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Sciuscià

Regia di Vittorio De Sica vedi scheda film

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La recensione su Sciuscià

di Antisistema
10 stelle

Per affermare una netta cesura con il passato, c'è bisogno di gesti provocatori, plateali e dal grande impatto.

Vittorio De Sica sentiva di avere molto da farsi perdonare, essendo stato fino alla metà degli anni 40' uno degli attori di punta del cinema italiano dell'epoca fascista, tramite le sue numerose parti in commedie prive di qualsiasi contatto con la realtà dell'epoca. La seconda guerra mondiale in Italia spazzo' via 20 anni di dittatura, consentendo l'emergere di nuove istanze sociali ed artisiche troppo a lungo represse.

Non è un caso che l'immagine emblema di "Sciuscia'" (1946), si focalizzi su un proiettore cinematografico in fiamme, mentre stava mostrando le "comiche" alla platea dei minorenni incarcerati e commentate in modo dispregiativo da costoro, che giustamente le percepiscono come cose "per bambini".

Cinque anni di conflitto, un periodo post-bellico difficoltoso e la prigione in cui ora sono rinchiusi, hanno portato ad una maturazione inevitabile a cui deve corrispondere un nuovo tipo di cinema in grado di raccontare tutto questo; morte al vecchio, viva il "neorealismo".

Sciuscia' è un termine mutuato dall'inglese, con cui si indicavano i lustrascarpe, una delle numerose attività svolte da Giuseppe (Rinaldo Smordoni) e Pasquale (Rinaldo Interlenghi), riguarda proprio la pulizia delle scarpe dei soldati americani, ma al contempo gestiscono anche un giro di contrabbando di merce rubata, per conto di persone adulte tra cui Attilio, fratello maggiore di Giuseppe. I due ragazzini hanno formato un legame solido grazie al quale si fanno forza nelle avversità di un'Italia in macerie, con un sogno da realizzare consistente nel comprare un cavallo, per cui hanno accumulato i soldi necessari all'acquisto. Il nobile animale racchiude l'elemento fiabesco, che diventa il simbolo della libertà dei due protagonisti, in un mondo devastato e regolato dalle logiche adulte dello sfruttamento.

 

Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni

Sciuscià (1946): Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni

 

Pasquale e Giuseppe catturati dalla polizia e sbattuti in un carcere minorile, sono costretti a sopportare le condizioni fatiscenti del luogo e il sovraffollamento delle celle in cui sono rinchiusi.

Lo stile registico di De Sica è sobrio, asciutto e minimale, accentuando lo squallore di un luogo governato dalle logiche repressive degli adulti. In primis il direttore con i suoi metodi spicci, passando per le e guardie pronte ad usare violenza ed infine i funzionari medici e governativi, che pigramente svolgono il loro lavoro mostrando zero interesse verso i giovani reclusi.

Il carcere sembra più un luogo per contenere gli scarti della società, che un posto in cui rieducare tali minorenni, alcuni dei quali sono tristemente dimenticati dalle loro famiglie (Arcangeli), ma nell'Italia del dopoguerra in cosa i giovani andrebbero rieducati? Il direttore si lamenta senza cognizione di causa, come i reati in 10 anni siano cresciuti del 60%, risultando incapace di leggere tali numeri nell'ottica di una situazione radicalmente mutata, dove se non viene compiuto un reato, non si sopravvive alla giornata.

Rispetto ai coevi film di Rossellini, le sceneggiature di De Sica, seppur intrise di una forte componente sentimentale, risultano più organiche e strutturate, andando verso i sentieri della denuncia civile che verso la spiritualità religiosa cattolica sempre più preponderante nelle opere del ccollea.

Forse è un sentiero di ricerca più standard e meno originale, ma la messa in scena è totalmente nuova, grazie al largo uso di esterni, set reali, attori non professionisti e una fotografia glabra, perfettamente integrata ai luoghi della vicenda, atta a far emergere la miseria materiale e la perdita dell'innocenza a cui i ragazzi sono sottoposti, alla quale non sfuggiranno neanche Pasquale e Giuseppe, messi l'uno contro l'altro dalle logiche del mondo dei grandi, che governano le regole del carcere, portando la situazione in una spirale sempre più drammatica e tragica.

Ottimi bravi gli attori non professionisti, (con menzione d'onore per Interlenghi, che attore lo diventerà per davvero), grazie alla sapiente direzione di un veterano come De Sica, il quale ha insegnato ai ragazzini 3-4 gesti base per essere più naturali nella recitazione, tanto che molti di loro si muovono e si atteggiano con le movenze proprie del regista-attore.

Capolavoro assoluto, che consolida il movimento neorealista da poco sorto, ottenendo uno strepitoso successo di critica e visibilità nel mondo, con tanto di vittoria agli oscar come miglior film straniero e nomination per la sceneggiatura.

 

Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni

Sciuscià (1946): Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni

 

Film aggiunto alla playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

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