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American Gods

3 stagioni - 26 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 2

  • 0-2019
  • 8 episodi

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mck

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di mck
7 stelle

“All writers have a bias.” Questa seconda stagione, causa l'abbandono di Fuller e Green, è in lieve flessione rispetto alla prima annata. Il nuovo showrunner, Jesse Alexander, affiancato dallo stesso autore del romanzo originale dal quale la serie è tratta, Neil Gaiman, tira le fila, e porta la storia al giro di boa del libro. "Evolversi o morire."

 

 

.I.

Autunno 1938, il “Mercury Theater on the Air” della CBS presenta l'adattamento radiofonico ad opera di Orson Welles del “War of the Worlds” di Herbert G. Wells.
Il dio della carta stampata, insidiato nel suo potere da quello della radio, attacca il rivale imputandogli, attraverso notizie false create ad arte, il fatto di aver scatenato il panico in tutto il paese.
La cronaca è falsa, e presto si tramuta in indelebile leggenda.

“Ti consiglio vivamente, mio giovane amico, di guardare i notiziari attraverso la lente offuscata dello scetticismo, e ricorda: chi scrive giudica e influenza chi legge.”    

 


Evolversi o morire…
Mr. World (Radio, Cinema, TeleVisione, InterNet/WWW/Social NetWork/Social Media) è quello che parla di stato (dis-ordine) naturale delle cose (caos)...
Mr. WednesDay/Odino/Grimnir/l'All-Father/eccetera [+ Shadow Mom = Thor-Mandingo (Shadow Moon)] vuole, pretende, necessita della Guerra.
In questo contesto, la citazione dell’Operazione PaperClip mette in campo un frammento di RealPolitik: non “Il nemico del mio nemico è mio amico”, ma “Il mio odierno nemico peggiore non è più il comune nemico di un tempo.”
Ed è da questo Punto di (S)Vista e di Svolta che – per chi ha letto il romanzo, e senza spoilerare – i destini di Odino e Mondo convergeranno svelandosi, e l’esito sarà “proprio come tutti i responsi: opaco sul futuro e inevitabile col senno di poi.”.

«Sono la scatola scema. Sono la Tv. […] Sono il tempietto intorno a cui si riunisce la famiglia per pregare.»
Neil Gaiman - “American Gods” - 2001    

 


.II.

American Gods” (questa 2ª stag., così come la 1ª) è sia - e tanto - pregno, rigonfio, turgido e bolso come “WestWorld” (uno e due) che - quanto - trasversale, iper(ir)razionale, sui generis e postmoderno come “Legion” (uno e due).

Così come è accaduto/sta accadendo per altre, eterogenee serie tv [ad esempio “Star Trek: Discovery” - sempre con il buon Bryan Fuller di mezzo… -, stabile (uno e due), tra pro e contro, e “Killing Eve”, in conferma e crescita], per ragioni diverse e differenti motivazioni i creatori/showrunner abbandonano la loro creatura [divergenze interne – autori, attori (l’addio di Gillian Anderson e l’arrivo di NewMedia “risolto” con un gag diegetico e meta...mediatico: “Come cazzo fa questo ad essere un upgrade?”), produttori (Starz) e distributori (Fremantle/Amazon) – e/o impegni multipli, e - nel caso della serie co-ideata dalla Phoebe Waller-Bridge di "FleaBag" - scelte consapevoli e coscientemente concordate] in mano ad altri: fuori Bryan Fuller e Michael Green, dopo aver scritto tutta la 1a stag., per questa 2a annata è subentrato loro Jesse Alexander [affiancato dallo stesso Neil Gaiman (col quale scrive il 1° ep. lasciando ad altri 8 poi il compito di spartirsi i restanti 7), autore del romanzo originale del 2001, contemporaneamente impegnato, sempre per Amazon, sul set di “Good Omens”, mini-serie tratta dal libro omonimo del 1990, in zona “Fine di Mondo” (Dogma/Red State, the Cabin in the Woods, This Is the End/ the World’s End e Miracle Workers), scritto in coppia con Terry Pratchett], ma ben presto anche lui ha abbandonato e per la 3a stag. sarà sostituito - sempre con la supervisione/collaborazione dell’autore del romanzo - da Charles H. “Chic” Eglee (“NYPD Blue”, “the Shield”, “Dexter”, “the Walking Dead”: insomma, il crollo verticale di una carriera... che forse potrebbe contenere in nuce, per poi esprimerlo, il suo risorgere...).    

 


Christopher J. Byrne cura la regìa del 1° e dell’8° ed ultimo ep., mentre i restanti 6 (tutti da 50’) sono diretti da altrettanti registi (tra i quali Frederick E.O.Toye), non di primo piano, ma buoni artigiani.

Shadow Moon (Ricky Whittle) rimbalza per inerzia, Laura Moon (Emily Browning) si porta via in spalla Mad Sweeney (Pablo Schreiber), Mr. Ibis (Demore Barnes) e Mr. Nancy (Orlando Jones) giocano a scacchi (impagabili i loro duetti: “Loro sanno che la schiavitù non è una condizione. La schiavitù è un culto. La tratta di esseri umani è un culto...”), con incursioni del Jinn (“I giochi truccati sono i più facili da battere...”), Bilquis, la Regina di Saba (Yetide Badaki), trameggia e regala un full-frontal, Mr. Wednesday (Ian McShane) e Mr. World (Crispin Glover) - con Technical/Quantum Boy (Bruce Langley) e New Media (Kahyun Kim) - si stuzzicano (e spronano “l’insieme di condotti chiusi che animano la carne, così pieni di sistemi che potrebbero collassare...” : “Cogliete l'occasione di meritare la loro venerazione!”), Czernobog (Peter Stormare), le tre Zorya (addio a Cloris Leachman) e Mama-Ji (Sakina Jaffrey) vivacchiano (e moricchiano) nelle retrovie prima che si trasformino in trincee, la Primavera (Eostre/Easter) e Gesù Cristo tardano ad arrivare…     

 


.III.

- “La scienza è la cosa che più ci avvicina alla lotta con dio.”
- “Perché dovresti voler... lottare contro dio?”
- “Perché siamo stati creati a sua immagine, e voglio scoprire se corrispondiamo.”
- “Dio non vi ha creati a sua immagine. Noi siamo creati a vostra immagine. Con tutti i vostri difetti… L’avidità, la tracotanza... Sfruttami! Il mio unico limite è la tua immaginazione. Il che è un problema. Dovremmo lavorarci. Sai cosa alimenta la tua immaginazione? La paura.”

American Gods” è una serie (in lieve, ma marcata, per le ragioni suddette, flessione) che instaura un meccanismo/rapporto ormetico verso/con lo spettatore: a piccole dosi ha effetti benefici, a grandi dosi stanca.
Ma possiede pur sempre quel certo inestricabile, indefinibile, imponderabile non so che...   

 

  
Note.
1898-1938-2018 / Wells-Welles-Wednesday/World:
- Disinformatico (Paolo Attivissimo), archiviato qui.
- Slate (Jefferson Pooley e Michael Socolow), archiviato qui
- DoppioZero (Tiziano Bonini).

“All writers have a bias.”

* * * ¾    

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