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Horizon: An American Saga - Capitolo 1

Regia di Kevin Costner, Robert Legato vedi scheda film

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La recensione su Horizon: An American Saga - Capitolo 1

di supadany
8 stelle

In un’epoca che vede la logica della massimizzazione del profitto e la limitazione del rischio soppiantare brutalmente la vena artistica e i desideri a essa interconnessi, i sognatori sono alla corde mentre i loro progetti diventano in troppi casi dei miraggi. Solo in pochi riescono a mettere in piedi quelle che, fin dalla loro genesi, si trasformano automaticamente in autentiche imprese, forti di una posizione consolidata e comunque di una disponibilità personale che gli offre l’opportunità di lanciarsi - senza paracadute - in missioni stoiche/inderogabili che, il più delle volte, finiscono per affogare in un bagno di sangue economico ma che possono anche regalare un ritorno di gloria/affetto senza eguali.

In questo 2024 ben due lavori rientrano già in questa categoria ad elevato coefficiente di rischio, frequentata da artisti fuori dal tempo, che si fanno amare a scatola chiusa per tenacia e follia. Da una parte, Francis Ford Coppola con Megalopolis, dall’altra Kevin Costner che addirittura rincara la dose, un po’ perché recidivo, un po’ in quanto si presenta con un dittico a distanza ravvicinata che - sulla carta - punterebbe a espandersi ulteriormente.

Ebbene, questo primo capitolo apre parecchie piste e il modus operandi appare lampante, sprigionando un amore spassionato e una conoscenza semplicemente encomiabile/inarrivabile, per quanto la sua stessa natura lo renda inevitabilmente provvisorio e incompleto, da rivalutare a posteriori quando tutti i tasselli andranno al loro posto, trovando un compimento definitivo (sempre se – si spera - così sarà).

Montana, 1859. Un gruppo di coloni, insediatosi sulle rive di un fiume, viene attaccato dagli Apache, finendo per essere decimato nell’arco di una notte. Tra i pochi sopravvissuti figurano Frances Kittredge (Sienna Miller American sniper, American woman) e sua figlia, che troveranno un po’ di conforto e la forza per ripartire da zero grazie alle amorevoli attenzioni del Tenente Trent Gephardt (Sam WorthingtonAvatar, Scontro tra titani).

Wyoming, in un minuscolo centro abitato. Il solitario Hayes Ellison (Kevin CostnerGli intoccabili, Robin Hood) incontra Marigold (Abbey Lee -The neon demon, Mad Max: Fury road), una prostituta che lo invita tra le sue braccia nonostante abbia il neonato di Ellen Harvey (Jena MaloneThe neon demon, Sucker punch) da controllare. Quando Ellen viene rintracciata da quegli stessi uomini che le hanno rovinato la vita, Marigold finirà per essere a sua volta in pericolo, mentre Hayes farà tutto ciò che gli è possibile per proteggerla da un gruppo di aggressori che agiscono senza alcuno scrupolo.

Nel frattempo, una carovana è impegnata in un viaggio impervio e senza sosta. Matthew Van Weyden (Luke WilsonOld school, I Tenenbaum) cerca di mantenere l’ordine e di far rispettare le regole, giovandosi anche dell’apporto di Owen (Will PattonFalling skies, Halloween), ma non mancano comportamenti che compromettono una traversata destinata a diventare ancora più complicata quando in lontananza si intravedono i primi indiani.

 

 

Sienna Miller

Horizon: An American Saga - Capitolo 1 (2024): Sienna Miller

 

 

Un po’ come aveva fatto negli anni novanta, quando da stella assoluta di Hollywood si era imbarcato in Waterworld (per tanto tempo, etichettato come disastro commerciale per antonomasia quando in realtà non lo è mai stato) e poi aveva diretto L’uomo del giorno dopo (un sonoro - e in buona parte immeritato – flop), Kevin Costner ricorre ai crediti maturati - questa volta con Yellowstone – per compiere con Horizon: An American Saga un’impresa a dir poco titanica, che su più step potrebbe arrivare ad aggirarsi sulla decina di ore complessive.

Trattasi di un ritorno in pompa magna al suo grande amore, ossia il western, che gli ha regalato tante soddisfazioni con gli Oscar – e gli incassi - di Balla coi lupi e gli attestati di stima di Terra di confine (tra i migliori della categoria del secolo corrente), con una rappresentazione enciclopedica, tanto estesa quanto segmentata, che ci mette la faccia senza farsi mancare niente, spesso nel bene, talvolta nel male.

Un primo capitolo che, nonostante le sue tre ore effettive, sembra principalmente uno sterminato prologo (sensazione avvalorata dalle invitantianticipazioni immesse in coda, una galoppata galvanizzante che fa venire il groppo in gola), con tre tracce principali che vanno a descrivere/modellare un tipico scenario in mutazione, tra chi avanza imperterrito (l’uomo bianco) e chi è destinato a soccombere (gli indiani), inserendosi nella fase più cruenta della transizione, quella in cui la giustizia nasconde la testa sotto la sabbia, il più forte esercita il suo predominio con il coltello tra i denti, mentre gli altri interpreti possono solamente sperare nella buona sorte e/o di finire accanto a qualcuno in grado di non farsi mettere i piedi in testa (per argomenti, vedi Killers of the Flower Moon).

Così, tra scene indimenticabili (su tutte, l’assalto iniziale, che toglie il fiato, senza mollare la presa neanche per un istante) e altre rivedibili (intese come laterali, piuttosto superflue, almeno per adesso… ), scelte perfette (ad esempio, del casting con Sienna Miller che per intensità stacca tutti di netto e Sam Worthington che usufruisce di un personaggio robusto ed empatico, mentre Luke Wilson e Will Patton fanno presupporre di poter acquisire un peso significativo nel secondo capitolo) e occasioni rimandate (più che altro, poiché lasciate in disparte), fasi che si consolidano e altre in cui gli stacchi si susseguono con una frequenza ravvicinata, con allunghi imperiosi e sintesi stringenti, l’insieme è troppo smisurato/variegato per disporre diuna provvidenziale continuità/uniformità.

Un mosaico dal colpo d’occhio mozzafiato, fotografato con immacolata classe dal navigato J. Michael Muro (Billionaire Boys Club) e scritto dall’autore insieme a Jon Baird senza (im)porsi staccionate invalicabili, che incastona forze in opposizione, gesti e parole che fanno la differenza, lasciando il segno, grandi sogni, con orizzonti da conquistare a ogni costo, e una realtà aspra/cruenta nella quale nessuno può concedersi il lusso di abbassare la guardia per dormire sonni tranquilli.

Infine, su tutto risplende la stella di Kevin Costner. Autore ambizioso che si gioca tutto con un’abnegazione apodittica, regista autorevole e perseverante, che si fa garante di quei sogni che oggi paiono preclusi a prescindere, e attore che illumina la scena, con un ruolo tagliato su misura, tutto d’un pezzo, orgoglioso e affascinante, proprietario di una fierezza che si allinea di diritto alle altre succitate competenze.

 

 

Kevin Costner

Horizon: An American Saga - Capitolo 1 (2024): Kevin Costner

 

 

Detto che Horizon: An American Saga – Capitolo 1 è stato – com’era prevedibile e previsto – un flop, tanto da far rinviare il Capitolo 2 a data da destinarsi cercando di recuperare audience con lo streaming (un altro triste segno dei tempi: per un Inside out 2 che fa segnare record, tanti altri titoli meritevoli non trovano nemmeno un barlume di riscontro), che la critica americana è stata incredibilmente ingenerosa/miope/compatta (vedi il risultato su Metascore) e che la sua disposizione su un’ampia scala incorpora proporzioni discutibili e un immaginario tanto nutrito quanto spezzettato, più di ogni altra cosa emerge una linea editoriale d’altri tempi, bigger than life, con un know how poliglotta e una tempra d’acciaio, che soffre parzialmente per la mole di materiale offerto con indomita generosità e per l’inevitabile sospensione narrativa che chiede una pazienza ormai sconosciuta/defunta.

Tra classico (un genere che ha segnato un’epoca e dato per morto da quasi mezzo secolo) e moderno (sotto mutate spoglie, la Storia si ripete), ferocia e speranza, capitani saggi/valorosi e prevaricazioni violente, impedimenti e aspirazioni, sangue e cenere, scelte praticamente obbligate e destini che non regalano nulla, per un’opera/epopea già mastodontica allo stato attuale e che si aggira in una galassia a parte, destinata – in un modo o nell’altro - a essere ricordata per sempre.

Impavido e interlocutorio, commovente e sfidante.

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