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Fargo

4 stagioni - 39 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 3

  • 2017-2017
  • 10 episodi

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mck

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di mck
9 stelle

La multiforme, pervasiva eterogeneità di modus operandi del male. La tranquilla, pervicace tenacia dell'umanità a perseguire il bene. Spietatezza per i malvagi, e conforto, pietà e rifugio per i giusti.

 

 

Come una porta antincendio che conduce a un altro incendio.”

 

 

L'Era della Protesi, invece che in quella dell'Intelligenza Artificiale e della Singolarità Tecnologica (ma Fargo è più vicino a Marvin Minski che a Raymond Kurzweil), si sta evolvendo in quella dei Rifugiati (economici, climatici, politici).

 

 

You turn on the TV, what do you see? Boat people. Mass migration. You're living in the age of the refugee, my friend.” - V.(ladi) M.(ir) Varga a Emmit Stussy.  

 

 

[ This is a (True) ] Story

 

 

Cronologia Esterna :
1996 : Fargo - il Film (1987)
2014 : Fargo - la Serie - 1a stag. (2006)
2015 : Fargo - la Serie - 2a stag. (1979)

2017 : Fargo - la Serie - 3a stag. (2010)

 

 

Cronologia Interna :
1979 : Fargo - la Serie - 2a stag. (2015)
1987 : Fargo - il Film (1996)
2006 : Fargo - la Serie - 1a stag. (2014)

2010 : Fargo - la Serie - 3a stag. (2017)

 

 

Key Words F3 :

- the Age of the Refugee [dalla Caduta del Muro / Cortina di Ferro al brulicante proliferarsi di nuovi (diversi, differenti, simili, uguali) recinti, steccati, barriere di filo spinato (le eterne, odierne, estrinsecazioni cosacche)].

- Little “I Can Help!” Robot-Android + UseLess Box-Machine (ex Homo, ex Deus).

- Leland Palmer / the Stranger (non chiede salsapariglia ma un liquorino) in versione Talmud-Tanakh / Antico Testamento (i Salmi).

- The Perception of Reality (o dell'imprevedibilità del passato).

 

 

Prima si rende inutile la verità, per poi scoprirne stupevolmente l'assenza, e quindi se ne sancisce a posteriori e sovrastrutturalmente l'impossibilità di influire sulla rude trama, spoglia e diretta, della realtà, e infine scompare qualsiasi tentativo di definizione, ed ecco (che) ciò che rimane (è) : la pura Storia (assurda, grottesca, surreale e iperrealista). 

 

 

Una storia vera, completamente inventata: la fittizia burla suprema (in cui la sospensione dell'incredulità s'ingenera a prescindere e per saturazione) che ci restituisce il reale [attraverso una brulicante minuziosità del contesto in atto irta di digressioni dissonanti e riecheggianti, riferiment'interni e (auto)citazioni(smo), postmodernità consapevole, messa in abisso della contemporaneità] delle cose così come stanno. Messe. Male.

 

 

La 3a stagione di “Fargo”, prodotta (come sempre da FX-MGM) nel 2016-'17 ed ambientata nel 2010-'11 con una coda nel 2016, è composta da 10 episodi della durata di 45-55 minuti l'uno (il pilot è l'unico a superare di poco l'ora). E, soprattutto, riesce a creare, a far insorgere - o, meglio, anzi: a confermare - una mitopoiesi interna, coerente e stupefacente, che rinsalda e rafforza una struttura già solida e monumentale - ma dinamica - di suo. 

 

 

01. “the Law of Vacant Places”, scritto e diretto da Noah Hawley.

02. “the Principle of the Restricted Choice”, scritto da Noah Hawley e diretto da Michael Uppendahl.

03. “the Law of Non-Contradiction”, scritto da Matt Wolpert e Ben Nedivi e diretto da John Cameron.

04. “the Narrow Escape Problem”, scritto da Monica Beletsky e diretto da Michael Uppendahl.

05. “the House of Special Purpose”, scritto da Bob DeLaurentis e diretto da Dearbhla Walsh.

06. “the Lord of No Mercy”, scritto da Noah Hawley e diretto da Dearbhla Walsh.

07. “the Law of Inevitability”, scritto da Noah Hawley e Matt Wolpert & Ben Nedivi e diretto da Mike Barker.

08. “Who Rules the Land of Denial?”, scritto da Noah Hawley & Monica Beletsky e diretto da Mike Barker.

09. “Aporia”, scritto da Noah Hawley e Bob DeLaurentis e diretto da Keith Gordon.

10. “Somebody to Love”, scritto da Noah Hawley e diretto da Keith Gordon.

 

 

Il pilot di questa 3a stag. di “Fargo” contiene un piccolo assonanza stilistica con il pilot della 1a stag. di “Legion” -[la (bellissima) serie che ha contribuito a far slittare la realizzazione di questa terza stagione di 6 mesi rispetto alla consueta tabella di marcia annuale e che, in futuro, forse, condizionerà lo stesso futuro del progetto “Fargo” : Noah Hawley, impegnato con “Legion” (ma di questa 3a di “Fargo” è stato showrunner assoluto, scrivendo personalmente - in a solo, a due e a tre mani - molti episodi e dirigendo il pilot), non vuole scrivere per forza una nuova stagione di “Fargo” che non possa competere in qualità con le precedenti (una simile – ma non identica – congiuntura ha caratterizzato lo stop (temporaneo) di “True Detective”: dopo due stagioni diverse per narrazione ma non così differenti per qualità Nic Pizzolatto, romanziere, ha preferito fermarsi ed attendere i giusti contesto, ispirazione ed opportunità)]-, ovvero una bella rotazione di 360° della MdP lungo l'asse verticale (il regista è lo stesso: il loro creatore Noah Hawley).

 

 

Il 3° ep., che si scosta dalla trama principale (pur rimanendovi ben agganciato e contribuendo alla sua progressione) come il 4° (la storia di Laura) e il 7° (la storia di Essie) di "American Gods"-1 e l'8° di “Twin Peaks”-3 (e ovviamente Noah Hawley e soci sono più vicini alla potenza realizzativa di Lynch-Frost che di Fuller-Green), è un piccolo capolavoro nel capolavoro, un preambolo commovente e disturbante al bowling-come-nonluogo altro-che-metafisico/trascendente: iperreale, del pre finale di stagione.

 

 

Il 2° e il penultimo invece hanno un toccante e commovente punto in comune: Gloria Burgle, invisibile agli scanner, alle fotocellule e ai sensori, e la sua reiterata richiesta di conferma: “Tu mi vedi, sono qui, no? Esisto!”: fino a quando la sua collega d'un'altr'arma, Winnie Lopez (Olivia Sandoval), le dà una spintarella col dito, sulla clavicola: un gesto minimo, intimo, dolce, scherzoso, potente, concreto. Io ti vedo, ti sento, ti percepisco, ti tocco: per me esisti. 

 

 

Jeff Russo continua a dettare il ritmo, percussivo, alla (nuova) storia (la stessa: tanta idiozia, la prevalenza del cretino, le coincidenze insensate del destino, e un piccolo nucleo di resistenza dedita, pervicacemente, al mantenimento di un punto mnestico rimemorante una parvenza di rettitudine morale), mentre il cast e i caratteri (a prescindere dal fatto che trattasi di una serie antologica) si rinnovano (con una singola, grossa eccezione) : Ewan McGregor si sdoppia, si riconcilia, si eradica dal mondo, Carrie Coon assume su di sé tutta la tranquilla, pervicace tenacia dell'umanità a perseguire il bene, il giusto, Mary Elizabeth Winstead ama di un amore ottuso, profondo, incendiario, David Thewlis è la promanazione su larga scala, industriale, incorporatasi tra le pieghe purulente del monstrum sesquipedale della finanza, della politica e delle multinazionali, di Lorne Malvo, Michael Stuhlbarg è il fesso puro, la vittima miliare, l'epitome del capro espiatorio / agnello sacrificale, Shea Whigham il puro fesso (a tal punto tale da non rendere necessaria una sua collusione diretta, specifica e comprovata col Male), Hamish Linklater è una pedina compartimentata che gioca la sua partita, Russel Harvard è il revenant, l'eroe malvagio che vive abbastanza a lungo da sfiorare una parvenza di corrotta bontà, giustezza e rettitudine morale, Ray Wise è Sam Elliott (in versione attante interventista), ma alla salsapariglia (Root Beer) preferisce lo Sherry, ed è - per contro, per il suo stesso agire - l'annichilimento della raffigurazione antisemita dell'Ebreo Errante, ed è una parusia yiddish, ed è homo/deus ex machina, ed è il tentativo di porre un limite al caos e di gestire un cascame di senso dai lacerti dell'universo che dèi, angeli caduti, re e prìncipi (tra parentesi: la “parabola” che racconta a Carrie Coon nel 3° ep. è un paradosso schrödingeriano, ma il gattino salterà fuori solo nell'8°, alla presenza di Mary Elizabeth Winstead) rigagliano per terra, Francesca Eastwood e Frances Fisher si dividono un bel, piccolo ruolo…  

 

 

Se cerchi V.M. Varga su Google, muori. Se cerchi Gloria Burgle, non la trovi.

Mentre nel 2010, a Eden Valley, Minnesota (vicino a Saint Cloud e a metà strada tra Minneapolis e il nulla, o, se si vuole, Fargo, e il Canada), per lo meno prima dell'arrivo del nuovo sceriffo, direttamente da “BoardWalk Empire” (la contea ha assorbito e accorpato le polizie locali accentrandone la direzione), Gloria Burgle non usa la tecnologia computerizzata e non è inserita nella rete globale d'informazione, un lustro dopo, a Twin Peaks, a 1500 miglia, 2500 chilometri, 24 ore non stop in auto e 3 ore d'aereo più a ovest, la segretaria dell'altro sceriffo Truman non comprende e razionalizza la tecnologia alla base della rete dei telefoni cellulari e mobili e lo sceriffo ha una postazione aerospaziale (Dell + artigianato locale, I suppose... Tammy invece utilizza un Samsung. E, tornando a Gloria Burgle, beh, lei usa le UseLess Machine…) intagliata nel legno e inglobata nella scrivania.

 

 

Altra coincidenza fra le due serie migliori di questo 2017: il destino degli Stussy, in Fargo, è inscritto stampato a fuoco sulla ceramica di una tazza del cesso, mentre quello di Laura Palmer, in “Twin Peaks”, segue il retaggio culturale del vice-sceriffo Hawk...impresso in rilievo sulla porta…di un cesso.

 

 

Varga [pure in versione "Gomorra"-1 ("Bevi, Ciru'!"), etc...] è la reificazione del disgusto: ma non c'è alcuna esagerazione nella caratterizzazione del suo personaggio, e la sua controparte-pseudopodo, “Lady Varga” (Mary McDonnell), è lì a testimoniare la multiforme e pervasiva eterogeneità di modus operandi che il male deve mettere in campo da gioco per poter vincere la partita del possesso, del dominio e dello sfruttamento del mondo.

 

 

"El nekamoth Adonai! El nekamoth hofiya! Lech-lecha. Lech-lecha."

E un po' di birra, in una ciotola…

 

 

L'anatra (e altre prede collaterali, spesso divorantesi tra loro) è diventata paté nella pancia del Lupo, ma Gloria-Pierino, macchina umana mai troppo umana (I Can Help!), è riuscita a legare la coda di Varga all'albero. O per lo meno a "rinchiuderlo" temporaneamente sotto scacco in una black-box schrödingeriana: tic-tac... 

 

 

Una citazione a parte la merita la caratterizzazione del robottinandroide disperso sul pianeta Wyh [no sic; cit.], una brava macchina, che voleva solo portare a termine il suo compito e dovere: A me piace lavorare con la gente. Ho rapporti diretti ed interessanti con il dottor Poole e con il dottor Bowman. Le mie responsabilità coprono tutte le operazioni dell’astronave, quindi sono perennemente occupato. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare”.

 

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PLAYLIST.

 

Tra “Pierino e il Lupo” di Sergej Prokofiev (by Leonard Bernstein) - narrato da Lorne Malvo (Billy Bob Thornton) “in persona”-, il “Faust” di Charles Gounod (by Carlo Rizzi) e innumerevoli versioni di canzoni cosacche e di brass band (ottoni e percussioni) :

 

Radik Tyulyush - “Oskus Urug” (tradizionale) 

Django Reinhardt e Stéphane Grappelli - “Swing from Paris” - 1940 

(Dopo la versione di Blind Willie Johnson, quella di) Son House - “John the Revelator” - [1930 (1965)] 

La 2a volta di Celentano in "Fargo" (dopo "Piccola", nella 1a stag.): Adriano Celentano (e Claudia Mori) - “Prisencolinensinainciusol” - 1972

 

Versione Fargo: 

Versione Montaggio Celentano 2012 (40° anniversario) : “Paura di un Trionfo” (1979, Rai 3) + “Asso” (1981) + et cetera: 

Mac Davis - “It's Hard to be Humble” - 1974 

Heart (Ann e Nancy Wilson) - “Crazy On You” - 1976 

the Statler Brothers - “the Official Historian of Shirley Jean Berrell” - 1978 

Carter Burwell - “Fargo, North Dakota” - 1996 

Gogol Bordello - “American Wedding” - 2007

Nathaniel Rateliff - “S.O.B.” - 2015 

Jeff Russo - “Wrench and Numbers” (dalla 1a stag.) 

Jeff Russo e Noah Hawley - “Ship of Fools” (by World Party)

Plamena Mangova - “Appassionata (Sonata per Pianoforte n. 23 in Fa minore, op. 57) – I. Allegro assai (by Ludwig van Beethoven)

 

E si, si potrebbe notare una lieve preponderanza iconografica verso M. E. Winstead, nevvero? Ma io m'aggrappo al sorriso (e al suo nuovo, ma temporaneo, guardaroba californiano fatto di camicette con gufi e motociclette) di Carrie Coon.

 

* * * * ½  -  9     

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