Espandi menu
cerca
Fargo

4 stagioni - 41 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 1

  • 2014-2014
  • 10 episodi

L'autore

mck

mck

Iscritto dal 15 agosto 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 186
  • Post 120
  • Recensioni 698
  • Playlist 215
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su

di mck
9 stelle

La 1a stag. di Fargo non dissimula la marea montante di morte che sorge cavalcando un cumulo di cadaveri, ma raggiunge un timor panico ancestrale e irrevocabile. Al contempo sequel, remake/reboot e crossover/sideboot (e con l'annata successiva anche prequel), la creatura di N. Hawley, con la prod. esec. dei fratelli Coen, c'impone di viver la vita.

 

A (BLOOD) SIMPLE PLAN

“ Il peggio può accadere e devi avere un'assicurazione ”,
ovvero : a volte occorre sedersi sotto al portico, facendo scricchiolare l'assito della veranda, colpo in canna. 


Fargo – la Serie – 1a Stag.” non dissimula la morte dietro a un cumulo di cadaveri ( il cui numero cresce a ritmo costante e vertiginoso senza sosta nel corso del tempo ), ma ce ne fa sentire l'odore, e l'odore non è quello della putrefazione - che tange più che altro i vermi a banchetto - bensì quello della paura, la paura in vita, che la violenza (de)generandosi produce : si, c'è una ''metaforica'' e cadaverica pigna di morti ammazzati accatastati uno sull'altro sino a raggiungere l'altezza di due piani ( già dal 1° episodio se ne perde il conto, dei decessi per omicidio ), ma in realtà sono sufficienti una buffa trivella per ghiaccio a spallaccio, un campo lungo e un corpo che affonda per riuscire a spingere il discorso più in là, verso la Rappresentazione e la Restituzione dell'Indicibile, e il raggiungimento di un timor panico ancestrale e irrevocabile. 

 


Allo stesso tempo sequel, remake/reboot, crossover/sideboot [ la storia si ripete, prima tragedia, poi farsa, poi tragedia, poi farsa, in loop, uguale a sé stessa, e sempre diversa in differenti modi : la poliziotta ( in un secondo tempo ) incinta, l'uscita dal parcheggio a pagamento con sosta non consumata, etc... Per tralasciar le citazioni : "l'Uomo Invisibile" ( J.Whale - J.Carpenter ) ''ripreso'' fasciarsi all'inverso, la pioggia di pesci/rane ( fish-frog attack ) da "Magnolia", etc...], e con la 2a stagione anche prequel, “Fargo – la Serie” va ad inserirsi in quel vuoto ( per forza di cose e fisiologicamente quasi pneumatico, e perciò ''facilmente'' riempibile massivamente, ma non altrettanto qualitativamente ) lasciato da alcuni capolavori terminati e conclusi ( eccezioni a parte : “Better Call Saul” figliato da “Breaking Bad” ) riassumibile in una triangolazione composta da “Mad Men” [ Ri-Scrivere LA Storia : e questo procedimento toccherà vette insondate nella 2a stag. di Fargo : WW1,WW2, Corea, VietNam, la filmografia – reale ed inventata - e la candidatura alle primarie e poi alle presidenziali di Ronald Reagan, e War of the Worlds ( Orson Welles e H.G.Wells ) / Close Encounters ], “the Sopranos” ( Scrivere UNA Storia ) e “the Wire” ( Raccontare, Narrare, Descrivere LA Storia ), e per quadrare il cerchio si potrebbe aggiungere un altro vertice al triangolo e renderlo perfetto, raggiungendo così le proporzioni e le fattezze di un rettangolo aureo : il quarto convitato è l'iconografia percussiva del già citato “Breaking Bad”, che non ha e non raggiunge le pretese postmoderne e massimaliste della triade generata da Matthew Weiner, David Chase e David Simon ( e in misura lievemente inferiore lo stesso Vince Gilligan, e : Terence Winter, Aaron Sorkin, David Benioff & D.B.Weiss, Farhad Safinia, Jenji Kohan, etc...) ma che ha gemmato nuclei formali fondamentali nel corpo di “Fargo”.

 

MALVO'S CROSSING


Alla fine della prima stagione della miniserie (semi)antologica la convinzione residua, reduci dalla sarabanda di idiozia, pervicacia, meschinità, coraggio e puro male distillato, è quella di vivere un mondo abitato e performato da progrediti sottosviluppati : di questo parla la creatura di Noah Hawley [ showrunner e sceneggiatore di tutti gli episodi ( per la 2a stag. non sarà così stakanovista ) ], la sua personale versione del Grande Romanzo Americano : di Progresso Tecnico - semplice tempo che passa, generazione dopo generazione - in quasi completa assenza di Sviluppo Morale : da questo PdV Lou Solverson [ un grande Keith Carradine che lavora di sottrazione compressa, trattenuta, affiorante ( Sioux Falls : " Accidenti, che giostra ! " ) ] e Bill Oswalt [ il primo un ex poliziotto ( la 2a stag. mostrerà perché e per come ), il secondo un poliziotto in carica che sta pensando di effettuare la stessa scelta, prendere la medesima decisione e percorrere l'identica strada ] hanno qualcosa su cui discutere e convenire, sulla folle, ottusa scacchiera del mondo ( che "è già cane mangia cane" ) degli esseri umani che chiamiamo, a torto o a ragione, civiltà [ tema che verrà ripreso con furibonda malinconia nella 2a stag., e di questo passo la 3a annata (non) potrebbe proiettarsi ancora più in là nel passato, alla perenne ricerca di un'epoca in cui l'equilibrio del ''mondo'' non si era ancora spezzato, un'epoca in cui era facile capire se una cosa fosse giusta o sbagliata, proprio come in “MidNight in Paris” ( capolavoro alleniano al pari di “To Rome With Love” - solo certi patriottardi da salotto e alcune pudibonde figlie di maria non l'hanno capito ), in cui il protagonista comprendeva che non è - mai - esistita un'età dell'oro, e tanto vale allora vivere il proprio presente costruendo(si) un futuro. O in "No Country For Old Men" ]. 

 

 

 


Da questo PdV il personaggio più lucido forse è proprio quello - paradossalmente - di Bill Oswalt ( un immenso Bob Odenkirk ) : lui è anche quello che sin da subito ( da dopo il pilot e in seguito alla morte del ''protagonista'', insomma ) – compensando con l'autostima e la presunzione la mancanza d'intelligenza e buon senso – detta l'agenda e decide la strategia investigativa, e al contempo è ben felice di lasciarsi inconsapevolmente manovrare ( paradosso ma non troppo, questo essere impossibilmente felice per una cosa che non si sa ) da Lester Nygaard ( un Martin Freeman devastante : al contempo anima ben più nera e misera e più tapina di Walter White, che per lo meno perpetrava il Male su larga scala per il Bene della sua famiglia ).

 

NO COUNTRY FOR EVERY MEN


Stiamo cavalcando il Progresso [ compare qualche cellulare, qualche schermo piatto ancora bello spesso, qualche ricerca internet che espelle qualche risultato utile, viene citato il Patrioct Act bushano ( ora Freedom Act esteso e prolungato da Obama pur limato di qualche eccesso ma sempre allineato al consesso storico emergenziale (in)consapevolmente miope e fallace verso le cause e le ''ragioni'' della guerra estesa in atto ) : non v'è giudizio ''morale'', solo un dato di fatto ad intralciare le indagini ] ma il Destriero a Vapore ha uno sguardo bovino e lascia dietro di sé solo regressione morale, comportamentale e relazionale : arretrati e immaturi, non siamo nemmeno più in grado di capire che ci possa essere un mistero da accettare. 

 


Bill Oswalt vuole ''semplicemente'', irrimediabilmente, irrisolvibilmente, irresolubilmente vivere in un mondo che può comprendere e capire, e che non deve continuamente rimettere in seria discussione, il che non corrisponde proprio esattamente all'Accetta il Mistero coeniano di “A Serious Man” : e tutta la serie è costellata, inframmezzata e rigurgitante di parabole, apologhi, storielle, allegorie e racconti, e tutti questi aneddoti, resoconti ed esposizioni sono inseriti perfettamente nel tessuto ( a maglia, ad uncinetto ) della narrazione ( sceneggiatura ) e della rappresentazione ( regia e grammatica filmica, tra codici e dispositivi ) : si perdono le coordinate, la politica degli autori va a farsi benedire, i topoi vengono implementati quando non del tutto riscritti da capo a piedi, le regole del gioco subiscono mutazioni strutturali, l'impalcatura fenomenologica viene distorta e rimodellata.

 

MIDNIGHT IN BEMIDJI


Dopo un profluvio di climax costruiti, suggeriti e mancati, verso i quali sceneggiatura e regia ci indirizzano, il ''sotto''-finale ( che può considerarsi l'autentico apogeo ) e il finale ( l'epilogo sul lago ghiacciato e quello attorno al focolare domestico : sintomi di disgelo e calduccio : la primavera basta a sé stessa come narrazione, l'inverno invece pretende il ''Raccontami una Storia” ), arrivano calmi, inesorabili, sospinti da un'inerzia rutilante e carica delle quasi 10 ore precedenti [ è un'opera composta da 5 blocchi o sotto-film, equivalenti alle 5 coppie di doppi episodi per regista ( Adam Bernstein, Randall Einhorn, Colin Bucksey, Scott Winant e Matt Shakman ), una semi-consuetudine, oramai, nel bene e nel male, questa suddivisione sancita grammaticalmente, stilisticamente, formalmente e contenutisticamente dall'apporto sensibile e potente ma mai prevaricante dei registi ].

L'acme si stempera nella vita che, reduce ma implacabile, sopravvive. 

 


Però a proposito del ''lieto'' fine non si può tirare in ballo il dio-patria-famiglia made in U.S.A., ché quel bisogno e desiderio è cosmopolita e sempiterno : dal Canton Ticino alle ultime tribù cannibali del Borneo ( Malesia, Indonesia, Papua-Nuova Guinea : giù di là, insomma ) : rigurgiti tribali in un mondo di trapani e aghi, digestione globale in corso e via a concimare il futuro, mentre, come sempre, a Dio si preferisce il male minore : Mr. Winchester. 

Focolare domestico, stomaco pieno, che il peggio può - sempre - accadere.

E accade. 

 


THE DAY OF THE HUNTER

“ Non ne mangiavo una così buona dal Giardino dell'Eden ”

 

Lorne Malvo [ Iddio, probabilmente. O chi ( si crede di essere ) per lui. Che in barba all'agente FBI Dale Cooper di stanza temporanea a Twin Peaks, alle ciliegie preferisce le mele ], un Billy Bob Thornton al meglio, cioè stratosferico, eterno mezzo sorriso imbarazzato, malizioso, gentile e rettilico, un crocevia tra Anton Chigurh ( ha trovato un barbiere più strafatto di quello di Javier Bardem nella trasposizione coeniana del capolavoro ''ford-carter-reaganiano'' ( e Ronald ''Dutch'' Reagan permeerà capillarmente la stagione successiva ) di Cormac McCarthy : scodella in testa, e via di forbici ! ), Keyser Soze, Mr. Spock e un semi-dio, o un diavolo in miniatura, un lapillo satanico, un frammento luciferino, un piccolo demone col suo know-how stampato in faccia, un alieno [ l'Uomo che cadde sulla Terra, l'Uomo che Non c'era - a proposito di U.F.O., ingranaggio (im)portante della 2a stag., ché tutto è collegato, in Fargo -, e chi ha assistito al film in B/N dei Coen ( qui co-produttori esecutivi ) sa bene di cosa sto parlando ], una bestia, e quindi un perfetto esempio di essere umano, che importa. L'importante è il Tartan. 

 

 

« Un tempo sulle mappe veniva scritto : “ Attenzione : draghi ”, ma ora non più. Ma questo non significa che i draghi non ci siano ».


E' però attraverso il processo di Individuazione-Identificazione, Proiezione e Introiezione che il carattere di Deus ex Machina “collaterale” che Malvo incarna ed esprime viene alla luce : quello, per l'appunto, senz'alcun paradosso, di Essere Umano.

 

http://i.italiansubs.net/djKiKA7.gif

 

" Io sono la conseguenza ".

 

E' ovvio che il Male - il procedere casuale e al contempo predestinato, ma sempre indifferente e indisturbato, delle cose - è sempre esistito, a prescindere dall'esistenza o meno di cosa e chi oltre a compierlo lo compie consapevolmente ( un albero nella foresta fa rumore anche se nessuno è lì a sentirlo ), di sicuro però è altrettanto vero, reale e concreto il fatto che da quando esiste l'essere umano e la sua coscienza di sé il male può essere - oltre che perpetrato, incrementato, percepito, compreso - combattuto.

 


Malvo, con la sua assidua spietatezza verso il consesso civile, da pezzo coronato degli scacchi lo sa e muove i suoi pedoni : ma anche lui deve sottostare alle regole e alle leggi della scacchiera. E il caso ( un ordine incompreso ) è una di queste.

Malvo incarna ma non riduce a fenomeno controllabile e comprensibile la Rossa Marea Montante in Arrivo, che già ci circonda le caviglie, ci stringe i fianchi e solletica la vita, c'intorpidisce il petto e sale alla gola e alla bocca...

 

 

" Qualche bastardo malato si diverte con gli indifesi ".


A lottare contro di lui, Molly Solverson ( Allison Tolman : bravissima, splendida trentenne semi-esordiente in tv/cinema, con una lunga carriera teatrale alle spalle ), a rappresentare istinto, indole e (pre)disposizione al Bene, alla Com-Passione, alla Comprensione, alla Premura, alla Responsabilità, contro il male e l'indifferenza. 

 


Una nota a parte ( ma perfettamente integrata ) e di merito la pretendono sia le musiche originali ( la partitura compiuta per lavatrice difettosa, che per la 2a stag. diverrà per macchina da scrivere elettronica ) di Jeff Russo [ e il lavoro sul e col suono : non sto parlando (solo) della ''colonna sonora'' intesa come ''musica'', ma proprio dei rumori ambientali, e della commistione tra queste due componenti ] quanto quelle non originali ( e la fotografia di Dana Gonzales ).  

 

Per una versione estesa di questo pezzo si possono consultare i due post che ho precedentemente pubblicati sempre su queste pagine elettriche : 
a True Story e Red Tide.  

 

* * * * ¼ (½)  -  8½ (9)  

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati