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Suspense a Venezia

Regia di Jerry Thorpe vedi scheda film

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Marco Poggi

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La recensione su Suspense a Venezia

di Marco Poggi
6 stelle

Dopo i successi tv di "Organizzazione U.N.C.L.E." , Robert Vaughn torna al genere spionistico, in un film teso e drammatico ambientato a Venezia e musicato da Lalo Schifrin. Al suo fianco Elke Sommer, sex symbol di quegli anni e la bondiana Luciana Paluzzi, qui in un ruolo minore e da buona.

Questa non è un'avventura fanta-fumettistica dell'Uncle (anche se l'interprete principale è Robert Vaughn) ma un vero intreccio spionistico dove c'è ben poco da ridere. Tratto da un romanzo di successo, intitolato in originale "THE VENETIAN AFFAIR" , il film ha una location italiana molto cara anche ai film di James Bond, ovvero Venezia, dove Robert Vaughn, senza il biondo David McCallum che lo supporti, ha a che fare con bombaroli che sabotano le conferenze di pace, ex-mogli diventate spie, antipatici ex-collaboratori della CIA (perché l'interprerte, pur facendo il giornalista, in precedenza era proprio un agente della CIA), formule segrete e scienziati pazzi Solido B-movie dove fanno la loro bella figura anche Elke Sommer (l'ex-moglie), Edward Asner (l'agente CIA antipatico d'istanza a Venezia), Karlheinz Bohm (il perfido agente dell'est che un tempo corteggiava Romy Schneider nei film della principessa Sissi), Luciana Paluzzi (l'innocente segretaria italiana che va a letto con il suo capo americano) e Boris Karloff,  sempre nel ruolo di scienziato, come accadeva in molti horror d'epoca, perché la giovinezza per essere un credibile mostro di Frankenstein non li aveva più. Robert Vaughn tornerà a Venezia nel 1971 per girare alcuni episodi di "THE PROTECTORS - GLI INVINCIBILI" , una serie tv inglese che detestava, ma che da noi riscosse un certo successo...Mi domando se detestasse anche questo film, che ,in un certo senso lo obbligava a ripetere ciò che già faceva in tv in quegli anni,  ovvero l'agente segreto, solo in maniera molto più realistica e più vulnerabile del solito. Certo, il film non è un capolavoro, anche perché parte molto lentamente, ma  la colonna sonora di Lalo Schifrin è molto orecchiabile e la Sommer e la Paluzzi sono al massimo della loro bellezza. 

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