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Giovani si diventa

Regia di Noah Baumbach vedi scheda film

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La recensione su Giovani si diventa

di Paul Hackett
8 stelle

Il documentarista in crisi creativa Josh Schrebnick e sua moglie Cornelia si sono rassegnati a non poter avere figli e, superata ormai la quarantina, portano avanti un'esistenza brillante, ma tutto sommato abbastanza vuota. Quando conoscono il giovane aspirante filmmaker Jamie e la graziosa consorte Darby si lasciano irretire dalla loro giovinezza e si convertono progressivamente al loro stile di vita, finché non si rendono conto che...

 

Apprezzo molto Noah Baumbach, fin dai tempi del delizioso e purtroppo dimenticato Mr. Jealousy (1997): del regista newyorkese ammiro soprattutto la complessità di sceneggiature che ti costringono ad analizzare, riflettere ed elaborare tutte le possibili chiavi di lettura di storie davvero mai banali. Giovani si diventa, in un certo senso, è una sorta di tardivo romanzo di formazione, ambientato in quell'età della vita nella quale si dovrebbe già avere ben chiaro chi si è e cosa ci si aspetta dalla seconda metà della propria esistenza, ma che, sempre più spesso, si consuma nel limbo di una interminabile post-adolescenza alla quale non si ha il coraggio di rinunciare. Nel caso di Josh e Cornelia, il destino non gli ha concesso la possibilità di evolvere naturalmente verso la riproduzione, e i due tentano l'impossibile (e un po' imbarazzante) opzione di ricatturare una giovinezza ormai perduta. La loro progressiva presa di coscienza dell'ineluttabilità del tempo che scorre e dell'accettazione della loro mezza età finisce per essere un tema universale, nel quale è difficile non riconoscersi. Apprezzabile (dal punto di vista di un ultraquarantenne) la satira al vetriolo di una generazione di giovani che scimmiotta quelle precedenti circondandosi di mille modaioli orpelli vintage, dalle macchine da scrivere alle musicassette, passando per gli ormai onnipresenti dischi in vinile.

 

Cast diviso in generazioni contrapposte, esattamente come nel film: perfetti Ben Stiller e Naomi Watts, abbastanza insignificanti Adam Driver e Amanda Seyfried. Ottima e ormai immediatamente riconoscibile la regia di Baumbach: per l'ambientazione e la profondità dei dialoghi, il pensiero corre immediatamente a Woody Allen.

 

La conferma di un indiscutibile talento: 8/10.

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