Espandi menu
cerca
Silver - Shirubaa

Regia di Takashi Miike vedi scheda film

Recensioni

L'autore

AndreaVenuti

AndreaVenuti

Iscritto dal 29 dicembre 2014 Vai al suo profilo
  • Seguaci 38
  • Post 36
  • Recensioni 622
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Silver - Shirubaa

di AndreaVenuti
6 stelle

Silver è un film Giapponese del 1999 diretto da Takashi Miike.

 

Sinossi: Jun è una ragazza dal passato infausto, tutta la sua famiglia venne sterminata da un incendio doloso innescato da un membro della yakuza mentre lei si trovava in America per un torneo di Karate. 

La giovane, scossa dall’accaduto decide di entrare a far parte di un’organizzazione segreta, appoggiata dal governo, con l’obiettivo di neutralizzare associazioni criminali fra cui la temibile ed enigmatica “Covo della vipera”, possibile mandante dell’omicidio della sua famiglia.

locandina

Silver - Shirubaa (1999): locandina

Takashi Miike subito dopo aver ultimato Ley Lines, opera conclusiva della celeberrima Black Society Trilogy, senza pensarci un attimo si butta a capofitto sull’adattamento cinematografico di un manga di Hisao Maki: Silver (lo stesso Maki viene coinvolto in veste di produttore, sceneggiatore ed attore). 

Siamo nel 1999, periodo ormai noto come “l’annata d’orata Miikiana” e oltre questo film l’instancabile autore nipponico ha diretto il già citato Ley Lines, Salaryman Kintaro, Audition Audition ed Dead or Alive, pellicole che lo hanno lanciato definitivamente sull’olimpo dei maestri del cinema estremo e forse anche consono della situazione, accettando la regia di Silver si regala un guilty pleasure meritatissimo; il film a proposito, concepito per il VCinema, doveva essere una sorta di episodio pilota di una nuova serie televisiva mai realizzata.

 

Conclusa questa breve contestualizzazione, possiamo focalizzarci sul film. 

 

Silver, bisogna dirlo, presenta davvero tanti difetti; l’intelaiatura narrativa è raffazzonata e poco approfondita, la storia d’amore fra la protagonista ed il suo capo è inutile e tediosa, inoltre si intuisce chiaramente come l’opera sia una sorta di primo episodio televisivo no budget; detto ciò Miike con maestria e professionalità è riuscito a creare una simpatica ed apprezzabile atmosfera tipica da super sentai (sottogenere del tokusatsu) mixando il tutto con alcuni guizzi della sua poetica, rendendo il film complessivamente godibile (l’esigua durata è un incentivo alla visione).

 

Intrigante l’inizio; Miike riprende attraverso immagini sfuocate ed  effervescenti un angoscioso sogno della protagonista che si dimena nel suo letto ponendosi domande esistenziali. 

Nei primi minuti si intuisce una certa sofferenza e malinconia provata dalla ragazza, la quale è rimasta senza famiglia e la sua decisione di entrare in un’organizzazione segreta deve essere letta non soltanto come una voglia di rivalsa e vendetta (trovare gli assassini dei genitori) ma soprattutto la volontà di farsi accettare all’interno di un gruppo, dunque sentirsi parte di qualcosa richiamando una tematica da sempre presente nel cinema di Miike.

 

Certo questo aspetto è solamente accennato e sparirà sequenza dopo sequenza tuttavia è possibile individuare un altro elemento caro al regista, ossia una sessualità perversa. 

 

 

Miike non bada ai convenevoli e regala allo spettatore più audace sequenze davvero forti; impossibile non citare la Signora Nancy, una mistress specializzata nel sadomaso e fra i suoi clienti figurano uomini illustri: politici, capi yakuza e banchieri come nel caso di Sasaki (l’uomo viene accolto dalla donna con modi assolutamente perversi), tutti soggetti che agiscono nell’ombra provando poi a cancellare le prove dei loro misfatti. Ancora una volta troviamo una certa vena critica del regista verso le classi dirigenziali.

 

Discreta la regia dove effetti visivi di serie z (fortunatamente pochi) vengono alternati a sequenze vecchia scuola fra macchina mano frenetica, uso limitato ed suggestivo dello slow-motion fino ad arrivare ad una serie di notevoli carrellate, soprattutto quelle orizzontali con la macchina da presa ad altezza tatami.

 

Infine Miike propone un interessante rimando cinefilo, omaggiando due capolavori come Non aprite quella porta di Tobe Hooper (subito dopo il sogno di Jun vediamo un killer con una motosega indossare una maschera di pelle umana) ed La farfalla sul mirino di Seijun Suzuki (la protagonista affronterà un misterioso killer il cui nome è  semplicemente"numero 4").

 

Un Miike in "vacanza" che diverte e si diverte.

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati