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La ricotta

Regia di Pier Paolo Pasolini vedi scheda film

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La recensione su La ricotta

di Stanley42
10 stelle

Gemma nascosta all'interno di un film dimenticabile, "La ricotta" è uno dei capolavori più complessi di Pasolini. Attraverso la triste parabola del cristo Stracci, il regista bolognese costruisce una confessione d'autore di inalterato impatto poetico ed emotivo.

 

Incriminato, censurato, condannato, tagliato.

Queste sono solo alcune delle angherie giudiziarie che il mediometraggio di Pasolini dovette subire. La ricotta, terzo episodio del film Ro.Go.Pa.G, si pone come uno dei capolavori della filmografia dell'intellettuale bolognese e la quantità di provvedimenti presi nei suoi confronti è quasi pari alla molteplicità di significati che esso racchiude.

Per la prima volta un film viene analizzato, fotogramma per fotogramma, in un'aula di tribunale e il verdetto emesso dal pubblico ministero è inequivocabile: Pasolini è condannato a quattro mesi di reclusione per vilipendio alla religione.

 

Ma che cosa contiene La ricotta di tanto scandaloso?

Sicuramente l'insurrezione della comunità religiosa è dovuta al ribaltamento del credo iconico che Pasolini opera: il sottoproletario Stracci, povero cristo della società, viene posto allo stesso livello del Cristo cattolico. Contribuiscono all'accusa mossa al film la contrapposizione tra musica sacra e profana nelle sequenze della passione e deposizione di Gesù, dove i personaggi ridono, scherzano, cadono e si sbeffeggiano.

Vengono in questo modo a contrapporsi due realtà, espresse attraverso due diversi registri, uno alto e l'altro basso: se da una parte abbiamo le perfette e minuziose repliche a colori dei quadri di artisti come il Pontorno e Rosso Fiorentino, dall'altra la ricerca disperata di cibo da parte di Stracci (vera e propria passione) è espressa attraverso l'uso del bianco e nero. Il tragico destino del figurante diventa così il simbolo di tutti i nullatenenti, la cui vita non interessa a nessuno, e solo nel momento della morte sulla croce trova la salvezza e la possibilità di essere riconosciuto come essere vivente (concetto espresso dalla battuta finale di Orson Welles). 

 

Se, dunque, da un lato l'opera rintraccia un senso di sacralità solo nei reietti della società, dall'altro Pasolini non risparmia un feroce attacco alla gretta e rozza borghesia italiana, definita come "la più ignorante d'Europa": quel personaggio nel film interpretato da Welles, nella realtà viene ad essere una rappresentazione di Pasolini stesso.

Emblematica è inoltre il dialogo tra il regista ed un giornalista, che mette in evidenza la pochezza culturale dell'italiano medio, impostando anche un contrasto tra la poesia antica e la lingua scritta, giudicata come vuota e piatta: come il ricordo del passato è ormai perduto, così per l'uomo comune non c'è possibilità di comprendere la lingua poetica.

 

Nonostante i ritocchi attuati sul girato, ancora oggi La ricotta riesce a mantenere intatto il suo valore di riflessione pittorica, poetica, filosofica e metacinematografica ad opera di un eccezionale autore.

Un vero e proprio capolavoro del cinema contemporaneo.

 

 

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