Trama

Anna arriva con la figlia per qualche giorno di vacanza in una grande e bella proprietà sulla Costa Azzurra, in un luogo che sembra fuori dal tempo e protetto dal mondo esterno. In mezzo a famiglia, amici e dipendenti, Anna deve fare i conti con una recente rottura sentimentale e un nuovo film da scrivere.

Approfondimento

I VILLEGGIANTI: TRA AUTOBIOGRAFIA E FICTION

Diretto da Valeria Bruni Tedeschi e sceneggiato dalla stessa con Noémie Lvovsky e Agnès de Sacy in collaborazione con Caroline Deruas, I villeggianti porta lo spettatore in una grande e bella proprietà in Costa Azzurra, in un posto che sembra essere fuori dal tempo e protetto dal mondo. Qui, Anna arriva con sua figlia per qualche giorno di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia, i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il mistero della propria esistenza.

Con la direzione della fotografia di Jeanne Lapoirie, le scenografie di Emmanuelle Duplay e i costumi di Caroline De Vivaise, I villeggianti viene così presentato dalla regista in occasione della partecipazione del film fuori concorso al Festival di Venezia 2018: "Da quando sono nata trascorro tutte le mie vacanze in una grande e bella proprietà in Costa Azzurra, in un luogo che sembra fuori dal tempo, protetto dal mondo esterno. Un giorno mio fratello mi ha mostrato un filmino in super 8 girato dagli ex proprietari sulla terrazza della casa. Si vedono delle persone, dei bambini che vanno in triciclo, che giocano con un cane, adulti che si fanno degli scherzi, si spruzzano con l'acqua, camminano in equilibrio sul bordo di una fontana. Le stagioni e gli anni passano, diverse date appaiono sullo schermo in basso a destra, il film copre diversi decenni. Le generazioni si succedono, i bambini crescono, alcune persone spariscono, appaiono dei bebè. Ma la vita sulla terrazza sembra sempre la stessa: bambini che corrono, adulti che li sgridano, mangiano, fanno gli scemi, ridono. Ad un certo punto si scorge in lontananza, nel mare, la cima di un sottomarino che avanza. Allora viene in mente il mondo, la storia che scorre lontano da questa casa. Guardando questo filmino mi sono resa conto che, come i vecchi proprietari, anche noi vivevamo in quella casa con l'illusione di sfuggire al mondo e al trascorrere del tempo. Le rocce, gli alberi, il mare, la casa, tutto è là, immutabile, mentre gli anni passano. E la storia resta sullo sfondo, anche se forse non troppo lontana, va avanti, violenta e folle.

Mi piaceva raccontare la vita di un gruppo di persone in quella casa, la famiglia dei proprietari, gli amici e i domestici, la solitudine che prova ciascuno nonostante si trovi insieme ad altri, i rapporti di forza, le paure, la vergogna, la ribellione, i desideri, gli amori. Mi piaceva raccontare come ciascuna di quelle persone provi a tapparsi le orecchie per non sentire i rumori che arrivano dal mondo esterno, per ignorare il tempo che passa, la morte che si aggira nei paraggi, come ciascuno debba vedersela con il mistero della propria esistenza.

Ho la sensazione che alle origini di un film ci siano spesso due forze opposte che creano un conflitto. Questo conflitto è creativo e dà forza ad un progetto. Gli permette di emergere, di resistere e di crescere. All'inizio del mio progetto c'erano il filmino e un sogno. Avevo sognato che mio fratello, morto da qualche anno, mi chiedeva di leggergli la mia nuova sceneggiatura. La leggeva con grande attenzione poi, rivolgendosi a me, mi diceva guardandomi negli occhi: «Ti proibisco di girare questo film». Qualche mese dopo aver fatto questo sogno, ho iniziato le riprese di Un castello in Italia. Mio fratello mi aveva chiaramente vietato di farlo. Avere o no il diritto di scrivere della nostra vita, delle persone che ne fanno parte, il dolore che questo potrebbe causare loro – questo dubbio è per me fonte di passione e allo stesso tempo di dolore. Quando scrivo ho bisogno e ho voglia di lavorare a partire da una realtà vicina, che conosco. Ho bisogno di lasciarmi ispirare da quello che vedo, che vivo, dalla gente che vive accanto a me. Ma lavorare su un materiale autobiografico implica non poter essere gentili con se stessi e con i propri cari. Per comprenderli meglio, per amarli di più, devo sentirmi libera di maltrattarli. I personaggi ai quali osiamo guardare con crudeltà sono molto più umani, più teneri e suscitano maggiore empatia di quelli che cerchiamo di proteggere. Che conseguenze ha questo tipo di lavoro? Come reagiscono quelli attorno a me? Come reagisco io ai loro rimproveri o al loro stupore? Come faccio a continuare a lavorare nonostante tutto questo? Quanto mi limita? In un certo senso ho 'regalato' al personaggio di Anna questi stessi dubbi e queste angosce. Anche lei deve girare un film. Anche lei riceve la visita del fantasma di suo fratello. Neanche lei, nonostante i sensi di colpa e la paura, riesce a rinunciarci. Perché per lei, come per me, il lavoro è un modo per non annegare. Anna cerca continuamente di sostituire il lavoro al panico, come se l'uno potesse annullare l'altro. La sua lotta, come la mia, è goffa, confusa, a tratti inutile e assurda, ma tenace e vitale. La storia del gruppo e quella di Anna procedono a lungo in parallelo, sfiorandosi appena. È stato necessario trovare dei legami tra questi due mondi. Trovare il modo di farli interagire. Di farli stridere. Di farli dipendere uno dall'altro. Di fare in modo che si modificassero e si minacciassero reciprocamente. Alla fine la tensione alla base del film è scaturita dalla battaglia personale di Anna per sopravvivere ad una pena d'amore e per continuare a lavorare".

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Il cast

A dirigere I villeggianti è Valeria Bruni Tedeschi, regista, sceneggiatrice e attrice italiana. Nata a Torino nel 1964, Valeria Bruni Tedeschi ha frequentato un corso di teatro all’École des Amandiers di Nanterre, tenuto da Pierre Romans e Patrice Chéreau, con Agnès Jaoui, Vincent Pérez, Laurent Grévill,… Vedi tutto

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Spaggy di Spaggy
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2 recensioni positive

2018
2018
Valeria Bruni Tedeschi
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Nel mese di settembre questo film ha ricevuto 4 voti
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Recensione

alan smithee di alan smithee
7 stelle

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