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Kaili Blues

Regia di Gan Bi vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Kaili Blues

di AndreaVenuti
9 stelle

Kaili Blues è un film cinese del 2015 scritto e diretto da Bi Gan.

 

Sinossi: In un remoto villaggio vicino a Kaili City, provincia subtropicale di Guizhou, l'unica clinica medica è gestita da due dottori: una signora anziana ed un uomo di mezza età dal passato burrascoso.

L'uomo un giorno, dopo aver appreso che suo fratello ha letteralmente venduto il proprio figlio ad uno strano orologiaio deciderà di intraprendere un lungo viaggio con l'obiettivo di riportare a casa il nipote oltre a provare a riconciliarsi con il suo passato...

locandina

Kaili Blues (2015): locandina

Nel 2015 un giovanotto cinese sconosciuto attira su di sè l'attenzione meritandosi il plauso della critica internazionale grazie al suo primo lungometraggio (Kaili Blues) vincitore a Locarno del premio al miglior regista nella sezione Cineasti del presente.

L'autore in questione è Bi Gan, classe 1989 nato a Kaili City proprio come il suo protagonista; il ragazzo di formazione poeta durante gli anni universitari si affaccia in maniera concreta alla settima arte dopo aver visto e amato Stalker di Tarkovskij, cineasta fondamentale per la sua formazione e rievocato più volte nel corso di questo film.

 

Il regista cinese è probabilmente uno dei pochi autori del suo paese a rinunciare, almeno superficialmente, ad un chiaro e netto metodo di analisi critico ed analitico nei confronti della sua società privilegiando invece un lessico cinematografico innovativo ed empirico.

Detto questo è pur sempre vero come il suo cinema in particolari frangenti richiami in maniera evidente grandi maestri, dal già citato Tarkovskij passando a Tsai Ming Liang o Hou Hsiao Sien fino ad arrivare a David Lynch o Apichappong Weerasethakul tuttavia questo caleidoscopio stilistico trova una sua precisa geolocalizzazione creando quindi un nuovo e particolare linguaggio che sicuramente non lascerà indifferente lo spettatore attirandolo in un mondo sognante e allo stesso tempo realistico.

scena

Kaili Blues (2015): scena

Kaili Blues presenta subito un inizio e una struttura particolare in quanto Bi Gan ricorre ad un incipit lunghissimo e solamente dopo trenta minuti appaiono sullo schermo i classici titoli di testa.

Il regista inizialmente si concentra su pochissimi personaggi le cui vite scorrono lentamente in un paesino di montagna anacronistico ed in pieno disfacimento dove è possibile percepire addirittura una certa atmosfera di matrice maoista (nello specifico "l'arretramento" causato dalla rivoluzione culturale).

 

Bi Gan espone dunque una sorta di approccio "neorealista" ossia mostrarci come vivono realmente i membri di questo paesino dimenticato da dio; neorealismo però atipico e lo documenta perfettamente la messa in scena ricercata e suggestiva.

 

Bi Gan ragiona molto sulle potenzialità espressive del mezzo cinema, avvalendosi anche della tematica del sogno unita al confronto con un'altra arte: la poesia.

Il protagonista Chen Sheng è un medico che compone poesie decantate in voice-over da lui stesso nel corso del film; si tratta di componimenti personali altamente riflessivi e metafisici in grado di amalgamarsi perfettamente ad un contesto in bilico fra sogno e dura realtà.

scena

Kaili Blues (2015): scena

In questa prima parte l'elemento del sogno diventa subito perno importante del film e non soltanto da un punto di vista figurativo (il protagonista dopo essersi addormentato sogna di affogare); più volte alcuni protagonisti parlano apertamente dei loro sogni rammentando episodi significativi delle loro vite, da un amore perduto fino ad inabissarsi in paure intangibili.

Inoltre emergono anche una serie di contrasti familiari fra il medico ed il suo scapestrato fratello.

 

Altamente interessante anche la regia e subito dopo il piano sequenza d'apertura con carrellata circolare che ci introduce nello studio medico di Cheng, il regista privilegia la macchina da presa fissa unita molte volte al campo totale alternata a dettagli evocativi, ed il tutto accentua una certa dimensione sognante quasi spirituale.

scena

Kaili Blues (2015): scena

Nella seconda parte del film pur mantenendo sempre vivida l'atmosfera onirico-riflessiva, l'autore cambia le carte in tavola realizzando un vero e proprio road movie con il protagonista in viaggio alla ricerca di suo nipote.

 

In questa circostanza diventa fondamentale l'utilizzo del piano sequenza ed il regista oltre a seguire passo passo i vari spostamenti di Chen Sheng, immerge noi spettatori all'interno di luoghi sconosciuti ad un pubblico occidentale dove scopriremo l'esistenza di villaggi rurali inabissati da una vegetazione fittissima e ricchissima.

L'andamento della macchina da presa è incalzante arrivando a proporre delle vere e proprie invenzioni registiche sfruttando al massimo il paesaggio; non di rado assisteremo a movimenti liberi che abbandonano improvvisamente Chen Sheng per poi ricongiungersi a lui poco dopo.

I villaggi arcaici messi in scena dal regista sono assolutamente affascinanti ma sono anche caratterizzati da condizioni di vita estrema (zero servizi) tuttavia la comunità appare estremamente unita e le tradizioni antiche "convivono" con le tendenze giovanili.

scena

Kaili Blues (2015): scena

Esordio folgorante di un regista dal talento cristallino.

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