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When Animals Dream

Regia di Jonas Alexander Arnby vedi scheda film

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La recensione su When Animals Dream

di mck
7 stelle

C’è del pesce marcio in Danimarca.

 

Når Dyrene Drømmer” (titolo internazionale “When Animals Dream”, ovvero “Quando gli Animali Sognano”), l’opera prima (cui seguirà il recente SelvMordsTuristen”, letteralmente “il Turista Suicida”, distribuito come “Exit Plan”) del 2014 di Jonas Alexander Arnby (gestore dell’oggettistica di scena e assistente tuttofare su alcuni set di Lars von Trier) che principia fra le rovine spiaggiate e i ruderi dismessi delle casematte naziste di fortificazione costiera del Vallo Atlantico che - 1.500 km a sud-ovest, dal Mare del Nord al Golfo di Biscaglia - andranno a punteggiare anche Ava di Léa Mysius, è un precipitato di tòpoi, cliché, stratagemmi, dispositivi, espedienti, tappe forzate e luoghi comuni sul (lo pseudo/semi) licantropismo declinato all’adolescere (growing up) che riesce a sfruttare e a far fruttare al meglio (la sceneggiatura è scritta da Rasmus Birch partendo da un soggetto suo, del regista e di Christoffer Boe) questa precipua e caratteristica natura di sinottico bignami: nulla di nuovo, niente, e/ma tutto bene.

Coscritto di Spring e antecedente di un paio d’anni rispetto a Grave / Raw e Thelma (guardandos’intorno ancorati al presente, ché poi, pescando nell’infinito catalogo delle Metamorfosi, ci sarebbero i “Cat People” di Paul Schrader del 1982 e Jacques Tourner del 1942), si situa qualitativamente sopra al film di Justin Benson e Aaron Moorhead e sotto a quelli di Julia Ducournau e Joachim Trier. 

 

Sonia Suhl

When Animals Dream (2014): Sonia Suhl

Sonia Suhl

When Animals Dream (2014): Sonia Suhl

 

Ottima performance della protagonista esordiente assoluta Sonia Suhl (che possiede ed esprime anche un gran bel gioco di scapole), così com'è convincente quella del padre, Lars Mikkelsen (“Forbrydelsen”, “House of Cards”), costretto fra due punti di tensione, entrambi vicini alla rottura, e che alla fine collasseranno scontrandosi e annichilendolo, costituiti dalla propria morale che, guidata dall’amore verso la famiglia, lo ha spinto ad accettare un terribile compromesso che garantisse il mantenimento delle radici in vista della maturazione dei frutti sacrificando la tenuta del tronco, e il dovere verso l’egoistica e - quella sì! - ferina etica comune della piccola comunità, bastardo posto.
Buone le prove della madre catatonizzata Sonja Richter (“Bron/Broen”, “the HomesMan”), del bravo ragazzo Jakob Oftebro e del voltagabbana per tutte le stagioni Mads Riisom.

Fotografia: Niels Thastum (“Borg McEnroe”). Montaggio: Peter Brandt. Musiche: Mikkel Hess.
Scene - o meglio: momenti, attimi, lampi - d’azione… migliorabili.

C’è del pesce marcio in Danimarca.

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