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Birth/Rebirth

Regia di Laura Moss vedi scheda film

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La recensione su Birth/Rebirth

di AndreaMarciano
8 stelle

Play/Replay

scena

Birth/Rebirth (2023): scena

 

Lila, 8 anni, muore a causa di una violenta meningite batterica; la madre Celie (Judy Reyes) e Rose (Marin Ireland), una patologa che lavora in un'ospedale newyorkese, mettono in atto una sperimentazione che riporterebbe in vita la bambina. Ha del Frankenstein (apertamente dichiarato dall'autrice Laura Moss) e del sottotesto metacinematografico il nuovo Birth/Rebirth, che a Torino Film Festival 41 merita un posto d'onore tra i selezionati del concorso Crazies. D'altronde è un body horror, tutto al femminile, carico di qualsiasi cosa che il genere concede. E d'altra parte è anche un thriller sociale, esistenziale per definizione: il corpo va in corso alla morte, quello del passaggio dalla vita è un semplice codice binario, 0 e 1, on e off, prima è materia viva e pulsante, poi è un ammasso di cellule biologiche in decomposizione. Ma per quanto riguarda il resto? Il problema di fondo che scaturisce nel dramma - e anche in ciò che definiremmo orripilante - è che le due protagoniste non si rendono conto dell'assurdità di avere un corpo "acceso", in costante recupero, ovviamente, ma senza un segno di vita. Lila non è viva, perché se c'è una cosa sicura è che il tempo non torna indietro, non per lei, né per Celie. «Il tempo è una freccia», scorre inesorabile e non può che essere l'unica cosa a cui tenerci aggrappati. Quando qualcuno non la rispetta va contro la natura, il normale corso degli eventi, cade in una spirale fantascientifica nevrotica. Vale la stessa cosa per il cinema dopotutto. Ogni visione, di qualsiasi film, sia anche quello che preferiamo di più, è unica a sé stessa. C’è una prima volta in cui si piange, e quella dopo che guardando le stesse scene si ride. L’esperienza ci rende saggi, perché gli attimi ci permettono di vivere. Cosa succede se li ripetiamo allo stesso modo? Sembra allettante? Forse a una seconda visione di Birth/Rebirth cambieremo tutti idea. Quello è il pericolo che spaventa di più. E quindi: play, replay fino all’estinzione dell’umanità. Almeno in quel caso la sala vuota avrebbe il suo significato.

 

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