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Guardiani della Galassia Vol. 3: l'addio di James Gunn al MCU (parte 2)
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Guardiani della Galassia Vol. 3: l'addio di James Gunn al MCU (parte 2)

guardiani della galassia volume 3 copertina

Per quanto riguarda il lato tecnico del film, Gunn riconferma la sua maturità come regista e il suo ormai marchio di fabbrica nel gestire magistralmente musica diegetica ed extradiegetica in ogni scena della sua space opera, dando inoltre libero sfogo alla sua fantasia visiva nella creazione dell’organico e cronenberghiano pianeta della Orgocorp’s e nella rappresentazione della Controterra popolata da animali antropomorfi e governata dall’Alto Evoluzionario. Memorabile è infine il piano sequenza in un corridoio dell’astronave dell’Alto Evoluzionario, in cui con maestria Gunn mostra tutti i combattimenti dei Guardiani della Galassia nel massacrare l’esercito di guardie del mad doctor. Il tutto, poi, preceduto finalmente da un’entrata in scena epica senza “intoppi” – sempre presenti nei primi due film – degli eroi intergalattici più famosi del MCU, con in sottofondo la canzone “No Sleep Till Brooklyn” dei Beastie Boys a rendere il tutto ancora più memorabile. La scena finale in cui Rocket mette su la canzone “Dog Days Are Over” di Florence and the Machine, oltre a sottolineare il significato della canzone ovvero di dover rincorrere la felicità e lasciarsi definitivamente il passato alle spalle, Gunn con la risata gioiosa finale di Rocket sottolinea meta-cinematograficamente come anche lui sia riuscito finalmente a ritrovare un equilibrio nel presente, e che ora è pronto ad abbandonare il MCU per intraprendere un nuovo viaggio nel DCU. Il tutto sottolineato ancor più esplicitamente con la nuova formazione dei Guardiani della Galassia guidata da Rocket, una persona che ora può chiudere definitivamente col suo tormentato passato e non considerarsi più un mostro, bensì un capitano sotto la benedizione di Peter Quill. 

 

La poetica e liberatoria scena di ballo finale, che ricorda l’altrettanto iconico e catartico ballo finale di Shrek 2, non può però nascondere i difetti di un film che, come precedentemente esposto, sono legati principalmente alle contingenze del MCU. Se i primi due film si possono guardare distaccati dalla macro trama pensata da Kevin Feige per via della loro natura cosmica e ancora non collegata ai crossover degli Avengers, uno spettatore generalista che ha guardato solo i film dei Guardiani non può che rimanere spaesato nel terzo capitolo nello scoprire la fratellanza improvvisa tra Mantis e Peter Quill, presentata solo nell’holiday special. Inoltre, la “novità” della Gamora alternativa – liquidata comunque ironicamente da Gunn attraverso la comicità di Peter Quill – spaeserà chi si era fermato all’equilibrio romantico ottenuto con Star-Lord alla fine del Volume 2. Può risultare inoltre “strana” la vicinanza tra Rocket e Nebula consolidata in Avengers Endgame, dato che nel Volume 2 avevano interagito pochissimo. Tutti gli straniamenti da “continuity” del MCU si possono infine sublimare nella raffazzonata gestione di Adam Warlock (introdotto in una scena post credits di Volume 2), che Gunn cerca in tutti i modi di incastrare nel racconto in quanto imposizione dall’alto, risultando l'elemento più inadeguato e debole della pellicola. L’ultimo difetto, che però può essere tollerato più benevolmente date le cause di forza maggiore, è lo scioglimento improvviso del gruppo nel finale dopo che i Guardiani si erano di nuovo riuniti nell’aiutare Rocket. Sicuramente dopo il controverso caso di licenziamento per via dei tweet compromettenti e dopo aver ottenuto un grande ruolo all’interno della DC, James Gunn non ha più voluto sobbarcarsi la gestione della fase cosmica Marvel, decidendo così di concludere con un terzo capitolo finale l’avventura della sua formazione dei Guardiani della Galassia. A fronte di questo disinnamoramento dalla Marvel, è molto probabile che la nuova formazione nella scena mid credits con a capo Rocket sia stato un modo per far contento Feige e dargli un modo per continuare il franchise dei Guardiani della Galassia. In ogni caso, il doppio finale risulta comunque coerente con l’evoluzione psicologica di Rocket e con una voglia dei vari membri di voler intraprendere nuove strade per riscoprire sé stessi come Peter Quill e Mantis, o per continuare la propria missione come Guardiani della Galassia sotto un’altra veste come nel caso di Nebula e Drax: “tu non sei nato per essere un distruttore, ma per essere un padre”.

 

 

Senza il talento creativo di James Gunn il MCU ha perso l’unica occasione di avere una sotto-saga con una sua forte personalità, e visto l’andamento negativo sia in termini di qualità che di incassi degli ultimi film, oltre che ad una pessima e confusa gestione della nuova “Multiverse Saga”, sarà dura per la filiera produttiva marvelliana ritrovare un nuovo centro emotivo in grado di riguadagnare il pubblico pre-pandemico, tolta ovviamente la fortunata eccezione di Spider-man: No Way Home. Vista la recente crisi cronica del modello marvelliano, dal 2025 i nuovi DC Studios sotto la guida creativa di James Gunn potrebbero riguadagnare terreno, dopo che finalmente si sarà abbandonato definitivamente il cadavere putrefatto del DCEU di snyderiana memoria. Dopo l’ottimo riscontro di pubblico per la serie tv supereroistica Peacemaker collegata a The Suicide SquadGunn si è incaricato sé stesso di dirigere il primo film del nuovo universo DCU, Superman Legacy (2025), una storia non di origini incentrata su un giovane Superman alle prime armi a Metropolis. L’uomo d’acciaio è stato da sempre simbolo di speranza e di luce nei fumetti. Purtroppo, però, dopo l’iconica trasposizione del 1978 di Richard Donner, Superman non ha avuto una vita facile al Cinema, ma conoscendo la mano registica e autoriale di James Gunn – l’unica ormai rimasta insieme a Matt Reeves – sono sicuro che darà la meritata trasposizione ad uno dei più lucenti e speranzosi supereroi di sempre.

 

Guardiani della Galassia badass Volume 3

 

Intanto l’inaspettato talento forgiato dalla Troma ci ha consegnato non solo l’ultima trilogia autoriale “supereroistica” degna di essere vista e rivista, ma anche un nuovo sguardo alla fantascienza e alla space opera, che forse un giorno influenzerà futuri giovani registi a voler proporre in sala qualcosa che non sia esclusivamente l’ennesima commercialata senza arte né parte.

 

Voto 8.5

 

PS: Era destino che James Gunn dirigesse i Guardiani della Galassia dopo questo corto demenziale del 2008: James Gunn’s Sparky & Mikaela XBOX

 

Clicca qui per leggere la parte 1

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