Mi chiamo Francesco Totti

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Regia di Alex Infascelli

Con Francesco Totti Vedi cast completo

Uscito nelle sale il 19 ott 2020.

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Trama

È la notte che precede l'addio al calcio e Francesco Totti ripercorre tutta la sua vita, come se la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli spettatori. Le immagini e le emozioni scorrono tra momenti chiave della sua carriera, scene di vita personale e ricordi inediti.

Curiosità

LA PAROLA AL REGISTA

"Quando mi è stato proposto di raccontare la storia di una figura immensa e trasversale come quella di Francesco Totti, ero in dubbio se accettare o meno. Non per superbia ma, al contrario, per umiltà. Non sono mai stato un tifoso sfegatato, seppur romanista nel cuore dalla nascita, e pensavo che questo non dovesse essere un documentario sul calcio, bensì il memento filmico di un periodo irripetibile per Roma, e del suo protagonista, che non ha avuto, e non avrà, eguali nella storia di questa città.

Una volta salito a bordo e incontrato Francesco, dal quale volevo una benedizione ufficiale sulla mia "visione", mi sono chiesto allora quale inedita magia potevo apportare alla storia di quest'uomo e di questo campione, che tutti conoscono.

Ho subito sentito che la strada giusta era quella opposta a S is for Stanley, il mio precedente documentario che narrava le gesta di un signor nessuno, Emilio D'Alessandro, un piccolo uomo che durante il film si ingrandisce fino a diventare grande quanto (se non di più) il suo antagonista/coprotagonista, Stanley Kubrick.

Dovevo fare il contrario, rimpicciolire Totti, farlo diventare della stessa dimensione dello spettatore, senza però ridurre le sue gesta sportive.

Per fare questo, senza peccare di onnipotenza, avevo una sola possibilità: quella del racconto in prima persona, ovvero: coinvolgere totalmente Francesco, che diventava la sola voce narrante della storia, l'unico che poteva ridimensionare se stesso.

È noto che gli sportivi non hanno molta voglia di parlare, e Totti in questo è addirittura leggendario; i suoi commenti monosillabici hanno fatto storia.

Eppure, ogni volta che chiacchieravo con lui in privato, affiorava un altro essere umano, un uomo capace di slanci introspettivi e descrizioni immaginifiche e sorprendenti.

Per ricreare questa inaspettata intimità, ho scelto di organizzare i turni di registrazione della voce in un ambiente quasi psicanalitico: una stanza illuminata solo da una abat-jour, un divano, un microfono praticamente invisibile sopra le nostre teste, oltre allo schermo di un computer, sul quale far apparire a Francesco le immagini della sua vita, molto spesso inedite anche per lui.

Le sessioni, ma si potrebbero tranquillamente chiamare sedute, duravano ore e ore, con qualche pausa caffè o spuntino, rigorosamente consumato all'interno di quell'ambiente amniotico.

Dopo la prima volta - in cui ci siamo studiati e abbiamo preso le misure l'uno con l'altro - Francesco è arrivato a questi appuntamenti sempre con una grande voglia di parlare e di aprirsi, scoprendo forse un inedito lato di sé.

A mano a mano, addentrandoci nella sua storia, mi accorgevo che il Capitano, Tottigò, Er Bimbo De Oro, diventavano sempre più Francesco, quel ragazzino nato a Roma alla fine del secolo scorso, che sa giocare a pallone ma che, ancora di più, ha sempre creduto nella forza della comunità, della famiglia, della tribù.

Tutto ciò che è raccontato nel film – come tutto ciò che è omesso - è lo specchio di quello che Francesco trova veramente importante nella sua storia, la storia che lo ha portato sino a qui.

Ed è proprio lui, con la sua narrazione surgiva, che ha guidato il film.

È stato bellissimo vederlo galoppare nel proprio inconscio, per poi "costruire" la drammaturgia in un secondo momento, al montaggio, strutturandola e rendendola cinematografica grazie alla musica e alle immagini mai viste prima, che avevo a disposizione.

Ho scelto come titolo Mi chiamo Francesco Totti, perché ricorda l'incipit di un tema scolastico, un ritorno al cortile, ai giochi in strada, quel momento in cui tutto è possibile, in cui il finale è aperto.

Ed è anche per questo che il film finisce nel cortile della scuola di Francesco, come per dire: il tempo è passato, è vero, ma la vita è ancora tutta davanti.

Anche se a volte vorremmo tutti riavvolgere un pochino il nastro, e tornare indietro".

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Commenti (1) vedi tutti

  • Non c'è, né vuole esserci, l'intervento di voci terze, perché a dar forza e a riempire emotivamente le immagini sono l'ironia e l'umiltà da sempre caratteristiche proprie dell'uomo Francesco Totti, qui utilizzate a supporto di una storia, la sua, che è già di per sé quasi una sceneggiatura cinematografica.

    leggi la recensione completa di pazuzu
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2020
2020
Uscito nelle sale italiane il 19 ottobre 2020

Recensione

pazuzu di pazuzu
7 stelle

    «E pensare che la prima parola che ho detto è stata "palla"». Francesco Totti entra nel suo tempio, lo stadio Olimpico di Roma, la sera prima della sua gara d'addio, a fine maggio del 2017: ancora non riesce a credere che di lì a poche ore indosserà gli scarpini per l'ultima volta da professionista. Da questo spunto parte il racconto, con la sua…

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