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Trama

Francia, 1963. Anne è una giovane e brillante studentessa con un promettente futuro davanti a sé. Quando però rimane incinta, teme di non poter finire gli studi e di non riuscire a scappare dai vincoli imposti dal suo background d'origine. Con gli esami finali che si avvicinano e la pancia che cresce, Anne decide di tentare un aborto illegale, anche se ciò significa dover affrontare vergogna, dolore e forse anche prigione.

Curiosità

INTERVISTA ALLA REGISTA

Cosa l’ha spinta ad adattare il romanzo di Annie Ernaux?

Conosco da tempo il lavoro della scrittrice, la forza del suo pensiero e la purezza del suo stile. Sono però arrivata tardi al romanzo. Mi ha colpito la dicotomia tra l’aborto clandestino e la realtà concreta della procedura. I miei primi pensieri sono andati alla giovane protagonista, al suo corpo e a cosa deve aver sofferto nel momento in cui le hanno detto che era incinta. E al dilemma che ha dovuto affrontare: rischiare la vita e abortire o avere il bambino e sacrificare il suo futuro? Corpo o mente? Non avrei saputo scegliere. Tutte queste domande sono sollevate concretamente già nel libro. Io ho provato a tradurle in immagini mettendo in atto un processo carnale che mi ha permesso di rendere la narrazione un’esperienza fisica, un viaggio che spero vada oltre le considerazioni inerente al periodo della storia o al genere.

Ha discusso del suo approccio al romanzo con Annie Ernaux?

Sì, sin dall’inizio. Volevo sia rispettare il libro sia trovare una chiave di lettura personale, un sentiero sì stretto ma essenziale. Per prima cosa, abbiamo trascorso un giorno insieme durante il quale la scrittrice ha accettato di rivedere ogni dettaglio. Ha fatto chiarezza sui passaggi per me più oscuri del testo spiegandomi meglio il contesto politico in modo da capire quale paura attanagliasse le donne nel momento in cui prendevano una decisione così forte. Quando poi è arrivata nel punto in cui ha dovuto rivedere il suo aborto, ho notato che gli occhi le si sono riempiti di lacrime mentre ricordava ciò che la società le ha imposto quando era poco più che ragazzina. Ero sconvolta dall’intensità del suo dolore. Me lo sono ricordato spesso mentre scrivevo la sceneggiatura. Mi ha aiutato a trovare l’approccio più onesto possibile, un approccio che ha guidata anche durante tutto il making of come una linea guida da seguire. E, appena prima delle riprese, Annie Ernaux mi ha mandato una citazione di Cechov: Sii precisa, il resto verrà a tempo debito.

Perché adattare il romanzo oggi?

Sospetto che questa domanda mi verrà fatta spesso, cosa che devo dire mi stupisce. Dubito che si ponga tale domanda a chi realizza un film in costume che affronti una questione sociale o politica del passato. E quando uso la parola “passato” non prendo in considerazione tutti i Paesi in cui non esiste ancora una legge che regoli l’aborto. La scelta di Anne si sofferma su un periodo della nostra storia recente che raramente viene raffigurato. Ma, per come la vedo io, un film non può limitarsi al solo soggetto. Se fosse così, sarebbe meglio fare un documentario. Con il mio lavoro, volevo sondare i sentimenti e concentrami su una suspense intima che aumenta man mano che la storia va avanti. Con il passare dei giorni, l’orizzonte si restringe e il corpo diviene una prigione. L’aborto, però, non è l’unico argomento di cui si parla. Anne, la mia protagonista, è una che infrange le regole sociali. Viene dalla classe operaia ed è la prima della sua famiglia ad andare all’università. L’ambiente della facoltà è molto più borghese con un’etica molto più ristretta e severa. Anna va avanti e indietro da un mondo all’altro custodendo un segreto che potrebbe annientare ogni sua speranza. A vent’anni, sta già cercando il suo posto nel mondo. Cosa fare quando il futuro è continuamente messo in pericolo?

Ha scelto Anamaria Vartolomei come protagonista. È presente in ogni sequenza del film e molto spesso in primissimo piano.

Sin dai primi provini, Anamaria aveva il fisico giusto per il personaggio. E poi c’era in lei qualcosa di molto misterioso e potente: la sua pelle diafana e la sua visione interiorizzata del mondo, difficili da decifrare e accattivanti al tempo stesso. Riesce a comunicare molto con il minimo sforzo. Insieme abbiamo costruito il personaggio di Anne partendo dal corpo e dalla postura. Le continuavo a ripetere che Anne è un soldato che, con i piedi per terra e lo sguardo fisso davanti a sé, è pronta a conquistare il mondo. Sa cosa vuol dire sfidare le regole sociali e avere gli occhi puntati addosso.

 

Note

Dal romanzo autobiografico di Annie Ernaux.

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