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Donne al cinema, episodio 1: Romy Schneider
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Romy Schneider nacque a Vienna nel 1938, figlia della tedesca Magda Schneider e dell’austriaco Wolf Albach Retty, entrambi attori di successo in Austria.

La Schneider aveva un vero e proprio talento per la pittura, ma la madre la influenzò a tal punto da farla diventare un’attrice come lei.

Come spiegato in un’intervista della stessa Schneider, la madre era tutt’altro che una persona gradevole e accondiscendente, come possiamo vedere nel film della principessa Sissi.

Magda infatti sarebbe stata l’amante di Adolf Hitler nel 1941, quando raggiunsero il nido dell’Aquila, la residenza estiva di Berchtesgaden. Romy all’epoca aveva solo tre anni, ma secondo i ricordi dell’attrice i due si incontrarono altre volte.

Romy e sua madre

Il rapporto con la madre era veramente fragile e venne messo alla prova anche dalle molestie sessuali che Romy subì da parte del secondo marito di Magda: Hans Herbert Blatzheim, un pasticcere imprenditore di colonia al quale l’attrice sfuggiva rifugiandosi in un bagno.

Romy Schneider apparve per la prima volta sullo schermo a 15 anni nel film “Fiore di Lillà” del 1953 di Hans Deppe con cui ebbe il primo successo.

Nel 1954 girò il film “L’amore di una grande regina” di Ernest Marischka, un film che trattava della giovinezza della regina vittoria, dove l’attrice venne accreditata col nome di Romy Schneider, perdendo quindi il cognome del padre che era Albach Retty e scegliendo invece quello della madre. (non è dato sapere se fu una decisione presa da lei o dalla madre),

Magda, durante la prima parte della carriera della figlia, ricoprirà più volte il ruolo di madre o zia nei suoi film, e avrà una grossa influenza nella scelta delle parti da parte della figlia.

Infatti oltre alla trilogia su Sissi, seguirono molti lavori dove Romy faceva la parte della fanciulla pura, onesta e allegra come in: “Eva confidenze di una minorenne” che era il remake di un film del 1935, dove la protagonista fu proprio sua madre.

Oltre a occuparsi della scelta dei ruoli cinematografici Magda Schneider si occupava anche dell’immagine della figlia e dell’aspetto finanziario assieme al patrigno.

Romy Schneider e la Principessa Sissi

Verso la fine degli anni 50 l’attrice incomincia manifestare insofferenza verso questi ruoli troppo leggeri, e comincia a rifiutare di interpretarli, come ad esempio il quarto film su Sissi che era già in preparazione.

Karlheinz Bohm, l’attore che interpretò Francesco Giuseppe nella trilogia della principessa Sissi, con cui Romy rimase sempre in amicizia, confidò che la Schneider si vergognava profondamente dei film girati in quel periodo.

In seguito, dichiarò di ritenere che questa insoddisfazione di fondo, fosse diventata con il tempo un peso per l’attrice, e che avesse contribuito, non in maniera esclusiva, a condurre l’attrice all’ alcolismo e alla depressione.

L’arrivo di Alain Delon

La svolta della carriera della Schneider giunse col film “l’amante pura” dove durante la lavorazione conobbe Alain Delon, il suo più grande amore.

La prima volta che si videro all’aeroporto francese di Parigi, alla presenza di fotografi, i due non si trovarono molto simpatici, e durante le riprese del film non fecero altro che litigare tanto che, Jean Claude Brialy, che faceva parte del cast, occupava più tempo a far da paciere tra i due che a recitare.

Le riprese esterne del film vennero fatte a Vienna, alla fine del film lei accompagnò Delon (che la chiamava Puppelé) all’aeroporto., lui doveva tornare in Francia.

Il giorno dopo, invece di prendere l’aereo per Colonia, Romy ne prende uno per Parigi e raggiunge Alain, che le si era nel frattempo dichiarato.

Nello star system quella tra Delon e la Schneider era la perfetta storia d’amore: belli, giovani e all’ apice del successo.

La Schneider fece molti altri film piuttosto impegnati come: “Il processo” di Orson Welles, “Scusa me Lo presti tuo marito?” con Jack Lemmon, o “Ciao Pussycat “con Peter O’Toole e Woody Allen, “La Piscina” in cui ritrovò Alain Delon e “Ludwig” di Luchino Visconti, dove fu una più matura e curata Elisabetta di Baviera, ben diversa dalla spensieratezza della Sissi degli esordi.

Luchino Visconti e Romy Schneider

Nel 1961 il suo compagno Alain Delon gli propose di conoscere Luchino Visconti che aveva in testa di realizzare per il teatro la pièce teatrale “peccato che sia una puttana” di John Ford.

L’idea non era delle più convincenti per la Schneider che di teatro non ne sapeva molto, ma Visconti e Delon vedevano solo lei per quella parte.  

Dovette fare molti esercizi di fonetica e dizione, e anche la madre Magda si mostrò molto perplessa per questo tipo di partecipazione teatrale.  

Gli unici a credere nel talento teatrale di Romy furono Visconti e Alain Delon, quest’ultimo impiega pure dei soldi per poter realizzare lo spettacolo teatrale.

Dopo molte prove Romy riesce a calarsi nel personaggio di Annabel e fu una vera e propria scoperta della sua vocazione di attrice teatrale.

Durante la prova generale però, Romy Schneider si sentì male. ebbe un attacco di appendicite che costrinse la sospensione della replica della prima dello spettacolo in radio e televisione.

La prima venne spostata al 29 marzo 1961; tra il pubblico vi furono Anna Magnani e Ingrid Bergman nonché la madre Magda.

Fu un successo gigantesco, ci furono 120 rappresentazione dello spettacolo e le vennero offerti nuovi ruoli provenienti dalla Germania che lei rifiuterà perché troppo simili al personaggio di Sissi.

Fine della storia con Alain Delon

Nel 1964 avviene la rottura sentimentale con Alain Delon, Romy poi, si sposerà due volte, ed entrambe le volte sarà un fallimento,

Avrà due figli: David nato il 3 dicembre 1966 dal primo matrimonio con il regista Harry Meyen, e Sara nata il 21 luglio 1977 avuta dal giornalista Italo francese Daniel Biasini.

Romy Schneider aveva un equilibrio emotivo molto fragile, che venne ulteriormente compromesso dalla scomparsa prima del marito Harry Meyen che si impiccò nel 1979.

Seguito poi anche dalla morte tragica del figlio David avvenuta il 5 luglio 1981: mentre stava scavalcando il cancello della casa, perse l’equilibrio e rimase ferito orribilmente, mori la stessa sera all’ospedale tra atroci sofferenze: aveva solo 14 anni.

La Schneider non si riprenderà mai più dal trauma, e precipiterà in una profonda depressione iniziando a fare abbondante uso di alcolici.

L’addio di Romy Schneider

Romy Schneider morirà nel 1982 in una tiepida notte parigina, seduta su una poltrona, la penna in mano e sul tavolo una lettera interrotta.  Romy aveva solo 44 anni, il medico parlò di arresto cardiaco ma molti sospettarono il suicidio, magari non voluto, ma con un mix di alcool e sonniferi. che erano un connubio ormai fisso per lei.

Alain Delon, che mai aveva dimenticato Romy Schneider e che le era sempre stato vicino, aiutandola in tutti i suoi momenti difficili, le dedicò una lettera dopo la sua morte, in cui scrisse: 

“Ti guardo dormire, sono accanto a te, mia Puppelé, Bambolina e penso che sei bella, e che forse non lo sei mai stata così tanto. Penso a te, a me, a noi.  Di che cosa sono colpevole? Mia Puppelé ti guardo ancora e ancora.  Voglio divorarti di sguardi. Riposati, sono qui vicino, ho imparato un po’ di tedesco grazie a te. Ich liebe dich. Ti amo, ti amo mia Puppelé.”

Alain Delon non avrà la forza di partecipare al funerale di Romy Schneider, ma si occuperà di riunire il corpo del figlio della Schneider e la stessa attrice in un’unica tomba. Delon non ha mai tolto dal suo portafoglio, a suo dire, quelle due fotografie che scattò a Romy Schneider ormai deceduta.

Secondo un articolo del 21 dicembre 2009 del quotidiano tedesco Bild, dal 1976 sino alla morte la Schneider fu vittima di spionaggio da parte della stasi (i servizi segreti della DDR), per il suo sostegno a un comitato d’opposizione.

In effetti l’attrice, nota per la sua generosità e per il sostegno che dava a molte iniziative umanitarie di beneficenza, aiutò un movimento d’opposizione dell’allora DDR.

Conclusioni

Quando noi parliamo e pensiamo a Romy Schneider, in automatico pensiamo alla trilogia della Sissi, ma se noi volessimo portare rispetto a questa donna, dovremmo ricordarla per ciò che effettivamente era e cioè Romy Schneider.

La principessa Sissi era solo un personaggio, che per stoltezza della gente che le stava attorno compresa sua madre, è diventata la sua sofferenza più grande.

Romy Schneider e stata una donna che si è sposata, ha divorziato, ha sofferto, ha fatto nascere due figli, ha recitato a teatro, ha interpretato molti personaggi ma non ha mai realizzato il suo sogno di pittrice.
È sempre stata solo una donna ed è probabile che l’unica persona che la ha veramente capita sia stato proprio Alain Delon.

Romy Schneider non era l’imperatrice o principessa Sissi, la sua fu solo una interpretazione, ma la gente questo non lo ha mai accettato né tantomeno capito.

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