Domande sono molto più numerose e forti delle risposte e, Anzi, le Risposte a determinate domande si configurano come altre Domande, come un'Idra dove da ogni Mistero apparentemente 'reciso', risolto spuntano ulteriori Misteri.
Il Tema del Doppio, onnipresente in Lynch (anche in prove di VHS come "The Amputee"), si accompagna al Tema del loop, della Ripetizione, anch'esso inscindibile dalla Personalità dell'Autore (si pensi al Suo Primo Proto-Film, "Six Figures Getting Sick").
Il Suono, le Luci che colpiscono i Personaggi circondandoli di Aurea, i Personaggi Misteriosi (il nano Anderson, il Cowboy...), i Velluti e il Rosso... Lynch è sempre riconoscibilissimo, eppure sempre riesce a stupire, come se ogni suo Film, ogni sua Opera in Realtà fosse la prosecuzione dell'Opera Precedente.
L'Amore, qui nella sua Forma Sublimata in quanto vissuto da due Donne (Fonti di Vita) è destinato a rovinarsi con l'intrusione del Maschio (il regista) e la 'condanna' di Diana (ex-Betty) all'Auto-Erotismo disperato.
E' presente pure una Riflessione apparentemente Meta-Cinematografica (in realtà si indaga il Backstage Cinematografico per esplorare l'Inconscio), che reincontreremo nell'Ultimo e forse più discusso dei Lungometraggi Lynchani, ovvero "INLAND EMPIRE".
Insomma, c'è di Tutto in quest'Opera, e proprio per questo se ne può (e se ne deve) parlare per ore e ore.
Un Capolavoro!

Rilevanza: 1. Per te? No

Cuore selvaggio

  • Noir
  • USA
  • durata 124'

Titolo originale Wild at Heart

Regia di David Lynch

Con Nicolas Cage, Willem Dafoe, Laura Dern, Diane Ladd, Harry Dean Stanton

Cuore selvaggio
altre VISIONI

In streaming su NowTV

Wild at Heart

Sarà che non riesco ad essere obiettivo quando si parla di Lynch, ma anche questo "Wild at Heart" mi è parso un Signor Capolavoro.
Come al solito, l'apparente 'realismo' della trama viene (fortunatamente) scosso dalla vena tipicamente Surreale del Grande Regista.
Oltre ad alcune incursioni esplicitamente Oniriche, come la Strega Cattiva che appare a Lula nelle sembianze materne oppure l'Apparizione Finale della Strega Buona (Sheryl Lee, indimenticabile Laura Palmer nel Capolavoro televisivo "Twin Peaks"), tutto il Film è girato, fotografato, montato, sonorizzato e recitato come un Sogno Romantico e Drammatico con incursioni nell'Incubo inquietante, come nell'uccisione di Farragut, o nel Grotteso, come nell'inquadratura del cane che scorrazza con una mano in bocca. L'incredibilità delle situazioni e l'imprevidibilità delle reazioni rafforzano il Senso di Onirismo che sostiene l'Opera, e il tutto viene suggellato dall'Happy Ending con i titoli di coda che scorrono sopra i protagonisti sulle note di "Love Me Tender".
La Regia è, come sempre, Geniale e Visionaria, e numerose sono le scene e le scelte stilistiche da studiare: le sequenze erotiche che sfumano in bagliori colorati (grazie ad una particolare tecnica di cui non ricordo il nome); i ricorrenti dettagli di accensione di fiammiferi e sigarette (che richiamano gli altrettanto ricorrenti flashback dell'incendio che uccise il padre di Lula); l'Iconica sequenza in cui Bobby Peru si introduce nell'appartameno di Lula per pisciare (e noi lo vediamo sempre nell'inquadratura, grazie anche ad uno specchio che riflette la sua immagine) e poi la forza a implorarlo di fotterla (i primi piani sono fortemente d'impatto, specialmente per i denti marci di Peru); il ballo interrotto da Sailor per forzare un tipo, reo di averci provato con Lula, a scusarsi con la sua ragazza per poi sostituire il cantante Metal al canto, mutando drasticamente Genere Musicale proponendo "Love Me" di Elvis Presley; questa scelta viene riproposta nella sequenza in cui Lula ferma l'auto insofferente alle macabre notizie morbosamente riportate alla radio, Sailor trova una stazione che trasmette un brano fracassone e, mentre i due ballano, la mdp si allontana e la musica 'si trasforma' nel dolce Im Abendrot di Schubert. In questo Film, rispetto ad altri di Lynch, si trova una Grossa Quantità di Violenza alquanto Sanguinolenta: nella sequenza d'apertura lo scatto d'ira di Sailor, accompagnato da una musica metal, ci porta alla morte violentissima (con tanto di cervello in bella mostra) del sicario; la rapina nel finale è all'insegna del Sangue e della Follia (il primo piano del volto schiacciato dalla calza di Bobby è a dir poco inquietante) che termina col suicidio splatteroso di Peru e la citata grottesca immagine del cane che se ne va con in bocca la mano di uno dei due banchieri feriti. Un richiamo al Sangue lo troviamo anche nella sequenza sconvolgente in cui la madre di Lula, fuori di sé, si copre interamente il volto con il rossetto; inoltre il Sangue porta anche a toni strazianti, come nella scena in cui la coppia si imbatte nel tragico incidente dove una ragazza shockata e gravemente ferita (interpretata da Sherilyn Fenn, la Audrey di "TP") muore lentamente e delirando.
L'accompagnamento sonoro è sempre sposato magnificamente con le Immagini, che siano i brani composti dal fidato Badalamenti, i brani non originali che spaziano dal metal a Presley a Schubert, oppure il suono dei fiammiferi accesi e le lunghe note profonde quasi impercettibili che costruiscono la Tensione, come nella scena d'introduzione di Bobby.
Grazie anche allo script (e, presumo, al romanzo di Barry Gifford) il Film si struttura come un Road Movie fisico e temporale (col Passato che irrompe frequentemente attraverso numerosi flashback, spesso ripetuti aggiungendo particolari rivelatori) di stampo 'selvaggio' e giovanile: Lynch riaffronterà questa struttura narrativa con toni decisamente più calmi e anziani nel Poetico "The Straight Story", dove il Passato, se non ricordo male, è pure molto presente ma rievocato attraverso i dialoghi.
Importante anche il collegamento con "The Wizard of Oz", citato spesso e volentieri nel corso della narrazione.
Il Cast è magnifico nel caratterizzare una Fauna di Personaggi quasi fumettistici e visibilmente schizofrenici (il Doppio è sempre presente in Lynch) ma mai monolitici e banali, a partire dal Trio di Protagoniste/a: Nicolas Cage è qui visibilmente convinto del Progetto e costruisce (a partire dalla giacca di serpente, introdotta dall'attore stesso nel Personaggio) il suo Anti-Eroico Sailor selvaggio e romantico ispirandosi (soprattutto vocalmente) a Presley; Laura Dern (già abituata a Lynch nel Cult "Blue Velvet") rende palbabile la Sensualità e la Fantasia Idealista di Lula proponendo quasi una versione 'dolce' alla Mallory Knox dello Stoneiano (e posteriore a questo) "Natural Born Killers"; Diane Ladd, giustamente candidata all'oscar, costruisce Marietta, la madre di Lula, con impressionante immedesimazione e le due attrici, approfittando sicuramente del reale legame madre-figlia che le unisce, fanno sentire in modo profondo e intimo il loro rapporto.
Degno di lode anche il reparto comprimari: Harry Dean Stanton (che tornerà a lavorare con Lynch in Film come "Fire Walk With Me" o "The Straight Story") è azzeccatissimo nei panni del mediocre ma tenero Farragut; la Rossellini (anche lei già vista e amata in "Blue Velvet", all'epoca impegnata sentimentalmente col Regista); per non parlare poi della come sempre straordinaria interpretazione di Willem Dafoe che fa di Bobby Peru ("like the country") un'Icona che intreccia in maniera imprevedibile la Follia più inquietante e pericolosa con la pateticità violenta dell'idiota con orribile e insopportabile ghigno.
A completare il quadro troviamo Crispin Glover (George McFly in "Back to the Future") qui ammirabile attraverso flashback nei panni grotteschi del folle cousin Dell), J.E. Freeman nel ruolo spietato di Marcelles Santos, oltre ad una buona parte del Cast di "Twin Peaks", dalle guà citate Fenn e Lee all'inquietante Juana Durango di Grace Zabriskie (la madre di Laura Palmer) e l'immancabile Jack Nance, a fianco di Lynch dai tempi di "Eraserhead" (dove era l'Iconico Protagonista) fino alla tragica morte nel '96, e qui ammirabile come lo strano OO Spool che i nostri eroi incontreranno in Texas prima di Bobby.
Per concludere, ci troviamo, secondo me, di fronte ad un altro Imperdibile Capolavoro di David Lynch, da vedere, studiare e Amare (o odiare).

Rilevanza: 2. Per te? No

The Elephant Man

  • Drammatico
  • USA
  • durata 125'

Titolo originale The Elephant Man

Regia di David Lynch

Con Anthony Hopkins, John Hurt, Wendy Hiller, Freddie Jones, Anne Bancroft, John Gielgud

The Elephant Man
altre VISIONI

In streaming su Google Play

The Elephant Man

Dopo "Eraserhead", Lynch realizza un altro Film in bianco/nero, prodotto da Mel Brooks (come il Cronenberghiano "The Fly").
Rispetto alle Opere precedenti (Corti inclusi), però, questo "The Elephant Man" si rivela 'spiazzante' per la sua trama lineare e per l'attenzione rivolta alla Commozione piuttosto che all'Assurdo. 
Eppure, sotto l'apparente 'normalità', oserei dire 'banalità' della linearità e del sentimentalismo possiamo gustare la Profondità Visionaria della Poetica Lynchana.
Già dall'apertura, infatti, con la Sequenza Onirica dell'origine (leggendariamente costruita) del Protagonista Lynch sembra voler dichiarare al pubblico più superficiale la sua piena Paternità dell'Opera, chiarisce cioè subito che non si è limitato a firmare la regia di un progetto non suo ma bensì ha messo Anima e Corpo in un Film che ha sentito completamente suo.
Inoltre, Merrick, the Elephant Man, con la sua stessa Presenza e la sua natura di Protagonista dell'Opera costituisce un Elemento di Continua e Ininterrotta (anche quando non è fisicamente in scena) Destabilizzazione all'interno di un Film che non può e, soprattutto, non vuole essere il normale, banale strappalacrime per le masse di rincoglioniti.
Nemmeno la Storicità della vicenda narrata riesce ad ostacolare la Vena Sperimentalista e Anarchicamente Onirica di David Lynch, il quale costruisce un Classico Unico e Irripetibile, prestando una notevole Attenzione alla Resa Visiva e all'Accostamento Sonoro (Elemento Fondamentale nello Studio Artistico del Regista del Montana).
Lynch mette in scena un 'Anti-Horror' dove, come accadeva in "Freaks" di Tod Browning (Capolavoro massacrato dall'europa fascista, inghilterra inclusa), l'Orrore non scaturisce tanto dal diverso 'eletto mostro' dalla gente 'normale', ieri come oggi sempre superficiale e imbecille, perché 'colpevole' di suscitare Sgomento, oppure cullato ipocritamente dalla pietà tipica del perbenismo borghese (si sa, la massa è perennemente divisa internamente tra l'imbecillità razzista e l'autocompiacimento pietoso, in realtà due facce della stessa medaglia che a me piace chiamare ottusità qualunquista).
Però gli Orrori veri sono quelli che il 'Diverso' subisce dalla gente 'dabbene', che siano i soprusi di un popolo 'programmato' dal capitalismo o le visite 'di cortesia' dei ricconi: entrambe le 'fazioni' che costituiscono la 'normalità' infatti portano avanti il meccanismo di sfruttamento nei confronti di Merrick, replica del più ampio meccanismo di sfruttamento tipico della società capitalista, che dall'800 a oggi avrà cambiato faccia ma mai la sua (contro)natura mostruosa e depravata.
Anche il co-protagonista, il dr. Treves, non è estraneo a questo sistema schiavizzante, ma a differenza degli altri personaggi sembra essere l'Unico che, presa consapevolezza, prova sensi di colpa per l'Amicizia genuina ricambiata da Merrick.
Dunque Lynch non solo non rinuncia alla sua Natura 'Anarchica' nei confronti dei dogmi narrativi Cinematografici, ma anzi espone una vena Anti-autoritaria anche sul piano concettuale, contenutistico.

Il Sentimentalismo è, forse, l'unico elemento che potrebbe abbassare il Livello Qualitativo della Pellicola, ma anche qui, oltre a non trattarsi di un tema di per sé negativo né tanto meno estraneo alla Poetica di Lynch (si pensi al Romanticismo presente in "Wild at Heart", "Twin Peaks" o "Mulholland Drive", ma anche al Sentimento Fraterno che nutre "The Straight Story"...), viene portato avanti dall'Autore superando la facilità stucchevole dei tipici strappa-lacrime hollywoodiani (e non solo) spostando l'asse della Commozione. 

E' Merrick stesso, con la sua Presenza Corporea e Comunicativa, che, oltre a destabilizzare, colpisce lo Spettatore/la Spettatrice nel Profondo del Proprio Animo.
Il Risultato è una Commozione decisamente più Intelligente e ricca di Significato rispetto alle cavolate da telenovelas (immancabili in prodotti odiosi come "Patch Adams" e "The Man Without a Face").
Inoltre, proprio per la sua maggiore Profondità Emotiva e Artistica, il Film riesce ad essere molto più commovente dei tipici film sentimentali che tanto piacciono alla gggente: per commuoversi di fronte a roba come "Miracle on the 34th Street" o le smith-mucciniate infatti bisogna avere una Cultura Cinematografica invero ridotta oppure essere già tristi per conto proprio, mentre "The Elephant Man" riesce a smuovere le lacrime qualsiasi sia l'Umore di partenza e pure guardando una sola sequenza (insomma, Commozione di Alto Livello Artistico, che stenderà sicuramente il pubblico più smielato).
Insomma, "TEM" non è solo un Film commovente, ma è IL Film Commovente, forse il Più Commovente mai portato sul Grande Schermo.

Musica, Cast e Trucco fanno il Resto, in particolare la Coppia Dottore (Hopkins rende assai bene la divisione interna del Personaggio tra genuino desiderio di Aiutare l'Amico e Senso di Colpa per averlo sfruttato) e Merrick (Hurt commuove parlando con la voce e, soprattutto, con gli Occhi e i Movimenti). Degna di nota anche la Bancroft, moglie del produttore Brooks.

Per concludere, un'altra Tappa Fondamentale per Ogni Amante di Lynch, dell'Horror 'più Aperto' (e non chiuso nei limiti stretti del Genere e basta) e del Cinema in Generale.

Rilevanza: 2. Per te? No

Una storia vera

  • Drammatico
  • USA
  • durata 111'

Titolo originale The Straight Story

Regia di David Lynch

Con Richard Farnsworth, Sissy Spacek, Harry Dean Stanton

Una storia vera
altre VISIONI

In streaming su Chili

The Straight Story

Un altro Film (apparentemente) atipico per i Canoni Lynchani, e ancora una volta tratto da una storia vera (come banalmente evidenzia il titolo italiano).
Come con "The Elephant Man", però, anche qui la veridicità del materiale narrato non basta a rendere 'normale' e a-Lynchano il Film, tutt'altro: la natura particolare del fatto vero narrato, ovvero la decisione di un anziano di andare a trovare dopo anni il fratello guidando un tosaerba, conferisce all'Opera un'Atmosfera bizzarra e squisitamente Lynchana, nonostante la linearità del racconto e l'assenza di elementi esplicitamente Surreali.
Questa volta l'Autore di "Eraserhead" si concentra su un tipo di Personaggio, l'Anziano, più volte mostrato nella Sua Filmografia, specialmente nelle Opere post-90.
In Lynch gli/le Anziani/e (fatta forse eccezione per i potenti, come Andrew Packard in "Twin Peaks") sono sempre stati/e Personaggi 'a sé stanti', in grado di affrontare con Naturalezza le situazioni più Surreali perché viventi in una Dimensione Estranea alla Realtà, e in "The Straight Story" la Visione Lynchana del Vecchio ha modo di esprimere al meglio le sue caratteristiche e sfumature più intime.
L'Anzianità del Protagonista provoca inevitabilmente una sovversione del Filone Road-Movie, già affrontato (e infranto) da Lynch con "Wild at Heart": da espressione di un Percorso di Crescita (o Auto-Distruzione) di una Gioventù adrenalinica e irrefrenabile diventa un Percorso di Liberazione dai limiti (a partire dall'orgoglio) di una Vecchiaia lenta, ma solo apparentemente statica.
Inoltre, se nei Road-Movie, solitamente, i/le Protagonisti/e, incontrandosi con Personaggi di varia natura, ricevono 'dati' che aprono loro gli occhi (sfociando o in un Cambiamento Radicale o in una Tragedia), qui il Protagonista, incotrando i vari personaggi, dona elementi di Riflesssione sfociando in un Finale riconciliatore: insomma, l'Incontro muta da momento passivo di ricezione a momento attivo di trasmissione.
La Regia di Lynch è sempre attenta alla messa in scena fin nei minimi dettagli, dando come sempre particolare risalto al Sonoro (con momenti dove quasi non si sente ciò che viene detto).
Il Cast è superlativo a partire dal Protagonista Richard Farnsworth, meritatissimo oscar per la sua Ultima interpretazione, le Musiche di Badalamenti abbandonano il Noir per diventare struggentemente 'Country' e, come "The Elephant Man", il Film, per la Sua Intensità Artistica, suscita una Commozione nettamente Superiore alla massa di drammini smielati che da sempre infestano hollywood (e non solo).

Rilevanza: 3. Per te? No

Fuoco cammina con me!

  • Drammatico
  • USA
  • durata 135'

Titolo originale Twin Peaks: Fire Walk with Me

Regia di David Lynch

Con Sheryl Lee, Ray Wise, Kyle MacLachlan, Kiefer Sutherland, Chris Isaak, Harry Dean Stanton

Fuoco cammina con me!
altre VISIONI

In streaming su Vvvvid

Twin Peaks: Fire Walk with Me

Dopo il Gran Finale della Sua Serie Capoavoro "Twin Peaks", Lynch torna l'anno seguente ai Luoghi e ai Personaggi con cui marchiò indelebilmente la Stora della televisione.
Invece di proseguire la narrazione dalla sua brusca interruzione (che finalmente riprenderà nell'Attesissimo Ritorno previsto per l'anno prossimo), il Regista decise di raccontare gli antefatti che portarono alla 'proverbiale' uccisione di Laura Palmer.
Scelta insolita e coraggiosa, soprattutto se pensiamo a come il 'format' del prequel non fosse all'epoca così (ab)usato come oggi.
Lynch inoltre decide di sfidare ulteriormente le attese dei fans (probabilmente più ansiosi di vedere proseguire dal brusco stop) non solo introducendo molte più domande aggiuntive invece di chiarire i misteri della Serie, ma smorzando drasticamente le pause comiche del prodotto televisivo immergendo l'Opera in un Clima Cupo e Tragico pressoché privo di spiragli di speranza, fatta eccezione la Poetica 'angelizzazione' di Laura dopo la sua atroce e tragica morte.
Insomma, Lynch più che tentare di riportare in vita la Sua Creatura sembra(va) intenzionato ad 'ucciderla' definitivamente, lanciando una sfida aperta al mezzo televisivo e ai fan 'acquisiti' grazie ad essa (e la distruzione del televisore parrebbe confermare questa tesi) e costruendo un'Opera Cinematografica Autonoma, seppure Figlia della Serie e a quest'ultima strettamente legata (ma anche viceversa).
Si può capire benissimo come mai, alla sua uscita, il film fu un flop su tutti i fronti, eppure, l'immancabile Cura della Messa in Scena e la Genialità Criptico-Visiva di Lynch, nonostante i tagli (pare più di due ore) rendano quasi inconcludenti alcuni imput, fanno di "F.W.w.M." un Film tutt'altro che scadente.
Ci troviamo di fronte ad un'Opera forse minore ma sicuramente fondamentale nella Filmografia del Regista, e col tempo si è guadagnata lo Status di Cult inseparabile dalla Serie TV.
Sconsigliato a chi non avesse mai visto il prototipo televisivo, è imperdibile per tutti/e coloro che si considerano Amanti di "Twin Peaks" e di David Lynch.

Rilevanza: 2. Per te? No

Dune

  • Fantascienza
  • USA
  • durata 137'

Titolo originale Dune

Regia di David Lynch

Con Kyle MacLachlan, Silvana Mangano, José Ferrer, Sting, Francesca Annis, Jürgen Prochnow

Dune
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In streaming su Infinity

Dune

Quasi certamente si tratta del Film meno riuscito e personale di Lynch: si sente la sua natura di 'lavoro commissionato', come si palpano i vari travagli pre-produttivi nella trasposizione del romanzo omonimo (vari Registi furono vagliati, tra cui Cronenberg e Jodorowsky). Il ritmo corre un po' troppo, palesando anche i tagli (imposti?) sull'opera stessa girata dal Regista, e i vari echi tipici della Poetica Lynchana sembrano più concessioni necessarie per far riconoscere l'Autore più che Elementi intimamente sentiti dallo Stesso. Ultima nota, per me però di scarsa rilevanza, è costituita dalla prevedibilità della trama, ma io ritengo il narrato praticamente irrilevante rispetto al Cinema, quindi chissenefrega.
Detto ciò, va detto però, nonostante la lontananza enorme dai Capolavori (anteriori e successivi) di Lynch, "Dune" resta un Film tutt'altro che da buttare, e alcune trovate (come i Vermoni) hanno un Tocco Visivo alquanto Memorabile.
Insomma, un passo falso per Lynch, ma comunque un'Opera Artistica che ha ancora molto da insegnare ai blockbuster moderni: qui sì che c'è Gioia per gli Occhi, non come nelle tamarrate iper-osannate (a sproposito, secondo me) di gentaglia come lo shooter del film sui 300 fascisti...

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