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Starman

Regia di John Carpenter vedi scheda film

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La recensione su Starman

di alan smithee
8 stelle

Nel 1977 il Voyager 2 viene lanciato nello spazio con messaggi in tutte le lingue del mondo rivolte agli eventuali abitanti dell'universo che potessero esistere e tradurne la comunicazione: un invito a mettersi in contatto con il nostro pianeta e a venire a trovarci.

Pochi anni dopo una forma aliena giunge sulla Terra con fini pacifici, forte di quel messaggio beneaugurante, ma la sua astronave viene attaccata dai caccia militari e l'essere è costretto ad effettuare un atterraggio di fortuna, dopo un fragoroso schianto nei pressi di un bosco. Nelle vicinanze, abita una giovane vedova, inconsolabile in seguito alla morte per incidente del suo compagno. L'alieno, sopraggiunto presso la dimora della donna, si manifesta con una sorta di clonazione tramite un frammento di capelli del defunto trovato in casa, tramutandosi in una copia esatta, solo leggermente e comprensibilmente più incespicante, del caro estinto.

Immaginarsi la reazione contraddittoria e sbilanciata della donna, che viene in qualche modo risucchiata in un viaggio avventuroso on the road, attuato con ogni mezzo di locomozione e sin a piedi, verso cui la conduce quello strano, bonaccione e sensibile alieno, nel tentativo di raggiungere il punto di ritrovo in Arizona, ove verrà raccolto dai soccorsi organizzati dai suoi connazionali extraterrestri.

Non certo nuovo alle atmosfere fantascientifiche, tanto in voga ad inizio anni '80, John Carpenter approfitta di questa sua nuova avventura cinematografica per dare una svolta ibrida verso la commedia sentimentale ad un film che nasce con ben altre premesse (un po' come farà nuovamente una quindicina di anni dopo, ma con meno fortuna, con Le avventure di un uomo invisibile), sviluppandosi attraverso una coinvolgente storia d'ampore impossibile dai tratti struggenti.

Direzione tecnica impeccabile, una coppia di interpreti affiatata e esteticamente perfetta, in grado di trasmettere con sensibilità le vibrazioni e le emozioni che la situazione palesa e rende coinvolgenti sul pubblico: tenera e insieme avvenente Karen Allen, attrice dalle rade apparizioni, ma caratterizzate da parti che sono spesso passate alla storia del cinema (basti citare Animal House, Manhattan, Cruising, I predatori dell'arca perduta, Spara alla luna, Lo zoo di vetro); meraviglioso, da premio Oscar (a cui fu realmente candidato), Jeff Bridges, attore meraviglioso e sfaccettato, protagonista di un decennio anni '80 per lui davvero straordinario.

Il film, pur giostrandosi tra la presenza del bene e male rappresentate nella sua più tradizionale essenza, pur resa particolare dalla situazione "fantascientifica" che sta alla base dell'incipit, risulta coordinato con tatto e raccontato con l'esaltazione tipica dell'atteggiamento a stelle e strisce, che tuttavia con Carpenter alla guida, non sconfina mai nel retorico fine a se stesso, o tantomeno nel mieloso senza giustificazioni né attenuanti.

Per il grande regista di Carthage, all'epoca nel pieno della sua travagliata collaborazione con case di produzione a grande budget, Starman costituisce un importante tassello di una carriera costellata di prodotti di alta qualità, se non di veri e propri capolavori, non tutti, purtroppo, caratterizzati dal meritato ritorno economico che, al contrario, avrebbero quasi sempre meritato.

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