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1922

Regia di Zak Hilditch vedi scheda film

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La recensione su 1922

di mck
6 stelle

Do the Right Thing!

 

Il Patrimonio di un esplicito Cuore Rivelatore ramingo.
“E sorrisi e compromessi e fognature dentro i fossi.”
HemingFord Home, Nebraska. Terra fertile coltivata. Pantano morale. All'orizzonte: le prime propaggini di Omaha, la Grande Città.

Au contraire:
“Venite, amiche bombe, e riducete a minuzzoli queste sgargianti bettole dall'aria condizionata, frutta in scatola, carne in scatola, respiro in scatola. Fate un macello di questo macello che chiamate città. […] Venite, amiche bombe, e cadete su Slough per renderla pronta all'aratro. Ora nascono i cavoli; la terra esala.”
Slough - John Betjeman - Continual Dew - 1937 [Contesto: Londra, "poco" prima del Blitz e delle V2... Ah!, i poeti...!]

 



Zak Hilditch, alla prima trasferta out of outback, in U.S.A., dopo il piccolo exploit di “These Final Hours” [***¼] - selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs del 2014 (assieme a “Bande de Filles”, “Cold in July”, “National Gallery”, “Queen and Country”, “la Storia della Principessa Splendente”, “Tu Dors Nicole” e “Whiplash”) -, che lo ha fatto conoscere al se non grande almeno medio pubblico

[aveva già all'attivo una più che decennale - ma non dozzinale, a naso - carriera, composta da, oltre una serie di cortometraggi, “Waiting for Naval Base Lilly”, “the Actress”, “Plum Role” e “the Toll”, tutti direttamente prodotti (tranne “These Final Hours”) e scritti da lui (spesso a quattro mani in collaborazione con Steve McCall, anche attore), e che, rispettivamente, ad oggi, 27/10/'17, hanno n. 5, 39, 23 ed 8 voti su IMDb],

adatta di suo pugno, per NetFlix, “1922”, un racconto lungo (novella) di Stephen King, contenuto nell'antologia “Full Dark, No Stars” del 2014.

«“Devo scaldarla l'acqua?” - “No. Per il sangue...ci vuole l'acqua fredda.”
Quella notte scoprii qualcosa che molta gente non arriva mai a scoprire. L'omicidio è peccato, l'omicidio è dannazione, ma l'omicidio è anche fatica.»

“la Canzone della Terra” - Lucio Battisti / Mogol - “il Nostro Caro Angelo” - 1973

“Al ritorno dalla campagna, prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare e il bicchiere dove bere. Al ritorno dalla campagna, seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire e qualcuno deve ascoltare. Donna mia devi ascoltare! Terza cosa quando ho finito presto a letto voglio andare, subito a letto voglio andare!”

Da una parte la sceneggiatura e i dialoghi rappresentano il comparto più debole (esclusa la voce narrante, ma quella è 99% King). Lo script suddivide le specifiche ed intrinseche colpe tra una spalmata lungo tutto il percorso incapacità ad uscire da e di elevarsi sopra a una monotonia generalizzata, dettata - paradossalmente - dalla troppa aderenza al testo originale (cosa che mai è un male o un bene in partenza, ma che nel caso in questione stavolta è più un difetto e non certo un pregio), e una piccola caterva di endemici e diffusi errori di cesellatura e composizione del quadro generale, ad esempio il ruscello che gli scannaporci della Farrington [la Compagna/Corporation/(Multi)Nazionale alla quale Arlette (Molly Parker, from "DeadWood" e "House of Cards"), la moglie di Wilfred [un granitico Thomas Jane ("Boogie Nights", "the Thin Red Line", "Eden", "the Expans"), qui alla sua terza prova kinghiana dopo "DreamCatcher" e "the Mist"], vorrebbe vendere la personale quota di terreno ricevuto in eredità dal padre e portato in dote al proprio matrimonio] andranno a riempire di frattaglie salta fuori esplicitamente solo alla fine, mentre in King è ben presente come archetipo morale attorno al quale cercare di “fare la cosa giusta” sin da subito.

“le Allettanti Promesse” - Lucio Battisti / Mogol - “il Nostro Caro Angelo” - 1973

“Perché tu non vieni insieme a noi / in paese fra la gente insieme a noi / in quella cascina così solo cosa fai? La domenica la messa finalmente sentirai.” - “No non mi va, preferisco restare qui. Ho la vacca ed il maiale, non li posso abbandonar così. Pompar l'acqua dal canale, poco fieno nel fienile, troppo da fare.” -- “Potrai avere un giorno anche dei figli!” - “Per poi farli diventar così? Preferisco allevar vitelli e conigli.”

Dall'altra la messa in scena non riesce a restituire in pieno il disagio costitutivo di questa Zona del Massacro kinghiana: non è “American Fable” e non è [a proposito di porre fine al matrimonio con un uxoricidio (e matricidio) per intascare un patrimonio] “Killer Joe”: le vie di mezzo spesso conducono a buoni risultati, qui si centra in pieno “soltanto” la sufficienza, fondata s'un appoggiarsi un po' troppo facile e privo di ulteriori ellissi e parafrasi, o, per contro, di radici più solide: vi è, ad esempio, costante e fondativo della “poetica” dell'opera, uno stretto (retorico, ingenuo, semplificatorio) rapporto diretto (scorciatoia emotiva e significante) tra il procedere delle stagioni e i sentimenti (che derivano dai fatti e che diventano azione) provati dal protagonista: si passa dal mais alto e verde e dal descritto relativamente felice lavoro nei campi all'autunno spoglio e misero del terreno brullo privo di granturco i cui confini si estendono sino all'orizzonte dove quasi spunta una parvenza di città, mentre l'inverno sfonda il tetto, rende la mobilia legna da ardere e divora il patrimonio.

“Se Dio ci ricompensa sulla terra per le buone azioni [il Vecchio Testamento sembra affermarlo, e di sicuro i puritani lo credono], forse Satana ci ricompensa per le cattive.”

Gli unici elementi tecnico-artistici che si elevano un poco sopra una media discreta (ad esempio non il montaggio, che non possiede guizzi di sorta) sono quelli espressi dalla fotografia (CGI e trompe-l'oeil per la campagna disadorna e la “bella” scena alla stazione con l'arrivo del treno che porta una salma per la fame dei fotoreporter di cronaca nera locale: Weegee e i paparazzi verranno poco dopo) di Ben Richardson (“Beasts of the Southern Wild” di Benh Zeitlin, tre mumblecore by Joe Swanberg uno in fila all'altro, e il “Wind River” di Taylor Sheridan) e dalle musiche di Mike Patton (ma solo in parte, e solo nella seconda parte, con alcuni ottimi momenti dissonanti e stranianti).

“E come succede al pescatore con la mosca nel corso d'acqua gelido e trasparente, i sensi si acuiscono. Vedevamo con più chiarezza il flusso di parassiti e di rifiuti, e vidi di nuovo, in modo così nitido da farmi chiedere come avessi potuto non vederlo prima, che il vicolo era in pendenza, come una collina. La fonte di questo flusso di ratti, di questa corrente di roditori, era la cima completamente scoperta, un innalzamento del terreno coperto dal vicolo.”
Robert Sullivan - “Rats” - 2004 (ediz. ital. ISBN, 2007, trad. di C.Torielli)

Stephen King ha partorito l'idea per “1922” partendo dal “Wisconsin Death Trip” di Michael Lesy -[Diane Arbus, il particolare peculiare, Vivian Maier, il particolare quotidiano, August Sander, il Catalogo dei Viventi e dei Vissuti, Walker Evans (e James Agee: “Sia Lode Ora a Uomini di Fama”, e di Fame: “Impubblicabile!”), il reportage d'arte, sociale, storiografico]-, e ri-costruendo attorno ad esso una propria versione dei fatti: classica nella realizzazione e postmoderna nella derivazione.
Zak Hilditch limita invece il suo agire senza re-inventare alcunché, limitandosi a traslare in immagini in movimento e suoni un racconto fatto e finito, senza innesti e gemmazioni che non siano, a tratti, certi ottimi momenti delle buone prove attoriali.

“Quindi?
Quindi riscuoto.
Vendo.
Scendo da bordo, grazie: basta così.
Datemi i miei soldi.
Quali soldi?
Non ci sono i soldi.
Sono fantasmi, i soldi.
Sono numeri, i soldi.
Sono aria, i soldi.
Non potete, ora, tutti insieme
tutti in massa
volere soldi.”
Stefano Massini - “Lehman Trilogy” - 2009/2012

In genere, il mettere in scena pedissequamente un testo - e fare ciò con consapevolezza - implica implementarlo sotto altri aspetti quali interpretazione, fotografia, montaggio, scenografie e costumi, musiche, si, ma soprattutto adottare un proprio stile, che non sia una mera ricorsività sotto altra guisa del canovaccio fatto e finito di partenza: da questo punto di vista il suo film è concluso prima d'iniziare.     

 



In particolare, poi, per riuscire a trasporre King sullo schermo occorre o tradirlo o renderlo, per l'appunto, come pure giustamente sceglie di fare il regista e sceneggiatore, pedissequamente...ma in quel caso è necessario supportare l'opera cinematografica derivata con una regia che sia tale. Qui la fedeltà al testo diventa, anzi resta e rimane, un mero sfrondare qua e là, e la regia latita.

“Valore in cambio di denaro. Valore. Per il denaro.”

Se non avessi letto il magnifico racconto lungo di King, e se lo script fosse stato interamente farina del sacco di Hilditch, allora la sufficienza piena se la porterebbe a casa: invece deve per forza di cose pagare lo scotto, l'handicap, di non averla saputa sfruttare e restituire a dovere, l'opera kinghiana, e paga lo scotto dell'inevitabile confronto, non traendone alcun vantaggio: **¾, con poche, decimate punte apicali da ***¼, insomma: ***.
Il suo, al contrario dei ratti - il deus ex machina (ex cadaver) presente nella storia -, non è un film tigmofilo, ma tigmofobo (dal greco: thígma = contatto).

“Io credo che dentro ogni uomo ne viva un altro. Un estraneo, un mestatore.”  

 


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Note.

 

1922? 2014-2017!

Opere cinematografiche (grande e piccolo schermo) tratte da opere letterarie di S.King negli utlimi 3 anni, alcune sceneggiate direttamente dallo scrittore, altre no: "Under The Dome - stag. 3" di AA.VV. ('14), "Mercy" di Peter Cornwell ('14), "A Good Marriage" di Peter Askin ('14), "Big Driver" di Mikael Salomon ('14), "Cell" di Todd Williams ('16), "22/11/'63" di AA.VV. ('16), "the Dark Tower" di Nikolaj Arcel ('17), "the Mist - stag. 1" di AA.VV. ('17), "Gerald's Game" di Mike Flanagan ('17), "Mr. Mercedes - stag. 1" di AA.VV. ('17), "It: Chapter One" di Andrés Muschietti ('17), "Castle Rock" di AA.VV. ('18)...  

 

Fotografie di fotografie.
Archivio fotografico di Charles J. Van Schaick (le fotografie in B/N presenti in questa pagina) sugli abitanti della cittadina di Black River Falls, Wisconsin, raccolto nel periodo 1885-1915 ←← Romanzo fotografico di non-fiction di Michael Lesy, “Wisconsin Death Trip”, del 1973 ←← Film (docu-drama) omonimo di James Marsh (“Man on Wire”, “Red Riding: 1980”, “Project Nim”) del 1999 ←← Alessandra Sanguinetti, “PostCards from America” (Black River Falls: 2011)...

Link:
- https://en.wikipedia.org/wiki/Wisconsin_Death_Trip
- http://www.artnoise.it/wisconsin-death-trip-una-storia-di-eterno-ritorno/

AV:

Tra le citazioni qui sopra riportate e tratte dalla novella dell'autore del Maine (ove non indicato altrimenti i brani appartengono a “1922”, in caso contrario n'è specificata la diversa fonte), e dal regista e sceneggiatore australiano riprese fedelmente, trasposte pari pari e utilizzate facendole declamare dalla voce narrante di Wilfred, a mio parere manca uno dei passaggi più significativi: tecnico, burocratico, asettico, ma estremamente contestualizzante ed al contempo ricco di una propria scarna, poetica, veridica realtà restituente autenticità, questo:
“Quella fu una bella estate […] : la banca mi concesse il prestito senza problemi e io lo ripagai
tutto prima di ottobre, perché quell'anno il prezzo del mais era alle stelle e le tariffe merci della
ferrovia ai minimi storici. Se avete buona memoria, ricorderete che quelle due cose - il prezzo del
prodotto e il costo del trasporto - nel '23 si scambiarono di posto, e da allora nulla è più
cambiato.”
Stephen King - “1922” (in “Full Dark, No Stars”) - 2010 (ediz. ital. S&K, 2011, trad. di Wu Ming 1)

Do the Right Thing!    

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