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Tootsie

Regia di Sydney Pollack vedi scheda film

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La recensione su Tootsie

di Antisistema
7 stelle

Sidney Pollack è un regista dal notevole eclettismo, passando con bei risultati da un dramma come Non si uccidono così anche i cavalli ? (1969) a western revisionisti come Corvo Rosso non avrai mai il mio scalpo (1970) e infine con thriller politici di stampo spionistico come i Tre Giorni del Condor (1975). 

Con Tootsie (1982), si cimenta con una commedia brillate basata sul travestimento da uomo a donna, che poteva facilmente scadere nella farsa totale se non gestita con rigore e sapienza registica, riuscendo a portare a casa un buon film di sano quanto divertente intrattenimento per lo spettatore che trascorrerà un paio d'ore con allgria. 

La carta vincente sta nel servirsi delle notevoli doti di attore di Dustin Hoffman, che offre un totale sfoggio delle sue potenzialità attoriali, passando tranquillamente dall'essere un fallito aspirante attore sempre scartato per il suo carattere scontroso all'essere al contempo un insegnante di recitazione, per poi doversi travestire da donna per ottenere una parte di direttrice dell'ospedale per racimolare dei soldi che gli servono per finanziare e mettere in scena una commedia personale, ma al contempo deve anche gestire una relazione con due donne differenti di cui Sandy (Teri Garr) è una sua cara amica, mentre Julie Nichols (Jessica Lange) è la donna di cui è innamorato, la quale svolge il ruolo di infermiera nella soap opera Policlinico Southwest e al tempo stesso il padre di Julie, s'innamora del nostro protagonsita, portando a Michael Dorsey a dover risolvere tale matassa ingarbugliata e ad uscire da una situazione divenuta ingestibile. 

 

Dustin Hoffman, Jessica Lange

Tootsie (1982): Dustin Hoffman, Jessica Lange

 

Tootsie è un film "character driven", cioè totalmente costruito sul suo protagonista e sulle doti attoriali di Dustin Hoffman, quindi se piace o si prende in simpatia il personaggio il film sarà gradito, altrimenti è facile che dica poco e si bolli il film come una leggera farsa banale e prolissa. In effetti soggetto e sceneggiatura non sono nulla di che, poichè non brillano nè per originalità (Wilder e Edwards sono su altri pianeti con film del genere) e nè per sviluppo narrativo innovativo, essendo tutti i personaggi gravitazionalmente influenzati da ciò che Dustin Hoffman compie. 

Eppure il film funziona, proprio grazie alla simpatia che suscita il nsotro protagonsita, che finsice con il ritrovarsi in situazioni sempre più buffe e strambe, che suscitano la sana risata dello spettatore. Le parti più divertenti risultano essere quelle in cui travestito da donna deve recitare il ruolo di direttrice autoritaria dell'ospedale nella soap opera e si trova nel dover gestire dei dialoghi mediocri (che bypassa improvvisando sul momento), attori scadenti (il il dottore dell'ospedale legge i dialoghi sul momento), tempi estremamente ristretti e l'estremo sessismo che permea questi prodotti, dove le donne sono mero oggetto sessuale ad uso e consumo del maschio che bacia tutti gli esseri femminili della serie, facendo emergere le contraddizioni che sono insite nel mondo del cinema e della televisione con una satira non troppo cattiva, ma che offre due o tre spunti di riflessione visto che il nostro protagonsita in quanto vestito da donna, si ritrova a subire la predominanza maschile. 

Tootsie in effetti nel suo voler essere intrattenimento leggero si offre anche come film "femminista" più di altre pellicole odierne dove tale visione è offerta solo perchè è la moda del momento. Michaels con la sua improvvisazione e cambiamenti effettuati sul momento, riesce a far crescere gli indici d'ascolto della serie, facendo appassionare ad essa un nuovo pubblico di spettatici femminili, che finalmente trova una donna dal carattere forte e che non cede al maschio facilmente. 

 

 

Come detto in precedenza, Hoffman offre tutto il suo campionario di recitazione, passando per svariati ruoli e cambiamenti di registro, tutti interpretati con enorme aderenza e immersione nel ruolo. Molto carine le sequenze in cui è coach di recitazione, mettendo efficacemente in scena l'effettivo svolgersi di tali lezioni, dando al pubblico chiaramente l'idea di come essere attoria sia un qualcosa di estemamente difficile, che vada al di là del dover imparare delle battute a memoria e mettersi davanti alla macchina da presa. 

In effetti in certe sequenze mi ci sono rivisto, specie quando Michaels ha degli enormi contrasti con i vari registi teatrali ad inizio film, dove con le loro scelte estemporanee e fuori dalla realtà, finiscono con il compiere scelte ridicole (pure a me volevano far morire facendomi spostare più volte... e giustamente feci notare che la cosa non funzionava, ma alla fine siccome non sono Dustin Hoffman, non mi sono messo a fare polemica più di tanto).

Per quanto si può vedere, sono bravi gli altri attori nei ruoli secondari, come Jessica Lange (vincitrice dell'oscar come miglior attrice non protagonista) ed un giovane Bill Murray. Piccolo ruolo divertente anche per il regista pollack, nel ruolo di manager del protagonsita. Il film costato 20 milioni, ne incassò oltre 170, risultando il secondo incasso dell'anno dietro ad ET di Spielberg. Ottimi i consensi della critica con ben 10 nomination agli oscar, anche se stranamente Hoffman venne sconfitto da Ben Kinglesy per Gandhi, anche se analizzando meglio il film più bello dell'anno (che aveva sempre a tema il travestimento ma a parti invertite) era Victor/Victoria di Blake Edwards, quello si un vero capolavoro, ma snobbato dalla categoria importanti di miglior film e regia, forse eprchè troppo estremo nelle sue tesi di fondo oltre al fatto di aver incassato circa 6 volte meno rispetto al film di Pollack. 

La pellicola segnerà la fine di un periodo lungi all'incirca 15 anni, dove Pollack si era distinto come abile regista di film di qualità, sprofondando dal film successivo La Mia Africa (1985) in una lunga crisi artistica di oltre 20 anni, che avrà fine solo con The Interpreter (2006). 

 

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