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Omaggio a Sergio Leone
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Omaggio a Sergio Leone

Il nuovo anno "inizia" con il 90° Anniversario della Nascita di uno degli Autori Cinematografici italiani più celebrati, amati e noti nel Mondo: Sergio Leone.
Purtroppo, per cause mie personali (impegni vari, ma soprattutto una mia pessima organizzazione personale delle tempistiche), non sono riuscito a concludere per tempo la Maratona delle revisioni: essendo passati diversi anni da quando guardai integralmente per l'ultima (e in certi casi unica) volta le Opere del Regista, e trattandosi di Film pieni di Spunti di Riflessione e di Raffinatezze stilistiche, studiati e analizzati più volte, diventa ancora più arduo parlare di questo Regista senza scadere in sentenze banali e/o già dette.
Comunque, ho deciso di proporre lo stesso alcune mie riflessioni, basandomi soprattutto sui miei Ricordi e su alcune revisioni parziali (e in un paio di casi, come in "Per qualche Dollaro in più", rielaborando recensioni mie passate) e aiutandomi  con la lettura di "Tutto il Cinema di Sergio Leone" di Marcello Garofalo (di cui mi mancano alcuni capitoli finali, riguardanti il periodo successivo a "Once Upon a Time in America"). Temo che il lavoro complessivo risulterà meno approfondito e soddisfacente (almeno a livello personale) rispetto ad altre Playlist da me dedicate precedentemente ad Autori vari, ma ci tengo a rendere omaggio ad un Autore che ha influenzato e continua ad influenzare la mia visione e la mia Passione per il Cinema (ma non solo): per certi versi proporre delle riflessioni basandomi su ricordi risalenti ad un passato più o meno distante si può inserire bene nella Poetica Leoniana, fondata appunto sul Tempo e sulla Memoria (mossa un po' da paraculo, ma un fondamento secondo me c'è). Inoltre, sarà interessante rileggere per me rileggere queste mie considerazioni una volta che avrò completato la mia personale "maratona", notando come il mio Pensiero sia rimasto coerente oppure sia cambiato (o probabilmente entrambe le situazioni) in seguito a queste revisioni a lungo attese e rimandate (più che altro per via del mancato ritrovamento, da parte mia, di edizioni home video soddisfacenti, almeno nei negozi da me bazzicati). Nel caso potrei modificare i contenuti stessi di questa playlist, oppure proporre poi recensioni apposite per i singoli Film.
Comunque, è meglio chiudere questa sequenza di scuse e progetti, lasciando spazio a Sergio Leone e alla sua Filmografia.

 

Playlist film

Il Colosso di Rodi

  • Mitologico
  • Italia
  • durata 120'

Regia di Sergio Leone

Con Conrado Sanmartin, Rory Calhoun, Lea Massari, Georges Marchal

Il Colosso di Rodi

IL COLOSSO DI RODI

 

Esordio ufficiale alla Regia di Sergio Leone.
L'esperienza come aiuto regista, specialmente nei peplum, è ottimale per la buona riuscita dell'opera. Leone dimostra di avere già allora dimestichezza con toni Epici, anche se paradossalmente questi raggiungeranno pieno e soddisfacente compimento con le Opere Successive: non mancano, infatti, ingenuità tipiche sia di ogni esordio sia dei kolossal 'sandalosi', tra morti e recitazioni un po' troppo teatrali e pompose e qualche debolezza narrativa.
Leone però dimostra una notevole capacità nella gestione delle folle, e già qui inizia a concentrarsi sulle emozioni e quindi sui volti dei personaggi: i primi piani evidenziano egregiamente le sottili sfumature interiori, specialmente nella scena in cui Diana assiste all'uccisione del patrigno per ordine dell'amante-complice. Non mancano, nella sequenza del terremoto, dettagli strazianti della Sofferenza Umana di fronte alle disgrazie, per disastri naturali o scelleratezze umane. Non secondario l'interesse di Leone per le scenografie naturali, con campi lunghi per certi versi anticipatori dei Panorami Western per cui diverrà famoso. Troviamo pure un inseguimento a cavallo, con osservato ignaro dell'osservatrice, molto simile a quello in "Per Qualche Dollaro in Più".
Da non sottovalutare il contenuto Socio-Politico filo-Rivoluzionario, con relativa sfiducia e condanna delle autorità istituzionali, che troveremo anche nelle successive Opere di Leone, seppure via via più impregnati di disillusione (come esplicita "Giù la Testa"). Importanti anche le Figure Femminili, espressione di una (eternamente) crescente affermazione delle Donne nella società, da cui può partire il Germe di un Mondo radicalmente nuovo o la replica "paritaria" del sistema di potere su cui si regge il patriarcato.
Sicuramente l'opera meno importante e riuscita di Leone, merita comunque di essere vista per conoscere meglio 'le Origini' del Maestro e per intrattenersi con un peplum sostanzialmente buono.

Rilevanza: 3. Per te? No

Per un pugno di dollari

  • Western
  • Italia
  • durata 95'

Regia di Sergio Leone

Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Josef Egger, Wolfgang Luschky

Per un pugno di dollari

PER UN PUGNO DI DOLLARI

 

Dopo aver esordito ufficialmente con "Il Colosso di Rodi", Leone decide di cimentarsi con un Genere che in quel periodo stava muovendo i primi timidi passi nel Cinema europeo e in particolare italiano: il Western. Lo fa prendendo spudoratamente ispirazione, ai limiti del plagio, dalla scaletta dello "Yôjinbô" di Kurosawa (cosa per il quale nacquero poi problemi legali, solo parzialmente risolti "scovando" come origine comune "Arlecchino servitore di due padroni" di Goldoni, ma soprattutto mediante una concessione di diritti per la distribuzione asiatica) e trasportando la vicenda dal Giappone tardo feudale ad un ambiente West al confine tra Usa e Mexico.
Essendo Leone ancora un regista semi-sconosciuto, i mezzi a disposizione sono piuttosto scarsi, e questo comporta il mantenimento di una parziale "acerbità" estetica, ma lo Stile e la Poetica del Cineasta iniziano ad assumere una precisa coerenza che poi verrà man mano approfondita e perfezionata nelle Opere successive.

Innanzitutto, la Decostruzione dell'Western classico statunitense si avvia brutalmente, grazie anche all'ignoranza di Leone in merito alle norme del codice Hays, verso una messa in scena più cruda, realistica, diretta della Violenza e della Morte. L'uso dei Primi piani e dei Dettagli è già piuttosto consistente, e questo rende più eloquenti le Interpretazione dei Personaggi, tanto nelle Espressioni più esplicite quanto negli Sguardi enigmatici. Le Immagini, le Musiche di Ennio Morricone (che da qui, dopo un incontro quasi casuale, inizierà la sua storica collaborazione con l'Autore, "spodestando" rapidamente Lavagnino) e i Suoni d'ambiente hanno il compito di parlare, mentre i dialoghi, ridotti all'essenziale, servono più che altro a dare qualche informazione di contesto. Troviamo, inoltre, la Negazione di un eroismo tanto "puro" quanto retorico: il Protagonista è apparentemente privo di Ideali ed egoista, ma ciò nonostante è capace di rischiare la sua stessa vita per aiutare chi ritiene essere suo amico e/o pensa sia colpito da profonda ingiustizia: la costruzione di una nuova Etica Cinematografica, Individualista nelle accezioni al contempo più "bastarde" e "spontanee" del Concetto è avviata, ed evolvendo la sua Poetica Leone avrà modo di approfondire questo discorso.

Rilevanza: 3. Per te? No

Per qualche dollaro in più

  • Western
  • Italia
  • durata 130'

Regia di Sergio Leone

Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Gian Maria Volonté, Klaus Kinski, Mario Brega

Per qualche dollaro in più

PER QUALCHE DOLLARO IN PIÙ

 

Dopo l'inaspettato successo internazionale di "Per un Pugno di Dollari", Leone ritorna l'anno seguente, dopo aver rotto con la produzione del suo secondo Lungometraggio, con un altro Western, riprendendo Eastwood e Volonté nei panni rispettivamente del Protagonista (sostanzialmente una riproposizione del "Joe senza nome" precedente) e dell'Antagonista (in una versione più folle e sadica di Ramon). Il Regista (ri)scopre anche un altro Attore statunitense semi-sconosciuto, Lee Van Cleef, affidandogli il Ruolo di secondo (non per importanza) Protagonista della Pellicola.
Già dall'introduzione, con una didascalia e una scena in cui un uomo viene ucciso in campo lungo, Leone ci catapulta all'interno del Suo Film, del Suo Mondo, continuando il lavoro di decostruzione e ricostruzione del Mito dell'West. Il Tema della Morte è sempre centrale: paradigmatica è la scena finale della conta dei cadaveri sotto forma di denaro, tanto ironica quanto sconcertante. La Morte è presente anche nel nome stesso del personaggio di Lee Van Cleef, Mortimer: egli è quasi una sorta di fantasma venuto dal Passato, un Passato che sta ormai giungendo alla sua inevitabile fine, come accadrà con "C'Era Una Volta Il West".
Un altro tema presente nel film è quello dell'osservaione reciproca sottolineato anche dal brano "Osservatori Osservati" presente nella Splendida Colonna Sonora di Ennio Morricone: tutti i personaggi si osservano, si studiano, il Pubblico stesso diventa compartecipe di questo continuo gioco di Sguardi, e gli Occhi vengono spesso messi in evidenza da Leone.
Non va dimenticato poi il Tempo, a cui Leone dedicherà la sua seconda Trilogia ideale ma che già qui (più che ne "Il Colosso" e persino in "Per un Pugno") assume un ruolo fondamentale nella costruzione del Film, rimanendo strettamente legato alla già citata Morte: la Musica del Carillon scandisce il tempo dedicato dall'Indio ai suoi avversari per prepararsi ai Duelli (e alla Morte), il Passato spinge Mortimer a dare la caccia all'Indio, e in tutto il Film l'incedere incessante del Tempo si fa sentire, assieme alla Memoria a cui vari Personaggi restano legati (anche il Gobbo di Kinski si lega al dito un'offesa subita dal Personaggio di Van Cleef).
Chiudo qua le mie considerazioni sul Film, già espresse in passato in una recensione apposita (da cui in sostanza ho rielaborato il commento odierno), e passo al Capitolo successivo e conclusivo della Trilogia del Dollaro.

Rilevanza: 4. Per te? No

Il buono, il brutto e il cattivo

  • Western
  • Italia
  • durata 182'

Regia di Sergio Leone

Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Rada Rassimov, Aldo Giuffré, Enzo Petito

Il buono, il brutto e il cattivo

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

 

Ultimo Capitolo della Trilogia del Dollaro, "Il Buono, il Brutto, il Cattivo" è forse il Film più celebre di Leone. È anche, per certi versi, l'inizio della Maturità stilistica del Regista, e probabilmente è pure il suo primo Film con ampie ambizioni prettamente "autoriali".
Il Tempo, già fondamentale nelle Opere precedenti, qui assume una rilevanza più esplicita, aprendo le porte alla successiva Trilogia ideale di Leone. In particolare, la Storia con la S maiuscola, pur restando ufficialmente sullo sfondo, viene qua eletta a Co-Protagonista della vicenda narrata: la Guerra di Secessione influenza le vicende dei Protagonisti, i quali devono fare i conti con questo evento per elaborare le proprie mosse. Dopo Van Cleef in "Per Qualche Dollaro in Più", qui nei panni del Cattivo, entra nel "Circolo degli Anti-Eroi Leoniani" Eli Wallach nei panni del Brutto: il suo Personaggio, sostanzialmente un Individualista come tutti (o quasi) i Protagonisti dei Film del Regista, può essere identificato come il primo "Villano brillante" su cui Leone concentrerà la sua Attenzione e la sua Stima. Forse perché rispecchia più da vicino il Carattere del Regista, probabilmente perché è il Protagonista più esplicitamente Umano dell'Opera (come lo saranno Cheyenne, Juan e, per certi versi, Noodles nella Trilogia del Tempo), quello la cui "Maschera" risulta meno calcolata e stereotipata e più spontanea e sfaccettata. Anche Sentenza (Van Cleef) non è un cattivo "totale": non è un erede dei violenti "per amore della Violenza" interpretati da Volontè nei Capitoli precedenti della Trilogia, ma anzi riprende il Colonnello Mortimer interpretato da Van Cleef stesso nel Film antecedente ma privato dello Scopo "emotivo" (la Vendetta) e quindi ridotto ad un materialismo "vuoto" (ma non privo di una sua morale). Anche se Eastwood via via perde il suo fascino nella Trilogia, il Buono resta comunque un Personaggio sì "marmoreo" ma in controtendenza: egli è comunque sempre interessato soprattutto al proprio tornaconto, e la "bontà" che lo caratterizzerebbe nel Titolo si evince da piccoli gesti. Da un certo punto di vista rappresenta una sorta di fase anteriore dello Straniero Senza Nome di "Per un Pugno" e "Per Qualche", e narrativamente ciò parrebbe essere "provato" dal suo indossare il poncho solo verso alla fine, prendendolo ad un soldato morto. "Il Buono, il Brutto, il Cattivo" è quindi un prequel dei Capitoli precedenti? Forse, ma per me è più affascinante una lettura ciclica della Trilogia, ipotesi suggerita dallo stesso Regista.
Chiudo segnalando un'altra grossa "inaugurazione stilistica" introdotta da Leone in questo Film, ovvero la scelta di far comporre a Morricone la Colonna Sonora del Film prima della lavorazione, così da riprodurla poi sul Set durante le riprese, consolidando il Rapporto simbiotico tra Immagini, Recitazione e Musica, dove il Tempo è fondamentale.

Rilevanza: 4. Per te? No

C'era una volta il West

  • Western
  • Italia
  • durata 178'

Regia di Sergio Leone

Con Claudia Cardinale, Charles Bronson, Henry Fonda, Jason Robards

C'era una volta il West

IN TV Sky Cinema 2

canale 302 altre VISIONI

C'ERA UNA VOLTA IL WEST

 

Conclusa la Trilogia del Dollaro con lo strepitoso successo de "Il Buono, il Brutto, il Cattivo", Leone vorrebbe chiudere con il Western per dedicarsi ad un altro tipo di progetto: in particolare, gli interesserebbe mettere in scena una trasposizione del romanzo "The Hoods" dell'ex-gangster Harry Gray. Gli arriva però una proposta dalla Paramount, la quale è disposta a dare al Regista carta bianca per un suo progetto, purché sia ancora un Western: partendo da un soggetto ideato assieme ai giovani Bertolucci e Argento poi rielaborata in sceneggiatura assieme a Donati, Leone dunque realizza quello che sarà sostanzialmente il suo ultimo Film ufficialmente appartenente al Genere. Leone però abbandona lo spirito più dinamico e l'ambientazione "di confine" della Trilogia del Dollaro per proporre un Western all'apparenza più posato e liricamente drammatico: "C'Era una Volta il West" mette in scena l'amara constatazione della fine di un'epoca e di un'epica, ovvero quella della narrazione mitizzata delle Origini degli Usa, e quindi non c'è più spazio per i toni "dissacranti" e prevalentemente rivolti all'Intrattenimento che garantirono il successo di Leone.
Ciò che colpisce subito del Film è il Ritmo: anche nella Trilogia del Dollaro i tempi venivano dilatati per alimentare la tensione, specialmente nelle Scene di Duello, grazie ad un lavoro di Montaggio volto a spezzettare la preparazione dell'azione evidenziando i particolari e i dettagli, ma qui assistiamo ad un rallentamento quasi esasperato (in senso buono) dell'azione, con una sequenza d'apertura dove si attende per una buona decina di minuti l'arrivo di un Qualcuno che faccia partire l'azione. Sempre in rottura con le tradizioni, Leone affida ad Henry Fonda, il Buono per eccellenza nel Cinema statunitense (nonché Mito personale di Leone), il ruolo perfido di Frank. Importante anche l'uso del flashback, già adoperati da Leone in "Per Qualche Dollaro in Più", qui inserito spesso per rivelare man mano il motivo per cui Harmonica (Charles Bronson, sostituto del "perduto" Eastwood) vuole vendicarsi di Frank. Cheyenne (Jason Robards) rappresenta in sostanza un'evoluzione del Brutto (non a caso col Personaggio di Wallach condivide il doppiaggio di Romano), mentre Jill (Claudia Cardinale) completa il Quartetto, diventando la prima e sostanzialmente unica Donna Protagonista in un'Opera di Leone: lei, non solo per la sua Femminilità, è anche lo specchio del Cambiamento che, uccidendo un Mondo (e simbolicamente i suoi Personaggi cardine), costruirà una società fondata su nuovi paradigmi.
La svolta apertamente "autoriale" del Regista, nonostante un incasso comunque buono, scontentò una certa parte del pubblico, ma ormai la Poetica dell'Autore era già volta verso lo Sguardo monumentalmente decadente di "Once Upon a Time in America", e tutti i cambiamenti e/o le "radicalizzazioni estetiche" introdotte risultano fondamentali per continuare quel lavoro di Decostruzione e Ricostruzione del Mito (Western e non solo), di cui ormai lo stesso Leone è diventato parte e che già vedeva fiorire produzioni più o meno parodistiche.

Rilevanza: 3. Per te? No

Giù la testa

  • Western
  • Italia
  • durata 156'

Regia di Sergio Leone

Con Rod Steiger, James Coburn, Romolo Valli, Maria Monti, Rik Battaglia, Franco Graziosi

Giù la testa

GIÙ LA TESTA

 

Leone è sempre più intenzionato a mettere in scena "The Hoods" ma, pur essendo entrato in buoni rapporto con lo stesso scrittore, si trova di fronte a vari impedimenti: in particolare, i diritti sono in mano a Dan Curtis, il quale però è intenzionato a dirigere lui stesso la trasposizione. Leone cerca dunque altri soggetti per colmare l'attesa, rifiutano però parecchie proposte (tra cui "The Godfather"), e intanto decide di produrre Film altrui. Da questa scelta nasce, quasi per caso, proprio "Giù la Testa", secondo Capitolo della Trilogia del Tempo: pensato inizialmente per essere diretto da Peckinpah (e certe Tematiche sono affini con la Poetica del Regista statunitense), i Protagonisti Coburn e Steiger insisteranno per essere diretti dall'Autore romano che alla fine cede.
Per anni questo Film è stato al secondo posto nel mio ideale "podio Leoniano" ma riflettendoci ora, oltre a mettere pesantemente in discussione la necessità di una qualsiasi classifica (in cui già all'epoca non credevo fermamente), forse dovrei convenire con chi ritiene "Giù la Testa" un Lavoro minore, seppure in modo molto relativo, nella Filmografia del Regista: molto più verboso rispetto agli altri suoi Lavori, con un messaggio politico assai esplicito (citazione iniziale di Mao, apparizione di un Libro di Bakunin, ambientazione durante la Rivoluzione messicana di Zapata e Villa e così via) e con una delle lavorazioni più difficili e faticose mai affrontate dal Cineasta, se non la lavorazione più sudata della sua intera carriera. Tutti motivi che potrebbero aver minato eventualmente il risultato finale. Non so se confermare o confutare queste considerazioni (aspetto l'imminente revisione), però posso dire che, nonostante le eventuali debolezze e la relativa "casualità" del Progetto, "Giù la Testa" costituisce il Passaggio fondamentale tra i due "C'era una Volta" all'interno della Trilogia. Juan, il Personaggio di Steiger, è, innanzitutto, l'Evoluzione di Tuco/Brutto e Cheyenne (e anche qua è infatti doppiato da Romani), ed ha il compito di esprimere in modo esplicito i motivi della Disillusione (di Leone, ma non solo) nei confronti delle "avanguardie rivoluzionarie": la sua maturazione da bandito "egoista" a "filo-ribelle" è spinta da motivazioni squisitamente Individualiste, e alla fine la scoperta di un entusiasmo quasi "idealistico" si trova a doversi scontrare con l'apparente Insensatezza della Lotta. John "Sean" (Coburn, che Leone voleva dirigere da anni), dal canto suo, è un idealista "vero e proprio" alle prese con i Dubbi, e l'incontro con Juan lo porta ad approfondire ulteriormente la messa in discussione delle proprie Convinzioni.
Il Film introduce il Tema dell'Amicizia tradita (in cui il Superstite si sente al contempo tradito e traditore), di primaria importanza in "Once Upon a Time in America", e queste Riflessioni sono portate avanti soprattutto dai vari Flashback sul Passato di John, creando così uno stretto legame con il Discorso del Tempo e preparando ulteriormente la Struttura in Parallelo dell'Ultimo Lavoro del Regista.

Anche qui ci sarebbero moltissimi altri discorsi da affrontare, ma per evitare di ingarbugliarmi in discorsi triti e banalizzanti preferisco  chiudere qui il discorso.

Rilevanza: 4. Per te? No

C'era una volta in America

  • Drammatico
  • USA
  • durata 220'

Titolo originale Once Upon a Time in America

Regia di Sergio Leone

Con Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Tuesday Weld, Treat Williams, Joe Pesci

C'era una volta in America

ONCE UPON A TIME IN AMERICA

 

Leone per un po' si limita più che altro a produrre film diretti da altri registi, in particolare "Il mio Nome è Nessuno", che rifiuta espressamente di dirigere in prima persona dopo la fatica di "Giù la Testa", nonostante il desiderio di Terence Hill.
Bisognerà aspettare più di una decina d'anni prima che l'Autore torni dietro la macchina da presa, ma finalmente avrà la possibilità di mettere in scena il suo Progetto più ambito e ambizioso, ovvero "Once Upon a Time in America". Robert De Niro è sostanzialmente il primo ad entrare nel Cast, con la possibilità di scegliere se interpretare il Protagonista Noodles o Max: l'Attore opta per il primo Ruolo, e nella fase di pre-produzione aiuterà Leone anche nella scelta degli altri Interpreti, proponendo vari nomi da provinare.
La prima osservazione che viene spontanea porre riguarda la Struttura in Parallelo del Film: assieme al montatore Nino Baragli, Leone costruisce un'imponente Affresco che si muove tra le diverse Epoche con una fluidità strabiliante. Gli sbalzi temporali quasi non si sentono: ogni raccordo è studiato per far sì che il tutto scorra come un flusso continuo, impedendo di distinguere una linea temporale "principale" e i suoi flasback e/o flashforward. La Chiusura sul Sorriso enigmatico di Noodles/De Niro contribuisce a conferire all'Opera un'Atmosfera quasi onirica, al contempo utopistica e distopica, di Sogno in cui rifugiarsi e di Incubo da cui non si può (o non si vuole) fuggire. Il Tempo, grazie alla sua Decostruzione e alla sua messa in Dubbio, si fa sentire con una costanza ed un'incisività estrema, diventando il vero Protagonista della Vicenda, raggiungendo così la Summa del Discorso di Leone in merito a questo Tema: da questo punto di vista, si potrebbe identificare Noodles come una specie di Antagonista, il quale rifugiandosi nella Fumeria d'oppio cerca di cacciare il più lontano possibile il Tempo, salvo ritrovarsi inglobato nel Tempo stesso in tutte le sue Forme (ovvero Passato, Presente e Futuro).
Leone continua altri Discorsi, in particolare l'Amicizia tradita: come in "Giù la Testa", anche qui il Tradimento viene vissuto dal Protagonista in modo ambivalente, sentendosi allo stesso tempo Tradito e Traditore, in diversi momenti e per diversi motivi. Questo lo porta a coltivare sia un profondo Senso di Colpa sia un Desiderio di Riscatto, e alla fine la sua Vendetta verrà consumata (o immaginata?) col rifiuto della Violenza fisica, ripiegando sulla Cancellazione "spirituale" del suo Amico/Nemico/Alter Ego. Negando la spiegazione conclusiva di Max, però, Noodles "distrugge" anche la sua stessa Storia, e quindi la sua stessa Persona. In realtà egli è come se non fosse mai davvero esistito, come se fosse stato l'Osservatore passivo e auto-Antagonista della sua stessa Vita. Interessante notare come Leone, che da "Per un Pugno di Dollari" a "C'Era una Volta il West" ha sempre sostanzialmente aumentato il numero di Protagonisti nelle sue Pellicole, dopo essere tornato ad una "semplice" Coppia in "Giù la Testa" qui torni a proporre (ufficialmente) un solo Protagonista, e ancor più interessante è osservare come questo Personaggio sia così Solitario da diventare in pratica Nessuno: si potrebbe dire che la "formazione Epica" dell'Autore abbia raggiunto il suo apice, con una sorta di citazione implicita citazione all'Odissea, allontanandosi il più possibile dal Genere para-epico cinematografico, e forse con "Leningrado" questa Poetica avrebbe raggiunto risultati ancora più sorprendenti...

Rilevanza: 3. Per te? No
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