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Toro scatenato

Regia di Martin Scorsese vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Toro scatenato

di cantautoredelnulla
10 stelle

Si può navigare nell'esistenza parlando della boxe? Scorsese ci riesce perfettamente e raccontando la vita di un pugile accompagna lo spettatore nell'ascesa al successo, ma anche ai sacrifici che qualsiasi obiettivo agognato richiede. Ciò che mi ha colpito tanto da stamparmi negli occhi per molto tempo le luci, i volti, i fotogrammi sono state le scene crude del film sul ring (che sono state girate senza trucco, con incontri reali, così come avverrà in seguito per i vari Rocky), la sottolineatura delle ferite di una vita (quando Jake si fa "baciare la bua", quando lo si vede ricoperto dal sangue, quando viene detto di un giovane pugile che è un bel ragazzo perchè non ha cicatrici sul viso) accettate e anche messe in vista con dignità per realizzare un sogno. Ma poi c'è anche la scena in galera: quelle urla disperate, quei pugni al muro, lì c'è l'uomo che chiede disperatamente aiuto, che vorrebbe fuggire dall'istinto animale che è alla base del suo essere, vorrebbe fuggire da se stesso e dalla propria stupidità. "Non sono un animale" grida Jake e lì c'è il dramma di tutta un'esistenza, aderente alla solitudine di ogni singolo uomo. E poi ci sono le conclusioni finali, quelle che vengono esposte con l'ultimo monologo: una persona dalle grandi qualità, un combattente nato, un toro scatenato che poteva diventare qualcuno si vede come un fallito perchè ha ceduto alla corruzione e tutto per avere una cintura, un titolo, un riconoscimento che perde di significato nel momento stesso in cui viene comprato coi compromessi. E' amara questa considerazione, quanto il tono di tutto il film in cui anche il successo non si riesce a vivere con gioia, ma con estrema angoscia, all'ombra dei tradimenti, dei fallimenti, degli errori. Più bello di qualsiasi altro film del genere perchè l'entusiasmo è solo un aspetto dei tanti nascosti nelle frazioni di un orologio e alla fine non resta che l'angoscia e l'impotenza, resta solo l'irrealizzabile utopia di riavvolgere il nastro e correggere là, nel fotogramma in cui abbiamo scelto sbagliato.

Su Robert De Niro

E' uno dei più grandi attori della storia del cinema proprio grazie a interpretazioni immortali come questa. Duro, rozzo, fragile, il personaggio è sempre ben delineato nelle sue contraddizioni e nelle sue ambizioni, nel modo di muoversi, nel trascinarsi ai tramonti delle sue stagioni. Vigoroso, grasso, flaccido, trasandato, De Niro interpreta La Motta mostrandoci di essere entrato perfettamente in sintonia col suo essere più intimo. Stupefacente!

Su Martin Scorsese

Bravissimo nel dirigere le riprese sul ring, Scorsese crea un gioiello di inestimabile valore parlandoci della parabola di un uomo e di tutta l'esistenza umana. C'è potere, violenza, corruzione, ma c'è anche amore, dolore, solitudine. E la cinepresa, il bianco e nero caliginoso e uggioso sono presenti col loro denso peso. Solo i momenti spensierati sono a colori, tra una vittoria e l'altra c'è la vita di sempre, ci sono due foto e un ballo, due foto e un gioco. La costruzione di tutto questo è stupefacente, il film ha un indiscutibile ritmo che coinvolge nella vicenda e nel dramma umano. Bellissime anche le parole finali, la scelta di mostrare molto più della vita fuori dal ring che dei combattimenti stessi, tutti indizi che ci conducono all'obiettivo di Scorsese: parlarci della parabola di un uomo per parlarci di tutti gli uomini, scegliendo lo sport come metafora della vita.

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