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Bone Tomahawk

Regia di S. Craig Zahler vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Bone Tomahawk

di mck
7 stelle

Sul finire del XIX° secolo, da qualche parte negli ultimi scampoli del West ancora selvaggio, gli antenati di Snake Plissken, Lou Solverson, Jack Shephard, Nathaniel Fisher, Captain Spaulding e Hanzee Dent…

 


In fuga dai superstiti ( forse ignari d'esser tali ) - ancor vitali, combattivi e con un'organizzazione comunitaria e gerarchica perfettamente in piedi e funzionante, anche se circoscritta ed isolata - di un'antica e sopravvissuta a sé stessa

 


-[ dovuta a vari fattori : si consideri la degenerazione genomica dettata dalla consanguineità stretta e reiterata e si pensi all'immutata nel tempo compartimentazione sociale verso un ambiente antropic(izzat)o in continua evoluzione, tra susseguentisi corse all'oro reiterate, incalzanti ferrovie incipientemente diramantisi ed irrevocabili Destini Manifesti protunderantesi dal e sul corpo della nazione in espansione e stabilizzazione ]-  

 


tribù amerinda laringo-protesi-ugolo-flautata, nazi-ma(s)chi(li)sta ( si pensi alla scena nel sottofinale in cui vengono inquadrate dalla MdP - anche se solo di straforo causa la fretta diegetica del momento - che affianca i protagonisti in fuga le componenti femminili la tribù : schiavizzate, accecate, amputate, incinte, disumanizzate : macchine biologiche sforna figli ) e dedita al cannibalismo quale primaria e non aleatoria fonte di sostentamento che gli hanno appena ammazzato Buddy, il compagno di violente sortite e selvagge sanguinose scorrerie ( niente po' po' di meno che Sid Haig, ladies and gentlemen, il caro, vecchio, simpatico Captain Spaulding di Rob Zombie, già ''comparsa'' per Tarantino ed attivo sin dai primi anni '60 ), forti del torto subìto di vedersi degli estranei visi pallidi attraversare invadendolo il loro territorio non cinto da filo spinato ma da specoli di secoli di teschi umani posti a guardia semasiografica del proprio front/backyard e accumulati in riga lungo i confini e gl'itinerari di transito verso l'altrui proprietà 

 


-[ con annessa immancabile passeggiata profanante la sacralità ( più o meno pretestuosa, a guisa e imago di inalienabile possesso ) di un cimitero [ che camposanto non è, quanto piuttosto semplice e materiale luogo di culto e dogana ( chi si ritrova ad attraversare quel posto, vagabondando o (per)seguendo un tragitto ben preciso, lascia in caparra - che ne sia consapevole o meno - la propria vita ), ridotto a cenotafio di sé stesso, spogliato del ruolo di memoriale e rivestito ad ossario en plein air segnalante un divieto d'accesso ], avvenuta in questo caso dopo aver compiuto un'imboscata ad un gruppo di viaggiatori-esploratori-cercatori accampatisi imprudentemente ( troppi pellerossa cattivi e troppi bianchi malvagi ) lì ( e alla fine del film un diverso gruppo di persone (ri)passerà per altre due volte, A/R d'impronte su orme e passo dopo passo, da quel camposanto ). Domanda : perché i luoghi di sepoltura indiana sono sempre posti sulla via principale ( rotte e piste di caccia e corridoi e percorsi all'entrata-uscita degli accampamenti semi-stanziali e semi-nomadi ) a scorrimento veloce e otto corsie in modo tale che i vari Jeremiah Johnson, Hugh Glass e tutta la compagnia dei mangiafegato vari ci capitino sempre sopra per forza di cose e a loro totale ( colpevole o colposa ) insaputa? ]-, 

 


Purvis ( David Arquette, la pecora scialba di famiglia, ultimogenito dell'omonima schiatta che vede Patricia e Rosanna come cataclismatici astri superluminosi, splendidi-splendenti corpi celesti di viva carne ), il pluriomicida, stupratore, saccheggiatore, rapinatore ( etc...etc…, ché tutto ciò che si riesce a far stare sul volantinante manifesto di taglia vivo o morto è benvenuto e per nulla fuori luogo, anzi ) protagonista del prologo, giunge infine a Bright Hope, piccola, ridente e giovane cittadina sorta e posta ai piedi di dolci e aspri calanchi ( che nascondono al loro interno la famosa e dimenticata “Valley of the Starving Men” ) presumibilmente situati nell'entro-entroterra californiano, o giù di lì, portandosi dietro lungo il proprio itinerario di mal desunta salvezza e sicuramente incerta fuga i suoi nuovi suddetti amici [ persino il Professore ( Zahn Tokiya-ku McClarnon, ovvero l'Ohanzee “Hanzee” Dent di “Fargo – la Serie – stag. 2” ) ha paura di loro ] in cerca di vendetta, cibo e sano svago. 

 


Purvis, a Bright Hope, trova ad accoglierlo una cella di prigione. A spedircelo sono lo sceriffo Franklin Hunt [ un baffo-dotato Kurt Russell manubriamente mustacchiato sulla via della locanda di Minnie ( “the Hateful Eight” ) ] - che gli spara in una gamba per ragioni che qui ed ora non staremo a sindacare e poi cosa vuoi che sia - e il suo vice-vice Chicory [ il coeniano Richard Jenkins, l'ex fu patriarca Nathaniel Fisher ( “Six Feet Under” ), reduce da “Olive Kitteridge”, e da quel mezzo obbbrrobbbrrio di “the Cabin in the Woods” ], sotto lo sguardo dandy-snob del pistolero radical-shic alla Tom Wolfe bianco vestito John Brooder [ Matthew Fox ( il “Lost”iano occhio aperto-chiuso tra le canne di bambù Jack Shephard ), qui forse nel suo ruolo migliore ( non ho ancora visto “Extinction” ) ] che, tra le altre cose, riesce ad addestrare il proprio cavallo all'intolleranza. 

 


A fargli compagnia durante la degenza notturna in gattabuia saranno il vice sceriffo Nick [ Evan Jonigkeit, al quale neppure è dato il conforto di un cognome : fossimo in “Star Trek” il tapino indosserebbe una sfavillante divisa-tutina rossa…e chi vuol capire capisce ( consiglio ad ogni modo la lettura di “RedShirts” di John Scalzi ) ] e Samantha O'Dwyer ( Lili Simmons : molto brava e ben diretta nella prima parte, quella casalinga, nel finale risulta invece un po' più statica e monotona ), l'assistente del dottore del paese ( che giace ubriaco marcio da qualche parte, beato lui ), la quale nel frattempo provvede ad estrarre la pallottola dalla gamba di Purvis, nonché moglie di Arthur O'Dwyer [ Patrick Wilson ( con Hanzee/McClarnon anche lui proveniente da / diretto verso “Fargo - la Serie - stag. 2” ), eroe buono graniticamente suo malgrado ]. 

 


Ma la galera è doppiamente matrigna con Purvis ( e ''soci'' ) : durante la notte, come si scoprirà la mattina dopo sul presto principiando da una questione di stalle, stallieri e cavalli che vede co-protagonista Clarence ( Fred Melamed, altro volto coeniano ), la tribù troglodita degli Affamati irrompe nelle comunali galere ( azione non catturata dalla MdP ) e si porta via lui, il vice sceriffo e la bella infermiera.

 


Tutto questo durante la prima mezz'ora. Il film di ore ne dura più di due, e non ci si annoia, mai. 

 


“ Sono le nove, ma sembra settimana prossima. ”

 

 

Nota :
Bone TomaHawk” [ * * * ¼ ( * * * ½ ) -- 6½ ( 7 ) ] poteva essere un film ''completamente'' diverso ( né migliore né peggiore ) dal PdV attoriale : Peter Sarsgaard, Timothy Oliphant e Jennifer Carpenter per differenti ragioni sono stati sostituiti rispettivamente da Patrick Wilson, Matthew Fox e Lili Simmons. Io, personalmente, ho un piccolo cruccio : rimpiango JC.

 


Note :
Fotografia – Benji Bakshi
Montaggio – Greg D'Auria e Fred Raskin
Musiche – Jeff Herriott e S. Craig Zahler
Sindachessa – Sean Young
Buono il lavoro di scenografia e costumi ed ottimo quello dei makeup artist.  

Molto, molto interessante l'idea delle tracheotomizzanti protesi golari flautate.

 


Sceneggiatura e Regia : S. Craig Zahler ( romanziere, rocker heavy metal, sceneggiatore, compositore, direttore della fotografia, regista, etc...) : che alla sua opera prima scrive

[ rispettamdo la classicità della tripartizione innesco-avventura-catarsi e infarcendo lo script di ''occasional innuendo'' e dialoghi understeatmentemente arguti :
--- il vice-vice Chicory ha l'abitudine - non dettata dalla necessità (Dalton Trumbo) - di leggere nella vasca da bagno ma finisce sempre con l'inzuppare le pagine e per questo ha chiesto un consiglio al suo capo che così gli risponde : “ Perché sei così determinato a voler leggere libri nella vasca da bagno ? ”;
--- il vice-vice Chicory ad Arthur O'Dwyer : “ Mr. Brooder ha appena istruito due messicani sul significato di Destino Manifesto ”;
--- il vive-vice Chicory a John Brooder : “ Allora...quanti ne ha uccisi [di indiani] ? ” - “ Non abbastanza ” - “ Si? Erano tutti...come li chiamate...''guerrieri e coraggiosi'' ? ” - “ La maggior parte ” - “ Alcuni non lo erano ? ” - “ Alcuni non erano uomini ” - “ Oh ” - “ Una donna indiana è sempre un'indiana : sa come usare un arco, una lancia, e lo stesso fanno i suoi figli ”. Poi il dialogo cede un poco alla retorica : “ Perché li odia così tanto ? ” - “ Dovrebbe chiederlo a mia madre e alle mie sorelle ”. E sul finire diventa pleonastico : “ Non le ho mai conosciute ” - “ Esatto, proprio così : non le ha mai conosciute ”. Ma ecco che, sfruttando proprio il carattere e l'indole e le caratteristiche del personaggio di Chicory, il tutto va in overload, compie il giro completo e diviene ulteriormente accettabile per paradosso : “ Oh… Le hanno prese gl'indiani, eh? ”;
--- Samantha O'Dwyer a Hug e Chicory : “ E' per questo che la vita di frontiera è così difficile : non è per causa degli indiani o degli elementi naturali, ma a causa degli imbecilli ! ” ]

e dirige - insomma : sforna - un B-Movie Western Horror di tutto rispetto, che fa la spola tra la volontaria e cosciente brutalità belluina e bestiale dei caucasici-cristiani e l'atavica e tribale perversa atrocità dei nativi amerindi endemicamente anomali.  

 

 

Date [ ovvero : tra Inarritu e Tarantino questo Bone T. ( anche se T Bone B. non ci sarebbe stato malaccio all'OST ) s'inserisce come una gradevole sorpresa e un gradito terzo incomodo ] : 
-- the Revenant – 1823 – North Dakota ( ehm... Fargo ) – intermezzo di un videogioco ( che non inizia, mai )
-- Django Unchained – 1858 – Texas-Mississippi – classico d'autore
-- the Hateful Eight – 1875 ca. – Wyoming – gioco da tavolo ( senza dadi )

-- DeadWood – 1876-'77... – Dakota Territory ( South Dakota ) – leggenda [ Stag. 3 : premessa, ep. 01-10, ep. 11-12 ]
-- Bone TomaHawk – 1895 ca. – California ( ? - Bright Hope ) – classico b-movie

 


Una scena non ''su'' ma per tutte : dopo essere andato a casa O'Dwyer per avvisare il cowboy e mandriano Arthur, ancora convalescente per una brutta ma semplice frattura a una gamba causata da un incidente di lavoro, del fatto che sua moglie Samantha è scomparsa, presumibilmente rapita nel cuore della notte da un gruppo di indiani selvaggi assieme al suo vice sceriffo e allo straniero arrestato il giorno prima, e lui zoppicando corre immediatamente gambe in spalla in sella al cavallo, lo sceriffo Hunt, con passo fermo e lento si dirige verso la soglia dell'abitazione lasciata aperta per la fretta dal padrone di casa e, con un gesto cogitabondo che nasconde pensiero arrovellante misto ad automatico buon senso, la richiude.

 

E, nel pre-finale, la pietra raccolta da Chicory a guisa d'unica arma contundente rimastagli, che poco dopo, al termine della narrazione, ritroverà il suo posto. E come quella pietra, i personaggi ( superstiti ) alla fine delle loro avventure e peregrinazioni, non evolvono. In ciò "Bone TomaHawk" è simile ad un altro b-movie, semi-indipendente, film horror di sopravvivenza : "BackCountry" ( o ai due "Long Weekend" ). Ma, al contrario di quanto avviene nel film plantigrado-ursino, in quello di S. Craig Zahler i personaggi ne sono consapevoli. 

 

La battuta : “ Si, ma tu non hai visto Jessica…! ”.

 


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Addenda :

 

Da notare varie assonanze ( del tutto slegate e coincidenziali tra loro ) con uno dei racconti weird western di Robert E. Howard ( autore di Conan il Barbaro e di Solomon Kane, e di racconti - autonomi o correlati con i romanzi maggiori - dell'orrore, di eroic fantasy, celtici, western e quelli a implementazione del Ciclo di Cthulhu lovecraftiano ) : la religiosità ''occidentale'', in questo caso cristiana, come antidoto alla barbarie pagana dei senza dio, i tamburi del racconto e i flauti di pan golari del film, l'utilizzo - certamente d'uso molto comune e perciò da questo PdV non pienamente utilizzabile ai fini del discorso in atto - del termine maschile ''uomini'' per indicare gli ''esseri umani'', in senso onnicomprensivo e dispregiativo. E, ovviamente, le altrettante divergenze ( prima di tutto l'orrore in Howard è pervasivo e mentalmente-filosoficamente infettivo, quello di “Bone TomaHawk” è circoscritto e comprensibile, riconducibile all'antropologia, pur ''d'accatto'' ). 

 


Tra parentesi : trovo difficilmente sopportabile e facilmente indigeribile la prosa di Howard ( in questo lo accomuno a Edgar Rice Burroughs, mentre ai loro antipodi pongo William Hope Hodgson, che amo). Eccone, a supporto sia delle assonanze di cui sopra tanto quanto del mio soggettivo giudizio sulla forma, un passo retoricamente tonitruante e ''filosoficamente'' melenso tratto da un suo racconto weird western [ il debito con e verso H. P. Lovecraft è evidente e dichiarato. Nota a parte : non conosco invece "the Journal of Julius Rodman", feuilleton western di E. A. Poe, rimasto incompiuto ( l'autore dell'Arthur Gordon Pym non amava la forma letteraria estesa del romanzo : “tutti gli eccitamenti che vogliono essere intensi, per necessità psicologica, han da essere brevi” ), ma - limitandosi alla sinossi - sembra possa accordarsi meglio con una storia simile a quella raccontata in "the Revenant" ] :

“ Aveva chiuso per sempre una porta, ma quali altre forme da incubo potevano annidarsi in luoghi nascosti e nelle buie viscere della terra, gongolando a spese dell'anima degli uomini? Ciò che ora sapeva era una fetida blasfemia che non gli avrebbe mai più permesso di riposare, perché nella sua anima avrebbero sempre sussurrato i tamburi che pulsavano in quelle gallerie buie dove si nascondevano demoni che un tempo erano stati uomini. Aveva guardato nella malvagità più estrema, e ciò che aveva appreso era una macchia a causa della quale non avrebbe mai più potuto sentirsi pulito in presenza di altri uomini, o tollerare senza rabbrividire il contatto con qualsiasi altra creatura vivente. Se l'uomo, modellato a forma del divino, poteva sprofondare fino a un livello tanto osceno, chi poteva contemplare il proprio eventuale destino senza sentirsi scosso? E se esistevano esseri come quelli che componevano il Popolo Antico, quali altri orrori potevano annidarsi sotto la superficie visibile dell'universo? Fu improvvisamente consapevole di aver intravisto un teschio sogghignante sotto la maschera della vita e che quella vista gli rendeva intollerabile vivere. Ogni certezza e stabilità era stata spazzata via, lasciando al suo posto una folle baraonda di pazzia, incubo e orrore in agguato. ”

Robert E. Howard – Secret of Lost Valley / the Valley of the Lost – 1967 (postumo)
( “la Valle degli Esseri Perduti”, traduzione italiana di Annarita Guarnieri – F&SF Magazine, Anno III, Numero 12, Giugno 2015 ) 

 


Il racconto, poi, terminerà con un'anticipazione tremenda della fine che l'autore riserverà per sé stesso, a soli trent'anni.    

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