Trama

Un pianta creata dall'ingegneria genetica sembra produrre cambiamenti curiosi nelle persone o negli animali che entrano in contatto con essa. Le persone colpite sembrano aliene, come se le loro personalità fossero state alterate. Accade davvero o è solo frutto dell'immaginazione? In tale contesto, una madre teme di perdere suo figlio ma finisce con il perdere se stessa.

Approfondimento

LITTLE JOE: PAURA DELL'IGNOTO

Diretto da Jessica Hausner e sceneggiato dalla stessa con Géraldine Bajard, Little Joe racconta la storia di Alice, una madre single e ricercatrice che lavora alla Planthouse, una società impegnata nello sviluppo di nuove specie di piante. Ha progettato un fiore cremisi molto speciale, notevole non solo per la sua bellezza ma anche per il suo valore terapeutico: se viene tenuta alla temperatura ideale, è alimentata correttamente e le si parla regolarmente, la pianta rende felice il suo proprietario. Contro la politica aziendale, Alice ne prende un esemplare e lo porta in regalo al figlio adolescente Joe, chiamandolo "Piccolo Joe".

Al lavoro, Bella - una collega di Alice - inizia a preoccuparsi della nuova specie creata dopo che Bello, il suo amato cane, è rimasto intrappolato una sera nella serra e ha cominciato a comportarsi in maniera strana. Secondo Bella, la colpa è da attribuire alla sua esposizione a Piccolo Joe. Anche Chris, l'assistente di Alice, ne ha inalato il polline. Si sta di conseguenza comportando in maniera diversa? Precedentemente, la sua attenzione era tutta concentrata su Alice ma ora sembra interessato solo a proteggere la pianta. E poi c'è anche Joe, che sta diventando sempre più insolente e distante nei confronti della madre: lo fa solo per attirare la sua attenzione? Forse è in preda a una scarica adolescenziale di ormoni? O è anche lui influenzato dalla creazione?

Bella è inoltre convinta che la pianta stia cercando un modo per ovviare alla sua sterilità e riprodursi. Uno dei metodi trovati potrebbe essere quello di diffondere un virus patogeno che provoca nelle persone una sorta di demenza emotiva, che le porta a preoccuparsi in maniera eccessiva di Piccolo Joe e le induca a comportarsi come tutto fosse come sempre. Secondo Bella, la pericolosità di Piccolo Joe non è da attribuire alla pianta ma ad Alice. Chris, però, avvisa Alice delle precarie condizioni di salute mentale di Bella, suggerendole che non è una fonte attendibile. Ma con tutti coloro che la circondano potenzialmente infetti, a chi potrà mai credere Alice?

Con la direzione della fotografia di Martin Gschlacht, le scenografie di Katharina Wöppermann, i costumi di Tanja Hausner e le musiche originali composte da Teiji Ito, Little Joe viene così raccontato dalla regista in occasione della partecipazione del film in concorso al Festival di Cannes 2019: "L'idea alla base della storia è che ogni individuo nasconde un segreto che non può essere completamente apprezzato da un estraneo o persino da lui stesso. Qualcosa di strano appare inaspettatamente dentro di noi e ci rende inquietante tutto ciò che prima era familiare. Qualcuno che conosciamo all'improvviso ci sembra strano o diverso. La vicinanza si trasforma in distanza. Il desiderio di comprensione reciproca, empatia e simbiosi, non trova più corrispondenza. In tale senso, Little Joe è una parabola su ciò che di strano c'è in noi. Ciò diventa tangibile nel film attraverso una pianta in grado apparentemente in grado di cambiare le persone. Tale cambiamento porta a far emergere qualcosa di non familiare che fa ritenere perso ciò che fino a quel momento si riteneva sicuro: il legame tra due persone. In fase di sceneggiatura, la preoccupazione è stata quella di creare un'atmosfera utile a rimettere in discussione l'integrità dei personaggi coinvolti, offrendo diversi modi di interpretare ciò che sta accadendo: i cosiddetti cambiamenti possono essere spiegati o dal loro stato mentale o dal polline che hanno inalato. O, in alternativa, non esistono affatto e sono solo immaginati da Bella o Alice".

"Nelle fiabe e nelle storie, anche ai nostri giorni, percepiamo sempre come una madre sia inseparabilmente legata al figlio in maniera invisibile", ha continuato la Hausner. "Tale legame è amorevole e non può essere infranto, le responsabilità di una madre non possono essere messe in discussione. Ogni madre che lavora si pone ricorrentemente una domanda: chi guarderà mio figlio mentre sono al lavoro? Little Joe parla di una madre tormentata dalla sua coscienza, che "trascura" il figlio per andare a lavorare. Una madre i cui sentimenti sono ambivalenti dal momento che anche al lavoro ha una "figlia", la pianta che ha creato e che non vuole trascurare o, peggio ancora, perdere. Ma quale dei due figli sceglierà alla fine?".

Ha poi aggiunto la regista: "Entrambe le protagoniste, Alice e Bella, sembrano psicologicamente instabili. Alice ha regolari sedute di psicoterapia, dove si confronta con i rimorsi per lasciar da solo il figlio, il suo essere maniacale sul lavoro e le sue paure segrete. Si scopre così come ciò che sembra una minaccia per la sua carriera (i lati oscuri della pianta, in grado di cambiare coloro con cui entra in contatto: si tratta di una conseguenza à la Frankenstein, che pone quesiti su etica e scienza) sia in realtà il suo desiderio più nascosto che si sta avverando: sentirsi libera dal legame con il suo bambino, concentrarsi solo suoi suoi interessi e avere più tempo per se stessa".

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Il cast

A dirigere Little Joe è Jessica Hausner, regista e sceneggiatrice austriaca. Nata a Vienna nel 1972, ha studiato Refia alla Film Academy di Vienna, dove ha anche realizzato i suoi primi premiati cortometraggi (Flora e Inter-View). Nel 2001 ha diretto il suo primo lungometraggio, Loving Rita, presentato al festival… Vedi tutto

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