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Babyteeth - Tutti i colori di Milla

Regia di Shannon Murphy vedi scheda film

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La recensione su Babyteeth - Tutti i colori di Milla

di supadany
6 stelle

Venezia 76 – Concorso.

La vita è un brivido che vola via. Appunto perché volatile e sprovvista di una data di scadenza certa, non andrebbe perso tempo prezioso, accantonando ogni titubanza e, perché no, infrangendo qualche regola.

Purtroppo, il più delle volte questa liberazione interiore scatta solamente quando è già partito il countdown del crepuscolo ed è allora che, senza aver niente da perdere, si riesce a offrire un qualcosa di più. Come osare un corteggiamento poco promettente, andare contro il volere della famiglia per amore, spendere gratuitamente qualche parola affettuosa e spargere sorrisi per allietare la giornata altrui.

Milla (Eliza Scanlen) è una quindicenne gravemente malata che s’innamora al primo di sguardo di Moses (Toby Wallace), un ventitreenne sbandato che incontra casualmente alla fermata del treno.

Così cerca di trascinarlo nella sua vita, nonostante i suoi genitori, Henry (Ben Mendelsohn) e Anna (Essie Davis), non possano fare a meno di vederlo con sospetto.

Intanto, più la malattia si aggrava, più Milla modifica il suo comportamento, tra una dolorosa rassegnazione e improvvisi attacchi di vitalità, anche nei riguardi di chi non appartiene alla sua famiglia, come l’insegnante di musica che la segue da anni senza aver prodotto risultati significativi.

 

Toby Wallace, Eliza Scanlen

Babyteeth (2019): Toby Wallace, Eliza Scanlen

 

Amore, morte e altre vicissitudini di un’adolescente, attorniata dai suoi genitori, dal ragazzo che le fa battere il cuore e da un’allegra brigata alquanto squinternata.

Shannon Murphy debutta nel lungometraggio dopo una lunga carriera teatrale, adattando una pièce scritta da Rita Kalnejais. La spina dorsale di Babyteeth si riallaccia a una tipologia di produzione di sicuro richiamo commerciale (vedi il recente successo di A un metro da te). A cambiare sono le singole descrizioni, le sfumature e lo stile, costituenti un panorama meno conciliatorio, per quanto il risultato ultimo sia complessivamente conforme (in pratica, pullulano le emozioni).

Dunque, l’oggetto dei desideri della protagonista è un disadattato - fin qui, nulla di strano - i cui sentimenti non hanno una definizione univoca, mentre i genitori vengono scoperchiati un velo per volta, fino a ricavarne un sincero ritratto umano, inspessito dall’ottima interpretazione di Ben Mendelsohn ed Essie Davis (soprattutto il primo strappa applausi in lungo e in largo). In più, sono aggiunti tre personaggi di contorno estroversi, caricature propedeutiche all’installazione di siparietti brillanti.

Queste figure agiscono all’interno di un modello collaudato, che oscilla tra dramma e commedia, pianti e risate, con incontri fulminanti, una goffa tenerezza e barlumi di ribellione, seguendo l’irregolare andamento dei battiti del cuore, per cui un attimo di felicità cancella tutto il contorno ma poi in un istante i pensieri annichilenti tornano a farsi avvolgenti.

Una visione d’insieme in cui la mano della regista Shannon Murphy è evidente, cominciando dalla suddivisione in paragrafi (con relativi titoli). Inoltre, la narrazione è soggetta a squarci, segmenti pensati apposta per filtrare la luce in maniera particolare, per assecondare o sfidare una marcia lunatica.

Così, vivendo di opposti – amore/morte, dolore/gioia – e di associazioni tanto estemporanee quanto strampalate, Babyteeth tenta di scardinare le convenzioni borghesi e mette alla prova i freni inibitori, per poi aggirarsi in un paesaggio noto (simile a un Quel fantastico peggior anno della mia vita depredato del lato cinefilo), con sarcasmo e spontaneità. 

Irrequieto e commovente.

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