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La scelta di Anne

Regia di Audrey Diwan vedi scheda film

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La recensione su La scelta di Anne

di EightAndHalf
7 stelle

Anne rimane incinta alla fine degli anni 50 in Francia, dove ancora è illegale abortire. Ma lei vuole proseguire i suoi studi e non avere un bambino.

Mentre la forma di partenza è il bressonismo dei Dardenne - regia minimale, mossa, a pedinare la protagonista - con alcune semplificazioni visive indegne dell’argomento, il contenuto di partenza de L’événement è quello del mondo francese anti-abortista di metà Novecento che causa il calvario della protagonista. Nonostante le sfortune continue di Anne, il tematismo stucchevole viene saggiamente schivato per accedere a un’esperienza più umana ed emotiva delle vicende estreme raccontate. Non è tanto il voler entrare negli occhi e nel corpo di Anne, ma è starle fisicamente accanto, sfiorare con la vista la fonte dell’orrore perché né noi né Anne abbiamo il coraggio di guardare, capirla quando nessuno la capisce, trovare col cinema il miracolo dell’empatia in un mondo che sistematicamente la nega.

Audrey Diwan stringe in 4:3 il mondo di Anne, da un lato banalmente per soffocarla, dall’altro più sottilmente per costringersi/ci a starle vicino; l’esperienza estetica invece aspira alla dignità delle scuole Assayas-Téchiné, muovendosi tra l’altro nello stesso tipo di mondo giovanile che è lì lì per vivere la rivoluzione sessuale.  E intanto il paradosso di un mondo medico ed accademico di quegli anni, che è ben lontano dal capire la necessità della legalizzazione dell’aborto, viene fuori generando tanto disagio quanto ne riescono a mettere gli ultimi 30 minuti di film, che è davvero un’immersione caparbia nel body horror, seppur con invidiabile equilibrio e delicatezza. 

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