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L'infanzia di un capo

Regia di Brady Corbet vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'infanzia di un capo

di mck
8 stelle

Le storie di ieri.


… I …

La pre-Humanité (post?) : dall'Ancien Régime al Comunismo e al Nazi-Fascismo, passando per il Capitalismo.

“Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni.”
Ferdinand Foch (ufficiale francese al comando degli Alleati nella WW1), 1920

La Famosa Questione: viaggi indietro nel tempo per uccidere Hitler, diciamo nel 1919 o nel 1920, ma qualcosa va storto e ti ritrovi nell'estate del 1889: hai pochi giorni prima che la finestra temporale di rientro si chiuda (quella funziona sempre, “correttamente”…) e tu venga volente o nolente ritrasportato al tuo tempo (lasciamo perdere i paradossi - nuove Linee S-T aperte -, adesso, per favore) : cosa fai? Lo ammazzi nella culla? È lì, di fronte a te, e allunga le sue piccole braccine verso il tuo viso da killer di neonati agitando le manine paffute…

Il vero problema, però, è che fatto fuori Hitler...forse se ne sarebbe creato subito un altro: la Germania non aveva solo perso la guerra, la Germania fu spolpata: il suo futuro era una cambiale, le sue speranze un mutuo a tasso fissamente variabile verso il rialzo: la Germania aveva bisogno di un Hitler.
La madre degli eletti dal popolo è sempre incinta, e il padre ce l'ha sempre in mano.

Sarebbe sbagliato citare “the Boys from Brazil” (Franklin J. Schaffner da Ira Levin) almeno tanto quanto sarebbe errato tirare in ballo “il Nastro Bianco” (o, ancora meglio: “le Temps du Loup / WolfZeit” e “Caché”) di Michael Haneke, “Lacombe Lucien” o "Arrivederci Ragazzi" di Louis Malle, o la trilogia europea (l'Elemento del Crimine, Epidemic, Europa) e quella (monca) “americana” (DogVille, Manderlay) di Lars von Trier : tChoaL è qualcosa di più netto, di più raso a zero, di più fenomenale, manifesto.  

 

Post Tenebras Lux :


“Un’anima può essere distrutta in uno dei seguenti tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri, attraverso ciò che gli altri ti costringono a fare a te stesso, attraverso ciò che tu stesso decidi di farti. Uno solo di questi tre metodi è sufficiente; certo, in presenza di tutti e tre, il risultato è impareggiabile.”
Julian Barnes - "the Noise of Time" - 2016 [trad. ital. (il Rumore del Tempo) di S.Basso, Einaudi]

Hitler, Stalin, Mao, Mussolini, Pol Pot, Franco, il Lindbergh di Philip Roth… 
Il Piccolo Padre dei Popoli, “la mascella al cortile”, il barBafometto ex-boccoluto chiomofluente, lo stivaluto batrace tritacco, l'olgettinico vetero-bimbo eternamente minus-priapico staccassegni (un diamante è per sempre, ma una rendita vitalizia a canone mensile - bonifico, bustarella, contante frusciante - è quasi amore).

 

Il film merita attenzione e partecipazione: nulla di trascendentale, tutto molto solido, e persino la "lisergica", turbinosa ronde della sequenza terminale, con la circolarmente giroscopica e ripetuta panoramica a schiaffo, è quanto di più smaccatamente comprensibile (nel senso buono del termine) ed antiretorico si possa immaginare, pensare, credere...


Si pensi al finale de “il Caimano” di Nanni Moretti, traslandolo e cortocircuitandolo: il Potere ha la “sola” forza delle “idee”, bastante a finanziare a mala pena un cortometraggio: sta al “poppolo”, tristo e fascisto, volenteroso col culo degli altri s'e quando non, e assai più spesso di quanto si possa immaginare o credere, col proprio, inabile e arruolato, autoarroccatosi in un pedante-asfissiante infinito applauso ragliocheggiante, metterle in pratica (“Bravo!” - “Grazie!”), svilupparle in 70 mm cinemascope technicolor. 

 


"Eretto ne lo spasmo su zoccoli tripli [...], il somaro dalle gambe a ìcchese aveva gittato a Pennino ed ad Alpe il suo raglio. Ed Alpe e Pennino echeggiarlo, hì-hà, hi-hà, riecheggiarlo infinitamente hè-jà, hè-jà, per infinito cammino de le valli [...]: a ciò che tutti, tutti!, i quarantaquattro millioni della malòrsega, lo s’infilassero ognuno nella camera timpanica dell’orecchio suo, satisfatto e pagato in ogni sua prurigo, edulcorato, inlinito, imburrato, imbesciamellato, e beato. Certi preti ne rendevano grazie all’Onnipotente, certi cappellani di cappellania macellara; certe signore, quella sera, «si sentivano l’animo pieno di speranza». A chiamarlo animo, il sedano, e a chiamarla speranza, chel sugo."
Carlo Emilio Gadda - “Eros e Priapo : da Furore a Cenere” - 1944-1945

L'esordiente (dietro alla MdP) Brady Corbet (classe 1988: “Mysterious Skin” di Gregg Araki, “Funny Games US” di Michael Haneke, “Martha Marcy May Marlene”  di Sean Durkin, “Melancholia” di Lars von Trier, “Olive Kitteridge” di Lisa Cholodenko-Jane Anderson-Elizabeth Strout, “Simon Killer” di Antonio Campos, “Turist” di Ruben Östlund, “Sils Maria” di Olivier Assayas) gira in 35 mm e in formato 1.66:1 utilizzando Stanley Kubrick (Barry Lyndon, the Shining) e Godfrey Reggio {"Naqoyqatsi" : la stazione ferroviaria di Detroit, il ReichStag di Berlino [qui reinterpretato dal Castello di Buda(Pest)], la Torre di Babele a Babilonia} facendoli dialogare attraverso un'insorgenza creativa che contrappone e fonde forma (divisione in capitoli: tre più un epilogo) e contenuto (materiali di repertorio), stile (zoom in avanti e all'indietro, steadycam, piani fissi) e sostanza (filologia storica encomiabile) : le scene ascensoriali sono magnifiche (prima un side-flash nel 1918-'19, poi un live & direct dal 1933 : ma chi lo sa...magari la prima sequenza da “dopo”-(grande)guerra potrebbe essere un flash-back dal...1945...).

La lezione verrà imparata (se non impartita), nel post-WW2, in cui non torneranno gli arretrati e le obbligazioni, a partire non solo dal Piano Marshall, ma pure - per contro - tenendo ben presente il trattamento di favore riservato alla Germania ex-Nazista nel '53 con la stipula del trattato di Londra (un bel contraltare all'accomodamento della Conferenza di Monaco del '38 e soprattutto al Trattato di Versailles del 1919 durante la Conferenza di Pace di Parigi del 1919-'20) che ne rimpolpò le casse dimezzandone il debito dilazionandolo in 30 anni e ne sanò i conti evitandone il default.

Una didascalia finale dei titoli di coda -[ inciso: i titoli di testa sono encomiabili: il nome del regista si confonde col resto del cast artistico e tecnico e con la troupe: Scott Walker (compositore) - più, alla consolle, Peter Walsh e Mark Warman (produttore artistico e direttore musicale: orchestra di 46 archi, 16 fiati, etc...) - e Lol Crawley (direttore della fotografia) hanno la stessa importanza di marito (Brady Corbet, director) e moglie (Mona Fastvold, written with) ]- specifica i vari acknowledgements & references: primariamente Jean Paul-Sartre (sic, scritto così), per il racconto “l'Infanzia di un Capo” (contenuto nella raccolta del '39, “il Muro”), di cui mantiene l'impiantito, e John Fowles, per il romanzo (coming of age / bildungsroman : lo chef di Sartre semi-adulto) “the Magus” (1966, 1977), e poi altre innervanti irrorazioni da Hannah Arendt, Robert Lansing [Segretario di Stato (Ministro degli Esteri) sotto Woodrow Wilson, partecipò alla Conferenza di Pace di Parigi del 1919-'20 e alla stipula e stesura del contenuto in essa Trattato di Versailles], Margaret MacMillan ("PeaceMakers: the Paris Peace Conference of 1919 and Its Attempt to End War" e "Paris 1919: Six Months That Changed the World") e Robert Musil [e, aggiungo io, perché no(n) Louis-Ferdinand Céline].

 


Ma soprattutto la mia impressione è che, se dovessi scegliere un romanzo da “accostare” a quest'opera cinematografica, forse propenderei per “i BuddenBrook” di Thomas Mann:
«Un pomeriggio Hanno era sceso da solo al primo piano tre quarti d'ora prima del pranzo che aveva luogo alle quattro. Si era esercitato per un po' al pianoforte e ora si intratteneva ozioso in soggiorno. Semisdraiato sull'ottomana, giocherellava con il fiocco alla marinara sul petto, e mentre girava attorno gli occhi senza cercare qualcosa in particolare, guardando da un lato scorse sulla scrivania di noce della madre una cartella di pelle aperta - la cartella con le carte della famiglia. Puntò il gomito sullo schienale e il mento sulla mano, e osservò le carte per un momento da lontano. Senza dubbio il babbo se n'era occupato dopo la colazione e le aveva lasciate lì per consultarle ancora. Alcune erano infilate nella cartella, altri fogli sciolti erano fuori, fermati momentaneamente dal peso di una riga di metallo, e il quadernone dal taglio dorato e dai fogli di diverse qualità stava lì aperto.
Hanno scivolò noncurante dall'ottomana e andò alla scrivania. Il quaderno era aperto al punto dove, con le calligrafie dei suoi antenati e per ultima quella di suo padre, era tracciato l'albero genealogico dei Buddenbrook, con parentesi, annotazioni e date ben chiare. Con un ginocchio sulla poltrona della scrivania, con gli ondulati e morbidi capelli castani che gli ricadevano sul palmo della mano, Hanno ispezionò il manoscritto un po' in tralice, con la serietà opacamente critica e un po' sprezzante della completa indifferenza, mentre la mano libera giocherellava con la penna d'oro e d' ebano della madre. Gli occhi vagavano su tutti quei nomi maschili e femminili, affiancati e incolonnati, in parte scritti con calligrafia antiquata e ampi svolazzi, con inchiostro scolorito e giallastro o nero carico, che portavano ancora resti di polverino dorato... Lesse, alla fine, nella minuscola e frettolosa calligrafia del padre, anche il proprio nome: Justus Johann Kaspar, nato il 15 aprile1861 - ciò lo divertì un po'. Poi si rizzò, con gesto noncurante prese in mano penna e riga, la mise sotto il suo nome e fece scorrere ancora una volta gli occhi su tutto quel groviglio genealogico: poi, con aria tranquilla e svagata meticolosità, meccanicamente e trasognato, tracciò con la penna d'oro due belle righette attraverso tutto il foglio, la superiore un po' più marcata dell'inferiore, così come doveva fare su ogni pagina del quaderno di aritmetica... Poi per un momento contemplò la sua opera piegando la sua testa da un lato, e se ne andò.
Dopo pranzo, il senatore lo chiamò e lo sgridò corrugando le sopracciglia.
"E questo cos'è? Chi l'ha fatto? Sei stato tu?"
Hanno dovette riflettere un attimo chiedendosi se era stato proprio lui e poi disse timido e spaventato: "Sì".
"Che significa? Che ti è saltato in mente? Rispondi! Come ti sei permesso?", gridava il senatore schiaffeggiando Hanno sulla guancia con il fascicolo arrotolato.
E il piccolo Johann, indietreggiando, e toccandosi la guancia, balbettò: "Io credevo... credevo… che dopo non venisse più nulla….

 


… II …

Peggio di una Macchina Celibe c'è solo una Macchina Celebre.

“Ma lo specchio non gli rimandò che un grazioso visetto ostinato che ancora non era abbastanza terribile. “Mi lascerò crescere i baffi”, decise.”
Jean-Paul Sartre - “Infanzia di un Capo”, in “il Muro” - 1939

E pensare che sarebbe bastato Louis C.K. per rimettere in riga questo stronzetto di Jizzandapuss.

 

(Cliccare sull'immagine per assistere a "la Vita in cui ci si Uccide a Vicenda" : Naqoyqatsi)


… III …

“È ciò che ho scritto essere la tragedia della guerra: non che un uomo abbia il coraggio di essere malvagio, ma che in tanti non abbiano il coraggio di essere buoni.”
Charles Maker, mentre Prescott il Bastardo gioca in camera sua.

Bérénice Bejo (oppiacea religione) è più fredda della morte. Liam Cunningham (real-politik), ancora devastato per la morte di Shereen, è più distante di un sole lontano, e se alla Reggia di Versailles - tappandosi occhi, orecchie e bocca in un magro tentativo di sfuggire impaurito dall'ombra alta e lunga e dall'eco del passo di Keynes - contribuisce a plasmare (la spartizione de) il “Nuovo” Mondo -[no, non tanto l'Alsazia-Lorena, buona parte di Prussia e Slesia, e Danzica (PS: “Non è che vi avanza un Sud-Tirolo, un Trentino, Trieste?”), quanto piuttosto, come già detto, il debito di guerra (impagabile, imperdonabile, inesigibile) da saldare ed estinguere: Weimar ci provò, Weimar crollò, implose, deflagrò]-, nel tinello di casa si muove e comporta come fosse all'OverLook Hotel (versione spalla slogata). Robert Pattinson licenzia la sua miglior performance di sempre (CosmoPolis, the Rover, Maps to the Stars, Queen of the Desert, e in attesa di “the Lost City of Z”). L'esordiente Tom Sweet ha concretamente un futuro da leader attoriale di fronte a sé. Stacy Martin spezza il cuore. Yolande Moreau (une Vieille Maîtresse, Louise-Michel, Mammuth, le Tout Nouveau Testament) è grandiosa.

Fotografia di Lol Crawley (“Utopia - stag. 2”, “the OA”), montaggio di Dávid Jancsó, scenografie di Jean-Vincent Puzos, Nóra Takács e Panni Lutter, costumi di Andrea Flesch.
Musiche originali di Scott Walker : più che “Climate of Hunter”, “Tilt”, “Pola X” (OST), “the Drift” [anche se quest'album contiene "Clara", sull'amore irriducibile di Clarice/Claretta Petacci per Benito Mussolini: che possa essere lei, la ragazzina inquadrata alla fine del film, è una possibilità della Storia non e(sc)ludibile] e “Bish Bosch”, questa OST prosegue le sonorità di “Soused”, l'immediatamente precedente album composto in e nato dalla collaborazione con Sunn O))).

Scott Walker - “Opening” - the ChildHood of a Leader - 2015 : 

[Cliccare sull'Immagine (SPOILER) per Auscultare il Futuro]

...guarda il muro e
si guarda le mani.           

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