Espandi menu
cerca
Vivarium

Regia di Lorcan Finnegan vedi scheda film

Recensioni

L'autore

maurizio73

maurizio73

Iscritto dal 25 giugno 2013 Vai al suo profilo
  • Seguaci 80
  • Post 4
  • Recensioni 722
  • Playlist 1
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Vivarium

di maurizio73
6 stelle

Emerge, ad onta dell'angosciosa ambientazione di stranianti scenografie magrittiane,il sottotesto ironico e beffardo della vulnerabilità biologica di una specie dominante che,non ostante il vantaggio neocorticale,rivela il tallone d'Achille d'una emotività limbica che soccombe inesorabilmente di fronte alla spietata logica dell'invasore rettiliano.

Giovane coppia in cerca di casa, si imbatte nella bizzarra agenzia immobiliare del complesso Yonder, omologata zona residenziale di villette a schiera con recinzione d'ordinanza e annesso giardino di erba finta. L'inutile tentativo di uscire dal labirintico dedalo di stradine del complesso, li convince ben presto di essere oggetto di un sinistro esperimento sociologico che ha a che fare con l'allevare un pargolo misterioso cui impartire l'imprinting della innata empatia di una misconoscita quanto 'aliena' specie umana.

 

locandina

Vivarium (2019): locandina

 

Gli imprevedibili vantaggi dell'archipallio

 

Se l'ingresso nelle produzioni indipendenti dei giovani registi anglosassoni è quasi sempre votata agli ammiccanti e metaforici regni del fantastico (horror, sci-fi, thriller), quello del quarantenne autore irlandese Lorcan Finnegan, già contrassegnato da un corto ed un esordio (Without Name) di ambientazione ecologica, si distingue dalle canoniche performance di genere per l'originalità di uno script e le suggestioni di una messa in scena che incrociano le tinte pastello di un'estetica surrealista con le stranianti riflessioni antropologiche sulla peculiare specificità della natura umana.
Precipitati nell'incubo di un esperimento pedagogico da imperscrutabili demiurghi che acconciano l'oscuro Labirinto di morte (In the Mouth of Madness) di una realtà posticcia e omologata nel non luogo per eccellenza dei complessi residenziali del South East (The Truman Show) e insidiati nel loro nido d'amore dal parassitismo di covata di una multiforme specie rettiliana, i protagonisti del film di Finnegan sono condotti a riprodurre in forme controllate quei processi imitativi di una specie superiore che in pochi di milioni di anni ha saputo sviluppare le abilità cognitive, le facoltà empatiche e le sovrastrutture etiche che fanno dell'essere umano l'oggetto di una irresistibile curiosità biologica su scala interstellare. Frutto di una accurata selezione scientifica (lei pedagogista, lui giardiniere con la vanga sempre a portata di bagagliaio) che dovrebbe poter contare sulla significatività statistica di un campione variegato quanto insperscrutabile (la simultaneità temporale è occultata da una geniale sfalsamento dimensionale), si infrange ironicamente con i difetti sempre insiti nel mero processo imitativo (preannunciato dalla scena iniziale di una classe di bimbi che mimano infedelmente una selva sotto la tempesta), facendo emergere nei grossolani strafalcioni di un apprendistato biologico alieno la imponderabile complessità e contradditorietà della specie umana, talora solleticata nella pietas dei propri imperativi morali, più spesso messa alle strette dall'istinto protettivo di una madre putativa che non ha capito bene con chi ha a che fare. Emerge così, a dispetto dell'angosciosa ambientazione di stranianti scenografie magrittiane, il sottotesto ironico e beffardo della vulnerabilità biologica e culturale di una specie dominante che, se ha da sempre affinato le proprie armi di dominio sulle altre forme di vita (la reazione neocorticale è tardiva e inefficace ma beffardamente rivelatrice, nel finale, dei mondi paralleli di esperimenti domestici contestuali), rivela il tallone d'Achille di una emotività limbica che soccombe inesorabilmente di fronte alla spietata e 'burocratica' logica dell'invasore alieno dalla lingua biforcuta. D'altro canto si sa, chi si scava la fossa da solo merita, presto o tardi, di finirvi dentro. Ben assortita la coppia Jesse Eisenberg&Imogen Poot, bianchi dal cuore R&B che anticipano, con la bellissima A Message to you Rudy nell'originale di Dandy Livingstone, il sottotesto politico di una commistione di razze e di culture destinate all'inevitabile resa dei conti finale.
Premio Gan Foundation Support for Distribution a Lorcan Finnegan al Cannes Film Festival e miglior attrice protagonista a Imogen Poots al Sitges - Catalonian International Film Festival 2019.

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati