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Wasp Network

Regia di Olivier Assayas vedi scheda film

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La recensione su Wasp Network

di supadany
4 stelle

Venezia 76 – Concorso.

Sarà anche vero che mentire non è azione né buona né giusta ma, come in tutti i campi, esistono delle eccezioni alla regola. Infatti, la dedizione a una causa può costringere a dire il falso e conservare dei segreti, tranciando dei rapporti fondamentali per costruirne altri attraverso una facciata completamente dicotomica rispetto alle reali intenzioni.

Questo territorio tematico è il reale punto nevralgico di Wasp network che, per il resto, vede le ombre primeggiare sulle luci.

Cuba, agli albori degli anni novanta. Di punto in bianco, il pilota cubano René Gonzalez (Edgar Ramirez) sottrae un aereo e scappa a Miami, abbandonando la moglie Olga (Penelope Cruz) e la figlia.

In breve, forma un gruppo con altri disertori (interpretati tra gli altri da Gael Garcia Bernal e Wagner Moura), ufficiosamente inseriti nella società americana. In realtà fanno parte di una rete di spionaggio nata con l’obiettivo di colpire il nemico storico, reo di eseguire attentati terroristici sul suolo cubano per colpirne il turismo e quindi minarne il traballante apparato economico.

 

Edgar Ramirez

Wasp Network (2019): Edgar Ramirez

 

Originariamente, su Wasp network - tratto da fatti realmente accaduti, impaginati dal brasiliano Fernando Gomes de Morais nel libro The last soldier of the cold war - aleggiavano enormi aspettative, poiché vedeva il ritorno di Olivier Assayas nell’esaltante rifugio del genere, come non gli succedeva dai tempi della gloriosa miniserie Carlos.

Purtroppo, come spesso accade quando l’attesa è elettrizzante, quest’avventura è a dir poco intermittente, piena di settori da dragare ma con troppe spiacevoli sorprese.

Se la mano di Olivier Assayas è occasionalmente percepibile, ad esempio nella disciplinata esecuzione di un attentato terroristico e nelle numerose scene in volo (tutti segmenti ragguardevoli), gran parte di questa raffigurazione trasmette la sensazione di svogliatezza, come se fosse stata allestita ad alta velocità, senza curarsi eccessivamente di eventuali sbavature o angoli da limare.

Quindi, nel dispiegare le gesta di un manipolo di agenti cubani infiltrati a Miami, fa la spola tra abbandoni e ricongiungimenti, tradimenti e atti di eroismo, fughe e delusioni, con segmenti brillanti e altri convulsi. Il frutto di questa densità è un distillato poliedrico,che tira il fiato semplicemente per lanciarsi in una nuova scorribanda, con un fraseggio articolato ed esplicito, per raccontare lo scontro perpetuo tra gli Stati Uniti e Cuba, i doppi giochi e lo spirito di sacrificio.

Uno scenario affollato che mescola realtà e finzione, immagini di repertorio e il puro artificio filmico, tra la circolazione delle informazioni e l’impossibilità di sapere la comprovata verità, una maionese a rischio impazzimento, con un montaggio puntuale e una fotografia oleografica (l’effetto cartolina è sparpagliato dappertutto). 

Equivocabile.

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