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Glass

Regia di M. Night Shyamalan vedi scheda film

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La recensione su Glass

di mck
8 stelle

“Sembra qualcosa che abbiamo già visto, o sbaglio?”

 

 

Interno giorno (con vista sull'esterno attraverso grandi vetrate).
Entra il regista sotto le noncuranti mentite spoglie di un amministratore o portinaio condominiale [è il primo e più lampante, nonché “insignificante” perché “meramente” strutturalmente ambientale (il set, la zona, il non-luogo chiuso della “Trilogia Isolazionista” che comprende, oltre al residence dell'ultimo capitolo, la fattoria del Commonwealth of Pennsylvania di “Signs” e la contrada ottocentesca di “the Village”), rimando a “Lady in the Water”, forse il capolavoro (tra i tanti, quello) teorico/retorico e sintattico/didattico di M. Night Shyamalan] redentosi da un passato di spacciatore per conto di ultrà/hooligans nazi/mafiosi, e compra un kit di videosorveglianza, ché gli abitanti del palazzo chiedono sicurezza dopo che un loro coinquilino è stato ucciso sull'uscio giù in strada (i zingari? le guardie padane? scolopound/merdanuova? scanzi?).
Il piano di Mr. Glass è trasparente come vetro, e come vetro risulta invisibile. 

 


Il vetro [Samuel L. Jackson: Elijah Price aka Mr. Glass: dalla selce (e dall'ossidiana: fornaci vulcaniche in vece che focolari) - dalla scheggiatura, dal Paleolitico all'Età del Rame/Bronzo, per ricavarne lame, alle punte delle frecce - alla silice (secondo Plinio il Vecchio le prime “fornaci” antropiche si ebbero nel III millennio a.C., l'epoca di palafitte, nuraghi e piramidi) e poi al vetro... tornand'or'ora alla scheggiatura e alla lama... di vetro: “Cazzo se c'è voluto tempo a trovare il pezzo giusto!”) è un liquido (Bruce Willis: David Dunn aka the Overseer) ad elevatissima viscosità dalla struttura [Si(+4) + O(-2), ovvero il bi/di-ossido di silicio, brutalmente la molecola SiO2, che si dispone tetraedicamente (poliedro di coordinazione quattro), con ai 4 vertici un atomo di ossigeno e al centro uno di silicio, con formula chimica di SiO4(-4)] rigida composta da un reticolo cristallino disordinato (James McAvoy: Kevin Wendell Crumb aka The Horde & altri 18 ca.). 

 


Chiudono il cast: Sarah Paulson (dimenticando i vari, inutili “American Horror Story”, indimenticabile co-prot. in “Studio 60 on the SunSet Strip” e ottima caratterista in “Martha Marcy May Marlene” e “Carol”), Anya Taylor-Joy (folgorante in “the Vvitch: a New England FolkTale”, poi in “Morgan” e “Barry”, e qui un po' sacrificata ma sempre ad alta penetrazione), Spencer Treat Clark (direttamente dal 2000: emozionante il confronto a distanza di tempo con le riprese “di repertorio”) e Charlayne Woodard (“Roseanne”, “Law & Order” e “ER”, anche lei direttamente da “Unbreakable”). 

 


Glass” è un piccolo capolavoro (pur essendo, e anzi proprio per l'appunto, fine a sé stesso, ché la morale è “anarchica”: all'equilibrio e all'ordine costituito è preferibile l'instabilità e il caos in perpetuo confronto di dialettica armonica) mitopoietico (il finale - non è uno spoiler, tipo che il prete in “the Exorcist” muore - si ricollega tanto a quello di “Unbreakable” (là dove la fine veniva generata dall'incontro dicotomico dei due opposti, protagonista e antagonista, qui consiste in una nuova storia di origine estesa nel tempo) quanto a quello di “Split” (tutto, a distanza di quasi vent'anni, volutamente sin dal principio o no, si ricollega, e si rilancia).

Stessa crew di “Split”: fotografia di Mike Gioulakis, montaggio di Luke Ciarrocchi (con l'aggiunta di Blu Murray), musiche di West Dylan Thordson [con brani di James Newton Howard tratti dal capostipite (in)consapevole]. 

 


Districandosi tra accezioni positive e negative, "Glass" è un film supereroistico (“the Incredibles”, “Hancock”, “Defendor”, “Misfits”, “Super”, Kick-Ass”, “Scott Pilgrim vs. the World”, “lo Chiamavano Jeeg Robot”, “CopperMan”) e non un cinecomic (Marvel & DC): tra B-Movie [dopo gli esordi (dall'India alla Miramax: "Praying with Anger" e "Wide Awake"), il maestoso periodo della semi indipendenza (Blinding Edge - nata proprio, dopo “the Sixth Sense”, con/per “Unbreakable” - accompagnata a/con SpyGlass, Barry Mendel, TouchStone, Scott Rudin e distribuzione Buena Vista, Warner e Fox: “Signs”, “the Village”, “Lady in the Water” e “the Happening”) e il volontario e consapevole (sempre Blinding Edge) sfracello del collasso artistico (Paramount, Columbia e Fox: “the Last AirBender”, “After Earth” e “WayWard Pines”), questo è il terzo film dell'era Jason Blum (a Blinding Edge e BlumHouse però, come distributore, alla Universal dei primi due si affianca la Disney)] e BlockBuster (“Glass” è costato 20 milioni di dollari, quasi il doppio di “the Visit” e “Split” messi insieme, e ne ha incassati 200, contro i 100 di “the Visit” e i 280 di “Split”: anche s'è poco più della metà dei due precedenti sommati è comunque inutile aggiungere parrole, ché il fruscio di banconote e il tintinnio di monete è assordante), qui siamo senz'altro più dalle parti di Jonathan Lethem e Michael Chabon

 


“Sembra qualcosa che abbiamo già visto, o sbaglio?” 

* * * ¾ - * * * *   

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