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Backcountry

Regia di Adam MacDonald vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Backcountry

di mck
5 stelle

La metaforica simbologia è ritrita, stantia e scoperta come una ferita pruriginosa che non guarisce perché titillata dal continuo ricorso all'ovvio, ma il film ha un suo ritmo. Ora che sappiamo dove (non) ci troviamo non rimane altro che perderci. Lei, cerbiatta mannara, incarna il fulcro attorno al quale ruota l'opera : sopravvivere. Al maschio.

 

* * ¾  ( con sprazzi, pochi, da * * * ).

Anch'io una volta mi son perso nel bosco / parte seconda [ qui - fu un WeekEnd mooolto Long - la prima ( evidentemente sono sopravvissuto-redivivo, nonché recidivo ) ].

Versione originale sottotitolata in italiano ( merita soprattutto per alcuni brevi passaggi di montaggio e sonoricamente ben costruiti : si pensi alla piccola sequenza ''improvvisata'' nell'abitacolo e troncata di netto dal cartello col titolo, alla scena notturna intorno al fuoco e a quella immediatamente precedente dedicata all'evisceramento del pescato ), con lampi e sprazzi della versione doppiata, così, per guilty pleasure : traduzione piatta, banale, imprecisa [ “Cos'è quella?”, indicando un incavo nel terreno di circa due metri per due ( un giaciglio scavato dall'urside per il riposo diurno e notturno ). “L'impronta di un orso”, è la ''pronta'' risposta ], e doppiaggio piatto, banale, irritante.  

 


''Tratto da una storia vera'', recita una didascalia iniziale : non ho motivi di credere che sia un'indicazione ''alla Fargo'', anzi… Ché d'idioti a passeggiar nei boschi o attraversanti sulle strisce senza guardare n'è pieno il mondo ( è inutile, si riproducono più velocemente rispetto al resto della popolazione normale : è l'evoluzione : è il loro unico modo di sopravvivere : figliare, figliare, figliare...che nel mucchio di suicidi qualcuno si salva ) :

http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2015/07/27/news/gli_orsi_e_la_caccia_alle_streghe-2706475/

La MdP discende dalle chiome lungo i tronchi sino ad incrociare uno sciame digitale di mosche che sosta librandosi s'una carcassa che non vediamo : la percepiamo dal ronzio, che ce ne fa immaginare l'odore dolciastro e rivoltante della putrefazione in stadio avanzato, possiamo specularne il proprietario : dell'essere-che-era la carcassa, e dell'attuale padrone delle spoglie a guisa di dispensa.

Civiltà → Wilderness, il percorso è obbligato e solito ( Wrong Turn, Hostel, the Descent, Wolf Creek, Turistas, Martyrs, the Cabin in the Woods, eccetera, eccetera, eccetera ) : i protagonisti come lo spettatore non possono sfuggirgli ( tutte le strade, le volte e i sentieri portano ad esso : tutte le strade portano a quella sbagliata ) : qui è risolto con veloci stacchi sempre più immersivi del posteriore dell'auto che corre sulla striscia d'asfalto sempre più stretta via via che il backyard diventa bosco e il bosco diviene foresta ( un corrispettivo italico - con un'analogia molto elastica - potrebbe essere : piazza Duomo → parco di Bresso → A8 → Parco Nazionale della Val Grande : tra la Val d'Ossola, la val Vigezzo, il Lago Maggiore e la caligine della metropoli, laggiù in fondo, rappresenta un'autentica area selvaggia, completamente spopolatasi dopo la WW2, nella quale ogni anno qualcuno vi si smarrisce, e non tutti ritrovano la strada di casa ), e siam già arrivati.     

 


Sul finir dell'estate, fuori stagione, una coppia di trentenni

–- un lui garden designer con un passato da boy-scout che adesso si ripropone a mo' di ramb-amore cercando uno specchio d'acqua mitizzato dalla pre-adolescenza [ a questo punto non escluderei il fatto che il luogo di destinazione mancata ( il mare di aghi e foglie nei colori autunnali che compare ai due protagonisti in cima al dosso dopo che ne hanno asceso la dolce asperità al posto dello specchio di blu a riflettere il cielo disperdendosi in un silenzioso stormire all'orizzonte non è male : vedi sequenza fotografica qui sopra ) potesse essere la piscina naturale vista all'inizio...lungi da me infierire sul disossato-giovane marmotta, però ] in cui rispecchiare il proprio futuro e tuffarcisi dentro, e una lei avvocato aziendale più/solo cittadina “ma-che-vuoi-che-sia-un-baribal-se-devo-vedermela-ogni-giorno-con-le-mani-su-per-il-culo-in-metropolitana”, che però, in una scena molto riuscita, dopo la sfuriata di sfogo avvenuta in seguito all'aver compreso appieno il loro stato di dispersi, dorme beata e tranquilla in pieno temporale con possibile bestia là fuori –-

s'inoltra in un parco nazionale canadese ( loro li chiamano ''provinciali'', ma le loro provincie son grandi quanto l'Italia ) ''attrezzato'' [ ma fino ad un certo punto : sia lode ora e sempre alla guardia forestale, bottegaio dell'emporio e ranger del parco Nicholas Campbell che lascia andar via i protagonisti SENZA mappa ( ma con fischietto ) ], il finzionale “Nibookaazo” [ che, ''fonte'' IMDB, in lingua Ojibwe significherebbe “Pretended to be Dead”. ''Fonte'' Wiki, invece : l'Orso Nero o Baribal ( Ursus americanus ) è il Totem di quella tribù di amerindi algonchini, gli Ojibway ], nella jungla della foresta temperata di conifere e latifoglie che si estende da una costa all'altra - cingendo a parentesi, confinandola a nord, la foresta boreale -, delimitata dalla foresta pluviale costiera pacifica ad ovest e dalla regione dei Grandi Laghi atlantica ad est.

Ora che sappiamo dove ci troviamo, non rimane altro da fare che perderci.

 


All'attracco canoe : cartello con simbolo di omino con canoa in spalla : tiriamo la canoa a riva, portandola in spalla ( e fracassandocela sull'alluce ).
Sul sentiero frequentato e battuto : cartello con simbolo di tenda : accampiamoci.
Nell'intrico di resina e muschio : assenza di cartelli : grugnire e grattarsi la testa.

 


E finalmente, sullo schermo cinematografico / lenzuolo da ombre cinesi della tenda biposto, appare la sagoma dell'orso.
Annusa, grufola, e se ne va. Poi, compare una seconda volta.
L'attacco rispecchia in piccolo l'intero film : a tratti ridicolo ( make-up ursino : puppet bear's head ), a tratti davvero ''sconvolgente''-coinvolgente ( make-up umano : molto riuscito quello facciale della vittima : lembi di pelle, muscoli e cartilagini che vengono strappati, slabbrati, lasciati penzolare ) : il labile e fragile spazio chiuso invaso, il corpo trascinato via tra le fauci, il banchetto col letto di foglie del bosco a far da tagliere.
Film ch'è stato girato in Ontario ( con una puntatina in British Columbia, e sarebbe interessante sapere/capire perché, essendo i capi opposti del Canada ), in poco più di due settimane di riprese, con Red Epic ( 92' - 2.35:1 ), totalmente in esterni.  

 


La metafora è trita e ritrita e scoperta come una ferita pruriginosa che non vuol guarire perché sempre ''lì'' si va a grattare [ Alex, il maschio alfa cittadino - Jeff Roop - che si rivela una versione beta, (auto)castrato senz'alcun bisogno del femminismo, un imbecille irregimentato, o un povero diavolo, mentre Brad, l'alfa rural-bucolico appare pericoloso ma è solo giusto ], e la simbologia è stantia, ma il film ha un suo ritmo : la bestia umana - Eric Balfour ( Six Feet Under, Haven, SkyLine ) -, un pignolo selvaggio irlandese pescatore di frodo che non può che disprezzare lo sprovveduto ''montanaro di ritorno'', entra in scena dopo poco per poi scomparire e ricomparire nel finale ripulita di ogni ambiguità, la bestia animale compare quand'è passata da un bel pezzo la metà --[ è un topos dell'horror, il quando l'antagonista farà la sua comparsa : sin dal principio, intorno alla metà, verso la fine o proprio solo all'ultimo, oppure...mai : in “the Shining” ciò avviene sin da subito, seppur sotto mentite spoglie, in “Jaws” a metà ( anche se è ben presente sin da prima dell'inizio, svettante sui poster e sulle locandine : ch'è quel che accade anche in “BackCountry”, o in “the Bay” ), in “War of the Worlds”, originale e remake, solo nell'ultima inquadratura... E così via, con tutte le infinite vie di mezzo possibili : in “the Happening” non ''può'' apparire e palesarsi materialmente visibile per limiti fisici propri ( i protagonisti non sono scienziati dotati di attrezzature che ne possano rilevare e rivelare la natura ), ma ''sappiamo'' cos'è ]--, perché è l'amor che c'interessa ''esplorare''.
Un film antinomico e antipodico rispetto a “BackCountry” potrebbe senz'altro essere “Monsters” di Gareth Edwards.

Chi ravvede pur anche solo marginali, secondari e derivativi paralleli metaforici, analogie sistematiche e complementarietà d'intenti con "Grizzly Man" è fuori come un balcone del Bosco Verticale, quartiere Isola, architettato dal fratello del presidente dell'INPS.

Scritto e diretto da Adam MacDonald, attore classe 1977, qui al suo esordio dietro la MdP. A volte compaiono delle opere prime sgangherate che col tempo rimangono il miglior film nell'intera carriera di un regista.  

 


Ma è il lavoro -[ pur blando e amputato-disinnescato da un make-up ( per nulla ursino m'anzi divino ) troppo spinto : chioma shampata di fresco ed eyeliner luccicante al risveglio ( o ciglia naturali che secernono mascara mattutino di cui innamorarsi all'istante ? ) a sancire il definitivo passaggio tra la normalità e il disastro, tanto quanto la ferita d'artiglio al braccio e la caviglia slogata e distorta da manuale ( con steccatura ramboide : l'Alfa adesso è lei, pegno d'amore di recupero al dito : una pietra dura è più resistente della carne e della memoria ) ]- sul corpo di Missy Peregrym [ Reaper, '07-'09 e Rookie Blue, '10-'15 ( serie in cui ha un rulo importante come attore il regista del film in questione ) ] che finisce per essere la parte più interessante del film : lei, che con la sua grinta stampellata non stonerebbe in "Bone Tomahawk", e che alla fine incarna il vero fulcro dislocato in avanti attorno al quale ruota l'opera : sopravvivere.  


Opera che termina proprio lì, accanto alla prosecuzione della specie. Maschio alfa. Castrabile. Sostituibile. E mo so' cazzi. Si fa per dire.


E oltre la quale, voltandosi dalla parte giusta, frontyard, vi è nulla'altro che una casa da abitare, un giardino ( o un balcone ) da coltivare, uno steccato aperto da ridipingere o una siepe da mantenere.

Sopravvivenza. Essential Living. Stacco netto a nero. La vita che verrà, urbana e casalinga, è oscurata dai titoli di coda, e sarà senz'altro meno viva e interessante... 

 

Detto ciò, il film esaurisce la sua carica ''potenziale'' sin da subito ( le batterie di riserva rappresentate dall'attacco ursino non bastano a mantenerne vive e pulsanti le intenzioni ''morali'' e men che meno quelle di ''puro'' racconto horror-ecologico/eco-vengeance ) : è ovvio che due idioti ( un presuntosi trekker e una consapevole urbana malaffidatasi ) di città finiscano per lasciarci le penne nel folto della foresta, così come due cerbiatti pomellati e dagli occhi a manga scesi a Garibaldi FS finirebbero per essere sodomizzati, calpestati, macellati, frollati, cucinati e infine serviti in quel di Corso Como. 

 

 

Poi, esistono le ragazze Alfa e i cerbiatti mannari, per carità.       

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