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I villeggianti

Regia di Valeria Bruni Tedeschi vedi scheda film

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La recensione su I villeggianti

di mm40
2 stelle

Una ricca regista di mezza età vede andare a pezzi il suo matrimonio proprio quando sta organizzando una riunione di famiglia nella sua sfarzosa villa francese sul mare. I propositi creativi per il prossimo film si sgretolano, trovando però nuova linfa nelle conflittuali relazioni di famiglia.

Terzo lungometraggio a soggetto per la regia di Valeria Bruni Tedeschi, che ancora non si arrende all’idea di voler comparire anche davanti alla macchina da presa, I villeggianti non è neppure un brutto film: è solo un film insulso, pregno di false problematiche masturbatorie da miliardari, esteticamente confezionato in modo tale da apparire ciò che vorrebbe dire – e cioè sfarzoso, elegante, colorato, chic. Ma a una messa in scena educata e fantasiosa (fotografia di Jeanne Lapoirie, montaggio di Anne Weil, musiche di Paolo Buonvino) non corrispondono affatto contenuti e argomenti altrettanto gradevoli, anzi: la Bruni Tedeschi qui non fa infatti che ripetere per la terza volta che lei del cinema non ha alcuna idea, se non quella di ‘valvola di sfogo’ per la sua noia. E la noia è il sentimento con il quale, in un moto di solidarietà nei suoi confronti, il pubblico ricambia: I villeggianti dura oltre due ore (129 minuti, per la precisione) senza riuscire a dire una singola frase degna di nota o senza lasciare un solo ritratto di un personaggio vagamente credibile. La sceneggiatura è un lavoro affidato al solito team di scrittura della Bruni Tedeschi, che la vede affiancata da Agnes De Sacy e Noémie Lvovsky, con la collaborazione inoltre in questo caso di Caroline Deruas; francamente risulta difficile liquidare il lavoro con termini semanticamente distanti da aggettivi quali “imbarazzante”, “incomprensibile” o “inutile”. Se Valeria Golino fa del suo meglio per dare grinta al suo personaggio, non tutti gli altri interpreti sembrano sufficientemente convinti, presumibilmente lasciati allo sbaraglio sul set, a partire da Riccardo Scamarcio, per arrivare poi a Yolande Moreau, Pierre Arditi, Stefano Cassetti e Vincent Perez. Coproduzione italofrancese che indubbiamente non giova a mantenere distesi i rapporti fra le due nazioni. 2/10.

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