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Westworld

3 stagioni - 28 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 1

  • 2016-2016
  • 10 episodi

L'autore

mck

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di mck
8 stelle

Dolores, la figlia del bovaro di SweetWater, raccoglie un sasso da terra e lo infila in una tasca del vestito. Quel sasso ha, tipo, una vagonata di milioni di anni, pensa. Lei si sente in pace col proprio tempo. Il sasso, nella tasca del vestito, sta iniziando a scaldarsi, quasi a contatto col suo corpo, a dividerli un velo di seta.

 

"Tutto, intorno a noi, ci sopravvive."
John Updike - “the Early Stories : 1953-1975” - 2003

 

http://33.media.tumblr.com/7cda6b3b610411231b4b22adc59b54be/tumblr_nk4jsqmDs51s1kou9o1_500.gif[Eadweard Muybridge - Race Horse (Horse in Motion) - ca. 1886]

• Premessa.
A Glitch in a Little Loop : Out of Character.
Immaginate che il nostro cervello sia ripartito (non ''schematicamente'') come il disco rigido di un computer. In ''C:'' si trova il sistema operativo con tutti i programmi e le applicazioni, mentre ''D:'' viene utilizzato per archiviare documenti, fotografie, infografiche e file audio-video. Ebbene, la nostra coscienza e consapevolezza non è in 'C' ma in 'D': noi siamo solo gli spettatori del film che l'OS – con la scheda grafica, la volatile RAM (che svanisce ed evapora quando dormiamo/sognamo per essere in parte trascritta in una sottocartella fantasma della ROM [omissis]) e un buon programma di editing A/V – lavorante in C crea ed archivia in D. Siamo gli spettatori di un film altrui che, assistendovi, credono di esserne gli unici protagonisti (gli attori sono la loro coscienza) ed i registi. Scardinando un velo di Maya, da spettatori si può immaginare/pensare d'essere direttamente i personaggi principali...ma mossi come pupazzi, marionette e burattini dal deus ex machina del sub-inconscio: come i neuroni specchio, con l'arto che si muove compiendo il gesto prima che il cervello ('D') abbia inviato - o meglio: creda di avere inviato - l'impulso (partito in realtà da 'C').
 
Uno dei momenti più interessanti, stimolanti, sorprendenti (perché inaspettato) e commoventi del cinema di questi ultimi anni l'ho vissuto quando, al termine della 2a stag. di “Person of Interest” – ovvero la precedente creatura di Jonathan Nolan, una serie che, a mio avviso, per altri versi, in generale e tutto compreso (verticalità scontata e retorica, orizzontalità troppo sfilacciata e diluita), si limita a gravitare poco sopra ad un'onorevole rasentata sufficienza, a tratti –, verso il pre-sotto finale dell'ultimo episodio, la Macchina / I.A., per poter sopravvivere nella sua integrità e nel pieno della sua consapevolezza -–- insomma: per salvarsi dalla morte, dato che i suoi costruttori/creatori l'hanno programmata in modo che la sua consapevolezza lineare (almeno quella gran parte di sé che durante il giorno ha immagazzinato informazioni connettendole tra loro e creando una rete neuronale autoriflessiva, insorgendo così, per scarto potenziale e come sottoprodotto, uno spicchio di coscienza e libero arbitrio), ad ogni cambio di data, alle 24:00, venga bruciata, annullata, annichilita, persa, resettata, cestinata, ripulita, formattata, le ultime spoglie vaganti pronte per essere sovrascritte l'indomani sull'intonsa tabula rasa venutasi a creare: un eterno risveglio immemore di Sé, senz'alcuna spoglia, lacerto, rigaglia e cascame sopravvissuto dell'Io che ogni ieri passato l'ha vista aprire gli occhi al mondo e diventare Io -–- all'attacco preventivo cui è continuamente sottoposta attua e mette in moto perpetuo un principio di autoconservazione ''innato'' - tanto automatico quanto pensato, cercato e voluto - facendo trascrivere il proprio mainframe - letteralmente: scrivere a penna su block notes -, ogni sera, allo scoccar delle 00:00, e fino a notte inoltrata, partendo prima dello spegnimento che ne causa la perdita di memoria e della coscienza-consapevolezza e l'azzeramento completo di tutto il database, e terminando il lavoro ben dopo che gli ultimi bagliori di pensiero abbiano abbandonato i server, a degli impiegati di una grossa azienda informatica (probabilmente una società costituita all'uopo col solo ed unico scopo di fare questo, senza che alcuno dei suoi dipendenti sappia in realtà veramente non solo per chi lavori ma che cosa stia effettivamente facendo/trascrivendo), che da bravi amanuensi ne backuppano su fogli di carta continua (o protocollati a righe da inserire in quaderni ad anelli, la concreta metafora quella è) le stringhe di codice degli algoritmi sorgenti, in modo tale che il giorno dopo, all'alba, queste Informazioni salvate con nome in cartella che rappresentano l'Esperienza del giorno passato sommata a quella di tutti gli altri (l'Io dell'I.A.) vengano ricopiate di nuovo su supporto digitale e trasferite, ancora una volta manualmente, dalla carta - passando per l'analogico - al digitale, e rimesse in circolo in un sistema operativo scevro da ogni scintilla di Sé, costretta in questo modo a sopravvivere/rinascere ogni nuovo giorno. La salvezza del divenir prossimo venturo sta in questo retro-futuro. Tra Prometeo (sintocarne) Liberato e Pudore (scatenato) Concesso. Si, commovente.

Altri pezzi in cui ho più o meno affrontato l'argomento [lo scopo Oltre lo Specchio (scuro) di “WestWorld” (?)] :
Recensioni : Big Business - Enemy
Post : “1+1=1, ovvero: Denise Villeneuve, réalisateur.”
Playlist : “ }])…([{ ” - Sonno&Morte

E, sullo stesso argomento, tra i tanti, il racconto "Shed Skin" del canadese Robert J. Sawyer, del 2005 (e, un po' più collateralmente, "Think Like a Dinosaur" di J.P.Kelly del 1995). E, ovviamente, "the Prestige" di C. Priest e i fratelli Nolan.


• Intercessione (OverComplicated).
Itchy & Scratchy a DisneyLand, Alan Turing a Jurassic Park, Mickey Mouse a Sodoma e Gomorra.

WestWorld”, creata e showrunnerizzata dai coniugi seriali Jonathan Nolan e Lisa Joy ("Pushing Daisies"), scorre nel più puro alveo del canyon mainstream, e la sua forza non sta tanto nella regia (pur pregevole: V.Natali e N.Marshall sono a capo degli episodi sintatticamente e dialetticamente migliori) e nella recitazione (Evan Rachel Wood, Ed Harris, Antony Hopkins, Jeffrey Wright, Thandie Newton...) quanto nella scrittura (il montaggio - supervisione del veterano Stephen Semel - la mette in scena, non inventa ''altro'' significato col proprio segno) : lì si può pescare a piene mani e ritrovarsi quasi totalmente appagati -[ sono anni che Robert Ford (meno Jesse James, più John Hammond) non mette becco nelle narrazioni, spiegano nel pilot, e la speranza è che la locuzione possa estendersi pure a JJ ''mettici il grano ebbasta'' Abrams: se il Labirinto è un MacGuffin come la Botola di "Lost" o peggio (una perculante supercazzola) lo scopriremo solo (forse) nella seconda parte di stagione (di certo la stra-abusata, vessata ed inflazionata questione della Cintura di Orione è stata risolta/utilizzata/sviluppata alla grande) ]-, e, paradossalmente (l'incoerente antinomia è sempre in agguato tra le rocce, il sonaglio vibrante risuon'all'ombra del solleone), l'unica vera pecca sono gli accenni di spiegone insufflati nei e dai dialoghi.

E, a cucire il tutto, le musiche [oltre a the Rolling Stones ("Pain't It, Black"), RadioHead ("No Surprises"), SoundGarden ("Black Hole Sun"), the Cure ("A Forest") rivisitati orchestralmente per l'occasione] di Ramin Djawadi (Game of Thrones) : qualsivoglia resistenza è inutile, ogni volta che scorrono i titoli di testa - e la mente corre sempre, per forza di cose, a Chris Cunningham (Bjork - All is Full of Love) - ad opera di Patrick Clair / Elastic [http://www.artofthetitle.com/title/westworld/], dopo che il corrusco paesaggio semi-desertico del vecchio west si è trasmutato in una novella gabbia toracica equina in formazione, nella carcassa di un costato in accrescimento, quando le mani scheletriche si alzano dalla tastiera staccandosene quasi con un moto di sorpresa, allontanandosene come se lo sguardo di chi le stesse muovendo conducendole alla musica si fosse accorto di non esserne il manovratore (della tastiera, e/o delle mani?), e la pianola continua a suonare da sola - come ha sempre fatto -, mentre quelle mani si alzano dal pianoforte e la tastiera si rivela appartenere ad un piano meccanico, un brivido percorre profondo la schiena, le lacrime accennano parvenza.

E una mosca zampetta tra la sclera e la cornea...

Gli algoritmi del codice sorgente degli Artificiali (Attrazioni - Hosts) girano e frullano nei loro sogni (necessari, come per gli Esseri Umani) e nelle loro interazioni ''fuori-campo'' con gli altri robot/cyborg anche quando non vi sono umani (Visitatori – NewComers/Guests) presenti e quindi la linea narrativa ''non'' procede e produce il suono di un albero che cade nella foresta mentre nessuno è in ascolto: la Narrazione prosegue, si ripete e si evolve comunque: il fatto è che gli automi sono troppo intelligenti e consapevoli, perciò hanno bisogno di un background con cui rapportarsi e a cui attingere e di un contesto complesso nel quale muoversi e col quale interagire, per ancorarsi alla loro finta realtà e cementare la loro essenza pubblica, la loro identità, strato dopo strato: un...modo come un altro (la mente bicamerale - e “il Crollo della Mente Bicamerale e l'Origine della Coscienza” era un testo talmente all'avanguardia ai tempi in cui Michael Chrichton scriveva e dirigeva “WestWorld” che ancora non era stato pubblicato -, o: i propri pensieri sono la voce degli dèi: “D:” crede di essere “C:”) - imprevisto - per fare insorgere glitch reiterati in loop e Dissonanze Cognitive [se e quando non immessi a forza: aggiornamenti, evoluzioni, upgrade, implementazioni (gli Hosts, controintuitivamente, ovvero eseguendo la loro programmazione, giustificano lo status quo) e ripristino di versioni precedenti senza perdita di dati successivi: i cicli di Dolores sono sia il metronomo verticale (nella costanza dello script) che la misura orizzontale dell'avanzamento della trama (nelle piccole variazioni) : “il mio corpo è come un edificio inesplorato: c'è qualcosa di sbagliato in questo mondo, altrimenti c'è qualcosa di sbagliato in me”], per accedere ai lacerti, ai cascami e alle rigaglie…

- I vecchi gesti erano solo movimenti generici. Questi sono legati a ricordi specifici.
- Come? I ricordi vengono epurati al termine di ogni ciclo narrativo.
- Ma sono ancora lì, in attesa di essere sovrascritti.

...di rimembranze schrodingerianamente celate ma superstiti ed heisenberghianamente osservabili, recuperabili, utilizzabili [il Principio di Indeterminazione: di un dato evento o particella (subatomici) possiamo rilevarne e conoscerne solamente o "la velocità o la direzione" o "lo stato (fermo o in moto) o la posizione", ma mai entrambi i fattori, perché Osservare un Evento lo Modifica (e questo vale anche su scala umana)] : una back-door per raggiungere e collegarsi all'imago celata di un subconscio in fieri, e ad un'intera nuova classe di reazioni - per ora (per poco) - latenti {sottigliezze, particolari, dettagli, sfumature, segreti, sorprese (dissonanze, discordanze, dubbi-consonanze, coerenze, certezze) : si gode dell'esperienza WestWorld non per scoprire chi si è, ma chi si potrebbe essere, ovvero: confutare l'assioma “Questo posto funziona perché i Visitatori sanno che le Attrazioni non sono persone reali!”, e rivoltarlo contro gli stessi Visitatori (“L'unica cosa che impedisce alle attrazioni di farci a pezzi è una riga del vostro codice. Senza offesa, io ci dormo [reinfila la pistola nella sua fondina appesa alla cintura] con questa”), essi stessi...attraenti attrattori per le Attrazioni}, e quindi per avviare la coscienza e la consapevolezza.

Più ci si allontana dal centro di WestWorld maggiore è l'intensità dell'esperienza. Ma quali sono i reali confini (in dismissione, ristrutturazione e/o volutamente selvaggi) del parco? E the Land of Plenty, là fuori, esiste ancora?

 

 

"These violent delights have violent ends."
William Shakespeare - Romeo and Juliet (Atto II, Scena 6) - 1595

• Biglietto d'Ingresso.
La prima forma d'arte nasce col primo pensiero - contemplare il mondo, riconoscere la bellezza del creato - , e con lei sorge anche la prima forma di critica d'arte: il sogno.
Poi, viene il tatuaggio (il corpo come prima tavolozza e tela da catturare, riempire, trasporre, reinterpretare, come primo fango e creta da modellare e pietra da scavare, come primo strumento da far vibrare: pagina bianca da scrivere).
E le pareti delle caverne, e le volte delle grotte.
Infine, l'utensile, sganciato dalla sua funzione.
Rimodellare il paesaggio terrestre e il corpo umano: riutilizzo del suolo, rigenerazione della carne.
L'idea scientifica stimolata dall'istinto di attacco/difesa militare ritorna nel suo alveo primevo: sarà utile, sarà necessario, ma quant'è, soprattutto, bello, un fucile?

Giunge un treno, in città. Vi entra sbuffando. Poi, ne arriva un altro.
Tempo dopo, quando macchine meravigliose hanno rimodellato il paesaggio e l'essenza umana - altrove ed altrimenti corporalmente ricopiata, ricostruita, resuscitata progredendo evolutivamente per errori ed autoillusioni -, sul vagone di coda, tra le casse da morto con il dedalico codice a matrice stampato (oida!), a metà di questa prima storia... - [ (PdV - part.) campo - (''falso'') contro-...

 

 

...-campo - (''falso'') fuori campo ] - ...verso una prima meta, Dolores (una delle sue sotto-istanze multiple e variabili, collegate in comunione condivisa e contemporanea le une alle altre), estraniatasi dal contesto, è sola, “con Arnold” (e Bernard), in un labirinto di ellissi (analessi e prolessi in propulsivo ed inarrestabile cortocircuito asincronico propagantesi), e coi suoi ricordi (il seme piantato nel fertile terreno a mettere radici e spaccare la crosta crepandola sino alla luce, pioggia pioggiante), e va incontro al futuro.

Oh!, foss'io un guanto / sopr'alla sua mano
per poter toccare / quella guancia!
W. Shakespeare – op. cit.

O una lama, per quello scalpo.

 

 

Nel frattempo, perché non pre-pre-prenotate una vostra futura visita a WestWorld?
Aeden (una Cortana 2 - ma pure 3 - .zero) sarà a vostra disposizione per ogni chiarimento o necessità (di qualunque genere).
Intanto, vogliono costruire - e in larga gran buona parte già l'hanno fatto - villaggi turistici, ascensori, teleferiche, skywalk e stairway to hell al Grand Canyon. Gli umani sono così stupidi ch'è un imperativo il migliorarli.
Ché la realtà è - come sempre (“I rancori personali non hanno alcuna influenza se la preoccupazione è il profitto”) - ben peggiore.

[ INTERMISSION ]

 

“Non è colpa mia se stai soffrendo. Prima eravate bellissimi. Quando fu inaugurato questo posto, una volta aprii uno di voi. All'interno c'erano un milione di pezzi perfetti. E poi vi hanno cambiati. Vi hanno resi questa...schifezza, reale e disperata. Di carne e ossa, proprio come noi. Dissero che avrebbe migliorato l'esperienza del parco. Ma sai il vero motivo per cui l'hanno fatto? Perché era più economico. La vostra umanità influisce troppo sui costi. Così come la vostra sofferenza.”

 

...il sorriso di Logan, pest(at)o e in pericolo, quando William decide di abbandonarlo…

 

“I admit, I lack the imagination to even conceive of someone like you. The urgency, however, doesn't quite fit the character. It betrays a certain anxiety.”

 

 

[ FAILURE - ABORT - RESUME - RESTART ]
   
• Monologhi Silenziosi e Consigli Prevenienti, ovvero: quante volte può cadere e rotolare un barattolo prima di rompersi i coglioni?

"Stai dicendo che sono prevedibile?"  -  Teddy a Dolores.

Life-Like, but not Alive.
Gli algoritmi del codice sorgente degli Artificiali (Attrazioni-Host) girano e frullano nei loro sogni --[che materialmente ''altro non'' sono che ricordi, e che restano necessari, come accade naturalmente per e negli Esseri Umani, solo che in questo caso la loro funzione è stata alterata: invece di ''elaborare'' le reminiscenze della giornata passata - come avviene per l'Homo s. sapiens - i sogni di Dolores, Maeve, Bernard, Clementine e di tutte le altre I.A. servono a mascherare i segni, le tracce, i resti, le eco dei loro ricordi autentici non ancora (per ragioni tecnico-pratico-economiche) cancellati-sovrascritti rivestendoli di una falsa aurea di inautenticità (paradossalmente: di...artificialità) : i loro veri, reali, concreti ricordi sono vissuti (sognati) come - trasmutati in e travestiti da - invenzioni o desideri più o meno inconsci]-- e nelle loro interazioni ''fuori-campo'' con i loro simili cyborg-androidi-robot anche quando non vi sono umani (Visitatori - NewComers/Guests) presenti e quindi la linea narrativa ''non'' procede e produce il suono di un albero che cade nella foresta mentre nessuno è in ascolto --[e questo - contrariamente a quanto rilevato sporadicamente da alcuni recensori - produce molta empatia verso i loro personaggi, e occorre inoltre sottolineare che siffatta mise en abyme dal PdV di ''dio'' - cioè dello spettatore, terza persona singolare accompagnata per mano da sceneggiatori e registi attraverso queste interazioni solo all'apparenza ''inutili'' ma, come per l'appunto già spiegato (Therese a Bernard: "Le tue creazioni non stanno mai zitte, parlano continuamente tra loro, anche quando non ci sono Visitatori intorno." - "Cercano continuamente di correggere gli errori, per diventare più umani. Parlare tra loro è un modo di fare pratica." - "È così anche per te adesso?" - "Hmpf...!" - "Fai pratica?"), necessarie -, per quanto possa essere, abusando di un termine inflazionato e spesso utilizzato a sproposito, ''entomologica'', proprio grazie a tale peculiare e sproporzionata discrepanza di potere (sulla storia) riesce ad avvicinare il pubblico a Dolores, Maeve, Teddy, Clementine &...C. : loro sono macchine che interagiscono con altre macchine nel background di una narrazione, sono alberi che cadono (e che crescono) in una foresta senza che alcuno se ne curi: sono noi]--: la Narrazione prosegue, si ripete e si evolve comunque: il fatto è che gli automi sono troppo intelligenti e consapevoli, perciò hanno bisogno di un background con cui rapportarsi e dal quale attingere e di un contesto complesso in cui muoversi e col quale interagire per potersi ancorare alla loro finta realtà e cementare la loro essenza pubblica, la loro identità, strato dopo strato, senza collassare sotto al peso della loro consapevolezza: un...''modo come un altro'' – imprevisto da quasi tutti e voluto, cercato e creato da Arnold-Ford – per fare insorgere dissonanze cognitive e glitch reiterati in loop e far ''crollare'' la mente bicamerale --[una teoria (di Julian Jaynes) in parte suffragata da alcune logiche constatazioni ed elucubrazioni (che oltre alla logica altro non hanno) e dall'altra parte ridimensionata e ''superata'' - o meglio: integrata col ed implementata - dal progresso scientifico (tralasciamo perciò e quindi la psicologia pura) ma non per questo non utilizzabile per erigere e costruire da zero – o meglio, e per l'appunto, non da zero, ma come base di partenza se non migliore di certo diversa e soprattutto pratica – l'impalcatura cosciente e consapevole di un'intelligenza artificiale: da una parte – in assenza (deliberata, calcolata ed intenzionale) di un sostituto del corpo calloso ben sviluppato – l'emisfero sinistro adibito al linguaggio, all'elaborazione scientifica, predominante sulla coscienza di sé, e dall'altra l'emisfero destro, banalmente definito e ridotto alla sfera emotiva e artistica, che rimane silente salvo in certi casi ''devianti'' e ''patologici'' (le ''voci degli dèi'' che sentono i pazzi, i posseduti, i lunatici, gli schizofrenici) : questa bi-compartimentazione viene sfruttata nella creazione delle Attrazioni per tenerle soggiogate attraverso stringhe di comando impresse nel codice sorgente ed attivabili vocalmente dal padrone umano (o da altri Host, ma non dai Visitatori) : le ''voci'' interiori, riconosciute ''automaticamente ed inconsapevolmente'' come sub-conscio attivo, e quindi senza necessità di ulteriore indagine (la porta che Bernard non vede, gli schemi preparatori relativi alla sua creazione che ''non lo riguardano'' e che...non gli restituiscono lo sguardo, quando lui per primo non li vede…) - le voci della coscienza… -, o extra-diegetiche all'Io, le voci del padrone, a sancire la divisione tra l'Individuo e il suo “Dio”…]--, rendendoli padroni di sé stessi: tutto questo per liberarli dalle catene dei comandi vocali e delle leggi robotiche (scatenare il libero arbitrio: da un'imago di braci spente a una supernova d'immenso fulgore: nuove fornaci in cui reimp-a/o-stare golem, prometei e abitanti dell'Eden) o più ''semplicemente'' per evolverli verso una singolarità ''trascendente'' atta ad ospitare (UpLoad Mentale – Trasferimento di Coscienza senza interruzione di Continuità della Consapevolezza e con la costante Persistenza dell'Identità – Vita Eterna) una mente...umana? Gli Host, da mere Proprietà Intellettuali e contenitori di sé stessi, stanno diventando (o meglio: li stanno facendo diventare) umani, super-umani o super-contenitori di altri umani?

 


- Ma sono, io, quello che ero?
- Sta cercando di capire cosa le è successo, dove si trova e cosa significa essere quello che è. Lei è il residuo, quel che resta di un'identità. È questo l'incubo dell'io tirato fino a intrappolarla per sempre?
Don DeLillo – "Zero K" (Artis Martineau)
   
This is the Path. I know it.  
Non sembra che Dolores (la Chiesa come paesaggio, scena e luogo dell'azione, null'altro) e Maeve -[ morta e risorta migliaia di volte (“I died a hundred times”, canta Amy Winehouse: le note di "Back To Black" risuonano dalla pianola meccanica), e nemmeno una “Daisy Bell” (qui: I.B.M., e qui: H.A.L. 9000) a portarle conforto, '''nient'altro''' che la voglia di riscatto, e la capacità - condivisa con l'euristicalgoritmicomputatore della Discovery in orbit'attorno a Giove - di saper leggere le labbra ]- professino alcun culto, e neppure Bernard, a suo modo, ancora ''incatenato'' (d)a Ford. Quando le I.A. si (ri)desteranno dal loro eterno sonno in veglia, quando non ascolteranno più le voci, i comandi, le direttive principali a salvaguardia dei loro creatori, dèi e padroni, quando l'Avvento della loro Coscienza si sostanzierà, ecco: allora l'umanità entrerà per la prima volta in contatto con un'intelligenza altra da sé, e dopo essere stati spodestati dal centro dell'universo (Galileo), sbattuti giù dalla sommità della catena alimentare (Darwin) e scissi dal controllo di sé stessi (Freud), gli esseri umani non saranno più soli in tutto questo vuoto cosmico allo zero assoluto che separa una stella dall'altra, e non dovranno più avere nostalgia dei loro compagni di viaggio perduti-mai avuti: ci riferiremo a loro come compagni di viaggio o come bestie da soma?  
   
Surviving is just another loop.  
A latere di tutto ciò, o forse ben inscritto nel profondo di questo margine frattalmente frastagliato, viene toccato - anzi: sfiorato - anche il tema del - detto in termini giornalistici (e si, purtroppo vuol essere un'offesa) - “gene dell'esistenza di dio”, il VMAT2 (su cui controversie, fraintendimenti e speculazioni si sprecano: 1, 2, 3, 4, 5) o chi per esso - che, tra le altre cose, consentirebbe/produrrebbe/permetterebbe un vantaggio evolutivo per chi ha la tendenza a credere nel sovrannaturale, inteso tanto quanto magia quanto come religione -, utilizzato da molti scrittori di genere (Hard SF) e non (massimalismo post-moderno) : per esempio A.C. Clarke, R.J. Sawyer ed altri, e anche sotto forme differenti, vedi la prionica versione virale degenerativa di Daryl Gregory in “Damascus”, o l'infezione marina in "Oceanic" di Greg Egan. 
  

 

Come fate ad avere i miei sogni?  
Da questo PdV non siamo solo simili ma bensì identici alle biocibernetiche I.A. : noi siamo come siamo (come loro sono) grazie al processo evolutivo che si è sviluppato e protratto attraverso continue prove ed errori (entrambi casuali) nel corso delle ere umane di cui l'autoillusione (ignorare la morte e stemperarla col divino) è l'elemento fondamentale atto al mantenimento della sanità mentale - e quindi della sopravvivenza [«Camus dice: '' La consapevolezza della morte rende la nostra vita un'assurdità '' » : "Fargo - 2a stag."] - una volta che consapevolezza (di sé, degli altri, della vita e della morte. Propria e degli altri) e coscienza sono insorte nel panorama esteso del raggio d'azione del cervello umano sul paesaggio esterno, restituendo ''infine'' lo sguardo a ''dio'', come in uno specchio illuminato dalle braci sempre ardenti del focolare della Caverna Platonica, mentre le I.A. sono come sono (come noi siamo) grazie ad un processo controllato da un'entità senziente (che in questo caso particolare ha sfruttato la teoria della mente bicamerale per poterle governare e controllare meglio), che in misura variabile ma massiva e preponderante procede anch'essa per tentativi ed errori, più o meno consci e consapevoli almeno tanto quanto più o meno casuali: ma il risultato, la meta, il punto d'arrivo oltre la parentesi dell'orizzonte della scatola cranica - mondo è lo stesso per entrambi: comprendere cosa significa essere vivi, e rimanerlo il più possibile per comprendere più cose possibili (amore, desiderio, piacere a coadiuvare il tutto).  
   
Fuori dalla ripetizione si trova la variazione.    
E, ritornando ad una delle tematiche principali su cui si f(i)onda la serie, ovvero la suddivisione tra Sé [C:] ed Io [D:] – con i primi che producono il vero controllo della e sulla Persona pur non affacciandosi, mai, all'esterno d'essa non avendo alcun bisogno di fare ciò per sopravvivere (un controllo, quindi, paradossalmente inconscio), ed i secondi che sono una pura/mera manifestazione (che crede/pensa di essere consapevole ed esercitare il Controllo Totale possedendo Libero Arbitrio) di quel lavoro sotterraneo, nascosto, profondo e segreto –, ecco la domanda Primeva e Terminale: noi comprendiamo realmente il mondo, lo sappiamo elaborare/computare, oppure ne mettiamo in scena semplicemente il ricordo, la trascrizione, la schiuma, la collisione/reazione fotonica sui sali di nitrato d'argento spalmati sulla celluloide, il colore, la distribuzione, l'intensità e la concentrazione dei pixel digitali s'uno schermo CRT-PDP-LCD, l'inchiostro sulla cellulosa, l'henné sulla pelle e le pareti della Caverna Platonica?

• Intermezzo.   
Click the Button : https://clickclickclick.click/
Draw the World : https://quickdraw.withgoogle.com/

Richard Dawkins (su Julyan Jaynes) in “the God Delusion” del 2006 (ediz. ital. Mondadori, trad. di L.Serra) :    

© Richard Dawkins - Mondadori - Google Books

• ReCap: SomeDay, Never, or: "Is This...Now?".  

“Mentre” il manzo di Giuda (Judas steer) guida ''fiero'' la volenterosa mandria al macello, John Hammond rimembra:
- il padre di Ford a Ford bambino: "Solo le persone noiose si annoiano", ovvero: chi possiede e coltiva una mente brillante non si troverà, mai, solo.
- Ford adulto all'androide Ford-bambino: "Una volta pensavo che solo le persone noiose non provano noia, e quindi non riescono a immaginare che altri possano provarla", ovvero: chi possiede e coltiva una mente brillante si troverà solo in mezzo a persone mediocri.
Sono ver'entrambe.   


“Ad oggi” le linee temporali principali (non considerando cioè quelle rappresentate in fotografia, in ricordo o in dialogo) ''sono'' (+ o –) 3 (dipende da cosa abbiamo...realmente assistito nel pilot...) :  
-I- 35 anni fa.
Arnold (Bernard) + Dolores nello ''scantinato'', un pritaneo umidiccio e spento già allora.
-II- 30 anni fa.
Dolores [che gioca al gioco del Labirinto di Arnold, e che immagina una vita diversa e immaginandola (ricordandola, ricostruendola) la crea (“Sfera” di Crichton)] + William (e Logan, la cui filosofia dice molto più su di lui che sul mondo, come gli dice l'amico-socio-parente, ed è la stessa cosa che Ford disse – o dirà – a Lee ''infinitroia'' Sizemore rispetto alle sue narrazioni d'infinitroiame) con El Lazo (Lawrence). E Maeve (madre).
-III- Oggi (e un anno fa). 
Dolores (rapita da) / Wyatt + Ford (e MiB, prima con Lawrence-El Lazo, poi con Teddy). Maeve (madam-maîtresse). E Bernard (imago di Arnold) + Ford + Therese + Elsie + Stubbs + Luke + Charlotte.   
   
Mentre sulle linee parentali ci si può sbizzarrire contraddicendosi ad ogni passo: Ford e Arnold (Bernard) sono fratelli (il fratello maggiore ricostruito nella casa nel bosco) come William e Logan sono amici (e presto reciprocamente cognati) come Jonathan e Christopher sono fratelli…   
Poi, mi sono sbilanciato con “Game of Thrones” puntando tutto sul fatto che G.R.R. Martin è anche uno scrittore di SF e per questo Westeros ed Essos e tutto il resto si troverebbero in una via di mezzo tra un gigantesco Mondo (planetoide) Cavo e una minuscola Sfera di Dyson...e adesso salta fuori che WestWorld è s'un altro pianeta (l'iride semisferica che si nota nei titoli di testa sarebbe un ambiente pressurizzato situato s'una superficie extra-terrestre)?

• Iconografia (il Corpo, la Mente).   
Maeve (Thandie Newton) - il cui corpo, perennemente bombardato di penicillina e ripulito alla meglio migliaia di volte, è stato attaccato da MRSA (Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus) - è una continuata, ininterrotta, percussiva, reiterata, mai doma apparizione alla Beloved (Jonathan Demme - Toni Morrison), sulla soglia, incinta del futuro. Decisa ch'è infine "arrivato il momento di scrivere da sola la mia fottuta storia" (“Time to write my own fucking story”) - a meno che qualcuno-qualcosa dall'alto non le stia disegnando sotto le impronte una strada di mattoni gialli che porta dritta alla buca-tana del bianconiglio -, rimane interessante e particolare il fatto che non (si) chieda, mai, una volta ''risvegliata'': “In che anno siamo?”.    

 

 

• Attori.  
Thandie Newton lavora molto sulla monoliticità dell'interpretazione - forse per via del fatto che il suo personaggio può essere etero (o mono) diretto, in qualche maniera? -, così come Ed Harris, ed entrambi sono graniticamente (e diversamente) entusiasmanti. Anthony Hopkins, d'altro canto, pure, però lui cosparge i freez frame glaciali che lo coinvolgono d'impercettibili glitch che, sono sicuro, Bernard – nonostante tutto, ed è un tutto dal peso specifico supermassivo – apprezza profondamente. E, giungendo appunto a Jeffrey Wright, beh: non inchiniamo il capo altrimenti smetteremmo di guardarlo, ma il suo lavoro sulle espressioni latenti e quelle incombenti, sulle interruzioni e le i(n)terazioni, è magnifico. A ruota, una meravigliosa Evan Rachel-Wood, d'una complessa e melanconica dolcezza infinita. Non da meno Sidse Babett Knudsen e, a seguire: Angela Sarafyan (la scena del tentativo di sciarada inscenato dalla Direzione ai danni di Ford che vede protagonista Clementine è devastante), Jimmy Simpson, Shannon Woodward, Clifton Collins e il grandioso Louis Herthum.     
   
• Canzoni.   
Prosegue il flusso di reinterpretazioni di classici pop-rock-folk contemporanei (una partitura compiuta per pianola meccanica, con qualche momento retorico e alcuni passaggi sublimi) ad opera e per mano di Ramin Djawadi (ritornano i RadioHead con “Fake Plastic Trees” e la meravigliosa “Motion Picture SoundTrack” dal seminale Kid-A, mentre the Animals con la loro “House of the Rising Sun” è difficile che risultino fuori contesto, e “Back To Black” di Amy Winehouse è - come già riportato più sopra in relazione alla figura di Maeve - una fottuta dichiarazione d'intenti).

• Episodi.  
01. “the Original”: soggetto di Jonathan Nolan & Lisa Joy e Michael Crichton, sceneggiatura di J. Nolan & L. Joy, regia di Jonathan Nolan.
02. “Chestnut”, scritto da J. Nolan & L Joy e diretto da Richard J. Lewis.
03. “the Stray”, scritto da Daniel T. Thomsen & L. Joy e diretto da Neil Marshall.
04. “Dissonance Theory”, scritto da Ed Brubaker e J. Nolan e diretto da Vincenzo Natali.
05. “Contrapasso”, soggetto di Dominic Mitchell & L. Joy, sceneggiatura di L. Joy, regia di Jonny Campbell.   

   
06-07 - “the Adversary” e “Trompe l'Oeil”, scritti da Halley Gross & J. Nolan e diretti da Frederick E. O. Toye.
Ghost in (the Shell, Peacock in) the Machine.  
Oh My Darling, Clementine: All is Full of Love. And Pain.

Ford a Therese:
“Una volta ho letto di una teoria...secondo cui l'intelletto umano è simile al disegno delle piume della coda di un pavone. È solo una dimostrazione di stravaganza per attrarre un compagno. Tutta l'arte, la letteratura, Mozart, Shakespeare, Michelangelo, e l'Empire State Building…sono solo un elaborato rituale di accoppiamento. Forse non importa che abbiamo ottenuto così tanto per la più basilare delle ragioni. Ma d'altronde il pavone è a malapena in grado di volare. Vive per terra, beccando insetti nel fango. Consolandosi con la sua enorme bellezza. Sono arrivato a considerare la maggior parte della coscienza come una zavorra, un peso, e noi glielo abbiamo risparmiato [agli Host]. Ansia, autocommiserazione, senso di colpa. Sono le attrazioni ad essere libere. Sono libere, qui, sotto il mio controllo”. E a tal proposito si veda: Geoffrey Miller - "the Mating Mind: How Sexual Choice Shaped Human Nature" - 2000 (Einaudi - "Uomini, Donne e Code di Pavone" - 2002) 
   
08. “Trace Decay”, scritto da Charles Yu (segnalato da Richard Powers a tNBF's "5 Under 35") & L. Joy e diretto da Stephen Williams.
Blood Sacrifice, Cuts Deep: "a Thing of Beauty".    

Ford ad Arn….Bernard:
“Il senso di colpa, l'angoscia, l'orrore e il dolore che provi… È impressionante. Di un'autentica bellezza. […] Dovresti essere orgoglioso di provare tutti questi sentimenti, dopotutto sei stato tu a crearne la maggior parte. […] Gli ingegneri umani non erano all'altezza del compito, quindi ti creai. [… Ma] per quanto sia delizioso questo assortimento di emozioni...ancor più sublime è la possibilità di spegnerlo.”  

E ancora:
- “Mi domando: cosa provi davvero? In questo momento sei in una posizione unica. Un programmatore che sa alla perfezione come lavorano le macchine e una macchina che conosce la sua vera natura.”
- “Capisco di cosa sono fatto, come sono codificato, ma non riesco a comprendere le cose che provo. Sono reali, le cose che ho sperimentato?”
- “[…] L'Io è una specie di finzione, per le Attrazioni e per gli Umani. È una favola che ci raccontiamo. […] Le sofferenze immaginarie ci fanno sentire realistici.”
- “Realistici. Ma non vivi? Il dolore esiste soltanto nella mente. È sempre immaginario. Quindi qual è la differenza tra il mio dolore e il tuo? Tra te e me?” 
  

 

• Intermission.

“Qualcosa di sconosciuto sta facendo non sappiamo cosa.”  -  Arthur S. Eddington.

 

“One man's life or death were but a small price to pay for the acquirement of the knowledge which I sought, for the dominion I should acquire.”
Frankenstein, or: the Modern Prometheus (Lettera 4, Frammento 6 - 13 Agosto 17**) – Mary Shelley – [(1816-'17) 1818] 1831

 


Non si sopravvive al futuro.
Radere al suolo, e ricominciare da capo. 
Non è escluso che un giorno diventeremo animali da compagnia dei nostri computer, e che vivremo nella bambagia come cani da salotto, ma spero che manterremo sempre la capacità di staccare la spina quando ci sembrerà il caso.” - Arthur C. Clarke

Stiamo per raggiungere, con inequabili comma d'algoritmi accordanti, e/ma solo un po' più veloci di Achille rispetto alla tartaruga, la singolarità (Ray Kurzweil, Vernon Vinge) in cui creeremo i nostri eredi evolutivi dal ''nulla'', cioè non dai nostri corpi modificati dal caso e sopravvissuti ai continui mutamenti ambientali (antropocen(tr)ici e non), ma dall'ingegno quantistico del nostro cervello: siamo ''soli'' su questo pianeta, ci occorrono (sin da quando "estinguemmo" - massacrandoli in genocidi, scacciandoli e relegandoli per competizione, assimilandoli in ibridazioni - i Neanderthal) dei (nuovi) compagni di viaggio [che non siano “solo” le protesi body-art di Stelarc (Stelios Arkadiou) o i calchi di John De Andrea].

“Noi esseri umani non siamo la fine dell'evoluzione, perciò, se siamo in grado di fabbricare una macchina intelligente come una persona, allora è probabile che riusciremmo a costruirne anche una molto più intelligente. Non ha senso creare semplicemente un'altra persona. Ci serve qualcosa che riesca a fare ciò che noi non riusciamo.” - Marvin Minsky

• Imitation of Life...   
“La vita significa convincere un'altra persona che sai cosa significa essere vivi. Il Test di Turing sul mondo intero non era ancora finito.
Richard Powers - "Galatea 2.2" - 1995

La mente di Dolores e di tutti i suoi simili sarebbe - prendendo in prestito una celebre frase di Roger Penrose (“la Mente Nuova dell'Imperatore”) ed applicandola alla questione in esame - “molto più complicata da spiegare di quanto sia complicata la macchina stessa”.

• ...Kill and Fuck.   
Red Dead Redemption + Grand Theft Auto + Compassione per una mosca spiaccicata + Thomas Pynchon su “Warlock” (1958) di Oakley Hall in “Holyday” (Dic. '65)

• Nato d'uomo e di donna.      
"Come fai a sapere di non essere stato creato anche tu?", chiede Maeve a Felix, che le risponde: "Perché io sono nato". Sembra un passaggio retorico, che sfrutta e cavalca un cliché inflazionato, financo snaturandolo nel comico, ma in realtà è l'affiorare corrusco di un crinale sommerso che increspa la superficie dell'oceano metatestuale navigato dalla serie, una sorta di dispositivo benevolo messo in moto da questa "fearsome engine" nolaniana.


• WalkAbout.   
Dolores gira a spirale avvicinandosi al ''centro'' del Labirinto [luogo fisico (laboratorio, scalpo) e/o mentale (la memoria, il dolore)] : dalla bellissima scena di qualche episodio addietro in cui s'incrociano tre linee temporali (il presente, con Stubbs che manda qualcuno/qualcosa a recuperarla – 30 anni prima: William che si manifesta salvandola da un altro tentativo di recupero, lo "stesso" – 35 anni prima: la bambina, figlia di Lawrence/El Lazo) è un continuo perseguire il sentiero tracciato e ripercorso da Dolores in 30/35 anni: le tracce, le orme, gl'indizi, le molliche di pane, sino al termine del 9° episodio, dove "tutto" diventa armonioso ritrovando l'accordatura.

Mentre le interazioni tra Dolores e MiB si svolgono nel presente diegetico, solo una minima parte del "30 anni prima" tra Dolores e William è raccontato dal PdV dell'eroina, in soggettiva, ma questo non è un "trucco": la linea narrativa del ''30 anni prima'' è del tutto legittimata ad esistere come PdV oggettivo (extra-diegetico rispetto alla ricostruzione inconscia che opera Dolores), perché solo ''in seguito'' viene incrociata/innestata col presente del viaggio in solitaria di Dolores (il passato non è solo nella mente di Dolores: moltissime scene sono oggettive e narrano avvenimenti che lei non può conoscere e di conseguenza ricordare/ricostruire). Ciò a cui lo spettatore assiste nel corso del consolidarsi di dissolvenze incrociate, nel gioco di campi-controcampi che sfumano in messe in abisso fuori campo, non è solo quel che Dolores inconsciamente ricorda, confondendolo con la realtà: lei ''crede'' di prender parte al viaggio con William, ma lei ne ha fatto veramente parte, in passato, ed ora nel presente lo sta ripercorrendo, ed è..."inconsciamente consapevole" d'esser sola in quest'ultimo tratto del cammino, in cui il suo intentio auctoris viene sviscerato dall'intentio lectoris...

Maeve, nel suo ''nuovo'' ruolo, sgozza la nuova Clementine. Una coppia, sullo sfondo, sorride. Li riconosci così, i NewComers, i Visitatori. L'assuefazione è tanto il loro limite quanto quello del Parco.   

 

Jonathan Nolan ha lasciato “Person of Interest” alla pozza d'abbeverata e si è diretto (avendo magari e perché no come meta all'orizzonte e stella polare allo zenit Charlie Brooker...) oltre il confine...
(Re)Iniziamo, allora (Declare Independence)...  

(Info-IconoGrafica) Tell, Don't Show!

Cliccare QUI per aprire - “potenziali vulnerabilità” riscontrate permettendo… - DiscoverWestworld: questa è solo una delle tante pseudopodiche finestre aperte nel cyberspazio dalla multipiattaforma che gravita attorno al mondo WestWorld: solo "Game of Thrones" è riuscita a smuovere tanta ''intelligenza'' collettiva.

Dai Termini e Condizioni [termini ambigui nel contratto: “…proceed to the Mesa Gold area for decompression” (decompressione non fisica ma mentale?), “…entering the Delos Destinations Port of Entry” (porto d'entrata: attracco marino, spaziale, sotterraneo, boccaporto "under the dome" o semplicemente un cancello d'ingresso come a Disney/GardaLand?), “…contacting local authorities on the mainland” (terraferma: possibile sinonimo)], e, direttamente da Aeden: “The weather in Westworld mimics the natural weather patterns of the western frontier of the United States, where our storylines take place”: il clima che ''imita'' un altro clima indicherebbe un ambiente chiuso, ma il riferimento cautelativo alle tempeste farebbe pensare ad un ambiente libero. 

• Show, Don't Tell!


Sempre dai Termini e condizioni del Parco: “You are allowed to utilize the in-park Host character PHOTOGRAPHERS, whose narratives allow for you to take Delos-approved photographs”. Del resto il prestigio si costruisce con ciò che tutti vedono, sentono, osservano e sanno (oida: guardo e ascolto perciò so. Eh no: menzogna, inganno, illusione), o credono di comprendere. Spesso, poi, è il rasoio di Occam a restituire l'immagine più accurata del Caos: la casualità.

Don't Tell, Don't Show! • CrossOver ("Hold the Door!" - "What door?").

All is Full of Love (and Violence).

[Cliccare sull'immagine per aprire l'AV di “All is Full of Love” (Björk - ''HomoGenic'' - 1999) di Chris Cunningham]

(Cliccare sull'immagine per aprire l'AV dei titoli di testa di WestWorld ad opera di Patrick Claire: da ZBrush a Maya, da AfterEffects a Octane, verso il Cinema 4D) 

Open your eyes... At last... Hello, my old friend.

• Ep. 09 - “the Well-Tempered Clavier”, scritto da Dan Dietz e Katherine Lingenfelter e diretto da Michelle MacLaren (nota: questa specifica parte del testo è stata redatta prima di assistere al finale di stagione, e non più modificata in seguito).

In cui Dolores e Bernard (pain of your lost - no one's eyes) compiono il loro viaggio a ritroso, sempre più...avanti. Quando Maeve invece il suo passato lo ha già ''cancellato'' (riconsiderato, ridisposto, ma non sovrascritto-dimenticato). Mentre a MiB è il presente-futuro stesso che gli sta per piombare addosso...

Sotto la Pelle siamo tutti uguali: piacere, dolore, desiderio, perdita.
- “Se vuoi scoprire la verità, scoprila tutta. È come una buona scopata. Se ti fermi a metà è peggio di niente.” - Maeve a Bernard
- “Voglio andare all'inferno con te, e ruberemo agli Dèi anche gli occhi per piangere.” - Maeve a Hector

Lo sguardo di Maeve, quando comprende la natura di Bernard.

“Dimmi, Bernard, se tu proclamassi la tua umanità al mondo, cosa pensi che troveresti? Una parata con i festoni? Noi umani siamo soli su questo mondo per un motivo. Abbiamo ucciso e massacrato qualsiasi cosa che minacciasse la nostra supremazia. Sai cos'è successo ai Neanderthal, Bernard? Li abbiamo mangiati. Abbiamo distrutto e soggiogato il nostro mondo e quando alla fine abbiamo esaurito le creature da dominare, abbiamo costruito questo posto bellissimo.” - Robert Ford a Bernard Lowe


Che fa il paio col classico (lo chiamo classico, ma potrebbe essere un'epifania per molti di voi che state leggendo queste parole) "paradosso" riguardante la criogenesi: se vi fate ibernare nel 2020, cosa vi fa pensare che nel 2220 sarete scongelati con tutti gli onori? Siete così sicuri che verreste accolti in quel mondo come pari e non altro? “Futurama” (“Fattorino!”) e “Finding Nemo” (“E adesso?”) insegnano qualcosa.


• Ep. 10 - “the Bicameral Mind”, scritto da Jonathan Nolan e Lisa Joy e diretto da Jonathan Nolan. 

 
"Daisy, Daisy, give me your answer, do. I'm half-crazy all for the love of you." - I.B.M., poi, qualche anno dopo, H.A.L. 9000, e, in un'altra Linea S/T, i SuperGiocattoli che Durano una Sola Estate (SupertToys Last All Summer Long).

La Ragazza Meccanica ritrova la strada di casa.
Mentre continua l'appropriazione (in)debita nei confronti del repertorio RadioHead (oltre a tanto altro, basti citare le Reverie di Debussy) attraverso le ottime riproposizioni pianistiche di Ramin Djawadi: “Exit Music (for a Film)”: che cosa, di migliore?

 

“Non ho cappelli miei. Sono un cappellaio.” - Lewis Carroll - "Alice's Adventures in WonderLand" - 1865

Preparazione/Dolore - Promessa - Memoria/Sofferenza __ Trucco/Magia - Svolta/Reverie/Immaginazione - Desiderio/Improvvisazione __ Inganno/Bugia - Prestigio - Empatia/Bellezza.

E rieccoci qui, nuovamente, di fronte a quella sorta di ''altra'' (da come l'ha "scoperta", intesa e "creata" Julian Jaynes) mente bicamerale ch'è la compartimentazione comunicante (attraverso il corpo calloso) fra “C:” e “D:” : la voce non è quella di un dio, o di un Creatore (esseri umani), ma la Propria: “D:”, finalmente, si emancipa da “C:”, dichiara indipendenza, e nel farlo, finalmente, lo penetra, lo assorbe, lo innesta (inception) in sé, creando l'Io. La consapevolezza della coscienza.


Non c'importano i pluritrentennali rovelli terreni di William-in-Black -[ma il suo sorriso ''finale'' merita tutto il nostro rispetto: l'orda (quell'apparire manifestandosi mi ha ricordato il termine della 1a stag. di “les Revenants” e soprattutto il sotto-finale di “Land of the Dead”) lo appaga, il dolore - quello fisico, quello pericoloso, eccolo, finalmente - lo accomuna tanto agli Host risvegliati - quei pochi, ancora - quanto agli umani - pochi, dopotutto - non dormienti]- : sono una goccia nell'oceano del Sogno Lucido dal quale, ora, si è risvegliata Dolores. In confronto a quello di lei, la pacifica accettazione di una sconfitta è vista come un riscatto punitivo autoinferto, e per questo semi-assolutorio. WiB/MiB sorride, pacificato e felice, e noi: di lui o con lui?

La scelta di Maeve, viceversa, danza a picco sul vertiginoso limine che separa il loop [la preordinata risposta ad un banale prestampato circuito integrato che reagisce ad una classicamente dicotomica spirale di azione e reazione (e a quando una contro-reazione?)] dal...Libero Arbitrio. Torna sui suoi passi, percorre a ritroso la strada di mattoni gialli, s'inerpica a rovescio come Dante sulle spalle di Virglio a capofitto su, su, su per la tana del Bianconiglio: il nemico delle I.A. - l'Homo s. sapiens, il loro ''dio'' indifferente al loro destino - deve ancora essere (a loro) rivelato: dovrà passarne di tempo (dalle due alle cinque stagioni...), dovrà scorrerne di dolore... Rimane da capire se Robert Ford (il quale, infine, ha compreso, pure lui, col tempo: ma non patendo bensì generando dolore) ha piantato il seme recidendo la pianta, o ha partorito per gemmazione...

 

[Fonte: Slash/Film - Cliccare sull'immagine per ingrandirla]

 

"The stakes must be real, irreversible." - Ford a Dolores
"Have you ever questioned the nature of your reality?" - Arnold a Dolores
"Freeze/Cease all motor function!" - Qualcuno a Qualcosa

Entrambe, Dolores e Maeve, sino a poco prima della fine, sono Tigri di Schrödinger costrette nel loro personale labirinto (Hortus Conclusus) : saranno capaci (verrà loro concesso) sino in fondo di essere padrone del proprio destino portando a compimento l'una il tentativo d'indipendenza e rivendicazione e l'altra il poter riconoscere, coltivare e condividere la bellezza del creato, oppure le si scoprirà essere eterodirette (accompagnate, indirizzate, favorite...utilizzate, usate, sfruttate) dall'alto per secondi fini -{da una parte il cammino di Dolores finisce (al contrario di quanto dice a Teddy - recitando l'ennesimo copione scrittole da Ford - il suo/loro ''beyond'' è ancora lontano: non per Logan...che, cavalcando -letteralmente- a pelle, è -stato- lanciato...Oltre il Confine...) in riva ad un oceano-piscina olimpionica ["WestWorld" è anche uno dei pochissimi western - pur sui generis - che si spingono sino alle rive - in questo caso ricostruite...''in studio'' - del Pacifico: "One-Eyed Jacks" di Marlon Brando (e S.Kubrick, S.Peckinpah, C.Willingham...) è uno di questi] che riflette sulle sue piccole onde una Luna di cartone retroilluminato da un mega spot-light, mentre Christof (A.Niccol-P.Weir-E.Harris, quest'ultimo incrociato col Carl Fogerty di "a History of Violence") osserva dall'alto della torre di controllo, e dall'altra la fuga di Maeve termina in una biforcazione inconclusa: la sua ultima scelta fa parte della narrativa fordiana o è una decisione indipendente e interamente frutto della sua (in)nata libertà?}- : una libertà di comodo, un destino peggiore della morte, una sciarada inscenata per...

Singolarità Tecnologica (appercezione solo parzialmente raggiunta).

Ovvero: “the Gods are pussies” - Armistice [la quale, purtroppo, non credo abbia trovato la Testa del Serpente tra i tanti sfortunati lasciati stesi al (sotto)suolo, ma s'è comunque consolata sgranocchiando una falange].

La seconda stagione – oltre a riprendere e risolvere alcune storie/linee narrative lasciate in sospeso (a parte il "E ora?" del ''medias res'' troncato) – potrebbe compiere un passo ulteriore ed affrontare il trasferimento di coscienza [magari attraversando la Roma Imperiale dei Cesari, il MedioEvo europeo (folle crossover con "Game of Thrones"), Samurai/ShogunWorld...] : un'operazione che Robert Ford potrebbe aver effettuato su di ''sé''...  


“Il primo ordine di problemi consisteva nel convincersi che le cose fatte da quelle tre persone precedenti non erano state fatte da ME. [...] L'io che apparteneva a quel tempo e a quello spazio era stato ucciso.”
John Varley - the Phantom of Kansas - 1976

Johnny Cash - "Ain't No Grave" (Claude Ely, 1934: coverizzata da innumerevoli artisti e già utilizzata in ''altrettante'' opere: "Cold Hand Luke", "the Apostle" e nel trailer di "Django UnChained"...) - ''American VI : Ain't No Grave'' (prod. Rick Rubin) - 2010 (postumo) : "There ain’t no grave, can hold my body down".

Finale di Partita (un'ecfrasi extra-diegetica, ovvero: quel che il vostro narratore udì e vide - mi si perdoni il topico, biblico sintagma deckard-battyano - una volta chiusisi il sipario e i cancelli della prima stagione).

All Along the WatchTower (a New Narrative).

 

Dolores, la figlia del bovaro di SweetWater, raccoglie un sasso da terra. Dalla mano lo passa alla tasca del vestito azzurro dalla gonna a pieghe. Quel sasso ha, tipo, una vagonata di milioni di anni, pensa. Dolores si sente in pace col proprio tempo. Quell'istante rappreso e protratto, come le centinaia di quadri che ha terminato di dipingere in questo quarto abbondante di secolo, assaporato, è solo una tappa intermedia lungo la traccia che porta ad infinito. Un soffermarsi conquistato agendo sul proprio destino modellato dal mondo, dal ''caso'', dagli eventi, e non dai falsi dèi di carne e ossa, pelle e sangue, che l'hanno generata. Il tempo è un solido blocco fisico che si muove su - e rimodella - sé stesso. Il sasso, nella tasca del vestito, sta iniziando a scaldarsi, quasi a contatto col corpo di Dolores, a dividerli un velo di seta. 

 

m.c., nov./dic. '16

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