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Benilde o la Vergine Madre

Regia di Manoel de Oliveira vedi scheda film

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La recensione su Benilde o la Vergine Madre

di alan smithee
10 stelle

locandina

Benilde o la Vergine Madre (1975): locandina

IL CINEMA DI MANOEL - LA TETRALOGIA DEGLI AMORI FRUSTRATI

"Forse quello che sto per dirti è peccato... ma la tua fiducia in me vale più del giudizio di tutti gli altri.

Anche dell'opinione di mio padre.

Dopo il miracolo concessomi, la tua fiducia è la gioia più grande.

Ora posso sopportare tutte le prove."

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Benilde e Eduardo sono cugini primi, ma attratti da sempre uno dall'altra. Abitano in caseggiati nobiliari antistanti, lei con l'anziano padre, lui con la scaltra madre, che ha ben compreso da tempo, non poco turbata, l'attrazione che lega i due giovani parenti, e per questo si è consultata da tempi con il parroco di famiglia per conoscere la sua opinione su un eventuale possibilità di farli sposare, anche in presenza di una parentela così prossima e compromettente. Ma Benilde appare inquieta da settimane, in preda a torpori e crisi mistiche che la vedono vagare per la casa come una sonnambula in preda ad un delirio difficilmente interpretabile. Per questo motivo, la fidata domestica Genevieva, chiama il parroco ed il medico di famiglia, per chieder loro conforto circa il bizzarto atteggiamento della giovane. I sospetti impronunciabili della serva si rivelano fondati: Benilde è incinta, ma, interrogata sui particolari, la ragazza entra in una crisi mistica che la conduce ad un mutismo rassegnato. Interverrà e prenderà le redini della imbarazzante situazione la sua energica zia, ovvero la madre di Eduardo, che qualche scabrosa ipotesi sulla natura di quella circostanza se la è costruita in mente. Ma Benilde, interrogata senza sosta, resiste stoicamente ostentando un atteggiamento da prescelta del Signore.

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"Chi appartiene a Dio non può appartenere agli uomini.

Dio ha iniziato ad illuminarti, ma lascia che si compia la sua grazia.

Allora capirai che ha scelto anche te, e che questo è il sacrificio di entrambi."

 

Poi interviene Eduardo che, follemente infatuato di Benilde, racconta la sua versione dei fatti, arrivando a prendersi tutte le responsabilità di quella imbarazzante ed equivoca situazione. "Sei la mia vita. Non posso vivere senza di te. Volevo dirti che accetterò tutte le tue condizioni: sarò tuo marito solo agli occhi del mondo, ma in realtà sarò come un fratello e vivrò al tuo fianco per sempre. Accetto tutto per non perderti". Ma la chiamata divina torna a farsi sentire e Benilde, spossata e debole, si prepara ad accomiatarsi da Eduardo e dai suoi cari, per lasciarsi andare al suo destino divino.

 

"Ci rivedremo ancora."

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Secondo capitolo della splendida "tetralogia degli amori frustrati" (dopo "Il passato e il presente" e prima di "Amore di perdizione" e "Francisca", "Benilde o la vergine madre", sceneggiato con splendidi diakoghi solenni ed austeri dallo stesso de Oliveira, santifica e rende puro l'amore rubato ad una innocenza irrinunciabile e cosi solidamente vissuta da rifugiarsi nei percorsi oscuri ed insondabili del mistero divino della immacolata concezione, per arrivare a sublimare come perfetto, un amore estorto con l'inganno e la bramosia dei sensi. De Oliveira ricostruisce, con la grazia e lo stile talvolta severo, composto e sontuoso, ma anche raccolto e stilizzato che da sempre lo contraddistinguono, vedute di interni di abitazioni borghesi e, con la consueta camera fissa, vi ambienta, suddivisa in tre atti, una storia di passione ed auto-martirio che utilizza un abuso indifendibile e deprecabile, come strumento per raggiungere la perfezione e la gloria di una chiamata superiore che avvicina alla santità e al martirio espiativo, la vittima di tale raggiro e violenza.

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Il risultato è esemplare, e Benilde si rivela un melodramma meraviglioso ed emozionante, un caposaldo della cinematografia di un grande cineasta che ha saputo cavalcare un secolo di arte cinematografica, dal muto fino a superare la prima decina del nuovo millennio, con uno stile che non dimentica la solennità inquadrata delle tecniche degli albori, conferendole tuttavia una modernità da sperimentatore d'avanguardia, come è stato effettivamente de Oliveira dagli anni '70 in avanti, lungo tutto il suo lungo concitato percorso artistico della sua seconda giovinezza artistica.

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