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TUTTA l'università contro la riforma
di Charlus Jackson ultimo aggiornamento
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Charlus Jackson

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TUTTA l'università contro la riforma

Ora che mi sono iscritto alla facoltà di filosofia dell’università degli studi di Torino e frequento felicemente il primo anno, bell’e che arrivato (ho iniziato da tre settimane) sono rimasto coinvolto nella tempesta, davvero senza precedenti (almeno nella mia vita), della protesta nata contro la riforma Gelmini: un provvedimento scandaloso, vergognoso, disgustoso, che prevede tagli clamorosi ai fondi e al personale docente (tali per cui per cui a un giovane sarebbe ormai pressoché impossibile avere accesso alla ricerca o alla carriera accademica; o che certe facoltà poco frequentate, come la stessa filosofia, potrebbero chiudere nel giro di pochi anni) e il passaggio dell’università a fondazioni private (con quel che potete immaginare ne consegua: privatizzazione del sapere): provvedimento non solo sbagliato, ma maligno, creato in totale malafede, come dimostra il fatto che è già stata approvato in agosto sotto il silenzio generale (legge 133, sull’università; quella sulla scuola passata alla Camera qualche giorno fa è la 137) a rendere ancora più difficile la nostra protesta, ma non certo a scoraggiarci: siamo in una SITUAZIONE D’EMERGENZA ed è necessario reagire. (E quel che dico è completamente privo di montature). Io non mi sono mai dato alla politica, e chi mi conosce solo un po’ lo sa bene, ma ieri pomeriggio ero presente mentre è stata decisa l’occupazione studentesca dell’università di Torino (dopo Roma, Milano e Palermo) senza sospensione della didattica (perché non siamo violenti); oggi è arrivata la notizia che un certo piccolo e fastidioso signor Berlusconi ha dichiarato che non “tollera” più l’occupazione dell’università ed è pronto a mandare la polizia; per tutta conseguenza ci siamo recati al cospetto del rettore (cui spetta l’ultima parola per l’intervento delle forze dell’ordine), il quale ha garantito che non autorizzerà in nessun caso l’intervento della polizia (insomma: università contro governo: roba da guerra civile); ha poi indetto in via straordinaria il Senato accademico, cancellando dal programma l’inaugurazione dell’anno accademico prevista per dicembre, come dire che l’A.A. in corso è ufficialmente bloccato, e decretando la sospensione ufficiale delle lezioni dal 28 (giorno della visita della Gelmini a Torino) al 30 (sciopero generale). Tutto ciò perché questa è una contestazione al più radicale attacco alla libertà della cultura visto dai tempi del fascismo che unisce studenti (sempre più arrabbiati e idealisti 40 anni dopo il ’68, quando ultimamente restavano supini mentre i media si divertivano a dipingerli come bulli o dediti alla droga) e professori: una protesta che va dai bambini dell’asilo ai Magnifici Rettori, e cui invito a partecipare un numero quanto più ampio possibile di persone in possesso delle loro facoltà mentali, uniti dall’indignazione contro chi vuole (e tirannicamente decide, visto che il provvedimento è già passato) di seppellire la cultura e la ricerca rendendoci insomma sudditi ignoranti e inermi. Ma il tempo dei sudditi ignoranti e inermi si è concluso da almeno tre secoli e non sarà facile restaurarlo, come dimostra il fatto che chi ha tentato di mettercelo in un posto sconveniente sta già clamorosamente perdendo di credibilità suscitando la famosa “azione uguale e contraria”. “Ma come?” dirà qualcuno “questo è un sito di cinema, non di politica”. Ma a seguito di una decisione fondata sul disprezzo della cultura umanistica, dunque dell’amore disinteressato per le arti, per il sapere e la riflessione, cui viene contrapposto l’interesse del privato imposto tirannicamente, proprio chi è amante d’arte deve sentirsi coinvolto come colui che certuni vorrebbero mettere a tacere.

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