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Un lungo viaggio nella notte

Regia di Gan Bi vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Un lungo viaggio nella notte

di AndreaVenuti
9 stelle

Long Day's Journey into Night è un film cinese del 2018 scritto e diretto da Bi Gan. L'opera è stata presentata alla 71° edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.

 

Sinossi: Lou Hongwu dopo aver appreso della morte del padre decide di tornare nella sua città natale a Kaili, abbandonata molti anni prima in quanto coinvolto in un omicidio rimasto ancora irrisolto. Il viaggio verso casa è anche l'occasione per provare a ricongiungersi con il suo amore perduto ma non sarà assolutamente semplice...

locandina

Un lungo viaggio nella notte (2018): locandina

Bi Gan si è imposto dal nulla come nuovo autore emergente della Cina continentale nel 2015 grazie al suo esordio Kaili Blues, opera fresca ed incredibilmente seducente tale da distaccarsi da quel cinema impegnato tipico della sesta generazione, privilegiando invece una forma limpida e manieristica. 

 

Bi Gan con questo suo secondo lungometraggio riconferma nuovamente le sue eccelse doti da metteur en scene, ed ormai pienamente consapevole del suo talento alza l'asticella mixando diversi stili appartenenti ad autori diversi ed integrandoli efficacemente in una personalissima idea di cinema.

La sua poetica presenta quindi una serie di elementi e costanti -come vedremo a breve- a partire dall'idea di tempo, percepito come una grande ed inarrestabile forza dell'universo che ci accompagna in tutte le fasi della nostra vita rendendosi indecifrabile ed inafferrabile.

scena

Un lungo viaggio nella notte (2018): scena

Long Day's Journey into Night fin dalle prime battute fuori campo di Lou Hongwu (Huang Jue) si presenta come un melò in pieno stile Wong Kar-wai, esplicitamente citato ed omaggiato attraveso una battuta del protagonista che ripensando ad un avvenimento trascorso in compagnia di un suo vecchio amico scomparso afferma «quando mi sono ricordato delle mele, erano già marcie», qui facile ripensare agli ananas scaduti di Angeli Perduti ed Hong Kong Express

Soffermandoci ancora sul richiamo al maestro Wong Kar-wai, ritroviamo per tutta la prima parte dell'opera la sua classica voice-over dalla duplice funzionalità: informarci su alcuni avvenimenti accaduti e allo stesso tempo proporre una sorta di analisi intima dell'anima del soggetto.

 

L'inzio del film inoltre ci parla senza giri di parole di un amore perduto ed impossibile fra il protagonista ed una misteriosa ragazza legata ad un gangster; il sentimento dell'uomo si trasforma presto in una vera e propria ossessione incurabile (altro rimando a Wong kar-wai) a tal punto da spingerlo a ritornare su un luogo a lui inospitale e provare a riabbracciare l'amore della sua vita.

 

L'idea del viaggio con l'obiettivo sia di ricongiuengersi ad una persona amata e soprattutto colmare un senso di vuoto pneumatico è un tema centrale già presente nell'esordio di Bi Gan tuttavia qui viene rappresentato in modo differente poichè il viaggio stesso viene in qualche modo sostituito dalla detection, ovvero cercare indizi sull'amata.

scena

Un lungo viaggio nella notte (2018): scena

Sempre nei primi minuti è inoltre possibile percepire un passato burrascoso del protagonista, dal suo legame complicato con il padre all'amicizia non semplice con "cane randaggio" (il nome è tutto un programma) fino alla relazione amorosa che lo porterà a commettere un gesto folle ed irreparabile.

 

Continuando sul compendio tematico come già anticipato in precedenza, l'intero film è costruito intorno al concetto di tempo ed infatti la prima parte presenta una narrazione ellittica abbastanza complessa con l'avvicendarsi ininterrotto fra passato e presente. 

Il tempo è inafferrabile ed incontrollabile, a tal proposito iconograficamente il regista ricorre ad una rappresentazione particolare, ossia in entrambi i suoi film ritroviamo orologi rotti lasciando allo spettatore la possibilità di effettuare tutte le varie interpretazioni del caso.

 

Altre costanti ripresentate dal regista sono sia i richiami autobiografici (l'autore è nato a Kaili) sia un'attenzione inconsueta a luoghi e scenari sconosciuti al pubblico occidentale e quasi anacronistici se paragonati alle metropoli cinesi ultra-tecnologiche; nel film di Bi Gan non mancheranno sale da biliardo sperdute nel nulla o strutture in declino con mura scrostate ed interni estremamente poveri ciò nondimeno gli spazi esterni emanano una magia senza tempo rendendoli attraenti soprattutto a chi non conosce quelle realtà.

scena

Un lungo viaggio nella notte (2018): scena

Long Day's Journey into Night presenta dunque una serie di argomenti precisi in parte già visti nel suo esordio; detto questo è inutile negarlo, l'aspetto predominante del film in grado di ammaliare qualsiasi cinefilo e non solo è una regia incredibilmente ricercata a tratti altamente audace e sperimentale.

 

Subito nei primi minuti Bi Gan ricorre a due lunghi long take atipici ed entrambi partono come carrellate laterali alquanto lente; il primo inizia inquadrando il protagonista per poi abbandonarlo e mostraci un paesaggio agreste, il secondo è essenzialmente l'opposto ossia il movimento di macchina si avvia riprendendo un luogo (interno di un locale) e poi segue l'attore che sta interloquendo con una donna in riferimento al passato dell'uomo. Entrambe le situazioni servono ad evidenziare una sorta di smarrimento e confusione del soggetto.

 

Interessanti i vari flashback del passato di Lou Hongwu e nello specifico impossibile non citare un segmento inerente un confronto fra di lui e la sua amata all'interno di un locale. Il regista inquadra i due personaggi che si trovano al di là di un vano (inferriate) realizzando il tipico "effetto cornice" e l'obiettivo è comunicarci la loro condizione di frustrazione in quanto non possono amarsi liberamente (la ragazza è la fidanzata di un gangster) e quindi si sentono braccati, prigionieri; la sequenza è inoltre caratterizzata da un virtuosistico gioco di riflessi.

 

La seconda parte del film rappresenta la novità sferzante del film e Bi Gan ricorre ad un piano sequenza 3D interminabile di ben 59 minuti, dove la macchina da presa compie movimenti sinuosi ed enfatici. 

Particolarissima l'introduzione di tale scelta

Lou Hongwu si reca in un cinema di periferia, indossa gli occhialini 3D ed inizia la visione. Stacco di montaggio ed eccoci catapultati all'interno del film e guarda caso il protagonista è sempre lui, il quale si ritrova dentro una grotta buia ed isolata dove vive uno strano ragazzino; l'uomo afferma di essersi addormentato durante la visione ed una volta terminata l'opera si è ritrovato improvvisamente in quel luogo. A questo punto il ragazzo decide di aiutarlo a ritrovare l'uscita ma prima deve batterlo a ping pong. Scena altamente surreale ma non sarà assolutamente l'unica; durante questi 59 minuti di piano sequenza l'autore ci mostra un mondo sognate dove presente passato e futuro si amalgamano incredibilmente al punto che l'uomo incontrerà una donna identica alla sua amata (strizzata d'occhio a Vertigo di Hitchcock).

scena

Un lungo viaggio nella notte (2018): scena

Long Day's Journey into Night è un'esperienza visiva inebriante ed inesplicabile; alla fine della visione sicuramente rimarrete un po' storditi ma soddisfatti di averlo visto

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