Trama

Lincoln Jefferson è un veterano della Marina – ora bidello in una prestigiosa scuola media in California – che cerca di recuperare il rapporto con il figlio dopo il divorzio. Un giorno, in seguito a un banale controllo della polizia, il ragazzo viene ucciso ma l'agente colpevole di avergli sparato viene dichiarato innocente senza essere processato. Deluso dal fatto di non aver avuto un procedimento equo, Lincoln prenderà in ostaggio l'intera stazione di polizia, mettendo su lui stesso un vero e proprio processo dove la giuria sono i detenuti e la gente comune, sostituendosi di fatto allo Stato per dare finalmente giustizia al figlio.

Approfondimento

AMERICAN SKIN: IN CERCA DI GIUSTIZIA

Diretto e sceneggiato da Nate Parker, American Skin racconta le azioni disperate di un veterano di colore che, privato di un processo equo dopo la morte dell'unico figlio ancora adolescente per mano di un poliziotto bianco, cerca giustizia. Lincoln Jefferson è un veterano del corpo dei Marines e lavora come custode in un prestigioso liceo della California: un lavoro che si è trovato per garantire l'iscrizione alla scuola del figlio quattordicenne, KJ. Una notte, Lincoln e KJ vengono fermati dalla polizia e l'alterco che ne scaturisce culmina nel ferimento fatale del ragazzo disarmato. Fiducioso che la giustizia farà il suo corso e garantirà un regolare processo, Lincoln è sgomento quando apprende che l'agente responsabile di avere premuto il grilletto rimarrà impunito e tornerà regolarmente in servizio senza essere rinviato a giudizio. Il protagonista prende disperatamente in mano la situazione e si trova coinvolto in una serie di eventi che spera renderanno giustizia al suo ragazzo.

Con la direzione della fotografia di Kay Madsen, le scenografie di Geoffrey Kirkland, i costumi di Tiffany White Stanton e le musiche di Henry Jackman, American Skin segue le orme di due classici di Hollywood come La parola ai giuratiQuel pomeriggio di un giorno da cani, entrambi diretti da Sidney Lumet. A raccontare la genesi del film è lo stesso regista in occasione della partecipazione al Festival di Venezia 2019 nella sezione Sconfini: "Nel 2014, dopo la morte di Michael Brown, sono andato a Ferguson, nel Missouri, per capire meglio le tensioni tra le forze dell'ordine e i giovani uomini e donne di colore. Il momento più tragico di questo viaggio è arrivato quando mi sono trovato in centro città tra due gruppi di cittadini infuriati. Da una parte sentivo urlare lo slogan "Giustizia per Mike Brown" e dall'altra quello di "Sostieni la nostra polizia". La cosa che ho notato all'istante è stata quella profonda diversità dell'idea che abbiamo di cittadinanza, di applicazione della legge, e la nostra responsabilità di preservare la vita. Come cittadino americano, padre, fratello, figlio e artista, mi sono sentito obbligato a utilizzare la mia piattaforma di film-maker per rispondere a questa crisi, non solo per promuovere l'equità sociale, ma avviare anche un cambiamento culturale globale che possa portare a preservare delle vite umane. Se questo film riuscirà a salvare anche solo una vita, allora avrà raggiunto il suo scopo principale".

"Perché adesso, nel 2019?", ha continuato Parker. "In risposta a molte di queste ingiustizie e alle crescenti divisioni che si verificano nel mio paese, gli Stati Uniti, ho sviluppato un film che spero possa sfidare i sistemi di oppressione, promuovendo un dialogo particolarmente necessario tra le forze dell'ordine e i membri della comunità di colore. Questo dialogo, di cui si parla spesso, non è mai avvenuto pubblicamente. Questo progetto darà vita a un dibattito pubblico in cui le persone di entrambe le fazioni possono parlare in modo veritiero di ciò che sentono riguardo alle circostanze e le decisioni prese che incidono sulla vita dei cittadini e dei membri delle forze dell'ordine. American Skin esplorerà quelle divisioni spesso create dalla storia, dalla politica e dai media, che ostacolano la comunicazione e le relazioni salutari tra i cittadini della nostra nazione. Raggiungeremo questo obiettivo obbligando questi gruppi di persone a stare insieme in un ambiente controllato. La mia speranza è che questo dialogo non solo possa guarire queste relazioni dannose, ma possa servire anche come prevenzione, invitando entrambe le parti a prendersi una pausa necessaria, cosa che a sua volta può salvare una vita".

"Cosa mi aspetto?", ha poi concluso. "La risposta è semplice. Verità, pacificazione e riconciliazione. L'America, come nazione, potrebbe sembrare in declino, ma non siamo finiti. Affrontando questioni difficili come quelle che riguardano la razza, la paura e le divisioni culturali, possiamo impostare una rotta verso un'autentica riconciliazione razziale. Cosa che, in caso di successo, potrebbe diventare un modello per affrontare altre

questioni sistemiche in America e nel mondo".

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Il cast

A dirigere American Skin è Nate Parker, regista, sceneggiatore e attore statunitense. Nato in Virginia nel 1979, Parker ha trascorso gran parte della sua vita e della sua carriera combattendo le ingiustizie sociali e creando contenuti che affrontano le disparità delle comunità emarginate in tutto il mondo. Si è… Vedi tutto

Commenti (1) vedi tutti

  • Nate Parker non riesce proprio a sottrarsi alla sua innata tendenza a strafare. Dopo una partenza contenuta, si lancia nel dibattito sulle tensione razziali in America con sgraziata retorica, annoiandoci con un verboso dibattito stile Porta Porta tra personaggi unidimensionali durante una presa di ostaggi. Che noia.

    leggi la recensione completa di port cros
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alan smithee di alan smithee
4 stelle

FESTIVAL DI VENEZIA 76 - SCONFINI - FILMING ITALY AWARD come MIGLIOR FILM     Un cruento episodio di cronaca simile a tanti altri che hanno contraddistinto il tormentato e lungo cammino verso una pari dignità di trattamento ed opportunità tra razze, ancor oggi colmo di insidie e contraddistinto - negli Usa statisticamente forse più che… leggi tutto

2 recensioni negative

2019
2019

Recensione

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4 stelle

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Utile per 6 utenti

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port cros di port cros
4 stelle

Del regista Nate Parker già non avevo apprezzato il precedente The Birth of a Nation, tronfio ed enfatico come pochi. Alla seconda prova, Parker pareva inizialmente aver scelto un registro più contenuto ed intimista. Le prime scene ci portano a seguire una troupe di studenti di cinematografia, che per la propria tesi realizza un documentario intervistando Lincoln…

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