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Split

Regia di M. Night Shyamalan vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Split

di mck
8 stelle

Set This House in Order.

 

 

Il "piccolo" capolavoro di Matt Ruff (come anche la sua ''costola'', “Bad Monkeys”, oppure l'antesignano di tutti, il "the Bird's Nest" di Shirley Jackson, di 50 anni prima) - tanto quanto il fatto che lo spunto del film è tratto da una storia vera - c'entra(no) fino ad un certo punto: questo: la capacità empatica con cui il regista-sceneggiatore riesce a mandare in frantumi il ritratto specchiato di questo (non proprio) depalmiano ("Dressed To Kill", "Raising Cain") Norman Bates [lungo il percorso di rinascita autoriale e di riavvio di carriera il regista di Philadelphia accantona/aggira/scavalca Hitchcock per fiondarsi direttamente sull'unico emulo/epigono - nell'accezione positiva del termine, forse una (p)ossessione - del Maestro che possa definirsi - anche solo in parte - autentico, legittimo, onesto e sincero] esploso in 23 (quasi 24, toh) vedute di sé.

“M. Night Shyamalan è tornato, gente” - bis (e il suo cameo ha per contro-campo uno...split-screen di videocamere di sorveglianza...). 

 

 

E ri-tornando non si è spostato tanto, dato che termina esattamente negli stessi punto e luogo - non geografici ma antropogenici - di “the Visit”. 

Bando alla psicologia spiccia -[ quella che s'impegna a rimarcare il già ben sottolineato-evidenziato dalla sceneggiatura, dai dialoghi, dalla messa in scena (ad esempio il prologo: geometricamente-sintatticamente stupendo: la materializzazione carnale/pittorica di un gerundio) e dalle interpretazioni: il di lei (co-protagonista rispetto all'antagonista principale) farsi mettere in punizione così da poter rimanere sola divenuto atto quasi quotidiano, il voler restare di sua volontà nell'abitacolo dell'auto (la prosecuzione del dialogo tra sguardi e PdV incrociati, specchiati, invis(t)i e riflessi messo in atto e in campo dalla scena iniziale), in un altro abitacolo far convivere due schröedingeriane possibilità ancora per un po', farle danzare, raccolte in quei contenitori aperti-chiusi e serrati-spalancati che sono i suoi occhi ]-, basta una sola ellissi tra uno sguardo...  

 

 

...e l'altro a coprire un'ora e mezza di tempo extra-diegetico e a descrivere senza ribadire l'innecessario.

 


Tu levati la gonna, tu la camicia, e tu la maglietta: e l'opzione “the Ward” s'affaccia la mondo.

 

 

E invece la somma non fa il totale, e le singole parti rimangono espressione finita di loro stesse.

 

 

Alcune, la maggior parte di loro, soccombendo all'orco. Alla Bestia. All'orda. Alla prigione-safari. Al golem-homunculus (un perfetto James McAvoy versione Jude Law - Ewan McGregor - Michael Fassbender - Ryan Gosling - Joseph Gordon-Levitt - Shia LaBeouf - Jake Gyllenhaal). Che il personaggio-topico ma non usurato della Dottoressa Fletcher [possibile quanto improbabile omaggio di sponda a "One Flew Over the Cuckoo's Nest", e ancor più stimolante è il soffermarsi della psicologa (provetta psichiatra) al Philadelphia Museum of Art di fronte a "le Grandi Bagnanti" di Paul Cézanne: multiple carni in unico specchio d'acqua...], interpretato da Betty Buckley, non riesce a prevedere-contenere. 

 



Ancora un film basato in discreta parte sul corpo, sulla sua manifesta funzione, di Anya Taylor-Joy. Ancora una decisione da prendere, per lei.     

 

 

Ma non sarà il suo corpo nudo in quanto tale a sancirne la libertà, quanto piuttosto le sue tribali cicatrici ornamentali (cutting autolesionista) : il tessuto cicatriziale che ridisegna la sua pelle con una sintassi strutturata per combinazioni figurative casuali come un messaggio in codice (puro segno-segnale-significante-significato, tutto in uno : logo-pitto-ideogrammi di un linguaggio segreto, grafemi e morfemi di derma rigenerato) che riemerge dal passato, un ricordo sepolto in superficie coperto alla vista quotidiana e sociale dalla convenzione, un pro-memoria dislocato in avanti nel tempo per capire meglio sé stessa, ora, adesso, e se non ora quando, e per cambiare il suo futuro (e, forse, riuscire ad ingabbiare l'altra bestia, quella qui interpretata in uno sprazzo allucinante, respingente e spaventoso da Brad William Henke, appena fuggito da "Orange is the New Black").

Scritto, diretto e prodotto (con Jason Blum & C.) da M. Night Shyamalan, fotografato da Mike Gioulakis, montato da Luke Franco Ciarrocchi, musicato da West Dylan Thordson.

Piccolo contro-finale magnifico: finalmente gli universi hollywoodiani di Marvel e DC Comics potranno avere un vero rivale: il Cinema. Grande cinema, con ''pochi'' soldi (BlumHouse riuscirà a battere i cinefumetti-del-menga post-Raimi per 3 a 0 sul campo, e non a tavolino, fracassando invece quest'ultimo spaccandoglielo sulla collottola, con un bel crossover?).   

 

[Versione Doppiata]  * * * ¾ - * * * *      

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