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"INCONTRO" NEOREALISTA (tra ROBERTO ROSSELLINI e VITTORIO DE SICA)
di cherubino ultimo aggiornamento
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"INCONTRO" NEOREALISTA (tra ROBERTO ROSSELLINI e VITTORIO DE SICA)

 

 

 

 

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Non lo si può considerare un duello. Due registi, due uomini prima ancora, che si incontrarono immergendosi singolarmente nella realtà della guerra e del dopoguerra e costrinsero così a farlo anche i tanti che chiedevano invece di potersi distrarre per dimenticare. Sette film soltanto, ma fu una rivoluzione, indelebile nella Storia del Cinema. Siamo a livelli eccelsi.

 

              ROBERTO ROSSELLINI           VITTORIO DE SICA  

                  n° film  voto medio                  n° film  voto medio

1945              1           9, 20                          

1946              1           8, 30                           1           8, 90

1947              1           8, 90                          

1948                                                              1           9, 40

1949                                                             

1950                                                              1           8, 40

1951                                                              1           9, 10

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TOTALI          3           8, 80                           4          8, 95

 

Lievissima la differenza a favore del secondo (+ 1,7 %) e dunque - mi sembra di poter dire - MITICO PAREGGIO.

 

La foto di copertina è dedicata al primo di questi film in ordine di tempo ("Roma città aperta", protagonista Anna Magnani). E con lei Aldo Fabrizi che, mi piace ricordarlo, nel 1953 realizzò anch'egli un film essenzialmente neorealista ("Una di quelle", senza dubbio il suo personale capolavoro come regista).

 

 

Un saluto da

cherubino

7 luglio 2019

 

 

Playlist film

Roma città aperta

  • Drammatico
  • Italia
  • durata 98'

Regia di Roberto Rossellini

Con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Vito Annichiarico, Maria Michi, Marcello Pagliero

Roma città aperta
altre VISIONI

In streaming su Chili

ROSSELLINI  1945  9, 2/10

 

 

 

 

.....................................................COMMENTI....................................................

 

EightAndHalf  (1.5.14) *****: "Come diceva Italo Calvino, all’incirca, il Neorealismo corrispose al bisogno fisiologico di alcuni esseri umani di raccontare le proprie esperienze e di raccontarsi alla luce di fatti terribili. Il Neorealismo stesso ebbe numerosi paralleli nel resto dell’Europa, come per esempio la pittorica Nuova Oggettività: ecco che non possiamo pretendere dal Neorealismo film Iperrealistici. Il Neorealismo corrispose a bisogni interiori di uomini alla ricerca dell’espressione, ed è anche questo il perché della fotografia e delle ombre in certi momenti quasi espressionistiche di Roma città aperta, a buon ragione considerato come uno dei più grandi film della storia del Cinema. ..."

 

fratellicapone (11.10.18) *****: "...Il film mi ricorda sempre le poche cose che raccontava mia mamma che nell’ottobre del 1943 a Napoli, appena dopo le quattro giornate, partoriva mio fratello. Bombardamenti continui, corse ai ricoveri, poco da mangiare, rastrellamenti a cui mio padre riuscì fortunosamente a scampare e violenze dei fascisti e dei tedeschi.

Non so se sia corretto che questi ricordi si trasferiscano nel giudizio sul film ma non posso farne a meno.

Roma città aperta è un capolavoro assoluto che vede il comportamento degli uomini travolti nel tritacarne della guerra senza mai perdere la loro umanità e la speranza nel futuro. Ci sono uomini e uomini ma come dice il prete prima di essere fucilato 'Non è difficile morir bene. Difficile è vivere bene'. ..."

 

wikipedia: "... Il film, che doveva intitolarsi Storie di ieri, nasceva come documentario su don Giuseppe Morosini, sacerdote realmente vissuto a Roma e ucciso dai nazisti nel 1944. Ben presto, anche grazie agli apporti di Fellini, aggiuntosi agli altri autori in fase di sceneggiatura, il film si arricchì di storie e di personaggi e prese l'aspetto di un lungometraggio a soggetto, cosicché il finale (la fucilazione del prete), che doveva costituire il tema principale del documentario, divenne la conclusione drammatica di un racconto corale sulla vita quotidiana in una città dominata dalla paura, dalla miseria, dalla delazione e dal degrado. ..."

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Ladri di biciclette

  • Drammatico
  • Italia
  • durata 90'

Regia di Vittorio De Sica

Con Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola, Lianella Carell, Elena Altieri, Gino Saltamerenda

Ladri di biciclette

In streaming su Infinity+

V. DE SICA   1948   9,4/10

 

 

 

 

.....................................................COMMENTI.................................................... 

 

GARIBALDI1975 (3.7.15) *****: "... Due scene mi commuovono ogni volta e ritengo abbiano la potenza di rivoltare l’animo del più insensibile e superficiale degli spettatori: la prima, quando Bruno vede fuggire il padre in sella alla bicicletta con al seguito il gruppo di uomini che vogliono raggiungerlo; la seconda, sempre sul finale, quando Antonio Ricci schiacciato dall’inesorabile destino, mortificato per l’accaduto viene compatito dal figlio, che in segno di conforto non solo gli sta al fianco, ma infila la sua mano in quella del padre, per farsi sentire vicino e i due insieme scompaiono nella folla. De Sica dipinse un quadro della vita della maggioranza delle persone in Italia.

Sentimenti impressi in sguardi e volti indimenticabili! Un film dolce come l’amore di un figlio e amaro come un pugno allo stomaco..."

 

wikipedia: "...Un'altra protagonista del film è la bicicletta, divenuta da mezzo popolare di trasporto, un elemento vitale di sopravvivenza per il protagonista del film. Le biciclette attraversano tutta la storia del film, appaiono e scompaiono (isolate o in mucchi, integre o fatte a pezzi) come un incubo agli occhi del piccolo Bruno e di suo padre. La bicicletta rappresenta la tentazione che spinge Antonio a rubare, l'esca con cui il pedofilo di piazza Vittorio attira il piccolo Bruno, la perdita del lavoro e la disperazione finale di una povera famiglia che aveva riposto in quell'umile oggetto tutte le sue speranze di sopravvivenza. Il critico André Bazin, nel sottolineare l'exploit innovativo del capolavoro di De Sica, così si esprimeva: 'La riuscita suprema di De Sica, a cui altri non hanno fatto sinora che avvicinarsi più o meno, è di aver saputo trovare la dialettica cinematografica capace di superare la contraddizione dell'azione spettacolare e dell'avvenimento. In ciò, Ladri di biciclette è uno dei primi esempi di cinema puro.

Niente più attori, niente più storia, niente più messa in scena, cioè finalmente nell'illusione estetica perfetta della realtà: niente più cinema.' ..."

 

yume (14.2.19)*****: "...Un niente, il furto di una bici, una goccia nell’oceano dei grandi problemi.

Un capolavoro senza tempo, capace di distanza e partecipazione, non strappa lacrime e non alimenta indignazione e proclami, si resta muti a guardare, un po’ come l’uomo, che corre, corre in cerca della bici, insegue ora l’uno ora l’altro, ma poi si deve fermare, c’è una condizione d’impotenza di cui bisogna prendere atto, alla fine, e si resta muti. ..."

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