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Incubi da sonno profondo / Il cinema dei fratelli Onetti
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Incubi da sonno profondo / Il cinema dei fratelli Onetti

"Ho le guance sul cuscino, le mani sui fianchi e il corpo disteso sul letto, ma il cavallo alato che c’è in me non vuole dormire. Nel buio si accende di lontananza, vuole fare come il vento e partire e scoprire cose grandiose. Gli dico di accucciarsi e acquietarsi nella spirale del mio corpo, ma la notte è piena di sentieri e precipizi da esplorare e il sonno è una cosa troppo piccola per lui." (Fabrizio Caramagna)

 

 

 

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"L'argenti(a)no Luciano Onetti, supportato dal fratello Nicolás e da Daiana García, realizza il suo primo lavoro cinematografico, a metà tra corto e lungometraggio (circa un'ora). Decide di omaggiare il giallo italiano degli Anni '70 e, in particolare, le ultime opere di Mario Bava e le prime di Dario Argento. Prendendo in prestito stilemi e atmosfere, pressochè fotocopia, da Quattro mosche di velluto grigio e Profondo rosso, Onetti ricrea (titoli di testa e coda compresi) un film che sembra essere stato realizzato proprio in quella epoca: a cominciare da filtri colore che danno un aspetto vintage (toni sbiaditi, spuntinature e salti di pellicola), per poi proseguire con una colonna musicale -composta da cadenze tipiche di Morricone e dei Goblin- che è di unico e fondamentale accompagnamento sonoro al girato; l'inserimento quasi maniacale e feticista di oggetti d'epoca (automobili, televisori, telefoni, mangianastri, macchina da scrivere, Playboy con le gemelle Kessler in copertina, un giallo Mondadori e l'immancabile J&B) va di pari passo con l'uso predominante della soggettiva, mentre l'azzeramento di dialoghi (praticamente un film muto) fa spazio alla "significativa" soundtrack."

Cominciava in questi termini la recensione del primo film (Sonno profondo, 2013) prodotto e diretto dai fratelli Onetti. Due registi in grado di realizzare, con budget modesti, veri e propri gioiellini del brivido destinati a fare la gioia dei nostalgici del cinema giallo e thriller degli Anni '70.

A questo originale debutto, segue il più compiuto Francesca (2015), ancora un sentito omaggio che gli Onetti tributano a Dario Argento. Con What the waters left behind (2017) i due cambiano riferimento e guardano a Tobe Hooper e Wes Craven, realizzando un personalissimo incrocio tra Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. Segue ancora il particolarissimo Abrakadabra (2018), ritorno a tematiche gialle idealmente trattate nel filone nostrano avviato da Dario Argento quindi, a sorpresa, con A night of horror: nightmare radio (2020), gli Onetti percorrono un tipo di cinema più contemporaneo, inserendosi nel filone degli horror collettivi (assieme a loro, contribuiscono altri 8 registi), seguendo la moda di alcuni interessanti titoli che hanno ottenuto un'ottima accoglienza da parte degli appassionati del genere.

Crediamo di fare cosa gradita nel mettere qui in fila l'intera filmografia di Luciano e Nicolás Onetti, certi che il prossimo lavoro (El pulpo negro) saprà rispondere positivamente alle (alte) aspettative cui va incontro ogni loro nuovo titolo annunciato.

 

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L'usanza di porre monete sugli occhi dei defunti, ricordata dagli Onetti sia in Francesca (2015) che in A night of horror: nightmare radio (2020)

 

"Ti guardo dormire e non so se chi sogna sono io o sei tu." (Fabrizio Caramagna)

 

Francesca (Trailer)

Playlist film

Sonno profondo

  • Giallo
  • Argentina
  • durata 66'

Titolo originale Sonno profondo

Regia di Luciano Onetti

Con Luciano Onetti, Dinva Garcia

Sonno profondo

SONNO PROFONDO (2013)

 

Anni '70, Locri, Italia. Un feroce assassino uccide una fotomodella brasiliana, Monica Mele. Ma qualcuno ha visto e, peggio, fotografato e ricatta il killer inviando foto compromettenti. Sullo sfondo di ricordi di infanzia, evocati da disegni e pupazzi, si consuma un altro delitto, mentre l'autore si avvicina -opportunamente guidato da indizi- all'incontro con la verità: chiusa, custodita, occultata in una stanza di ospedale.

 

"Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria." (Iscrizione su una lapide del cimitero)

 

L'argenti(a)no Luciano Onetti, supportato dal fratello Nicolás e da Daiana García, realizza il suo primo lavoro cinematografico, a metà tra corto e lungometraggio (circa un'ora). Decide di omaggiare il giallo italiano degli Anni '70 e, in particolare, le ultime opere di Mario Bava e le prime di Dario Argento. Prendendo in prestito stilemi e atmosfere, pressochè fotocopia, da Quattro mosche di velluto grigio e Profondo rossoOnetti ricrea (titoli di testa e coda compresi) un film che sembra essere stato realizzato proprio in quella epoca: a cominciare da filtri colore che danno un aspetto vintage (toni sbiaditi, spuntinature e salti di pellicola), per poi proseguire con una colonna musicale -composta da cadenze tipiche di Morricone e dei Goblin- che è di unico e fondamentale accompagnamento sonoro al girato; l'inserimento quasi maniacale e feticista di oggetti d'epoca (automobili, televisori, telefoni, mangianastri, macchina da scrivere, Playboy con le gemelle Kessler in copertina, un giallo Mondadori e l'immancabile J&B) va di pari passo con l'uso predominante della soggettiva, mentre l'azzeramento di dialoghi (praticamente un film muto) fa spazio alla "significante" soundtrack.

Tutto il girato è realizzato da un punto di vista parziale, senza che mai vengano inquadrati i protagonisti, che sono poi lo stesso regista e la collaboratrice Daiana. Il referente omaggio -quasi sacrale- al cinema di Dario Argento introduce e guida il girato per oltre metà tempo: così abbiamo riprese in dettaglio di disegni e bambole, queste ultime mosse da mani guantate; le stesse mani che sfoderano rasoi e lame, con le quali infliggere ferite mortali alle ignare vittime e da ripulire dal sangue sotto l'acqua corrente di qualche fontana. Dettagli di occhi, bocche, piedi: mai una ripresa in campo lungo. Sonno profondo prosegue in questo modo per oltre mezz'ora sembrando essere, addirittura, una estensione, dilatazione, di momenti tipici dei migliori film di Argento. Ma poi il regista argentino compie una svolta significativa, si allontana dalla norma e dalla risoluzione psicologica caratteristica dei finali del filone omaggiato per agganciarsi, ormai in chiusa, all'unico momento di dialogo, quello iniziale con il telegiornale che rende conto di un mortale incidente automobilistico. Onetti realizza un finale metafisico, con risoluzione del giallo in un cimitero, riuscendo a staccarsi dai cliché per dare invece uno scossone allo sviluppo della storia. Inutile aggiungere che, alla luce della svolta conclusiva, lo spettatore comprende, anche solo a livello inconscio, il perché di quel "senso di straniamento" opportunamente suggerito dallo stile di ripresa in dettaglio e soggettiva.

In conclusione, considerato che si tratta di un low budget girato in Argentina  (anche se tutto ambientato in Italia), il risultato finale è sorprendente: Onetti scrive, dirige, interpreta, compone la colonna sonora e, in ognuna di queste attività, riesce a dare il meglio, ottenendo un ottimo risultato. Non a caso Sonno profondo, per quanto film sperimentale e a tratti (volutamente) criptico, raccoglie critiche entusiasmanti al Festival di Sitges del 2013, motivo per cui i due fratelli ripercorrono la stessa tecnica, stavolta con maggior dettaglio e con una trama più classica, un paio di anni dopo realizzando l'altrettanto interessante Francesca.

 

Italian giallo's

L'imponente numero di pellicole (ben oltre cento) realizzate in Italia -nate sulla scia dei modelli firmati da Mario Bava e Dario Argento- ha estimatori in tutto il Mondo. Omaggiate ovunque e anche da Autori spesso insospettabili, a distanza di tempo vengono ancora esplicitamente citate e celebrate. L'esempio sincero di Luciano e Nicolás Onetti non è certo un fatto isolato: in precedenza la coppia belga Cattet e Forzani aveva battuto la stessa strada (utilizzando addirittura le colonne sonore originali di certi titoli) con lo splendido Amer e poi con il seguito Lacrime di sangue (orig. L’étrange couleur des larmes de ton corps). Così come il tedesco Andreas Marschall, già autore del bellissimo film ad episodi Tears of Kali, con Masks non fa segreto di apprezzare il clima metafisico e macabro di Suspiria.

E sono poi gli italiani stessi (anche se più in ritardo) a ricordarsi di un genere "nostrano" che ha lasciato il segno, facendo scuola, nella storia del cinema: I Manetti Bros realizzano il curioso PauraZampaglione, dopo il pregevole Shadow, ci (ri)prova con TulpaAlbanesi con Il bosco fuori Ubaldo Terzani horror show, mentre Luigi Pastore (supportato da Antonio Tentori, sceneggiatore e anche interprete) dice la sua nel curioso Come una crisalide. Né è da dimenticare la meritevole opera di recupero e divulgazione attuata nel tempo da William Lustig, regista del celebre Maniac, che all'estero ha curato le edizioni home video dei gialli italiani, inseriti nel catalogo della Blue Underground.

Con What the waters left behind (2017), titolo ovviamente inedito nel nostro paese, stando a quanto riportato sul Nocturno cinema attualmente in edicola (n.185 pag. 20), sembra che gli Onetti abbiano intrapreso una svolta per orientarsi verso un'altra loro grande passione: l'horror americano di Hooper e Craven

Rilevanza: 1. Per te? No

Francesca

  • Giallo
  • Italia, Argentina
  • durata 80'

Regia di Luciano Onetti

Con Luis Emilio Rodriguez, Gustavo Dalessanro, Raul Gederlini, Silvina Grippaldi

Francesca

FRANCESCA (2015)

 

Due ispettori indagano su una serie di delitti con al centro un maniaco ossessionato da Dante e dalla Divina commedia: non solo il killer lascia sul luogo degli omicidi citazioni dalla monumentale opera del letterato toscano, ma pone due monete da 100 Lire sugli occhi delle vittime. Mentre si scopre che il target dell'assassino sono persone moralmente deplorevoli, le indagini evocano anche un fatto di cronaca avvenuto 15 anni prima: una fanciulla di nome Francesca -figlia di nobile casata il cui padre paralizzato e su sedia a rotelle è un erudito ed esperto di letteratura- misteriosamente scomparsa e mai più ritrovata. Intanto il killer allarga il suo campo di azione: nel mirino entra anche una testimone oculare.

 

E ci volevano due fratelli argentini a realizzare un sentito (e riuscitissimo) omaggio al cinema giallo codificato da Mario Bava, ma perfezionato da Argento. Per inciso: già ci avevano provato con Sonno profondo, primo capitolo di una trilogia tutt'ora in itere sul tema della Divina commedia.

In Francesca (il riferimento a Paolo e Francesca presenti nel testo di Dante è lampante), produzione low budget (girata, per quanto incredibile, con una macchina fotografica opzionata nella funzione di registrazione) i fratelli Onetti fanno miracoli: curano con attenzione maniacale alcuni dettagli che caratterizzano l'Italia del periodo tipo il J&B (sponsor degli anni '70 del nostro cinema di genere), i vestiti, le acconciature, interni con mobili, arredamenti e oggetti d'epoca (il telefono, la macchina fotografica, il giallo Mondadori, monete e banconote), la tipografia e, last but not least, una Fiat d'epoca fatta venire per l'occasione da Vicenza.

Ma i pregi di un prodotto che trasuda amore per il cinema di Dario ArgentoSergio Martino e Mario Bava stanno anche altrove: nell'incipit, ad esempio, come nell'uso di una fotografia slavata e straniante; nel modus operandi di un assassino che veste con impermeabile, indossa guanti in pelle e cappellaccio (ma di colore rosso!); nelle citazioni sparse con competenza e originalità (Profondo rosso è il titolo più omaggiato); nell'inserimento di una colonna sonora perfettamente in linea con quelle di Morricone o dei Goblin. Un omaggio riuscitissimo quindi, anche sul versante debole dello spiegone finale  (e forse per questo assai intrigante), girato in Argentina anche se le location sembrano romane o torinesi. I difetti, se così vogliamo chiamarli, si limitano alla scelta di presentare un monumento storico argentino (all'ingresso del cimitero) e allo straniante doppiaggio con accento italiano pronunciato da stranieri. Ma tutto questo, paradossalmente, valorizza ancora di più un film che sembra arrivare dal passato: città e luoghi indefiniti per una poetica del giallo e del thriller universale. Francesca ti entra dentro non meno di Amer e Lacrime di sangue, altri due imperdibili omaggi (in arrivo dalla Francia e anch'essi opera di una coppia) al giallo anni '70...

 

Il film è disponibile in una pregevole edizione import opera della Regia film, proposto in dvd e bluray nel magnifico formato anamorfico 2.35:1 e con poderosa traccia audio italiana in dolby 5.1. Oltre all'eccezionale riversamento (75 minuti) sono da segnalare il comparto extra, composto da:

-intervista ai fratelli Onetti (18 minuti)

-backstage (13 minuti)

-scena alternativa e scena nascosta (in realtà presente dopo i titoli di coda)

-trailer

Gli extra sono in castellano ma con opzione di sottotitoli in inglese.

A corredo del tutto pure un bellissimo booklet illustrato di 20 pagine...

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

What the Waters Left Behind

  • Horror
  • Argentina
  • durata 98'

Titolo originale Los Olvidados

Regia di Luciano Onetti, Nicolás Onetti

Con Germán Baudino, Paula Brasca, Mirta Busnelli, Victorio D'Alessandro, Damián Dreizik

What the Waters Left Behind

WHAT THE WATERS LEFT BEHIND (2017)

 

Il regista Vasco (Damián Dreizik) si reca assieme a quattro collaboratori alle rovine di Epecuén, ex villaggio turistico situato in provincia di Buenos Aires, per realizzare un documentario sulla drammatica alluvione avvenuta nel 1985. Carla (Victoria Maurette), una residente del luogo precedentemente il disastro, fa da guida alla troupe. Poco prima di arrivare a destinazione, il gruppo fa sosta in un'area di servizio popolata da inquietanti personaggi. Dopo essersi rimessi in viaggio, rimangono bloccati con il furgoncino, scoprendo che qualcuno ha sabotato il veicolo. 

 

"Ci sono cose peggiori della morte." (Carla)

 

Avevamo lasciato i fratelli Onetti, due interessanti registi argentini, alle prese con gli omaggi al cinema giallo italiano, ovvero con il gradevole Francesca e, prima ancora, con l'onirico e super citazionista Sonno profondo. E proprio recensendo questo titolo era stato menzionato What the water left behind, in occasione di un trafiletto comparso su Nocturno cinema (n.185 pag. 20). Ebbene, questa volta i due registi omaggiano Tobe Hooper e Wes Craven, realizzando un personalissimo incrocio tra Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi. La tecnica non differisce dai due gialli precedenti: fotografia satura, con predominante cromatica verde, violenza esasperata e parossistica, riprese aeree (con drone) che risaltano il desolante paesaggio (quasi lunare) con alberi privi di foglie e rovine riemerse dalle acque.

Con un graduale ingresso del torture porn (ad oltre metà film), i fratelli Onetti centrano di nuovo l'obiettivo, ovvero riportano sullo schermo non solo le ambientazioni dei due horror americani ricordati più sopra, ma persino i caratteri: il corpulento Tito (Evan Leed) assomiglia a Leatherface, soprattutto quando adopera una motosega sulle gambe di una sventurata; il pervertito interpretato da German Baudino sembra "testa di latta" mentre la matriarca (Mirta Busnelli) tiene -con il pugno di ferro- unita la "famiglia". Anche il mattatoio e i resti scheletrici di caproni, cavalli e altri animali ricadono nella conformazione tipica di casa Sawyer. Ma i fratelli Onetti (anche autori della colonna sonora) reinterpretano Non aprite quella porta in un'ottica tutta personale, dando al girato un taglio da graphic novel grazie alla superba fotografia che alterna cieli pomeridiani -insolitamente- verdi a tramonti giallo/rossi.

Il fine lavoro di messa in scena, le interpretazioni volutamente retoriche della genia di pazzi e il registro eccessivo (con finale cattivissimo) ne fanno un titolo di assoluto richiamo per il pubblico che sa apprezzare il genere, e non solo: i bei film in particolare, proprio come questo stupendo What the water left behind (Los olvidados), lungometraggio che si è portato a casa il primo premio per gli effetti speciali al Horrorant Film Festival 'Fright Nights' (edizione 2018). Cosa l'acqua si lascia alle spalle (parafrasando il titolo inglese) è dunque tanta disperazione umana: i fratelli Onetti, inaspettatamente, inseriscono infatti anche una sottotraccia di "denuncia" sul come sia stato socialmente irrilevante l'aiuto destinato ai residenti di Epecuén, dove "ruderi" umani si mescolano ai resti edili. E siccome tutto il mondo è paese, sui titoli di coda un paio di sequenze (reali) dai telegiornali dell'epoca danno il segno della speculazione mediatica che sta dietro alle tragedie. Sorta di cinico atteggiamento che non riguarda certo solo l'Argentina. E, per concludere, segnaliamo che mentre in Italia nessuno se li fila, nel 2018 i due registi hanno avviato il progetto Abrakadabra: un ritorno al giallo per un film che, dati i precedenti, non può essere che interessante.

 

Curiosità 

Nel film Damián Dreizik interpreta il regista Vasco. Prima di venire massacrato con una mazza chiodata che lo colpisce al volto, indossa una coloratissima maglietta: è la locandina del film Francesca (sopra). Una divertita autocitazione fatta da Luciano Onetti. Ma non è l'unica curiosità, perché merita di essere segnalato anche che i due registi compaiono in un breve cameo.

 

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Abrakadabra

  • Horror
  • Argentina, Nuova Zelanda
  • durata 90'

Titolo originale Abrakadabra

Regia di Luciano Onetti, Nicolás Onetti

Con Clara Kovacic, German Baudino, Raul Gederlini, Juan Bautista Massolo

Abrakadabra

ABRAKADABRA (2018)

 

1951: durante un'esibizione teatrale, il prestigiatore Dante Mancini perde la vita. Viene incolpato l'assistente Gennaro Bernardi, condannato a vent'anni di reclusione.

1981: trent'anni dopo il figlio Lorenzo (German Baudino), seguendo l'attività paterna, sta per esordire nello stesso teatro. La sera prima del debutto, una sua assistente viene brutalmente massacrata. È solo la prima vittima di una lunga serie, seguita da Antonella, una ex di Lorenzo; una ragazza conosciuta in un night e dall'anziano Bernardi. Lorenzo, sempre più sconvolto, si sente pedinato dalla polizia. Si reca nell'archivio locale dei giornali per cercare di risalire a particolari circoscritti al tragico avvenimento accaduto nel 1951. Lentamente, in lui, riaffiorano inquietanti ricordi di quando era bambino, legati ad un sacrificio umano officiato in un rituale satanico dal padre Dante.

 

"La magia è l'arte di rendere l'impossibile possibile. È un ponte tra il visibile e l'invisibile (...) La magia è la scienza che aspira a rivelare e conoscere quello che è nascosto ai sensi. Ciò che è nascosto alla logica e alla ragione. La magia è Caos, è una maledizione, una benedizione... è progresso. Tutto dipende da chi la usa. La magia è dappertutto intorno a noi. Non dimenticatelo mai." (Il grande Dante)

 

Titolo attesissimo, visto il pregresso dei fratelli Onetti. Due artisti argentini letteralmente innamorati del cinema giallo e thriller italiano, in particolare di quello realizzato da Argento. E infatti Abrakadabra rappresenta un piacevole viaggio a ritroso nel tempo. Sembra un film scritto, e diretto, dal migliore Dario Argento. Colonna sonora gobliniana, cabine telefoniche a gettoni, occhiali da sole giganteschi, fumatori incalliti, abbigliamenti (compreso l'intimo femminile!) e pettinature Anni '70, arredamenti e auto d'epoca, split screen, filtri deformanti e in una scena compare addirittura l'immancabile (nei film italiani del tempo) J&B. Realizzato nello stile inconfondibile dei due registi (ma anche sceneggiatori, produttori, operatori alla macchina, costumisti e musicisti), Abrakadabra è un dolce, poetico, malinconico, esaltante esempio di Grande Cinema.

Tecnicamente perfetto, con calcolati movimenti di macchina, fotografia volutamente satura con predominanza di cromatismi verdi, rossi e blu. Persino gli attori, doppiati da argentini che parlano in italiano, sembrano arrivare direttamente dal passato. Un sentito, eccellente, sincero omaggio al nostro cinema. Un omaggio che fa venire la pelle d'oca per i minuziosi dettagli sparsi qua e là: dall'imponente esplosione musicale -sui titoli di coda- di una versione rimaneggiata del brano di Stelvio Cipriani (La polizia chiede aiuto), alla scritta (esattamente come accade in Suspiria di Argento) "Avete visto... Abrakadabra", passando per una esplicita citazione a Tenebre (la frase pronunciata dal commissario: "Eliminato l'impossibile, tutto ciò che resta è la verità"). Sono questi subliminali dettagli, invisibili al profano, che fanno la differenza. La sentita e sincera reverenza dei fratelli Onetti verso il nostro cinema, ci permette di soprassedere sulla svolta conclusiva, volutamente contorta. E vogliamo anche sforzarci di trovare un difetto a questo superbo Abrakadabra: dura troppo poco, 67 minuti scarsi. Un bellissimo viaggio ("magico") nel tempo, che in questa circostanza scorre veloce, troppo veloce.

Chiudiamo con una notevole citazione, inserita ad inizio film: "Quello che l'occhio vede e l'orecchio sente, la mente crede." (Harry Houdini)

 

"Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora." (Goethe)

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

A Night of Horror: Nightmare Radio

  • Horror
  • Argentina, Nuova Zelanda, Gran Bretagna
  • durata 100'

Titolo originale A Night of Horror: Nightmare Radio

Regia di Oliver Park, Jason Bognacki, A.J. Briones, Joshua Long, Sergio Morcillo, Adam O'Brien, Luciano Onetti, Nicolás Onetti, Pablo S. Pastor, Matthew Richards

Con Ian Costello, Michelle Costello, Clara Kovacic, Kera O'Bryon, James Wright

A Night of Horror: Nightmare Radio

A NIGHT OF HORROR: NIGHTMARE RADIO (2020)

 

All'interno di una stazione radio il deejay Rod Wilson (James Wright), interagendo con gli ascoltatori, racconta alcune storie macabre, dando spazio anche a quelle del pubblico. Tra una telefonata e l'altra, vengono rivelate terrificanti vicende, che riguardano: un villaggio australiano testimone della "spaventosa" preparazione del cadavere di una bambina defunta; una ballerina ossessionata da un demone persecutore; una donna che riprende i sensi in un bosco, scoprendo di essere inseguita da un cacciatore impazzito; una ragazza che, rientrata a casa a tarda notte, percepisce strane presenze all'interno dell'abitazione; un barbiere in disaccordo con la sua migliore cliente, intenzionato a proporre un tipo di extension non proprio ortodosso; il supervisore di un carcere, al suo mandato in una nuova struttura, con una personale concezione della giustizia che arriva a suggerire un sistema, decisamente drastico, di "macellazione" dei criminali che si sono macchiati dei più terribili delitti.

 

 

Elenco cronologico degli episodi

 

Nightmare radio - regia di Nicolás e Luciano Onetti (****)

Durante la tasmissione radiofonica Rod Wilson segue uno strano film in televisione, protagonista una bambina ossessionata da un killer, con parodistico trucco da clown, che ha ucciso la madre. Tra una storia e l'altra, Wilson riceve una telefonata d'aiuto: la voce è quella della bambina vista in TV, e chiede soccorso in via Beagle avenue, 401. Proprio l'indirizzo della stazione radio.

 

In the dark, dark woods - regia di Jason Bognacki (***1/2)

Macabra favola di una ragazza che torna dal mondo dei morti.

 

Post mortem - regia di Joshua Long (*****)

L'usanza di applicare due monete sugli occhi dei trapassati, in vigore in tutto il mondo sin da tempi antichi, è collegata al mito di Caronte, psicopompo delle anime dei defunti. In passato si riteneva che, tale apposizione sui bulbi oculari dei cadaveri, sarebbe servita a compensare il traghettatore durante il trasporto attraverso l'Ade. Da questa considerazione, Wilson racconta una storia ambientata sul finire del XIX° Secolo, quella della sventurata Mary, deceduta a soli otto anni a seguito di una caduta da cavallo. Tocca a una piccola fanciulla coetanea di Mary e cresciuta in una funeral house, mettere in posa il piccolo e inerte corpicino, al fine di poter scattare una "graziosa" foto ricordo per i familiari.

 

A little of the top - regia di Adam O'Brian (***)

Quando una radio ascoltatrice racconta la leggenda urbana di una donna che, per vanità, ha inserito la testa nel forno a microonde pensando all'acconciatura dei capelli (ma non all'esito del gesto), il Dj descrive il Sylvio's saloon: locale di acconciature, all'interno del quale il titolare esegue un particolare trattamento di "extension" alla sua cliente favorita, forte della nozione scientifica che "i capelli umani possono sopportare 10 tonnellate di pressione"...

 

The disappearance of Willie Bingham - regia di Matthew Richards (**1/2)

Willie Bingham, trentottenne in carcere dopo essere stato incolpato dell'omicidio e stupro di una studentessa, è il candidato di una rivoluzionaria forma di punizione educativa. Viene gradualmente privato di parti del corpo (braccia, gambe, orecchie, naso e lingua) di fronte ai parenti (padre e due figlie) della vittima. Durante il lungo percorso di amputazione, lentamente diluito nel tempo, viene ospitato in varie scuole, come valido esempio di quello che può accadere ad un assassino.

 

Drops - regia di Sergio Morcillo (**)

La ballerina Melissa, di rientro a casa dopo l'usuale lezione di ballo, viene perseguitata da un demone.

 

The smiling man - regia di A. J. Briones (***)

"I mostri peggiori si nascondono sotto la pelle dei propri cari". Parole di Marta, rimasta orfana dei genitori a quattordici anni. Quando, sola in casa, avverte una spettrale presenza, Marta può solo sperare sull'aiuto di Louis, il suo fidanzato. O forse no?

 

Into the mood - regia di Pablos Pastor (*****)

"Nella foresta nessuno può sentirti urlare", pensa un cacciatore sulle orme di una bellissima ragazza che ha ripreso i sensi completamente nuda, e infangata, in mezzo a un bosco. La bionda bellezza fa appena in tempo ad aprire gli occhi, solo per rendersi conto che sta per essere inserita in un "body bag". Approfittando di un attimo di distrazione del cacciatore, fugge verso un lago, inseguita dall'uomo armato di fucile.

 

Vicious - regia di Oliver Park (***1/2)

Lydia rientra, in piena notte, nell'appartamento che condivide con la sorella. E' inquieta, turbata e quando decide di andare a letto, viene sempre più spaventata da indefinibili visioni di ombre antropomorfe, che sembrano comparire dagli angoli, dagli armadi, dietro le porte...

 

Incredibile collettivo, molto ben realizzato, frutto di una coproduzione (in parte sostenuta con il metodo del crowdfunding) tra Argentina, Nuova Zelanda e Regno Unito, tenuto assieme da una spledida cornice che di fatto è l'episodio "portante", in tutti i sensi. Sia perchè funziona da contenitore degli altri 7 episodi (il prologo In the dark, dark woods ha funzione meramente estetica, senza rientrare pienamente nell'antologia); sia perché opera in regia dei sempre più sorprendenti fratelli Onetti. A loro si deve infatti il progetto (oltre alle musiche) che mette assieme tutti i cortometraggi. Chi ci segue su Film TV, avrà senz'altro avuto modo di leggere qualcosa sugli interessanti precedenti dei due fratelli argentini, autori dei migliori thriller e horror citazionisti degli ultimi anni, ispirati in buona parte al cinema italiano Anni '70, e a Dario Argento in particolare (Sonno profondoFrancescaWhat the water left behindAbrakadabra).

Con A night of horror: nightmare radio, gli Onetti tentano una nuova strada, abbandonando le rivisitazioni di classici per affrontare un originale horror ad episodi, sulla falsariga di recenti titoli tipo il quasi omonimo A night of horror Vol. 1, e  gli altrettanto riusciti The theatre bizzarre e Nightmare cinemaQuattro film che riportano, intelligentemente, ad alti livelli il genere horror. Ovviamente, trattandosi in questo caso di ben nove episodi, la qualità subisce variazioni, senza però mai scendere (solo nel caso di Drops, il peggior segmento) sotto un buon livello. La scelta di dedicare ad ogni singola storia tra i 10 e i 15 minuti si rivela vincente, permettendo di assemblare un omnibus del terrore che spazia da tematiche sovrannaturali a quelle più realistiche.

Un'abbuffata di brividi di alta qualità, che fanno sembrare - caso rarissimo - i 100 minuti spesi nella visione come se fossero soltanto dieci. Si spera davvero che A night of horror: nightmare radio possa trovare una giusta distribuzione anche nelle nostre sale cinematografiche.

 

"Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata." (Lucio Anneo Seneca)

 

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