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L'Arte di Satoshi Kon: tra il mondo immaginario e quello d'immagine
di Genga009 ultimo aggiornamento
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L'Arte di Satoshi Kon: tra il mondo immaginario e quello d'immagine

Satoshi Kon: chiaro esempio di genio e di grande artista, allievo di maestri eccellenti (Mamoru Oshii e Katsuhiro Otomo). Causa un tumore al pancreas diagnosticatogli nel 2010, è venuto a mancare prematuramente all'alba del suo quinto e mai completato lungometraggio Yumerimu kikai. La sua morte è stato un duro colpo per l'animazione giapponese perché ha rappresentato la scomparsa del regista emergente che, in assoluto, si stava avvicinando di più ai grandi nomi degli anime cinematografici. Qui di seguito troverete la filmografia, buona lettura.

 

Playlist film

Perfect Blue

  • Animazione
  • Giappone
  • durata 81'

Titolo originale Perfect Blue

Regia di Satoshi Kon

Perfect Blue

Perfect blue è sicuramente il thriller più riuscito della storia del cinema d'animazione giapponese, genere che veramente pochi registi d'animazione hanno provato a sperimentare nella loro carriera.

La trama è liberamente tratta dal romanzo omonimo di Yoshikazu Takeuchi e narra, tramite un intreccio che si sposta tra illusione e realtà, ricco di suspanse e di elementi estremamente innovativi per il mondo degli anime cinematografici, la storia di Mima Kirigoe, inizialmente una idol, poi una novella attrice. Satoshi Kon, alla sua prima regia, decide di stravolgere i canoni convenzionali degli anime realistici tramite l'uso della violenza. Già più di un decennio prima di lui un certo Yoshiaki Kawajiri aveva fatto tremare le produzioni giapponesi portando la violenza fisica estrema nei lungometraggi animati. Kon, invece, introduce due particolari fattori che ne decreteranno il successo: la violenza psicologica e la violenza sessuale. Due temi che in un film d'animazione non ci si aspetterebbe mai, soprattutto il secondo. Eppure la forza di Perfect blue sta proprio nel rendere le sequenze di violenza non solo poco disturbanti, ma messe in scena apposta per criticare fortemente l'universo televisivo e dello spettacolo giapponese e per descriverne il marciume. Si, perché le violenze che la protagonista subisce si svolgono per lo più o all'interno di un set televisivo o all'interno di un "set mentale", cioè nella testa di un misterioso stalker che, inizialmente, importuna la protagonista.

Gli altri argomenti che il lungometraggio tratta non sono molto approfonditi, dato il loro professionale grado psichiatrico: il disturbo borderline di personalità come pericolosa patologia mentale e l'ossessione rispetto al corpo di una persona spinto a livelli maniacali e minacciosi. I personaggi non sono caratterizzati in maniera ottimale, soprattutto quelli secondari, tranne Rumi e Uchida, quest'ultimo fisicamente perfetto e coerente con la sua assurda e malata personalità.

La ricerca delle inquadrature negli interni più suggestivi della storia del cinema d'animazione (le scene degli omicidi, quelle nell'appartamento di Mima e quelle all'interno del set cinematografico durante la scena di stupro), a cui molto deve Aronofski, e la frenetica variazione di ritmo dalla seconda metà dell'opera fino allo stilisticamente perfetto finale, vanno a creare, senza dubbio, il film di Kon migliore sull'aspetto registico. Tecnicamente sulla qualità dello studio Madhouse non si discute: la cura nelle ambientazioni è eccellente e le atmosfere che la regia e le animazioni riescono a creare sono da manuale. Buona la colonna sonora di Masahiro Ikumi, soprattutto nelle sequenze dell'inseguimento finale.

 

Voto : ****

 

 

Rilevanza: 7. Per te? No

Millennium Actress

  • Animazione
  • Giappone
  • durata 87'

Titolo originale Sennen joyu

Regia di Satoshi Kon

Millennium Actress

Millennium actress è il metacinema giapponese e, forse, il film più personale di Satoshi Kon, in quanto in esso traspare, ancora più di Perfect blue e di Paprika, il suo amore e la sua passione verso il cinema d'autore, in questo caso quello dei grandi registi nipponici, noir e di fantascienza.

La trama dell'opera è appassionante e sentimentale, il suo eccezionale intreccio non va sempre di pari passo con le ambiziose tematiche che affronta (la predestinazione dell'esistenza, la critica verso il sistema rigidamente meritocratico giapponese e l'importanza dei ricordi come guida verso la vita) e spesso, quindi, procede in modo meccanico non facendo riflettere. Questo tranne nel finale, in cui tutti i nodi non verranno mai al pettine se non si ha un minimo di capacità di interpretazione. I personaggi sono caratterizzati in maniera eccellente, a partire dall'anziana celebre attrice Chiyoko Fujiwara e dal cineasta suo ammiratore Genya Tachibana fino al cameraman Kyoji, che rendono l'opera drammatica e profondamente introspettiva.

Nel film si intrecciano in maniera indissolubile diversi piani temporali presenti e passati e Kon mostra una certa ricerca nelle inquadrature molto suggestiva. Oltre che nei piani temporali, il lungometraggio si sposta in maniera lucida tra finzione e realtà, come in Perfect blue, infatti, gli avvenimenti della vita di Chiyoko sono rivissuti da lei attraverso alcune scene dei suoi film, che si svolgono in varie epoche della storia giapponese e soprattutto nelle ambientazioni cinematografiche più disparate: dall'era feudale dei samurai, con evidenti ispirazioni a Il trono di sangue di Akira Kurosawa alle pellicole sui ninja, dal melodramma durante il periodo fascista degli anni Trenta alla spensieratezza dell'epoca Taishō, dalle contraddizioni del conflitto in Manciuria alla catastrofe della seconda guerra mondiale, dai saloni delle geisha di Kyoto, e qui il pensiero corre a Mizoguchi, all'attacco dei mostri giganti di gomma in stile Godzilla, per finire con un'era futuristica segnata dall'esplorazione spaziale, chiaro riferimento a Magnetic rose di Koji Morinoto (di cui Kon è sceneggiatore), le quali scene indicativamente aprono e chiudono l'opera. Magnifico, quindi, il lavoro di montaggio di Satoshi Terauchi e di composizione dei paesaggi, compito in cui spicca Takeshi Honda, qui anche addetto al character design assieme a Kon. Non eccezionali le musiche di Susumu Hirasawa, che accompagnano bene l'opera senza mai però incidere troppo emotivamente.

 

Voto : ****

 

Mi scuso con Francesco "Alucard Vertigo" Liberatori per aver ripreso da lui le citazioni su Kurosawa e Mizoguchi senza aver avuto il suo diretto permesso e consenso.

Rilevanza: 5. Per te? No

Tokyo Godfathers

  • Animazione
  • Giappone
  • durata 92'

Titolo originale Tokyo Godfathers

Regia di Satoshi Kon

Tokyo Godfathers
altre VISIONI

In streaming su Google Play

Tokyo godfathers riesce a mescolare situazioni allegre, a tratti comiche a circostanze drammatiche, caricando sempre entrambe di riflessioni e aspre critiche sulla società odierna giapponese e non solo.

La trama è geniale nella sua semplicità: tre barboni, tra cui una raggazzina scappata di casa e un transessuale, trovano nella spazzatura una neonata. Sarà loro compito, per conto di Dio, riportare la bambina dai suoi genitori. La storia è ripresa ampiamente dal film In nome di Dio di John Ford, adattamento cinematografico del 1948 del romanzo da cui è tratto il film, ovvero Three godfathers di Peter B. Kyne del 1913. Gli argomenti che tratta l'opera sono lampanti, pungenti ed alcuni affrontati con una giusta dose di ironia: le condizioni di diasagio sociale e povertà in cui sono ridotti i senza tetto di qualunque nazione, il difficile rapporto familiare e introspettivo tipico dell'adolescenza che si prolunga nell'età adulta e il rispetto di sè come virtù utile all'esistenza e alla felicità individuale e collettiva.

Questa intelligente commedia vive grazie ai suoi personaggi, che riescono, tramite la loro assurda e ed eccellente caratterizzazione (Hana, il transessuale, è uno dei personaggi meglio descritti della storia del cinema d'animazione recente, ovvero dopo il 2000), ad incorporare e rappresentare le tematiche del film con occhi trasparenti e schietti verso la situazione che li accomuna, ovvero quella di essere dei reietti, degli sfollati che sono arrivati ad essere quello che sono per la loro vigliaccheria e la loro mancanza di responsabilità rispetto a se stessi e alle persone ad essi più vicine. Proprio per questo, la notte di Natale, saranno scelti da Dio come padrini della sventurata bambina, che apparirà inizialmente ad ognuno come qualcosa di diversamente piacevole e che alla fine farà loro comprendere gli errori commessi in passato e gli servirà come mezzo per il cammino verso la redenzione.

In questo lungometraggio la regia di Kon è pulitissima e, insieme allo straordinario montaggio di uno dei più grandi montatori della storia degli anime, Takeshi Seyama (Principessa mononoke, Steamboy, Paprika), scaturisce dalle immagini un ritmo incalzante, che fa scivolare in un attimo un'ora e mezza di visione. Memorabili sono la sequenza del matrimonio e quella del pestaggio di Gin. Tecnicamente il film è curatissimo e la Tokyo riprodotta dai professionisti della Madhouse è di un realismo scrupoloso, ottimizzato dalla buona colonna sonora di Keiichi Suzuki.

 

Voto : ****

 

 

Rilevanza: 6. Per te? No

Paprika

  • Animazione
  • Giappone
  • durata 90'

Titolo originale Paprika

Regia di Satoshi Kon

Paprika
altre VISIONI

In streaming su Prime Video

Tratto dall'omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, Paprika è il film più sperimentale di Kon sia dal punto di vista concettuale che da quello tecnico.

In un futuro non troppo lontano, un'invenzione nota come DC Mini permette agli psicoanalisti di immergersi nei sogni, e, quindi, nel subconscio dei propri pazienti, in modo da curarne disturbi mentali o traumi legati alla memoria. La storia si svolge in parallelo tra due protagonisti: un detective depresso causa la perdita in passato del suo migliore amico e un'intraprendente e decisa dottoressa che, al di fuori dell'ospedale in cui è capo ricercatrice, comincia ad aiutare persone traumatizzate con lo pseudonimo di Paprika. Tutto funziona fino a che alcuni di questi strumenti, ancora in via di sperimentazione, non vengono rubati misteriosamente. Toccherà agli scienziati responsabili della loro creazione, della loro sorveglianza e al detective Toshimi Kogawa ritrovarli e riportarli al sicuro prima che qualcuno li usi per scopi criminali.

L'intreccio del film è veramente delirante, nel bene e nel male. Si hanno momenti onirici di puro genio, ad esempio i primi dieci minuti di visione, in cui sembra di essere catapultati in Millennium actress con Fellini al posto di Kurosawa e Kogawa nei panni di Johnny Weissmuller, e sequenze girate frettolosamente e senza fascino, come quella della vittoria finale (non mi spingo oltre nella descrizione). Sarà che Kon era in ritardo con gli storyboard già da metà lungometraggio e rischiava di sforare i termini di produzione, ma il buon finale di Paprika poteva essere elaborato decisamente meglio. Anche le caratterizzazioni dei personaggi, Kogawa escluso, potevano essere curate in modo più preciso, uno su tutti il Presidente.

Peccato per queste lacune a livello di sceneggiatura perché, tecnicamente, questo lungometraggio rappresenta il capolavoro di Kon e, dopo Metropolis, la miglior opera realizzata dallo studio Madhouse: fondali spettacolari, effetti visivi all'avanguardia ed una capacità di coordinamento tra tutti i vari piani di immagine veramente sbalorditiva durante le sequenze del "sogno collettivo" verso il finale e quelle della sfilata. Anche qui, come in Tokyo godfathers, è presente un grande lavoro di montaggio di Takeshi Seyama, che riesce, assieme all'ingegnosa (a tratti) regia di Kon, a non disorientare lo spettatore più del dovuto. Buona la colonna sonora di Masahiro Ikumi, migliore di quella di Millennium actress e molto coerente con le atmosfere del film.

 

Voto : ****

 

 

Finisce qui la classifica dei film di Satoshi Kon, visionario regista che ha saputo spaziare dal thriller al drammatico, dalla commedia alla fantascienza senza mai perdere la sua autorialità e senza mai piegarsi di fronte ai "consigli" delle produzioni.

Sono sicuro che poteva diventare un grande, più di quanto non lo fosse già.

So di non essere stato esaustivo ma, come già scritto nell'introduzione, dei film punto a scriverne solo brevi analisi e non recensioni complete quando li inserisco nelle playlist.

 

Grazie dell'attenzione.

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Monografie/Filmografie precedenti:

 

Hayao Miyazaki

Rilevanza: 6. Per te? No
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