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Halley

Regia di Sebastian Hofmann vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Halley

di lyhadureki-tsuvon-noékor
9 stelle

Vivere muorendo

 

"Halley", unico lungometraggio del promettente regista messicano Sebastián Hofmann, è un film spiritualmente e fisicamente prosciugante; il tema trattato così come lo stile registico, infatti, compiono un' azione "svuotante" nei confronti dello spettatore,(s)fortunato testimone della (non)vita di Beto(protagonista della pellicola), e dell' arte cinematografica, in "Halley" ridotta ad un mero lavoro di sottrazione.

locandina

Halley (2012): locandina

Sebastián Hofmann (classe 1980), segue e percorre le orme dei suoi coetanei e connazionali predecessori; se infatti "Halley" (ci) mostra la Vita come (una) sterile sequenza di (f)atti da subire e sopportare rassegnatamente, sorge spontaneo rammentare l'apatismo regnante in "Sangre"[Amat Escalante, 2005], "Batalla en el cielo"[Carlos Reygadas, 2005], "La influencia"[Pedro Aguilera, 2007]; apatismo, quello di Beto, sicuramente più giustificato, dal momento che egli soffre di una grave, deplorevole e sconosciuta malattia, che lo rende debole e flemmatico nei mo(vi)menti quotidiani. L' esistenza di Beto prosegue lenta e indifferente, senza una meta, offuscata(Hofmann usa spesso la tecnica dell' out of focus); Beto, come la cometa di Halley, compie il suo breve passaggio sulla Terra per poi abbandonarla."Halley" è un impassibile sguardo nichilista; esistere è sinonimo di morire. "Halley" ,quindi, è (la)Morte. E Hofmann (ce) lo dimostra con le immagini, fredde, asciutte e immobili(in alcuni frangenti ricordano la trilogia anderssoniana), metafore della realtà del film, con i suoni(ronzii di mosche, sonoro basato su suoni bassi, stranianti o sul silenzio totale) e con il corpo di Beto stesso, un involucro dis-umano, maleodorante, pervaso da buchi, tagli, macchie e larve; dettagli, questi, che Hofmann non (ci) risparmia(la mise en scène si concentra sovente sul corpo del protagonista e su altri oggetti, utilizzando fascinosi primissimi piani) e che saranno protagonisti nell'arco di tutta la annientante visione. Il regista messicano con "Halley" riflette soprattutto sulla dicotomia tra persona malata e persona sana, con sequenze che ritraggono perfettamente la distinzione tra Beto, ridotto ad una sorta di zombie-umano(Alberto Trujillo rievoca il Christian Bale di "The Machinist"), e gli atleti che frequentano la palestra, ripresi da Hofmann con occhio critico e derisorio, mentre perdono il proprio tempo nel fare esercizi che migliorino il loro fisico predestinato e già avviato alla decomposizione, o ancora, come le donne brutte e grasse che si truccano sulla metropolitana, illudendosi di poter cambiare la loro congenita natura.

scena

Halley (2012): scena

Alberto Trujillo

Halley (2012): Alberto Trujillo

La (non)vita di Beto è scandita dalla nauseante solitudine e dalla routine lavorativa ed esistenziale...le uniche "azioni" che egli compie sono riassumibili nei semplici gesti del lavarsi, guardare la tv(mera manifestazione della preoccupante nullità [ scena televisione]), lavorare(Beto fa il guardiano notturno in una palestra), prendere la metropolitana(assoluta testimone della routinaria e spregevole quotidianità), cercare un supporto nella religione(anche se la scena girata in chiesa offre un Beto alquanto spaesato, confuso e diffidente), spolverare alcune tazze, bicchieri, soprammobili con cura maniacale, riassettare la cucina ed altri piccoli gesti ordinari. 

scena

Halley (2012): scena

A causa della malattia Beto deve smettere di lavorare, questo fatto lo avvicina a Luly, colei che gestisce la palestra. Una timida uscita, un ballo e una flebile resurrezione virile...l'  gesto umano, vitale che egli compirà sarà proprio una necessaria masturbazione liberatoria, la quale, però, porterà solamente ad un' agghiacciante castrazione involontaria(in una scena che, per crudezza e impatto visivo, è avvicinabile soltanto alla "decapitazione" di "Los Bastardos"[Amat Escalante, 2008] e alla "bruciante" evirazione di "Heli"[Amat Escalante, 2013]). Beto è (un)morto. La Morte lo ha ormai circondato. E il criptico e trascendentale finale non fa che confermare ciò.

 

Luly Trueba, Alberto Trujillo

Halley (2012): Luly Trueba, Alberto Trujillo

"Halley" è stato presentato all' IFFR(International Film Festival Rotterdam)nel 2013.

 

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